LA RELIGIONE AMERICANA

CAPITOLO XLVI.

LA RELIGIONE AMERICANA

Il compito che l'Alleanza Israelita Universale si è tolto a compiere, per preparare la costruzione del Tempio, è quello di introdurre nel cattolicismo e in ciò che resta di stabile nelle altre religioni, elementi di dissoluzione, che le condurranno tutte a confondersi in una vaga religiosità umanitaria.

I dogmi formano, per così dire, l'ossatura delle religioni, ed è altresì per essi che si distinguono fra di loro e sono separate le une dalle altre. Il grande sforzo degli apostoli della religione umanitaria deve dunque esser quello di farli sparire. Ed infatti esso è diretto a questo scopo. Un sinodo protestante tenuto a Clairac, nell'ottobre 1903, esprimeva perfettamente il loro disegno e il loro scopo con questo voto: "Le barriere si abbassino tra le chiese, a fine di facilitare la collaborazione fraterna al servizio dell'umanità".

Questo progetto ha preso corpo soprattutto in America. Da lungo tempo si lavora ad abbassare le barriere dogmatiche e ad unificare le confessioni in modo da favorire le vie all'umanitarismo.

Il terreno è propizio. Secondo il P. Forbes, S. J., centocinquanta sette ufficialmente inscritte comprendono da sette ad otto milioni di protestanti, membri attivi delle chiese aristocratiche. Fuori di queste chiese ufficiali vi sono quarantacinque milioni di indifferenti o d'uomini trascinati dalle sette più scapigliate. Infine, si contano in America ottocentomila framassoni e dieci milioni di spiritisti. I cattolici sono in numero di undici o dodici milioni.(1) In siffatto ambiente, l'umanitarismo può avere libero campo.(2)

Henry Bargy, scrittore francese, ha pubblicato testé un libro: La Religion dans la société aux Etats-Unis. F. Brunetière, in un articolo che pubblicò nel dicembre 1902 nella Revue des Deux Mondes, gli rende questa testimonianza, che egli ha assai destramente descritte le trasformazioni che si vanno operando in questo stesso momento in seno del protestantismo. Brunetière indica così il termine di questa trasformazione: "L'evoluzione che prepara in America l'unità del cristianesimo è un effetto del positivismo". Infatti, nel pensiero di Augusto Comte "religione" e "sociologia" non fanno che una cosa sola. La sua sociologia non è che uno sforzo per attuare il regno di Dio sulla terra, cioè divinizzare l'uomo o umanizzare Iddio. Bargy fa conoscere le origini, lo svolgimento e il carattere di questa evoluzione - e noi lo faremo secondo lui. Il risultato è quello che egli talvolta chiama: La Religione americana, altre volte: La Religione umanitaria.

La Religione americana, quale ci viene presentata in questo libro, non è precisamente quella che l'abate Klein, nella sua Vie du P. Hecker, e, dopo di lui, Mons. O'Connel e Monsignor Keane, battezzarono col nome di Americanismo;(3) essa contiene qualche cosa di più. L'Americanismo è quello che alcuni cattolici hanno lasciato entrare nel loro cattolicismo dell'ideale religioso americano; ma questo ideale non si realizza completamente che nelle sette protestanti, le quali si dividono le popolazioni dell'America, e nel giudaismo liberale.

Enrico Bargy dà della Religione americana questa definizione: "Tutte le Chiese degli Stati Uniti, protestanti, cattoliche, ebraiche e indipendenti, hanno alcun che di comune. Esse sono più vicine fra di loro, che ognuna di esse con la sua Chiesa-madre d'Europa; e l'insieme di tutte le religioni d'America forma ciò che si può chiamare la religione americana". Queste sono le prime righe che si leggono in fronte del libro di Enrico Bargy. Tutto il libro è inteso a dimostrarne la ragionevolezza.

Dobbiamo subito fare delle riserve sull'intercalare della Chiesa cattolica in mezzo alle Chiese protestanti ed ebraiche. Veramente non si può dire che la Chiesa cattolica in America si avvicini più alle sette protestanti che alla Chiesa romana, ma è esatto il dire che i cristiani i quali conservano il nome di cattolici troppo si accostano ai protestanti, in America più che altrove.

Le origini della Religione americana devono attribuirsi, secondo il Bargy, ai Puritani. Il termine ne sarà un cristianesimo slargato fino all'umanitarismo.

Egli crede di poter stabilire queste due asserzioni: "La Repubblica degli Stati Uniti è, nel pensiero degli Ebrei d'America, la Gerusalemme futura". "L'Americano crede che la sua nazione sia l'eletta di Dio". Ed aggiunge: "In questa confidenza patriottica degli Americani, gli Ebrei hanno riconosciuto la propria confidenza. Il loro orgoglio nazionale è venuto a fondersi con quello dei loro nuovi compatriotti. Gli uni come gli altri, aspettano dalla loro razza la salute della terra".(4)

Questa salute, da una parte come dall'altra, la si vede derivare dalla "evoluzione religiosa che si fa sentire negli Stati Uniti, nella Chiesa cattolica, come nelle Chiese ebraiche, protestanti o indipendenti, e che prepara una religione dell'umanità, in cui verranno a confondersi tutte le religioni esistenti".(5) Abbiamo lette le prime righe del libro, e queste sono le ultime. Il libro intiero segna le fasi di questa evoluzione.

Il Bargy fa risalire le origini della religione americana al tempo in cui, dietro altri indizi, abbiamo noi stessi riportate le origini dell'umanitarismo, cioè al secolo XVII. "Il cristianesimo americano - dice il Bargy - ha ricevuto dai primi coloni il suo carattere. La colonizzazione per mezzo dei Puritani, data dalla loro emigrazione in Olanda, ove vissero dodici anni prima di passare in America. È in Olanda che nacque il cristianesimo americano. La prima Chiesa protestante del Nuovo Mondo, quella di Plymouth (1620) non fu che la Chiesa di Leyda fondata nel 1608 nei Paesi Bassi dai separatisti inglesi sotto la guida di John Robinson. La storia della Chiesa di Leida, è pressoché la stessa storia delle Chiese d'America: uno sforzo di maggior tolleranza per una maggiore solidarietà". "Il Traité de la communion religieuse, scritto nel 1612 da Robinson, è il primo testimonio di un spirito nuovo in religione: Robinson pose il suo trattato sotto l'invocazione di S. Paolo, l'Apostolo della tolleranza, a cui si inspirano tanti predicatori del Nuovo Mondo".(6)

Qual è questo spirito nuovo in religione? Come si è detto, è uno spirito di tolleranza in ciò che concerne il dogma onde giungere ad una più perfetta solidarietà. È dunque uno spirito umanitario. "La religione dei Puritani è fatta per l'uomo e non per Iddio. Essi sono devoti della religione in ciò che ha di sociale, trascurano quello che ha di dogmatico".

Fu in primo luogo come un istinto che guadagnò l'una dopo l'altra tutte le sette protestanti residenti in America. Dal 1820 al 1830, questo divenne, con Channing, un sistema filosofico che prese il nome di Unitarismo. Il suo autore lo qualifica: "Una religione che rifiuta di esser definita". Il solo suo dogma è l'indifferenza nei dogmi. "Noi non abbiamo seguito che un sistema: escludere la controversia". Avendo così rigettata la verità rivelata, egli fece della sua religione, una filantropia: "Il perfezionamento dell'uomo per mezzo del perfezionamento della società".

Dal 1830 al 1840 si formò il gruppo dei Trascendentalisti. "Accanto agli Unitari e più in alto di loro - dice Bargy - essi incarnano ciò che distingue l'America: l'unione del sentimento cristiano e della ragione positiva; essi mettono d'accordo lo spirito evangelico e lo spirito razionalista, facendoli servire ambedue all'azione sociale ... Conciliatori per eccellenza, personificano l'orrore americano per le controversie e le polemiche ... Essi sono tipicamente americani".

Ma in che e come questo razionalismo si attiene ancora al cristianesimo? Lo vediamo in un libro pubblicato sotto il titolo significativo di: Christianisme social. È la collezione che si formò dei "discorsi e conferenze", o di alcuni discorsi e di alcune conferenze, del pastore G. D. Herron, professore di "cristianesimo applicato" nel Collegio di Grinnell nello Stato di Iowa. "L'origine di questa cattedra - dice F. Brunetière - e l'oggetto della sua fondazione son già assai caratteristici: è una donna che l'ha istituita per ricavare dagli insegnamenti di Gesù una filosofia sociale ed economica, applicando questi insegnamenti ai problemi ed alle istituzioni sociali" ... I titoli stessi di alcuni di questi discorsi: L'Etat chrétien, L'Avènement Politique du Christ, Une confession de foi sociale, sono ancora più eloquenti. Ed ecco alcune dichiarazioni ch'essi contengono: "Noi cominciamo a dubitare che l'individuo non giunga al suo vero sviluppo se non per mezzo dell'associazione, e che non arrivi alla libertà se non mercé l'unione co' suoi simili. A prezzo di dolorose esperienze, la nostra razza acquista a poco a poco una scienza che supera del pari le deduzioni logiche degli economisti e dei filosofi: vale a dire ch'essa non è un semplice aggregato d'individui ... L'evoluzione che noi vediamo sorgere sarà superiore alla fase individualista, da cui usciamo, quanto lo stato d'essere ragionevole fu superiore all'animalità primitiva". "Se si considera - continua Brunetière - che il discorso da cui sono tratte queste linee è intitolato: L'Avènement politique du Christ; che esse sono d'un professore di "cristianesimo applicato"; che l'Università. nella quale egli insegna è "congregazionalista", e che infine è egli stesso pastore nella sua Chiesa, si vedrà senza dubbio quello che noi pure vediamo: la religione che diventa da un "affare individuale", un "affare sociale"". La credenza in Gesù Cristo "come principio di rinnovazione politica e sociale", ecco ciò che ci offre un protestante d'America. Egli dice altrove, in un discorso su l'Approche de la crucifixion: "L'ideale divino della società umana che Gesù avea concepito, era la croce sulla quale è stato confitto, perché le sue dottrine erano meno teologiche che sociali". Ci assicura che quello che egli pensa ed esprime così è il pensiero delle moltitudini che lo circondano. I suoi Discorsi sono stati tradotti a Ginevra e si segue la via da lui indicata. Noi vedremo, infatti, quanti con un passo più o meno affrettato, più o meno timido, si sono inoltrati nella via del cristianesimo sociale.

"L'influenza dei Trascendentalisti - dice ancora Bargy - come quella degli Unitari, si è sparsa dovunque: la si riconosce nelle società di cultura morale, nelle Chiese liberali e nelle Chiese ortodosse; nella letteratura e nel giornalismo; nella educazione, nella corrente di idee, impercettibile e onnipotente, che forma il modo di sentire e di pensare di un popolo".

Dopo d'esser passato dai Puritani agli Unitari e dagli Unitari ai Trascendentalisti, il cristianesimo americano ha trovato il suo termine nella "Società di cultura morale", Society for Ethical Culture. È il tipo della Chiesa senza dogma. Essa non insegna più a morire, ma a vivere; è una scuola di energia pratica, che fa, del perfezionamento dell'uomo per mezzo del perfezionamento della società, l'oggetto stesso del cristianesimo trasformato. In una parola, il cristianesimo nella trasformazione che la religione americana vuol fargli subire, non sarà altra cosa che il socialismo.

"La vera forma e la forma veramente moderna della religione - dice un giovine pubblicista italiano, Guglielmo Ferrero - è il socialismo tedesco".

E F. Brunetière replica: "Perché il "socialismo tedesco?" - Bisogna dire "il socialismo", in generale, - in Francia come in Germania, in Italia come in Inghilterra, il socialismo senza epiteto, il socialismo del volgo: io voglio dire il socialismo considerato non nei suoi programmi, o attraverso l'eloquenza dei politici che ne fanno una carriera e una via per arrivare ai godimenti del potere, ma nelle aspirazioni di quelle masse popolari che agitano, che sollevano e trascinano i suoi predicatori. Meno francese, più internazionale e più universale che la nostra rivoluzione, ciò che il socialismo aspira di effettuare, è propriamente "il regno de' cieli" sulla terra, è il sogno dell'universale fraternità nell'universale amore. Non è dopo la morte né in un'altra vita, di cui la presente non sarebbe che la via dolorosa, ma sopra la terra e subito che il socialismo promette a' suoi adepti, il conseguimento del regno de' cieli ... Quello che vi ha di certo si è che queste speranze non essendo concepite come effettuabili immediatamente, ma in un avvenire indeterminato, l'entusiasmo ch'esse ispirano a quelli che le dividono, è per sé solo una specie di religione". "Nel socialismo come nel cristianesimo - dice G. Ferrero - il sentimento fondamentale del discepolo è la fede. Se i movimenti religiosi consistono essenzialmente nel culto appassionato d'un'idea, il più manifesto dei movimenti religiosi del tempo presente è quello del socialismo, il quale, in attesa della redenzione finale, lavora unicamente alla propagazione del suo principio".(7)

 

 

Note al capitolo 46

(1) Revue des Institutions catholiques et du Droit, giugno e luglio 1903.

(2) Il Catholic Directory, pel 1905, ha pubblicato i particolari interessanti che seguono:
Vi sono negli Stati Uniti 15 arcivescovi, 88 vescovi, 13.857 preti, 11.387 chiese, 83 seminari, 3926 studenti ecclesiastici, 191 collegi per giovani cattolici, 692 scuole medie per ragazze.
Il numero delle scuole primarie parrocchiali mantenute dai cattolici (essendo neutro l'insegnamento ufficiale) è di 4235, quello degli alunni è di 1.031.378.
Vi sono 252 orfanotrofi cattolici, 37.822 orfani ed orfane; il numero delle altre istituzioni caritatevoli è di 987.
Il totale della popolazione cattolica negli Stati Uniti è di 12.462.793.
Ecco una constatazione ufficiale dello stato d'una parte almeno degli Stati Uniti sotto l'aspetto religioso.
È la Proclamazione pubblicata nell'aprile 1899 dal governo dello Stato di New Hampshire. Dopo aver designato il 13 aprile come giorno di digiuno e aver ricordato che le generazioni precedenti hanno così invocato la divinità, il governatore disse: "Ma il decrescimento della religione cristiana, particolarmente nelle nostre comunità rurali, è un tratto caratteristico del nostro tempo ...
"Vi sono delle città, in cui, da un gennaio all'altro, nessuna campana fa sentire i suoi rintocchi solenni; vi sono dei villaggi dove i figli crescono senza aver ricevuto il battesimo: vi sono dei luoghi dove i morti sono portati all'ultima dimora senza che il nome di Cristo sia invocato sul loro cadavere, e dove i matrimoni sono celebrati soltanto dinanzi al giudice conciliatore.
"E codesto è un soggetto degno della vostra seria considerazione, o cittadini di New Hampshire, poiché ciò non è di buon augurio pel nostro avvenire".

(3) V. L'Américanisme et la conjuration anticrétienne, pp. 306-308.

(4) L'abate Klein, nella narrazione ch'egli pubblica nel Correspondant (10 febbraio e 10 marzo 1904) del suo viaggio in America, riconosce che vi sono 600 mila Ebrei nella sola città di New York. Egli aggiunge, è vero, che è la metá di quelli che vi sono negli Stati Uniti; ma persone bene informate assicurano, al contrario, che la stessa proporzione si riscontra anche nelle altre città dell'Unione.
Questa emigrazione degli Ebrei negli Stati Uniti risponde benissimo a quello che disse E. Bargy, che la Repubblica degli Stati Uniti è, nel pensiero degli Ebrei d'America, la Gerusalemme futura.
Gli Ebrei hanno detto: "Lo svolgimento e la realizzazione dei principii moderni sono le condizioni più energiche e vitali per l'estensione espansiva e per il più largo sviluppo del giudaismo". (Concilio ebraico del 1869).
Dal canto loro, gli Americanisti ci dicono: "Le idee americane sono quelle che Dio vuole da tutti i popoli civili del nostro tempo".
"L'influenza dell'America - dice Mons. Ireland - si estende molto fra le nazioni, tanto per la soluzione dei problemi sociali e politici, quanto per lo sviluppo dell'industria e del commercio. Noni avvi paese al mondo che non prenda da noi le idee. Lo spirito della libertà americana spiega il suo prestigio attraverso gli oceani e i mari, e prepara il terreno per piantarvi le idee e i costumi americani. Questa influenza aumenterà col progredire della nazione. Il centro di gravità dell'attività umana, cambia rapidamente di posto, e in un avvenire non lontano, l'America guiderà il mondo". (L'avenir du catholicisme aux Etats-Unis).
Ed altrove: "Nel corso della Storia, la Provvidenza ha scelto ora una nazione, ora un'altra per servire di guida e di modello al progresso dell'umanità. Quando spuntò l'èra cristiana, era Roma onnipotente che stava all'avanguardia. La Spagna prendeva la direzione del mondo quando l'America si preparava ad entrare nella famiglia dei popoli civilizzati. Ora che incomincia a spuntare sull'orizzonte l'èra più grande che siasi veduta, quale nazione elegge la Provvidenza per guidare i destini dell'umanità? Io la veggo apparire questa nobile nazione. Gigante di statura, graziosa in tutti i tratti, piena di vita nella freschezza e nel mattino di sua gioventù, nobile come una matrona nella prudenza del suo contegno, i capelli ondeggianti al soffio caro della libertà, è dessa, al solo vederla non se ne potrebbe dubitare, è dessa la regina, la conquistatrice, la maestra, l'istitutrice dei secoli venturi ... I suoi figli le son venuti da tutti i paesi, portando seco i frutti più maturi di riflessione, di lavoro e di speranza, essi hanno costruito un mondo nuovo, un mondo che incarna le speranze, le ambizioni, i sogni dei sacerdoti e dei veggenti dell'umanità.
"La nazione dell'avvenire! ho io mestieri di nominarla? I nostri cuori fremono d'amore per essa.
"O mio paese, si, tu sei quel desso,
Terra di libertade, dolce asilo,
Quella stessa tu sei che lodo e canto".
(V. L'Américanisme et la conjuration anti-chrétienne, pp. 187-190.

(5) Rinnoviamo la osservazione fatta sopra: Bargy generalizza troppo. Invece della Chiesa cattolica in America, bisogna dire, un certo numero di cattolici americani.

(6) Bargy allude qui alla Congregazione dei Paulisti fondata dal Padre Hecker.

(7) Revue des Deux Mondes, dicembre 1902, p. 873.