LO STATO, ASSOLUTO PADRONE DI TUTTE LE COSE

CAPITOLO XLI.

LO STATO, ASSOLUTO PADRONE DI TUTTE LE COSE

Il Tempio che la massoneria vuol edificare secondo il piano da G. G. Rousseau tracciato nel suo Contratto sociale, è dunque lo Stato assoluto padrone di tutte le cose, che assorbe tutti i diritti, quelli degli individui come quelli della famiglia, quelli delle associazioni come quelli della Chiesa.

Si dirà: cotesta è una utopia, è una pretesa tanto mostruosa quanto inattuabile. No, per i massoni, per i rivoluzionari, è l'ideale, è un ideale verso cui ci fanno camminare a grandi passi.

G. G. Rousseau disse che in virtù del contratto sociale, che egli suppone come fondamento della società, contrariamente alla storia e alla natura umana, la quale non ha nulla che fare, tutti gli uomini appartengono totalmente alla collettività, persona e forze, diritti e beni. È ciò che i massoni vogliono attuare, è a ciò che vuol arrivare la Rivoluzione; è ciò e solamente ciò che può dare la spiegazione del modo d'essere e di operare dello Stato contemporaneo rispetto a tutto e a tutti. In tutte le cose si studia di restringere i diritti individuali; è suo divisamento di sopprimerli intieramente.

Innanzi a tutto e soprattutto, il cittadino non ha il diritto d'esser cristiano. "Nulla è più contrario - disse Taine - interpretando il pensiero fondamentale del Contratto sociale, che il cristianesimo allo spirito sociale". Una società di cristiani non sarebbe più una società d'uomini, perché la patria del cristiano non è di questo mondo". Fa d'uopo ricondurlo quaggiù, fissare i suoi pensieri nella ricerca degli interessi terreni, fa d'uopo che sia tutto della società alla quale si è dato intieramente. Perciò si vede che il cattolico è trattato da nemico nello Stato massonico.

Il cittadino non ha il diritto di essere proprietario. Tutto quello che ha, come tutto quello che è, è divenuto bene sociale. Perciò si vede sparire a poco a poco il diritto di proprietà davanti alle usurpazioni del socialismo di Stato. Le imposte crescono e si moltiplicano continuamente. L'utilità pubblica espropria con una coscienza di giorno in giorno più leggera. Le leggi cercano dividere i guadagni tra i padroni e gli operai. Lo Stato si fa parte cointeressata nelle vendite e donazioni, e soprattutto nelle successioni. Ora si parla d'imposte sulla rendita e d'imposte progressive, destinate a livellare le proprietà, ad eguagliare i beni di fortuna, o piuttosto a far sì che lo Stato diventi solo ed unico proprietario. Già nel secolo XVIII si è impadronito di tutta la proprietà ecclesiastica, ed oggi pure mette la mano su quella che si è ricostituita nell'ultimo secolo. Domani s'impadronirà nella stessa guisa degli strumenti di lavoro: miniere, officine, campi, tutto sarà reso nazionale.(1)

Non sono soltanto i beni che lo Stato rivendica come appartenenti alla collettività, ma le forze di ciascuno: "Ogni membro della società appartiene ad essa, lui e tutte le sue forze". Sarà mestieri che un giorno, non lontano, il contratto si attui anche sotto questo rapporto, e che lo Stato giunga ad assegnare a ciascuno gli uffici che dovrà compiere nella società, sotto la sua sorveglianza ed a suo vantaggio. I monopolii dello Stato che vanno dall'istruzione pubblica alla fabbricazione del tabacco e dei fiammiferi, e il funzionarismo che a poco a poco si estende a tutto, sono un avviamento a questo servaggio universale.

Per giungervi, preme soprattutto d'impadronirsi delle forze nascenti, delle generazioni che sorgono. Perciò, la prima cura dello Stato rivoluzionario si è d'impadronirsi dell'infanzia.(2)

"I figli - diceva Danton - appartengono alla Repubblica prima di appartenere ai loro genitori, l'egoismo dei padri potrebbe essere pericoloso alla Repubblica. Ecco perché la libertà che loro lasciamo non giunge fino al punto di educare i loro figli in modo diverso da quello che piace a noi"; e Jules Ferry, nel discorso che pronunciò nel 1879 per ottenere il voto del famoso articolo VII: "Esiste un padre di famiglia che li abbraccia tutti: è lo Stato". Abbiamo udito ripetere a sazietà queste parole dopo la presentazione dei progetti di legge sull'insegnamento.

È in questo punto di vista del diritto esclusivo che si arroga lo Stato su tutta la gioventù che vediamo collocarsi lo Stato moderno. La sua legislazione meglio studiata e più stringente, le sue leggi più intangibili, son quelle che tendono a sopprimere ogni libertà d'insegnamento, a riunire sotto la ferula dello Stato, a sottomettere alla sua educazione i figli di tutte le famiglie, dalla scuola detta materna alle Università. Da prima è suo interesse di formare le volontà per le quali egli sussiste, di preparare i voti che lo conserveranno e di innestare nelle anime passioni che gli saranno favorevoli. Poi, non ha egli il dovere di plasmare le generazioni in modo da renderle atte al più perfetto esercizio del patto sociale? "L'educazione entro le regole prescritte dal sovrano (popolo sovrano) è una delle massime fondamentali del governo popolare" disse G. G. Rousseau. È per mezzo di essa che si forma il cittadino, "è dessa che deve dare alle anime una forma nazionale"; "le buone istituzioni nazionali son quelle che sanno meglio snaturare l'uomo, torgli la sua esistenza assoluta per dargli un'esistenza relativa, e trasportare l'io nell'unità comune".(3)

Snaturare l'uomo! Qual parola poteva meglio esprimere quello che vuole la setta, quello ch'essa fa nelle scuole dello Stato?

Per giungere ad attuare il suo disegno, senza troppa opposizione, essa non si contenta più di dare alla gioventù l'istruzione gratuita ed obbligatoria, ma vi aggiunge il vitto e il vestito, nei licei come nelle scuole primarie, sperando così di avere a complici anche gl'interessi.

Non ci si dica che il diritto che la Chiesa nega allo Stato, lo rivendica per se stessa. No, la Chiesa rispetta i diritti della libertà naturale a tal segno che se un padre, una madre non appartengono per mezzo del battesimo alla sua giurisdizione, ella si considera come impedita d'intervenire nell'educazione del figlio, finché egli non sia in età di pronunciarsi secondo la propria coscienza. La Chiesa considera come un attentato contro il diritto naturale, l'educazione d'un figlio minore nella religione cristiana contro la volontà espressa de' suoi genitori non battezzati. Ella non permette di battezzarlo. E anche allora che il figlio cattolico, di parenti cattolici, è maggiorenne, ella non l'ammette alla professione religiosa senza il loro permesso, se egli è necessario per sovvenirli nei loro bisogni.

Lo Stato massonico comprende che i figli non potranno essere intieramente suoi, finché non sarà giunto ad abolirne la famiglia; finché essa sussisterà, il grido della natura protesterà contro la sua intrusione. E perciò esso tende alla soppressione del matrimonio. Nel pensiero dei settari il matrimonio civile e il divorzio sono tappe che devono condurre al libero amore, e per conseguenza allo Stato, unico padre nutrizio, unico educatore delle generazioni venture.

L'abolizione della famiglia, la soppressione della proprietà, la distruzione della Chiesa, e il soffocamento di ogni associazione diversa dallo Stato, "tutti questi articoli - dice Taine - sono conseguenze necessarie del contratto sociale. Dal momento che, entrando in un corpo, io non mi riservo nulla di me stesso, io rinuncio per ciò solo a' miei beni, a' miei figli, alla mia Chiesa, alle mie opinioni. Io cesso d'essere proprietario, padre, cristiano, filosofo. È lo Stato che si sostituisce a me in tutte queste funzioni. In luogo della mia volontà vi ha la volontà pubblica, vale a dire, in teoria, l'arbitrario che cangia secondo la maggioranza contata per teste; in fatto, l'arbitrario rigido dell'assemblea, della frazione, dell'individuo che tiene il potere".

Tal è il "Tempio" che la massoneria sta per costruire, nel quale ella già ci ha fatto entrare, pian piano, prima che sia compiuto; dove essa intende di ricoverare le generazioni venture e l'intiera umanità. L'imprenditore che ha appaltato la costruzione di questo Tempio, è il regime parlamentare. Il popolo sovrano sceglie dei delegati e li investe di ogni potere. Essi si radunano, si suppone che la maggioranza esprima la volontà generale, e questa volontà fa la legge. Questa legge può colpir tutto; e in le tutte cose crea il diritto, senza riguardo a chi o a checchessia, nemmeno a Dio, nemmeno alle esigenze della natura umana.

Un secolo fa, per costruire questo Tempio i membri della Costituente, dice Taine, fecero 3000 decreti; e per metterli in vigore, sostituirono il governo della forza al governo della legge. Il patibolo presiedette alla riedificazione della società, a ciò che si era chiamato il "rinnovamento del principio dell'esistenza umana".

Le cose non andranno diversamente se l'esperienza nuova, a cui assistiamo, venga spinta fino all'estremo. Il dottore dei Giacobini, che è rimasto il dottore dei nostri massoni, ha tracciato perfettamente la via che quelli seguirono e nella quale questi si son messi.

Nel rituale che Weishaupt compose per le cerimonie dell'iniziazione ai diversi gradi dell'Illuminismo, fa dire dal Gerofante all'Iniziato:

"O Fratello, o mio figlio, quando, qui radunati, lungi dai profani, noi consideriamo sino a qual punto il mondo è lasciato in balia dei malvagi (sovrani e preti), potremmo noi star paghi di sospirare? - No, Fratello, riposatevi sopra di noi. Cercate dei cooperatori fedeli; essi sono nelle tenebre, è là che, solitari, silenziosi, o raccolti in circoli poco numerosi, figli docili, proseguono la grand'opera sotto la guida dei loro capi ...

"In questo grande progetto, i preti e i principi ci fanno resistenza; abbiamo contro di noi le costituzioni politiche dei popoli. Che fare in questo stato di cose? Bisogna insensibilmente legare le mani ai protettori del disordine (ai re e ai preti) e dirigerli senza sembrar di dominarli. In una parola, bisogna stabilire un regime dominatore universale, sotto forma di governo, che si estenda su tutto il mondo ... È dunque mestieri che tutti i nostri Fratelli, educati nella stessa maniera, strettamente uniti gli uni cogli altri, non abbiano che uno stesso scopo. Attorno alle Potenze della terra, bisogna radunare una legione di uomini infaticabili e dirigere da per tutto i loro lavori, secondo il piano dell'ordine per il benessere dell'umanità".(4)

Ed altrove: "Siccome l'oggetto delle nostre brame è una Rivoluzione universale, tutti i membri di queste società (segrete) tendenti al medesimo scopo, sostenentisi le une sulle altre, devono cercare di dominare, invisibilmente e senza apparenza di mezzi violenti, non sulla parte più eminente o la meno distinta di un sol popolo, ma sugli uomini di ogni nazione, di ogni religione. Soffiare dovunque un medesimo spirito; nel maggior silenzio e con tutta l'attività possibile, dirigere tutti gli uomini sparsi su tutta la superficie della terra verso il medesimo oggetto. Stabilito una volta questo impero coll'unione e colla moltitudine degli adepti, la forza succeda all'impero invisibile; legate le mani a tutti quelli che fanno resistenza, soggiogate, soffocate l'iniquità nel suo germe, schiacciate tutti quegli uomini che non avrete potuto convincere".(5)

Così l'intesero gli uomini del '93. Jean-Bon-Saint-André diceva che, "per istabilire solidamente la Repubblica, facea mestieri ridurre la popolazione alla metà. Geoffroy giudicava che ciò era insufficiente: egli voleva non lasciare in Francia che cinque milioni di cittadini. Carrier diceva: "piuttosto che la Francia non sia rigenerata a nostro modo ne faremo un cimitero". Essi ne hanno fatto un cimitero, e non hanno potuto rigenerarla a modo loro. L'insuccesso non ha punto scoraggiato i loro successori. "La Francia rigenerata - disse il F... Buzot - non ha ancora raggiunto il grado di perfezione che prescrivono le dottrine della framassoneria, e il genio dei filosofi. Ma il movimento è dato, affascinante, irresistibile, la grand'opera si compirà".(6) Essi pretendono di compierla non solo in Francia, ma in tutto il mondo. "Fa d'uopo - disse loro Weishaupt - stabilire un dominatore universale, una forma di governo che si estenda a tutto il mondo". Essi vi lavorano, noi lo vedremo. Questo regime dominatore universale che si adoperano a stabilire, lo chiamano il regime della democrazia, o la Repubblica universale.

La teoria di G. G. Rousseau sulle origini della società, sulla sua costituzione razionale, su quello che sarà allorché il contratto sociale avrà prodotto tutte le sue conseguenze, non è rimasto allo stato speculativo. Da un secolo ci avviciniamo di giorno in giorno al termine ch'egli ci ha segnato, in cui non vi sarà più né proprietà, né famiglia, né Stato indipendente, né Chiesa autonoma. Sul luogo che le ruine accumulate dalla Rivoluzione lasciavano libero, Napoleone I fabbricò "con sabbia e calce - disse Taine - la nuova società, secondo il piano tracciato da G. G. Rousseau. Tutte le forze costruttive, codice civile, università, concordato, amministrazione prefettizia e centralizzata, tutti i dettagli del regolamento e della distribuzione, concorrono a un effetto complessivo che è l'onnipotenza dello Stato, l'onnipresenza del Governo, l'abolizione dell'iniziativa locale e privata, la soppressione dell'associazione volontaria e libera, la dispersione graduale dei piccoli gruppi spontanei, l'interdizione preventiva delle lunghe opere ereditarie, l'estinzione dei sentimenti pei quali l'uomo vive al di là di se stesso nel passato e nell'avvenire. In questa caserma filosofica, - in questo Tempio, dicono i massoni - noi viviamo da ottant'anni".(7) La grande opera progredisce, si compirà tanto meglio, in quanto che la sua continuazione è nelle mani della moltitudine e de' suoi mandatari, vale a dire di ciechi e d'irresponsabili.

Un individuo indietreggia davanti alle ultime conseguenze de' suoi errori, allorché vede dove essi lo conducono. Un popolo lasciato in balia di se stesso, come è ogni popolo sottoposto al governo repubblicano, non può farlo. Sono i più logici che si fanno capire dalle moltitudini, soprattutto quando questa logica è d'accordo colle passioni e promette alla massa il possesso dei beni ch'essa agogna; sono costoro che il suffragio universale porta al potere. E se i primi arrivati si spaventano e non osano attuare il programma, vengono da altri sostituiti, e poi da altri ancora, finché giungono quelli che metton mano risolutamente alle grandi opere che i principii prescrivono. Già abbiamo veduti gli opportunisti spazzati via dai radicali; questi si arrabattano davanti ai socialisti, e dal seno del socialismo si levano gli anarchici, i nichilisti, i Catastrofardi.(8)

Winterer, nel suo libro, Le Socialisme contemporain, fa una osservazione che nessuno può negare essere ben fondata.

"Togliete Dio e la vita futura, l'uomo senza Dio si trova posto, colle sue passioni, di fronte alla vita mortale, colla ineguaglianza delle condizioni e coll'ineguaglianza del godimento. Quest'uomo chiederà al banchetto della vita la parte che reclamano le sue passioni. Egli sentirà le barriere che oppone alle sue passioni la società attuale, basata sulla fede in Dio e nella vita futura; si adirerà contro l'ostacolo, e l'odio sociale, con tutti gli odi che l'accompagnano, entrerà nel suo cuore". In quanti cuori freme attualmente quest'odio! Esso spinge le masse ad avventarsi, appena sarà possibile, su ciò che rimane dell'ordine sociale! E ciò per tutta l'Europa, e non solo nel vecchio mondo, ma in America e in Oceania; e non solo presso i miserabili, ma presso gl'intellettuali! Basti nominare Elisée Reclus per la Francia, Carlo Marx per la Germania, Bakounine e il principe Krapotkine per la Russia, Most per gli Stati Uniti ecc. ecc. Tutti sono d'accordo nel dire che il dogma della sovranità del popolo esige: 1° una rivoluzione politica, che conduca al potere le masse popolari mediante il suffragio universale; 2° una rivoluzione economica, che introdurrà la proprietà comune; 3° una rivoluzione democratica, che sopprimerà i genitori e consegnerà i figli alla Repubblica.(9)

Noi vi ci incamminiamo.

Qual è l'uomo intelligente che non sia atterrito dalle rovine già accumulate in ogni ordine di cose e, udendo i clamori dei mestatori pronti a gettarsi su quel che resta dell'ordine sociale, non si faccia, nell'ora presente, queste terribili domande:

I beni che il Creatore ha messi a disposizione degli uomini, ma che il lavoro, l'ordine, la temperanza, l'economia, hanno ripartiti fra le famiglie, saranno essi ancor dimani la proprietà di quelli che li hanno così acquistati, o saranno universalmente posseduti dallo Stato, che ne distribuirà i frutti secondo le leggi che gli piacerà di fare?

Dimani, vi sarà ancora, tra l'uomo e la donna, matrimonio, cioè contratto fatto sotto lo sguardo di Dio e da lui sanzionato, giuramento sacro ed indissolubile? Vi sarà ancora la famiglia colla possibilità di trasmettere a' suoi figli, non solo il suo sangue, ma la sua anima e i suoi beni?

Dimani, cosa sarà la Francia? cosa diverrà l'Europa? Ridotta in polvere dalla democrazia, non sarà essa facile preda della framassoneria internazionale e giudaica, che marcia alla conquista del mondo e conta già il numero degli anni che le sono ancor necessari per arrivare a far di tutti gli Stati una Repubblica universale?

Ecco ciò che prepara il movimento d'idee e di fatti che agitano gli spiriti, e di cui siamo testimoni.

Se il corso delle cose presenti non avesse le sue origini in un passato già lontano, si potrebbe meno spaventarsi, e credere che tutti questi fatti non sono che accidentali. Ma non è punto così. Lo stato attuale, gravido dell'avvenire di cui parliamo, è il prodotto naturale d'un'idea gettata come una sementa sul nostro suolo, or sono cinque secoli. Essa germinò; e noi abbiamo veduti i suoi primi germogli spuntare dalla terra; essi sono stati coltivati segretamente e con premura da una società che, già molte volte, ha servito il mondo dei loro frutti innanzi tempo raccolti; oggi li vede giungere a maturità: frutti di morte che portano la corruzione nei fondamenti stessi dell'ordine sociale.

Quello che il Rinascimento ha concepito, che la massoneria ha educato, la Francia rivoluzionaria ha ricevuto dalla Potenza delle tenebre la missione di manifestarlo al mondo. Sembra che si abbia voluto simboleggiarlo sulle nuove monete. Questa donna scapigliata, con in capo il berretto frigio, la quale sotto gli auspicii della Repubblica, getta a tutti i venti i semi della libertà, dell'eguaglianza e della fraternità, ai raggi d'un sole levante chiamato a rischiarare il mondo d'un giorno novello, è la massoneria che confida, a tutti i soffi dell'opinione, le idee che preparano gli animi ad accettare l'ordine nuovo, che da lungo tempo medita di introdurre nel mondo.

 

Note al capitolo 41

(1) È da osservare che la framassoneria non esita più a dichiararsi socialista e anche collettivista. Il F... Bonnardot, che fu nominato, nel 1901, Ge M° della Grande Loggia di Francia, propose al Congresso delle loggie del Centro, tenuto a Gien, nel 1894, a nome della 3a commissione, di proclamare il principio della proprietà collettiva. Il suo rapporto fu segnalato all'attenzione della radunanza dello stesso anno. La maggior parte delle loggie parigine son divenute socialiste-riformiste. La grande maggioranza delle loggie dei dipartimenti le hanno seguite; parecchie sono già collettiviste. Per attenerci alla Fidélité di Lille, che conta più di 200 membri, il prossimo programma d'azione della framassoneria era cosi definito dal suo oratore, l'8 luglio 1900: "Noi abbiamo combattuto tutte le idee teologiche, vi è ancora un dio da combattere, è il dio capitale". (Vedere la petizione contro la framassoneria alla 11a commissione delle Petizioni della Camera dei deputati, pp. 51 e 75).

(2) "I figli maschi sono allevati dai cinque anni fino ai sedici dalla patria. Son vestiti di tela in tutte le stagioni. Si coricano sulle stuoie di paglia e dormono otto ore. Sono nutriti in comune di radici, di frutta, di latticini, di pane e d'acqua. Non mangiano carne prima dei sedici anni compiti. Dai dieci ai sedici anni la loro educazione è militare ed agricola. Sono distribuiti in compagnie di sessanta, ecc. Tutti i fanciulli conserveranno il medesimo costume fino ai sedici anni; dai sedici ai ventuno, avranno il costume d'operai; dai ventuno ai ventisei, il costume di soldato, se non sono già magistrati".
(Progetto di legge, secondo le Istituzioni di
Saint-Just).
Il 12 aprile 1903, al Congresso delle loggie dell'Africa del Nord (Algeria) i FF... Collin e Marchetti emisero questo voto:
"Che sia aggiunta al Codice civile una disposizione così concepita: Proibizioni formali son fatte ai parenti ascendenti o aventi diritto qualunque, di dare o insegnare ai loro figli, pupilli o discendenti, una religione qualsiasi, sotto pena di decadenza della potestà paterna e della potestà legale. E in caso d'infrazione, debitamente provata, i figli, pupilli o dipendenti, saranno ritirati e affidati allo Stato, a spese dei parenti o ascendenti".
L'anno precedente, all'Assemblea di Parigi, una loggia di Francia, la Thémis, avea emesso un voto poco differente:
"Quando un fanciullo, nell'età di otto anni compiuti e più, non avrà ancora frequentata la scuola, i parenti personalmente responsabili potranno essere decaduti dalla potestà paterna".
Condorcet presentò il primo, all'Assemblea legislativa nel 1792, un piano d'educazione nazionale. Molti altri seguirono sotto la Convenzione. I più conosciuti son quelli di Saint-Just, Lakanal, Michel Lepelletier, quello accolto e presentato alla Convenzione da Robespierre. Garzoni e ragazze doveano essere allevati in comune sino all'età di undici e dodici anni, a spese della Repubblica, sotto la santa legge dell'eguaglianza.

(3) G. G. Rousseau citato dal Taine, L'antico regime, p. 324.

(4) Il benessere, che l'Illuminismo deve introdurre nell'umanità, è cosi esposto in questo medesimo discorso: "La fonte delle passioni è pura; bisogna che ognuno possa soddisfare le sue nei limiti della virtù e che il nostro ordine ne fornisca i mezzi".

(5) Barruel, to. III, cap. II e IX.

(6) Tableau philósophique, historique et moral de la Franc-Maçonnerie.

(7) La Révolution, III, p. 635.

(8) Catastrofardi è il nome che si diedero, dinanzi al Tribunale della Senna, quelli che fecero la sommossa del 2 marzo 1901.

(9) Nell'ottobre 1882, si inaugurava a Ivry-sur-Seine un gruppo scolastico. Tra gli assistenti ufficiali si contava un gran numero di rappresentanti delle loggie massoniche. Il F... C. Dreyfus pronunciò l'allocuzione; vi si trovano queste parole: "La Framassoneria prepara le soluzioni che la Democrazia fa trionfare. Come i nostri gloriosi antenati del 1789 hanno inventato l'eguaglianza civile degli uomini dinanzi alla legge (si sa come essa è praticato), come i nostri antecessori del 1848 hanno realizzato l'eguaglianza politica dei cittadini dinanzi all'urna del suffragio universale, così la Massoneria deve preparare, per la fine del secolo XIX, l'eguaglianza sociale che ristabilirà l'equilibrio delle forze economiche e ricondurrà l'unione e la concordia in seno alla nostra società così divisa". (Citato nel Monde del 4 ottobre 1882). Noi dunque siamo alla rivoluzione economica; la democratica, che deve seguirla e che consegnerà i figli corpo ed anima alla Repubblica, è molto vicina.