CAPITOLO XLIV.

LA REPUBBLICA UNIVERSALE IN VIA DI FORMAZIONE

Questo progetto di stabilire, sulle rovine di tutte le nazioni, uno Stato-Umanità, una Repubblica universale, non è da oggi. Noi abbiamo inteso Danton farne allusione. Mirabeau non era meno istruito sui disegni della setta. Alla morte dell'imperatore Giuseppe, Leopoldo, suo successore, chiamò presso di sé il professor Hoffman, che egli sapeva essere stato istigato a consacrare la sua penna alla causa della Rivoluzione. Questi gli riferì che Mirabeau avea dichiarato ai suoi confidenti, che avea in Germania una corrispondenza assai estesa. Egli sapeva che il sistema della Rivoluzione abbracciava l'universo; che la Francia non era che il teatro scelto per una prima esplosione, che i propagandisti agitavano i popoli su tutte le zone, e gli emissari erano sparsi nelle quattro parti del mondo e soprattutto nelle capitali.(1)

Altri Convenzionali manifestarono più d'una volta essere questo il segreto degli ultimi intendimenti della setta. Un deputato di Cantal, Milhaut, parlando alla Loggia-Club dei Giacobini, della riunione della Savoia alla Francia, salutava il rovesciamento di tutti i troni, "conseguenza prossima - egli diceva - del successo delle nostre armi e del vulcano rivoluzionario"; ed esprimeva il desiderio che da tutte le Convenzioni nazionali che si stabilirebbero sulle rovine di tutti i troni, un certo numero di deputati straordinari formassero, nel centro del globo, una Convenzione universale che vegliasse continuamente a conservare i diritti dell'uomo in tutto l'universo.(2) In altri termini, essa avrebbe per missione di vegliare a conservar gli uomini nella Rivoluzione, nella rivolta contro Dio. Osserviamo, di passaggio, che uno stesso nome, un po' modificato, - Convento, Convenzione - serve ad indicare le assemblee generali della framassoneria, l'Assemblea rivoluzionaria del 1789 e l'Assemblea futura dei deputati di tutte le parti del mondo.(3)

Sul finire del secolo XVIII, questo progetto di governare l'intero genere umano, per mezzo d'una Convenzione unica posta nel centro(4) del mondo e composta dei deputati delle Convenzioni stabilite negli antichi regni ridotti a dipartimenti, poteva sembrare follia. Ma al giorno d'oggi nell'entrare del secolo XX, in cui vediamo il globo intiero attraversato dai fili telegrafici, dalle vie ferrate, e dai piroscafi, il messia aspettato dagli Ebrei potrebbe facilmente tenere in sua mano il mondo intiero, e governarlo mediante una Convenzione centrale, in relazione con le Convenzioni locali. Nel tempo stesso che la setta prepara la concentrazione politica, non si vede la scienza fare la concentrazione materiale, mentre l'insegnamento e la stampa lavorano alla concentrazione delle menti nella neutralità dommatica? Il progetto della setta non sembra più così assurdo né così inattuabile.

Si può vedere in Deschamps (to. II, p. 150 e seg.) l'aiuto che la Convenzione, poi Napoleone, ricevettero dalla framassoneria, in Germania, nel Belgio, nella Svizzera e in Italia, per tentare di formare gli Stati Uniti d'Europa, avviamento verso lo Stato-Umanità. Il progetto non è stato mai abbandonato; l'esecuzione ha subito più d'una volta dei regressi, ma per essere ripresa appena le circostanze lo permettessero. L'unificazione dell'Italia, l'unificazione della Germania, l'estensione della Russia, le ambizioni degli Stati Uniti, chiamati senza dubbio a raccogliere dall'Inghilterra l'impero dei mari, fanno progredire, di giorno in giorno, su tutti i punti del globo, la marcia verso l'unità politica. Prima di cento anni, forse cinquanta, due o tre imperi ingranditi per la "consumazione" delle nazionalità di second'ordine, potranno urtarsi in un conflitto supremo, per lasciare il vincitore libero e padrone di disporre a suo piacimento dei destini del mondo. Non è il presentimento che spuntò in tutti gli spiriti illuminati, che è stato manifestato da per tutto, dacché è scoppiata la guerra tra la Russia e il Giappone?

"Rovesciare tutte le frontiere - disse Claudio Jannet - nella continuazione dell'opera del P. Deschamps, abolire tutte le nazionalità, cominciando dalle piccole, per farne un solo Stato; cancellare ogni idea di patria; rendere comune a tutti la terra intiera che appartiene a tutti; rompere coll'astuzia e colla forza tutti i trattati; tutto preparare per una vasta democrazia, le cui razze diverse, abbrutite da ogni genere d'immoralità, non saranno che dipartimenti amministrati dagli alti gradi e dall'Anticristo, supremo dittatore divenuto il solo loro dio: ecco lo scopo delle società segrete".

Restringendoci a ciò che avviene nel nostro continente, non vi è dubbio che il piano della massoneria è di fare della Francia cattolica una nazione interamente subordinata alle nazioni protestanti, e di servirsi della Prussia per formare gli Stati Uniti dell'Europa. Fin dal 1866, Mons. Ketteler aveva l'intuizione di questi progetti; nel suo libro: L'Allemagne après la guerre de 66, cap. IV, scriveva: "A questo fine, la Prussia dev'essere una monarchia assoluta, militare, burocratica, protestante". La framassoneria mette le nazioni in Repubblica quando sono governate da una dinastia che si rifiuta d'essere suo strumento, o quando è giunto il momento di far passare l'egemonia ad un'altra Potenza.(5) Finché il monarca per ambizione si presta all'esecuzione de' suoi disegni, essa gli dà un potere assoluto, concentrato dalla burocrazia, e avente tra le mani una grande potenza militare. Fa d'uopo che questo monarca e il suo popolo siano protestanti per abbattere il cattolicismo, primo e, si può dire, unico ostacolo al progresso della civiltà naturalista. "È questa - continua Mons. Ketteler - l'idea fissa delle scuole e delle loggie massoniche".(6)

Dal momento che una nazione è così scelta "a consumare" le altre, secondo la parola di Bluntschli, la massoneria si adopera a darle "coscienza di se stessa", "il sentimento della sua vocazione politica", altre parole del medesimo per esaltare il sentimento patriottico e per guastare questo medesimo sentimento presso i popoli ch'essa ha condannati. Il socialismo è patriottico in Germania, con Bebel, internazionalista in Francia, con Jaurès. L'uno e l'altro obbediscono senza dubbio all'impulso d'un solo e medesimo motore, che vuol deprimer questo, e sovreccitar quello, per rendere più facile e più certa la vittoria di quelli ch'essa vuole, al momento, ingrandire ed elevare.

Nella Questions historiques, Fustel de Coulanges fa questo paragone fra il modo di scrivere la storia in Germania e in Francia da cinquanta anni. Egli oppone la differenza dei sentimenti degli storici tedeschi e degli storici francesi rispetto al loro paese: "Il primo dovere d'un gran popolo è di amarsi e onorarsi nei suo' morti ... Il vero patriottismo non è l'amore del suolo, è l'amore del passato, è il rispetto di quelli che ci hanno preceduto. I nostri storici non c'insegnarono che a maledirli e ci raccomandano di non essere simili a loro ... Noi nutriamo in fondo dell'anima nostra una specie di odio incosciente rispetto a noi stessi ... È una specie di furore nel calunniarci e distruggerci, somigliante alla manìa di suicidio da cui vedete tormentati certi individui". Disprezzare in tal modo il suo passato non è sicuramente cosa punto naturale per un popolo. E allora un quesito si pone: d'onde ciò deriva?

"I Tedeschi - dice il medesimo autore - hanno tutti il culto della patria, ed intendono la parola patria nel suo vero senso: è il Vaterland, la terra degli antenati. È il paese quale gli antenati l'hanno avuto e l'hanno fatto. Essi amano questo passato e ne parlano come si parla d'una cosa santa".

Non è con quest'occhio, ma "con occhio d'odio" che la Francia guarda la patria sua. Eppure quale nazione, in Europa, sarebbe stata capace di mostrare una storia più antica e più gloriosa? Soffocato, dopo il 1815, dall'Inghilterra e dalla Germania, il nostro liberalismo si è fatto l'apologista della razza germanica a spese della nazione francese.

Dal 1872 in poi havvi qualche cangiamento? In Germania, no certamente. In Francia, "vecchia Francia" è quasi sempre un'ingiuria, Dietro le orme di Michelet e de' suoi alunni, la nostra storia è divenuta meno la storia d'una nazione determinata, che quella del laborioso parto dell'89. Un giovane francese candidato al baccalaureato era dispensato, due anni fa, di sapere la storia del suo paese prima del 1610. Dopo lo scorso anno, la dispensa è stata estesa fino al 1715, ed ora vi ha di quelli che dimandano che la data sia abbassata fino al 1789.

Si conoscono i bei risultati, nell'interno e all'estero, che diede la storia così praticata presso i Prussiani. "Nell'interno - constata Fustel - essa faceva tacere i partiti e fondava un concentramento morale più vigoroso che non è il nostro concentramento amministrativo. All'estero, essa apriva le vie della conquista e faceva al nemico una guerra implacabile in piena pace". Così, vent'anni prima avea messo la mano sull'Alsazia-Lorena. Fustel aggiungeva: "prima che la Germania si impadronisca dell'Olanda, la storia già dimostra che gli Olandesi sono "Germanici". Essa proverà altresì che la Lombardia è una "terra germanica", e che Roma è "la capitale naturale dell'impero germanico"".

Dal 1872 in poi, su questo punto di vista, niente si è cambiato presso i nostri vicini. Oggi, come trentacinque anni fa, la storia è la serva della grandezza alemanna; essa continua a plasmare un'anima comune al giovine impero ed a farsi su tutte le frontiere la foriera del pangermanismo. Se ne sa qualche cosa a Praga, a Zurigo, a Nancy, a Lussemburgo, ad Amsterdam.

Le Università germaniche e d'Austria divennero focolari di pangermanismo. I primi discepoli di Schœnerer furono studenti di Vienna. Attualmente, due gridi si fanno udire: "La Germania una" e "Rompiamola con Roma!" La Prussia, la Prussia protestante, si annetterà così tutte le parti della Germania. "Essa vi è obbligata - dice Mons. Ketteler, interpretando i sentimenti di coloro dei quali ha esposto i progetti; - essa vi è obbligata come gli astri sono obbligati a percorrere l'orbita che loro è assegnata".

Si giudica che il numero dei Tedeschi d'Austria intieramente acquistati alle dottrine del pangermanismo, non è attualmente inferiore a tre milioni. Questa cifra non può che crescere ancora, e rapidamente, grazie alla propaganda che si fa sotto le forme più svariate: azione politica nel Reichstag(7) per mezzo degli Schœnerer e dei Wolff, azione per mezzo della stampa e dei venditori ambulanti di giornali, azione per mezzo della predicazione protestante che si fa l'ausiliaria del "germanismo". La Germania, in una parola, non trascura niente per esser pronta, quando sarà giunto il momento di completare l'esecuzione del piano pangermanico.

Ciò non basta all'ambizione che i suoi ispiratori le hanno fatto concepire. Ella vuol essere in Europa quello che era la Francia, la testa dell'Europa.(8) Di più, sebbene protestante, ella pretende di prendere il suo posto come protettrice dei cristiani in Oriente, e, se fa d'uopo, di protettrice del Papa a Roma. I discorsi e il procedere del suo imperatore, hanno chiaramente palesate queste intenzioni.

Per non ricordare che uno de' suoi discorsi, egli disse a Berna nel marzo 1905:

"Nostro Signore Iddio non si sarebbe mai presa tanta cura della nostra patria tedesca e del suo popolo, se non ci avesse destinati a grandi cose: noi siamo il sale della terra; ma dobbiamo pure mostrarci degni di esserlo. Perciò, la nostra gioventù deve imparare l'abnegazione, a guardarsi da tutto ciò che non è buono per essa, da ciò che è importato dai popoli stranieri, e restar fedele ai costumi, alla regola e all'ordine, al rispetto e alla religione.

"L'impero universale, quale io l'ho ideato, deve consistere in ciò, innanzi tutto, che l'impero germanico, di fresco fondato, deve godere della più assoluta fiducia di tutti, come un vicino tranquillo, leale e pacifico; e se un giorno forse si dovesse parlare nella storia d'un impero universale tedesco, o d'un impero universale degli Hohenzollern, esso non sarebbe stato fondato colle conquiste della spada, ma bensì mercé la confidenza reciproca delle nazioni aspiranti ad un medesimo fine. In una parola, come disse un grande poeta: "Limitato al di fuori, infinito al di dentro!"".

Non si prenda quest'idea della dominazione universale riservata alla razza germanica per un'esagerazione oratoria: Guglielmo II non fa che esprimere un sentimento comune a tutti i Tedeschi, e che trovasi in fondo ai discorsi di Bebel ad Amsterdam, come nelle arringhe imperiali.

Chiunque osserva la Germania, vede con qual sicurezza essa aspira a prepararsi ad una specie di dominio su tutto il genere umano, e ciò con tutti i mezzi ad un tempo, coll'idea come colla potenza militare, col commercio e coll'industria, come altresì colle sue emigrazioni. Fin d'ora, la Germania è la seconda delle grandi potenze commerciali del mondo. La colonia tedesca è negli Stati Uniti una potenza politica di prim'ordine, e, nell'America del Sud, forma quasi la maggioranza nelle provincie meridionali del Brasile.

La medesima potenza occulta che inebria la Germania deprime la Francia. Alla distanza di trent'anni, si vede adesso come la Prussia e la Francia da parecchi anni erano spinte a rendersi atte una a compiere la parte del vincitore, e l'altra quella del vinto. Vinta, la Francia si rialzò tuttavia con bastante vigore per far temere che essa ripigliasse il suo posto alla testa della civiltà. Allora essa fu condannata alla Repubblica, e colla Repubblica al più completo snervamento di tutte le sue forze religiose, politiche, militari e civili, affinché ogni resistenza diventasse per lei impossibile allorché fosse giunta l'ora di gettarsi di nuovo sopra di essa. La pubblicazione della corrispondenza di Bismarck ha chiaramente dimostrato e la parte che egli aveva avuto nello stabilimento della Repubblica,(9) e il vantaggio che ne aspettava, come le complicità che trovava nell'interno pel compimento de' suoi disegni. Il 1° novembre 1877, il conte Herbert di Bismarck scriveva al conte Honckel di Dennsmark, l'ex-governatore d'Alsazia-Lorena, il marito della Paiva di cui si conosce la parte ch'ebbe negli ultimi anni dell'impero, e infine l'agente segreto di Bismarck in Francia, nella lotta tra il partito conservatore e il partito opportunista: "Le relazioni che voi mantenete con Gambetta sono di un grandissimo interesse per mio padre, ma egli non crede opportuno, per il momento, di fargli pervenire, fosse pure per mezzo vostro, delle comunicazioni o degli ordini". Due mesi dopo, gli ordini giungevano e cominciava la guerra al clericalismo. Essa doveva essere ben presto seguita dalla guerra alla magistratura, poi dalla guerra al risparmio,(10) poi dalla guerra all'esercito; e tutto questo accompagnato da prostrazioni dinanzi alle altre potenze e dall'abbandono del nostro protettorato in Oriente.

"Il dramma che si svolge da trent'anni - disse Copin-Albancelli - non è che l'assassinio della Francia, ordito dal potere occulto ebraico, che opera per mezzo della framassoneria. Se non perveniamo a far ciò comprendere a tempo alla maggioranza dei Francesi, la Francia è perduta".

Ma, ahimè! come dice Bidegain: "Quelli che dirigono segretamente l'Ordine massonico hanno sì destramente informate le menti dei loro discepoli divenuti loro servitori incoscienti, ch'essi trovano nella massoneria uno strumento ammirabile pel colpo di Stato ebreo che consacrerà il cambiamento di nazionalità della nostra patria e la definitiva spogliazione dei Francesi di Francia".(11)

In un'intervista ch'egli ebbe con un redattore del Soleil,(12) de Marcère disse parimenti, nell'occasione del Congresso antimassonico che tenne le sue sedute nei primi giorni dell'anno 1902: "Non si può dissimulare, è particolarmente in Francia che si porta lo sforzo della disorganizzazione massonica, e ciò per un'opera che corrisponde evidentemente all'attuazione di un piano immenso, in cui è chiaro che noi siamo stati sacrificati".(13)

È inutile fare il quadro di questa disorganizzazione; essa sta sotto gli occhi di tutti: nell'esercito e nella marina, affinché quando sarà giunta l'ora dell'assalto, il nemico non trovi che una debolissima resistenza. Con quale dolorosa ansietà i cuori francesi notano i colpi che loro son dati giorno per giorno! Fu dapprima la disgrazia del generale Deloye, il creatore del nostro materiale d'artiglieria, la disgrazia del generale Roget e con lui di tutti quegli ufficiali laboriosi e modesti, gli Yung, i Lauth, i Bougon e tanti altri, che ebbero il solo delitto d'aver affermato in giustizia e con giuramento, le loro convinzioni. È lo scompiglio della scuola di Fontainebleau, dove gli ufficiali aveano mostrato qualche freddezza per un collega sospetto. E la dispersione dello stato maggiore generale che ebbe per conseguenza la dimissione del suo capo, il generale Delanne e quella del generalissimo Jamont. La legge sulla riduzione del Servizio militare a due anni, entra nel medesimo programma di annientare l'esercito. Nessun dubbio che la riforma attuale non riesca anch'essa, fra poco tempo, a stabilire il servizio di un anno. La trasformazione in Francia dell'esercito in semplice milizia comunale, è una delle parti essenziali del programma massonico internazionale.

Si vede nel tempo stesso che il governo ad ogni istante abbandona un nuovo brandello della bandiera della Francia, una nuova porzione del suo dominio coloniale. Dopo l'Egitto, dopo il Basso Niger, dopo Fachoda e il Bahr-el-Ghazal, è la riviera francese di Terra Nuova che esso lascia agl'Inglesi, affinché senza dubbio i nostri marinai non abbiano più scuola pratica dove prepararsi a lottare contro di loro.

Nel medesimo tempo lascia libero campo all'antimilitarismo, ipocritamente confessato da Jaurès e Buisson, ma cinicamente sciorinato in tutti i libelli osceni che inondano le caserme e aizzano i soldati alla disobbedienza, alla indisciplina e all'assassinio, negli appelli ai coscritti, agli stessi alunni di liceo, e che propagano i giornali del cosmopolitismo. Dovunque è la ribellione latente; la si tollera, la s'incoraggia, mentre il comando, spogliato de' suoi poteri essenziali, è strappato ai generali per passarlo nelle mani di agenti politici, e de' magistrati civili, soli depositari del diritto di accordare dilazioni, congedi ed aiuti.

Infine bisogna parlare delle rivelazioni fatte alla Camera da Guyot de Villeneuve, e che hanno mostrato l'esercito intiero inviluppato in una rete di delazioni tenuta dal Grand'Oriente che vi attira le sue vittime per offrirle ai colpi del ministro della guerra.

Indisciplina, insubordinazione, sedizione, biasimi ai capi, adulazioni e debolezze verso i ribelli, premi alla rivolta, sommissione alle loggie e ai giornali accusatori, dimissioni provocate; è uno sfacelo generale di tutto l'edificio, che l'affare Dreyfus ha incominciato e che la complicità del governo ha accentuato ed accentua ogni giorno.

A ciò aggiungete la campagna di corruzione morale, promossa così attivamente nelle masse profonde del popolo e la guerra fatta alla religione, e voi potrete giudicare delle speranze che la setta internazionale ha fondate sulla quarta e prossima invasione.

L'interlocutore di Marcère gli dimandava

"-Perché la framassoneria serve, come sembra, più immediatamente agli interessi della Germania?

"-Egli rispose: la framassoneria si presta essa forse in modo speciale agli interessi di una nazione? Io l'ignoro. Ma, in fatto, essa ha servito, le une dopo le altre, tutte le potenze vittoriose. Ha servito Napoleone I, come ha servito Bismarck. Quello che è egualmente certo, si è che essa ha costantemente favorito i protestanti e gli Ebrei, e che dappertutto dove questi trionfarono, i framassoni non tardarono a trionfare. D'altronde, questa è una conseguenza logica dello scopo stabilito dalla massoneria. Se vuol ottenere veramente il livello universale, essa dunque deve applicarsi a distruggere l'elemento, per eccellenza conservatore dell'ordine sociale, la religione cattolica, questo cemento romano delle società imperiture".

Non si può dir meglio, ed è la ragione per la quale la massoneria si studia di distruggere innanzi tutto le Potenze cattoliche.

Per arrivare alla sua mèta, che è di sostituire "una Gerusalemme di nuovo ordine" alla doppia città dei Cesari e dei Papi, l'alto ghetto lavora ad annientare da prima le nazioni cattoliche; queste distrutte, il resto cadrà da sé ed Israele potrà stabilire il suo universale impero. Nel mondo intero, le società segrete favoriscono l'Inghilterra. la Prussia, l'America del Nord, a detrimento della Francia, dell'Austria e della Spagna. L'Austria ha ricevuto un colpo mortale a Sadowa; la Francia una ferita crudele a Sedan ed una più crudele ancora quando fu abbandonata alla framassoneria dall'Assemblea Nazionale. Ma da un giorno all'altro essa poteva rialzarsi. Fu deciso si dovesse darle il colpo di grazia; ma questo colpo dovea essere preparato. L'affare Dreyfus ha compiuto la parte di preparazione. Ha disorganizzato l'esercito, ha fomentata la guerra civile ed ha sciorinato, sotto gli occhi dei nostri nemici, tutti i nostri piani di difesa.

La politica massonica che procedette per tappe dalla rovina dell'Austria all'unità dell'Italia, e dall'unità della Germania all'indebolimento progressivo della Francia, è ora intenta, esattamente coi medesimi metodi, alla distruzione della Russia, baluardo dell'"autocrazia" ultimo ricovero della "Contro-Rivoluzione". Questa politica lavora nell'ora presente alla creazione di due altre unità ben più formidabili che l'unità dell'Italia e quella della Germania, vale a dire l'unità americana e l'unità asiatica. All'unità americana, i nostri governanti framassoni ci hanno fatto sacrificare l'ammirabile possesso del Canale di Panama, che domina le evoluzioni economiche dell'avvenire; all'unità asiatica, ci farà abbandonare prima di dieci anni tutta la penisola indo-cinese.(14)

Ispirato, guidato dalla potenza occulta che oggi governa il mondo, il Giappone credesi destinato ad essere, per l'Estremo Oriente, questo che fu il Piemonte per l'Italia e la Prussia per l'Alemagna. Egli vuol riunire sotto la sua egemonia i quattro o cinquecento milioni d'uomini che comprende la razza gialla e già sembrano prestarsi all'impulso militare a cui egli vuoi sottometterli.

E mentre che gli Stati Uniti s'impadroniscono dell'istmo di Panama, gli Inglesi si lasciano lusingare dall'imperialismo di Carlo Chamberlain, che pretende subordinate il mondo intero alla prepotenza politica, commerciale e finanziaria dell'Inghilterra.

Da qualunque lato si porti lo sguardo, esso scorge i prodromi di formidabili avvenimenti che devono cambiare la faccia del mondo.

Son già venticinque anni, un prete, che d'altronde conosciamo, pubblicò sotto il pseudonimo C. C. de Saint-André, un libro intitolato: Francs-Maçons et Juifs. Egli stabilisce che il fine ricercato dagli Ebrei aiutati dalla framassoneria è triplice: 1° distruggere l'idea cristiana nel mondo; 2° riprendere possesso di Gerusalemme; 3° soggiogare l'umanità intera.

Dopo che fu scritto questo libro, cioè in quest'ultimo quarto di secolo, siamo stati testimoni dei grandi sforzi fatti per raggiungere il primo di questi scopi; abbiam visto, pel secondo, istituire i congressi sionisti e gli Ebrei recarvisi da tutti i punti della terra; riguardo al terzo, ecco ciò che l'autore ne diceva or fa un quarto di secolo:

"Gli Ebrei non vogliono lasciare in piedi né governo cattolico, né una sola nazione cattolica.

"La Francia essendo la nazione cattolica più consistente e più forte, forma l'ostacolo più gagliardo al doppio scopo dell'Ebreo, il dominio del mondo e il riacquisto della Giudea; poiché senza dubbio la Francia lasciata a se stessa e alle sue tendenze di origine e di tradizione, si opporrà sempre alla profanazione della Terra Santa per mezzo del Giudeo.(15) Fa d'uopo pertanto che più delle altre essa sia scattolicizzata, scristianeggiata, affinché i suoi figli più non si curino dei Luoghi Santi. Fa d'uopo che in niuna maniera essa possa essere un centro di riunione e d'alleanza per gli altri popoli cattolici, per conseguenza è necessario che sia esaurita e intieramente schiacciata colla rovina di tutte le sue forze vitali, della sua agricoltura, della sua industria, del suo commercio, delle sue finanze, dei suoi eserciti, colle continue divisioni intestine, colle guerre civili religiose, infine collo smembramento e colla spartizione (così sottolineato - Notiamolo di nuovo, ciò si pubblicava nel 1880). "La Repubblica da una parte e l'Impero tedesco prussiano dall'altra sono i due strumenti con cui l'Ebreo s'adopra saggiamente e successivamente a questa grand'opera di distruzione.

"Nel pensiero machiavellico d'Israele, questo Stato prussiano è stato preparato da lungo tempo e formato in potenza militare formidabile per stritolare, non solamente la Francia, ma altresì tutti gli altri popoli cattolici d'Europa, e per costituire un impero immenso che comprenderà tutto l'Occidente dal nord al mezzodì. È una di quelle grandi agglomerazioni che devono formarsi. Questa potenza eretica e massonica non può che servire in tutto agl'interessi dell'Ebreo.

"L'altra grande agglomerazione, è la Russia. Là l'Ebreo segue "una politica piena di misteri", davanti alla quale "impallidisce l'Europa" e che "gli occhi della Gran Bretagna penetrano appena". La Russia è innanzi tutto l'ariete con cui il Giudeo demolisce la Turchia a fine di prendere un giorno in mezzo alle rovine il boccone che agogna. Ma la Russia è un governo assoluto diretto da una famiglia che ha una tradizione religiosa e politica direttamente opposta alle aspirazioni giudaiche.

"Questa dinastia è cristiana; essa vuol dominare tutto l'Oriente e riunire le varie comunioni greche sotto la sua autorità spirituale. Essa dunque non può soffrire che Gerusalemme e la Palestina diventino la dimora e la proprietà degli Ebrei. Perciò, o questa dinastia cadrà, ovvero questa politica tradizionale dovrà esser abbandonata. Il Giudeo agisce quanto può in questo doppio senso nella Russia europea per mezzo delle società segrete e specialmente per mezzo del barbaro nichilismo. Idee di modificazione nel regime politico già si manifestano, la parola di governo costituzionale è stata pronunciata. Si combatte l'autocrazia imperiale. Gli Ebrei non pensano a distruggere la Russia; essi ne hanno bisogno. La sua esistenza entra nel loro piano. Ma sarà mestieri che i Romanow, se vogliono rimanere sul trono, cangino la loro politica e le loro tradizioni religiose. Essi lascieranno da parte la loro ortodossia e la loro pretensione al papato scismatico, ovvero, dall'assolutismo la Russia passerà al costituzionalismo sotto un'altra famiglia. È il metodo abituale e conosciuto fra noi della massoneria ebraica. Lo si presenterà come l'unica risposta possibile alle aspirazioni dei popoli in rivolta, il solo rimedio ai mali dello Stato, l'ostacolo più energico ai furori del nichilismo. Sarà il consiglio del framassone e dell'ebreo, che avrà procurato di aggravare anticipatamente i mali, di accendere le aspirazioni, di fomentare, comperare e pagare i furori e le rivolte. La Russia allora sarà prontamente in sua mano e non si opporrà più a' suoi piani. (Chi non sarà stupito nel vedere questi pronostici compiersi a puntino, venticinque anni dopo che furono fatti e pubblicati ?)

"Quanto all'Austria, essa dev'essere smembrata e divorata dalla Germania. La sua volta verrà dopo quella della Francia. Pel momento, una politica massonica la spinge dolcemente verso l'Oriente coll'attrattiva di alcune spoglie turche. Si studia così di disinteressarla di ciò che si prepara, come si fece al tempo degli smembramenti della Polonia. Aspettando i grandi colpi, Giudei e Massoni la scattolicizzano e la minano quanto è loro possibile.

"L'Inghilterra è stata per lungo tempo lo strumento prediletto degli Ebrei. Al presente essa ha due torti agli occhi loro: non può più servirli molto nei loro piani, e nelle sue classi superiori essa ritorna al cattolicismo. Tempo verrà in cui i due colossi orientali, la Russia e l'Impero britannico delle Indie, s'incontreranno. In questo tempo, il Giudeo - cercherà di fare colpo doppio. Egli si vendicherà dell'aristocratica Inghilterra in via di convertirsi verso Roma, e sarà, là ancora, la verga che punirà antiche prevaricazioni. Gli elementi rivoluzionari accumulati in seno della nazione inglese e che non sono mai scoppiati perché la massoneria giudaica non ha voluto che scoppiassero, agitati in questo momento in tutti i sensi, scoppieranno in modo formidabile. L'Impero delle Indie, forzatamente abbandonato a se stesso dalla metropoli in fiamme, cadrà tosto sotto i colpi della Russia. Il Giudeo avrà ottenuto un secondo successo: un'agglomerazione di popoli più considerevole sotto un medesimo governo. Sarà allora molto vicina la dominazione universale.

"Direttore del governo, dell'amministrazione e di tutti i principali uffici nei due immensi imperi dell'Occidente prussiano e dell'Oriente russo, qual difficoltà troverà egli a fonderli l'uno nell'altro sia mediante una guerra, sia mediante un'alleanza? E quale impossibilità che uno dei membri delle sue famiglie messianiche, forse da molto tempo supremo patriarca della massoneria, sia innalzato sul trono del regno quasi universale, con Roma o Gerusalemme per capitale? Quanto tempo si richiederebbe per la conquista del centro dell'Asia e per la soggezione delle due Americhe, divise, messe sossopra e in parte fin d'ora dominate dagli Ebrei? Un tempo assai breve. Governare da Gerusalemme e da Roma la grande colonia americana, non sarà più difficile di quello che oggidì comandare da Londra all'impero indiano. Il mondo allora non avrà che un monarca. Gli Ebrei vedranno in lui il loro messia glorioso. Egli li richiamerà tutti in Palestina, se già non fossero riuniti in corpo di nazione. Sarà l'Anticristo.

"Se Dio lascia correre le cose del nostro tempo come procedono, chi potrebbe negare non esser quello l'avvenire probabile e forse vicino? E quand'anche il Signore intervenisse per dare alla sua Chiesa quel tempo di riposo che noi speriamo, quel periodo di calma, di trionfo morale e di preparazione alle lotte supreme, chi sosterrà che i piani d'Israele, un istante interrotti e ritardati, non saranno ripresi con maggior ardore e successo e non arriveranno a quest'esito finale?

"Poiché, noi sappiamo dalle Sante Scritture che il grande impero anticristiano deve riformarsi un giorno sotto l'azione del principe delle tenebre. Ora, nella framassoneria, non havvi soltanto l'azione umana del genio d'un popolo superiore, havvi di più l'azione reale di Satana. Essa possiede mezzi naturali d'influenza fortissimi e numerosissimi; ma non avrebbe un'azione e successi così irresistibili ed universali, se non fosse assistita da una forza superiore alla sua propria, da una forza soprannaturale. Un'influenza satanica tutta speciale si estende oggi sul mondo. Ogni cattolico che studia con riflessione gli avvenimenti contemporanei deve in ciò convenire. Quest'azione di Satana è concentrata nella framassoneria ed opera per mezzo di essa".

Note al capitolo 44

(1) Barruel, to. V, p. 224.

(2) Citato da Thiers, Histoire de la Révolution, to. IV, p. 434.

(3) Il governo delle loggie ha servito agli uomini della Rivoluzione di tipo per organizzare la Francia. "Il governo della framassoneria - disse Ragon (Cours philosophiques, pp. 7, 9, 377 e seg.), era altra volta diviso in dipartimenti, in loggie provinciali che avevano le loro suddivisioni. L'Assemblea nazionale, considerando la Francia come una grande loggia, decretò che il suo territorio fosse distribuito secondo le stesse divisioni. Le municipalità o comuni rispondono alle loggie; esse corrispondono ad un centro comune per formare un cantone. Un certo numero di cantoni, corrispondendo ad un centro nuovo, compongono un circondario o distretto, attualmente una sottoprefettura, e più sottoprefetture formano un dipartimento. Le grandi loggie di provincia avevano il loro centro comune nella Costituente". È l'abbozzo del modo onde sarà organizzata la Repubblica universale. L'autore entra in molti particolari indicando il passaggio delle usanze massoniche nell'ordine politico. "La maniera di prestare giuramento all'Assemblea nazionale, di ottenere la parola, di chiedere un congedo, di sporger querela, di osservare l'ordine, è evidentemente presa dalla framassoneria; solamente, nell'ultimo caso, il campanello del presidente sostituisce il martello". Egli dice ancora: "Le sciarpe dei rappresentanti erano vere imitazioni degli ornamenti massonici".
V. Le Voile levé pour les Curieux, o il segreto della Rivoluzione rivelato con l'aiuto della framassoneria, 1791, cap. III, pp. 56, 57.
Il F... A. J. Regnier, in un discorso alle Conferenze massoniche di Lione, pronunciato il 22 maggio 1882, parimente disse: "Il regime repubblicano è simile alle nostre istituzioni". E il Bulletin maçonnique, fascicolo di dicembre 1890, pp. 229, 230: "La preoccupazione costante della massoneria è stata sempre di condurre nell'ordine politico l'avvento della forma repubblicana, e nell'ordine filosofico il trionfo del libero pensiero. Si può dire ch'essa non è venuta mai meno alla sua missione".

(4) Centro convenzionale.

(5) Nel novembre 1872, l'Univers ricevette da fonte sicurissima una serie di comunicazioni molto preziose intorno ad un conciliabolo delle società segrete tenuto a Locarno il 29-30 ottobre. Vi erano rappresentati i Grandi Orienti di Roma, di Napoli, di Palermo, di Firenze, di Torino, di Genova.
Felice Pyat era delegato per la Francia, Kossuth per l'Ungheria, Klapka per la Svizzera, il generale Etzel per la Prussia. Il generale Etzel presiedette. Egli disse: "Il signor di Bismarck è interessato più che non si pensi a lavorare nel senso della democrazia. Pel momento, la Germania rimane forzatamente fuori del movimento repubblicano; ma la ragione è semplicissima: essa non ha compiuta la sua unità. Il gran cancelliere ha fatto una grossa bisogna, e, per quanto sia stimolato, ci vuol del tempo. Ora, mentre la Francia, l'Italia, la Spagna, in una parola tutto il mondo latino sarà nelle convulsioni d'una trasformazione sociale, egli compierà più facilmente, crede egli, le esecuzioni sovrane che ha meditate è darà l'ultimo colpo all'impero d'Austria. Fatto ciò, si vedrà la Germania intera acclamare la Repubblica e mandare a spasso il suo imperatore".
Il generale Etzel aggiunse a queste comunicazioni: "Il Principe di Bismarck è con noi intieramente, e il giorno in cui lo vedremo titubante, gli ritireremo la nostra fiducia. Egli lo sa benissimo".
(Les Sociétés secrètes, II, p. 427).

(6) Nel numero del 20 agosto 1902, il Gaulois ha riprodotto un articolo dell'Opinion nationale che risale al mese di luglio 1866. Si applaudiva al trionfo della Prussia a Sadowa e si diceva: "Noi siamo per lo smembramento dell'Austria, perché l'Austria è una potenza cattolica che deve essere soppiantata dalla Prussia, baluardo del protestantismo nel centro dell'Europa. Ora, la missione della Prussia è di protestantizzare l'Europa, come la missione dell'Italia è di distruggere il Pontificato romano. Ecco le due ragioni per le quali noi siamo per l'ingrandimento della Prussia e dell'Italia".
"L'unità della Germania, diceva il Siècle dal canto suo, è come l'unità dell'Italia, il trionfo della Rivoluzione". La Liberté appoggiava, anch'essa, la "Politica del predominio d'una Prussia protestante in Europa".
Molto tempo prima, l'8 febbraio 1811, Giuseppe de Maistre avea scritto:
"La grande opera della setta in questo momento è la rovina del Papa" "Œuvres complètes, to. XII, p. 42).
Ciò che segue è stato pubblicato due anni più tardi da un gran numero di giornali, senz'alcun richiamo di colui ch'era così messo in causa:
"Una sera, nel 1872, a Stoccolma, nel gabinetto del barone X..., noi eravamo quattro o cinque discorrendo familiarmente. Tra noi trovavasi il signor de Giers, ambasciatore di Russia a Stoccolma. Si parlava del soggetto che preoccupava ancora tutto il mondo: delle cause della disfatta della Francia. Y... espresse l'opinione che la massoneria aveva rappresentato una parte importante e poco lusinghiera".
Il de Giers prese allora la parola:
"Io non voleva - ei disse - affrontare il primo questa questione delicata, ma giacché è sollevata, io posso affermarvi che conosco bene la parte che ebbe la F... M... in questa guerra.
"Io era allora accreditato a Berna; vi era nella città un'agenzia perfettamente organizzata e funzionante con una precisione veramente prussiana, per le informazioni che riguardavano la ripartizione delle truppe francesi, il loro dislocamento, la quantità di munizioni, di viveri, ecc. ecc., e mille indicazioni dei più piccoli dettagli, che Francesi affiliati alla F... M... comunicavano alle loggie, e, cosa strana, queste informazioni pervenivano con una rapidità prodigiosa, per mezzo di dispacci cifrati, all'agenzia prussiana massonica di Berna.
"Io ho studiato a fondo questa colossale organizzazione per farne un rapporto dettagliato al mio Governo.
"Era inverisimile, non è vero? Eppure, allora, niente di più vero e di più palpitante interesse.
"La nazione francese era stata, sembra, condannata dall'Alta Massoneria internazionale, e né miglior organizzazione militare, né talenti strategici, né bravura incontestabile delle truppe, avrebbero mai potuto materialmente trionfare. Era una guerra di ciechi con veggenti!"
Quest'accusa formulata così chiaramente e venendo da così alto, ha per se stessa un'eloquenza troppo straziante perché sia mestieri di aggiungervi nulla.
Ma noi possiamo, noi dobbiamo dimandarci: Che sarebbe se domani scoppiasse un'altra guerra?

(7) Parlamento.

(8) Il Dr Chrysander, confidente di Bismarck, fece stampare questa frase del suo amico: "Il Congresso di Berlino, fu il solo errore grave della mia carriera. Io avrei dovuto, in quel momento, lasciare alle prese la Russia e l'Inghilterra, che si sarebbero divorate a vicenda fino alla coda: in questa occasione ho fatto della politica come un consigliere municipale".

(9) Il conte d'Arnim si spiegò sopra ciò con una chiarezza che nulla lascia a desiderare. Ambasciatore a Parigi, non voleva obbedire a Bismarck che gli ordinava di adoperarsi pel trionfo dei partiti di sinistra. "Bismarck mi ha colpito - egli scrisse dopo la sua disgrazia e il suo processo - perché mi son rifiutato di affrettare l'arrivo di Gambetta al potere".

(10) Paolo Dahn, esplorando la situazione dell'Austria-Ungheria e facendo il rilievo dei diversi elementi che vi trova, ostili o favorevoli all'Alemagna, scrisse nel Deutschland nack Osten: "Bontoux inquietava Bismarck più che un'armata di 300,000 uomini. Che cosa non disse dell'opera grandiosa di Cecil Rhodes, il Napoleone del Capo? Bontoux ci guadagnava, senza tirare un colpo di fucile, l'Austria-Ungheria e i Balcani e l'Oriente. Egli marciava a passi di gigante, non al sogno, ma all'attuazione di questo piano saggiamente concepito. È Bismarck che l'ha spezzato cogli applausi dei Francesi rapiti da questa disfatta del clericalismo!"

(11) Bidegain, Le Grand-Orient de France. Ses doctrines et ses actes, p. 114.

(12) V. Le Soleil del 14 febbraio 1902.

(13) L'affare Dreyfus, allorché sarà perfettamente rischiarato, aggiungerà una nuova e fortissima prova a quest'affermazione. Il processo intentato nel corso della revisione a Rollin, François, Mareschal e Dautriche, ha stabilito che un gran numero di carte dell'incartamento furono distratte dalla fine del mese di maggio ai primi giorni di agosto 1904. Queste carte consistono in una collezione di documenti, di lettere venute fuori dall'agenzia Austerlitz e che non furono comunicate al comandante Piérat, il traduttore della Scuola di guerra. Ora, durante questi due mesi, queste carte, d'una importanza capitale, rimasero alla disposizione del comandante Pasquier, il collaboratore del F... Vadecard.

(14) La Monarchia avea formato la Francia provincia a provincia, la Repubblica la disfà brano a brano. Dopo le perdite qui sopra enumerate, verrà quella dell'Indo-Cina: il tutto cogli applausi d'una maggioranza massonica.

(15) Noi vediamo il governo della Repubblica francese, sotto l'impulso degli Ebrei, esser giunto a sprezzare il protettorato dell'Oriente. Perché? Per lasciar libero il campo alle operazioni degli Ebrei in Terra Santa.