NAUFRAGIO
(Marooned off Vesta, 1938)
Di Isaac Asimov
a cura di Alessandro Fazio
Questo racconto, scritto da Asimov nel 1938, non è uno dei suoi migliori né il primo che abbia mai scritto (il terzo, in ordine cronologico). Ma spicca per una sua peculiarità:
"Il mio primo racconto (Cosmic Corkscrew, cavatappi cosmico 1937) non esiste più. Lo proposi alla rivista Astounding Science Fiction, ma fu gentilmente rifiutato da John Campbell, il direttore, che mi onorò poi della sua amicizia, con una gentile lettera in cui mi spiegava i motivi del rifiuto Molti anni dopo gli chiesi perché si fosse preso la briga di darmi comunque retta, dato che quel primo racconto era qualcosa di impossibile:
<< Eri ansioso di farcela e capivo che non ti saresti dato per vinto, per quanto io potessi bocciare i tuoi lavori. Visto che tu eri disposto a lavorare sodo per migliorare, ero disposto anch'io a lavorare con te>>.
Anche il secondo racconto (Stowaway, il clandestino 1938) fece la stessa fine riuscii poi a pubblicarlo su Astonishing Stories, ma solo nel 1939. E finalmente arrivò il mio momento: Marroned off Vesta E il primo che abbia mai pubblicato Avevo diciotto anni e li avevo passati tutti, a mia memoria, in un quartiere di povera gente, a pestare i tasti della mia Underwood N°5 procuratami da mio padre nel 1936 per dieci dollari!
La mia visione di uomini forti ed avventurosi che affrontavano coraggiosamente il pericolo nellimmensità degli spazi era, appunto, da visionario."
<< Vuoi smetterla di andare su e giù in quel modo? disse Warren Moore Non serve a niente fare così. Pensa che cè andata bene: siamo o non siamo a tenuta stagna qui dentro? >>
Mark brandon si girò di scatto, digrignando i denti. << Mi fa piacere che la cosa ti rallegri! Certo tu non lo sai che la nostra riserva daria durerà solo tre giorni. >> Poi, riprese ad andare su e giù.
Moore sbadigliò, assunse una posizione più comoda e aggiunse: << Tutto quello spreco di energia servirà solo a consumarla più in fretta. Perché non fai come Mike, qui? Lui si che sa prendere le cose con calma. >>
<< Cera da aspettarselo che una volta o laltra sarebbe finita così. intervenne Mike Shea Schivare gli asteroidi è una faccenda pericolosa. Conveniva fare il Salto. E più lunga ma è lunica soluzione sicura; ma no, il capitano voleva arrivare in orario ed eccoci qua. >>
<< Cosè il "Salto"? >> domandò Brandon.
<< Lamico Mike intende dire che avremmo dovuto evitare la cintura degli asteroidi seguendo una rotta esterna al piano dellellittica. Vero, Mike? >>
Mike esitò, poi replicò: << Sssi Qualcosa del genere. >>
Moore sorrise e continuò: << In ogni caso siamo fortunati ad essere ancora vivi, se penso che il resto della nave è andato in pezzi. >>
<< Hai uno strano concetto di fortuna, tu. disse Brandon Siamo rinchiusi in un decimo della nave spaziale, con si e no tre giorni daria, nessuna possibilità di venirne fuori e hai la faccia tosta di venire a parlare di fortuna. >>
<< Potremmo trovare una via duscita. >> Fece Moore, speranzoso.
<< Perché non guardi in faccia alla realtà! Brandon era rosso in faccia, la voce gli tremava Siamo finiti, lo capisci? Niente da fare, chiuso. >>
Mike guardò dubbiosamente dalluno allaltro, poi trasse dalla tasca un fiasca di liquido verdastro e disse: << Questa è Acqua Jabra marziana di prima qualità, potremmo dividercela e tirare un po su il morale del giovane Brandon. >>
<< Tu si che sei un amico, Mike. >> disse Mark tendendo la mano.
<<Non fare lidiota! intervenne Moore Teniamola da conto per le nostre ultime ore di vita Quando laria sarà irrespirabile e i polmoni ci faranno male, allora faremo fuori tutta la bottiglia, tra tutti e tre, e non sapremo quando arriverà la fine, né cimporterà di saperlo.>>
<< Maledizione , Warren, tu hai il ghiaccio nelle vene! Come fai a ragionare con tanta logica in un momento come questo? >> Urlò disperato Brandon, lasciando cadere il braccio e accostandosi alloblò, per guardar fuori. Davanti ai suoi occhi si stagliava Vesta, il grosso asteroide, colonizzato dalluomo, che li aveva catturati nella sua orbita.
<<Siamo a 500 chilometri dalla salvezza ed è come se fossimo ad un milione o più Ci servirebbe solo una piccola spinta per liberarci dalla presa di Vesta ed atterrarvi sopra dolcemente. >>
<< Già intervenne Mike quella pallottola non ha la gravità sufficiente nemmeno per schiacciare una meringa, ma ne ha abbastanza da mantenerci in orbita. Strano posto, Vesta Ma, se si guarda attentamente Laggiù si vede una macchia grigia, credo sia la cupola di Bennett. E quella dove cè losservatorio. E più in là cè Calom, la stazione di rifornimento. >> Esitò, poi si rivolse a Moore: << Senta, capo, non pensa che ci staranno cercando, una volta saputo dellincidente? E non dovrebbe essere abbastanza facile trovarci, visto che siamo così vicini a Vesta? >>
<< No! E impossibile che ci stiano cercando. disse Moore scuotendo la testa Si accorgeranno dellincidente solo quando, la Silver Queen, non arriverà allappuntamento fissato. Anche perché quel dannato sasso che ci ha colpito, non ha dato tempo al capitano di lanciare lS.O.S E poi siamo talmente piccoli che ci vedrebbero solo se sapessero dove cercare. >>
<< Hmmm Mike corrugava la fronte, riflettendo intensamente allora dobbiamo assolutamente atterrare su Vesta prima che i tre giorni passino.>>
Improvvisamente, Brandon proruppe: << Volete finirla, voi due, con questo chiacchierio infernale e fare piuttosto qualcosa? Facciamo qualcosa, per amor di Dio! >>
Moore si adagiò sulla cuccetta, in apparenza calmissimo, ma una ruga sottilissima, in mezzo agli occhi, tradiva la sua concentrazione.
La situazione era tragica: su questo non cera alcun dubbio. Il troncone salvatosi girava beffardamente intorno a Vesta, senza apparenti possibilità di poter essere spostato dalla sua orbita; mentre a bordo cera una provvista di cibo sufficiente per molti giorni, un Gravitatore regionale, che manteneva in condizioni di peso normali e perfino lilluminazione era un po scarsa ma sufficiente. Cera poco da sbagliare, in ogni modo, nel definire il vero tallone dAchille: tre giorni daria soltanto e la mancanza di qualsiasi mezzo per comunicare con lesterno!
Moore sospirò. Un unico ugello in condizioni di funzionare avrebbe sistemato tutto, perché sarebbe bastata una spinta nella direzione giusta a farli atterrare sani e salvi su Vesta.
La ruga tra i suoi occhi si approfondì. Fare qualcosa, ma cosa? Si alzò dalla cuccetta e bevve un bicchiere dacqua. Poi guardò la tazza vuota, come se un barlume si fosse acceso nel suo cervello: << Mike, come stiamo ad acqua? >> Chiese.
<< Come non lo sa, capo? Abbiamo ancora tutta lacqua che cera a bordo. rispose amaro laltro viaggia ancora con noi la cisterna principale piena per tre quarti. Giusto mentre la stavo riparando, lasteroide ci ha colpiti e, poiché avevo chiuso il condotto principale, lacqua non è defluita via: saranno circa 20000 metri cubi! >>
<< Ah. - Moore avvertiva una strana sensazione. Sentiva che da qualche parte nel suo cervello, si era formata unidea Ma non riusciva a farla affiorare. Intuiva solo che quello che aveva appena saputo, aveva un significato importante, ma proprio non poteva individuarlo. Riassumiamo la situazione: abbiamo cibo per una settimana, aria per tre giorni e una provvista dacqua per un anno intero Siamo un piccolo satellite fornito anche di un oceano Tanta acqua da poterla gettare via >>
Lidea fino a qualche istante prima in embrione, maturò, allimprovviso e si concretò. Il gesto con cui Moore aveva accompagnato la sua ultima affermazione si cristallizzò a mezzaria.
<< Ci sono! Proruppe ad un tratto. Come ho fatto a non pensarci subito Mike! Comè orientata, rispetto a Vesta questa trappola? >> Mike Shea lo guardava a bocca aperta, ormai certo del fatto che fosse impazzito, ma rispose, quasi automaticamente:
<< Il nostro "Polo Nord" si trova suppergiù verso lalto del portello, e punta verso Vesta; il "Sud" si trova invece al di là della cisterna, in direzione opposta allasteroide Ma a che ti serve saperlo? >>
<< Già, a che ti serve, maledizione! - rantolò il povero Brandon. Forse per qualche tuo piano idiota. Non voglio sapere niente, hai capito? So io come usarla quellacqua altrimenti: ti ci annego dentro, così risparmieremo anche un po daria! >>
<< Via, ragazzo, cerca di calmarti. So benissimo cosa provi. Anchio sono disperato quanto te. Ma devi lottare, altrimenti finirai per impazzire. Su, cerca di riposare, ora, e lascia fare a me. Forse le cose si aggiusteranno. >> Brandon, premendosi , una mano sulla fronte, barcollò fino alla cuccetta lasciandovisi cadere sopra. Singhiozzi soffocati lo scuotevano in tutta la persona, mentre Moore e Shea, imbarazzati, si tenevano in disparte e in silenzio.
Alla fine, Moore toccò nel gomito Mike: << Vieni bisbigliò diamoci da fare. Quello è il portello numero cinque, vero? Laltro assentì. è ancora a perfetta tenuta? >>
<< Beh, - disse Mike la porta interna lo è, naturalmente, ma su quella esterna non giurerei. Non osato aprire quella interna per controllare. >>
<< Allora non ci resta che controllare lo stato di quella porta. Devo assolutamente uscire allesterno, e ci toccherà per forza rischiare. Dovè la tuta spaziale? >> Una tuta, una pistola a raggi e un detonatore era tutto quello che limpatto aveva risparmiato
Mike gli passò la tuta. La controllarono: era tutto a posto.
Ma sapevano che la prossima mossa sarebbe stata decisiva: a che serviva la tuta se non potevano aprire la porta?
Moore si rivolse a Shea :<< Forza, vediamo. Apri uno spiraglio se senti il sibilo dellaria che fugge, chiudi immediatamente. >>
Il meccanismo era stato scosso violentemente, in seguito al tremendo urto, e i suoi congegni un tempo silenziosissimi facevano ora udire una specie di rumore raschiante, ma il funzionamento non era rimasto compromesso Non cera alcun sibilo! Neanche il pezzetto di carta messo da Moore sulla sottile linea nera apparsa era rimasto attaccato, tenuto su dal risucchio.
<< Dio sia lodato! Non cè traccia di corrente. Adesso aprila tutta e dammi la pistola a raggi. Non so quanto ci metterò. Tu siediti e aspettami qui. >>
<< Ma cosha intenzione di fare, capo? Mi piacerebbe saperlo.>>
Moore smise un attimo di assestarsi il casco: << Hai sentito quando ho detto che avevamo acqua da buttare? Bene, ho deciso di provare a buttarla via! >> Senza altre spiegazioni, si portò nel compartimento stagno, lasciando Mike dietro di sé con gli occhi fuori della testa.
Con il cuore in gola, Moore, aspettava lapertura del portello esterno. Il suo piano era straordinariamente semplice, ma poteva non essere facile da mettere in pratica. Poi la barriera esterna prese a scivolare, spalancandosi, e si trovò per la prima volta "fuori", nello spazio. Un pauroso senso di sgomento simpossessò di lui mentre, a mo di insetto, si teneva aggrappato al rampone magnetico di cui la tuta era dotato. Per un momento fu sopraffatto da un senso di vertigine Poi riaprì gli occhi e frugò ansiosamente nei cieli alla ricerca del puntolino bianco-azzurro che era la Terra.
La sua ricerca era vana. Infatti la Terra era invisibile, nascosta da Vesta così come il Sole. Vesta, un pallone che riempiva un buon quarto del cielo e che galleggiava, ben fermo nello spazio, bianco come la neve Moore lo fissava con struggente bramosia.
Scrutò lesterno del relitto, alla ricerca del serbatoio dellacqua. Ma non riuscì a scorgere che una giungla di paratie sporgenti, frastagliate, accartocciate e appuntite. Con precauzione, prese a strisciare lungo la superficie dellastronave.
Per quindici minuti, venti, mezzora, Moore arrancò penosamente evitando spuntoni e trappole; aggirando zone, dove il materiale non-ferroso avrebbe fatto perdere presa al rampone, scaraventandolo nello spazio. Il sudore gli colava negli occhi e gli incollava i capelli sulla fronte. I muscoli cominciavano a dolergli per lo sforzo inconsueto. La mente già provata dallo choc dellincidente gli giocava strani scherzi.
Quello strisciare gli sembrava eterno, qualcosa che era sempre esistito, e che dovesse durare per sempre Capiva soltanto che era necessario muoversi. Aggrapparsi per forza, trascinarsi; saggiare le superfici Saggiare e trascinarsi Saggiare e trascinarsi
Eccola! Quella era la paratia dietro cui si celava la cisterna. Strisciò verso quella speranza di vita, sempre più vicino Sempre più vicino Finché poté toccarla. Cera arrivato!
Lultimo tratto, quello che un tempo era stato un corridoio e conduceva dritto nel punto desiderato, adesso era solo un ripido pendio. Moore sinerpicò in preda ad unagitazione che non riusciva a dominare: doveva riposare, ma lansia lo divorava, doveva agire o correva il rischio di scoppiare!
Puntò la pistola a raggi verso il punto prescelto e, unemanazione invisibile, cominciò a formare sulla paratia una macchia luccicante via via sempre più intensa.
Lentamente il colore percorreva lo spettro. Dal rosso cupo, mentre il calore continuava ad affluire in cerchi concentrici sempre più larghi, come un bersaglio formato da altrettante gradazioni di rosso, fino ad accostarsi ad un bianco accecante.
Bisognava assolutamente che il lavoro si concludesse alla svelta, pena il fallimento. La pistola a raggi poteva esaurirsi prima del previsto e la sua tuta, costruita per trattenere il calore e non per respingerlo, poteva cominciare a fondere anchessa.
Nel metallo cominciava a formarsi una depressione. Ci siamo quasi, pensava, tra unimprecazione e laltra, quanto avrebbe ancora resistito a quel calore Ancora calore Ancora La pressione si stava accumulando
Poi, allimprovviso, lopera si compì. Una piccola crepa si formò e lacqua che ribolliva allinterno si aprì un varco.
E, da quel foro, prese ad emergere una nuvola di vapore che, Moore attraverso la nebbia che lo avvolgeva, vedeva condensarsi quasi allistante in gocce di ghiaccio che si dissolvevano nel nulla.
Per qualche minuto, esausto ed affascinato, rimase ad osservare quel fenomeno. Poi, consapevole della pressione seppur lieve che lo allontanava dalla nave, fu preso da una gioia selvaggia: si era reso conto che quello era leffetto di unaccelerazione da parte del relitto Il lavoro era stato compiuto: quel getto di vapore sostituiva la propulsione dei razzi!
Si accinse a rientrare. Limmane sforzo dellandata per raggiungere la cisterna, gli sembrava ora uno scherzo in confronto a quello che stava passando al rientro Moore era infinitamente più stanco, tanto che in seguito non avrebbe serbato memoria di quel percorso massacrante; i suoi occhi doloranti erano quasi ciechi e solo una nebbiosa euforia lo spingeva a tornare La sua mente era occupata da un unico pensiero: tornare indietro rapidamente, per comunicare agli altri la felice novità dellimminente salvezza.
Allimprovviso si ritrovò davanti al portello. A stento afferrò il fatto che quello "era" il portello. Quasi non capì perché stava premendo "quel" pulsante Un misterioso istinto gli diceva di farlo.
Come in un sogno si sentì trascinare lungo il corridoio, fino alla cabina. La tuta gli fu strappata via. Un liquido ardente e pungente gli scivolò in gola. Tossì, inghiottì, e si sentì meglio.
Davanti ai suoi occhi le immagini sfuocate dei due compagni di sventura, cominciarono a prendere forma, solidificandosi Con voce rauca e alterata, narrò come meglio gli fu possibile gli eventi delle ultime due ore Solo due ore.
<< Vuoi dire che quel getto dacqua ci sta spingendo verso Vesta, come lo scappamento di un razzo? >> Balbettò Brandon.
<< Azione e reazione. ansimò Moore E situato sul lato opposta a Vesta Ed ecco perché ci spinge in quella direzione.>>
Shea stava ballando davanti al finestrino: << Ha ragione lui, Brandon. Ci stiamo avvicinando. Ci stiamo avvicinando! >>
<< Ehi, Mike, piantala di guardare fuori da quelloblò. Tanto ci vorranno cinque o sei ore prima di poter atterrare, e porta qui quella bottiglia di Jabra. >> Urlò Moore ormai ripresosi del tutto.
Shea obbedì repentinamente e, Moore, riempiti generosamente i bicchieri deciso ad ubriacarsi per rivincita disse solennemente:
<< Signori, un brindisi. Brindo alla provvista per un anno di cara, vecchia H2O, che un tempo avevamo a bordo! >>