L'ATLNTE CELESTE
L'ATLANTE CELESTE DI L'ASTRONOMIA
 

Una cartina celeste protetta nel celofan perché non si bagni con la rugiada notturna è l'amica fedele di molte osservazioni. Nonostante qualche volta ci faccia disperare, perché al cercatore stentiamo a riconoscere le stelle rappresentate o, il campo visivo del nostro strumento cade a cavallo tra due tavole, un buon atlante stellare è un aiuto sicuro; soprattutto se non vogliamo perderci in un mare di stelle ogni qual volta alziamo gli occhi al cielo. Mentre l'astronomo professionista è avvantaggiato dall'utilizzare strumenti in postazione fissa, riducendo così al minimo il ricorso alle mappe celesti e limitandosi a riconoscere il campo stellare per verificare la correttezza del puntamento, per l'astrofilo una cartina affidabile è una necessità. Necessità difficile da soddisfare, se ci si limita al panorama editoriale di produzione italiana.

Infatti, in Italia sono state prodotte solo due cartografie celesti "moderne"; la prima e più famosa è l'Atlante Celeste di Giovanni Battista Lacchini, che riporta tutte le stelle visibili ad occhio nudo alle coordinate del 1950. Particolarmente belle sono le prime tavole, utilizzano un geniale espediente per riportare la classificazione spettrale, rappresentata da un trattino radiale dell'astro. È ormai un opera introvabile, più indicata al collezionista che all'astrofilo intenzionato ad utilizzarla durante le osservazioni. Un altro atlante realizzato completamente in Italia è l'Atlante Celeste preparato da Pier Giuseppe Barbero, pubblicato per la prima volta nel 1981 sulla rivista "Orione". In 6 pratiche tavole organizzate per stagioni, riporta tutte le stelle fino alla magnitudine 6 con declinazione superiore a -40 gradi. Le coordinate degli astri sono riferite al 1950 ed oltre alle stelle sono rappresentati gli oggetti deboli più brillanti. L'atlante, rimaneggiato ed esteso per coprire l'emisfero australe, con le coordinate aggiornate all'epoca 2000, è stato più volte ristampato e non dovrebbe essere difficile da reperire in una buona libreria.

A soccorso del panorama editoriale italiano, che con queste sole due opere puo' ritenersi concluso, è giunta l'editoria internazionale; d'altronde una mappa celeste è facilmente leggibile anche se ha la legenda scritta in inglese. Sono molto diffuse tra gli appassionati alle prime armi le cartine pieghevoli di Hallwag. Con una veste editoriale che ricorda le cartine stradali riportano in due emisferi tutte le stelle fino alla 6a magnitudine. Si possono reperire oltre che nelle librerie nei negozi di ottica specializzati in vendita di telescopi. Ormai fuori commercio, è difficile da trovare il celebre "Atlas of Heavens" realizzato da Antonin Becvar. Originariamente stampato dall'Accademia Cecoslovacca con il nome latino "Atlas Coeli" è stato successivamente commercializzato dalla casa editrice Sky Publishing Corporation. Contiene tutte le stelle fino alla 7.75 magnitudine (in coordinate per l'equinozio 1950.0). è un opera da certosini, poichè compiuta senza l'utilizzo di alcun elaboratore elettronico, fu completato da Becvar insieme a 11 suoi assistenti in un anno di lavoro. Molto bello, e qualsiasi libreria scientifica è in grado di procurarvelo, è lo "Sky Atlas 2000.0" preparato dall'astrofilo olandase Wil Tirion (Edizioni Sky Publishing Corporation) il quale in 26 cartine con coordinate aggiornate al 2000 riporta tutte le stelle visibili fino alla magnitudine 8. Al primo colpo d'occhio le tavole si presentano come un'edizione più aggiornata e curata dell'"Atlas of Heavens", ma oltre a riportare un numero maggiore di stelle, le proiezioni sono sensibilmente migliorate; è uno dei migliori atlanti a disposizione dell'appassionato e l'edizione economica ha tutto sommato un prezzo ragionevole. Sempre edito dalla casa editrice americana Sky Publishing Corporation è "Uranometria 2000.0"; una splendida opera che riporta stelle fino ad una luminosità di 9.5 mag.. Il lavoro di Barry Rappaport, Wil Tirion e George Lovi, con oltre 330.000 stelle puo' confrontarsi con il celebre atlante per professionisti "Bonner Durchmusterung", che riporta quasi tutte le stelle fino alla magnitudine 10. Infine, l'ultimo nato della casa editrice americana è il "Millenium Star Atlas"; realizzato in collaborazione con l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) è basato sul catalogo realizzato dal satellite Hipparcos. In tre volumi con oltre 1500 cartine riporta oltre 1.000.000 ( un milione !!!) di stelle fino all'undicesima magnitudine. Seppure rivolto agli appassionati, per qualità, completezza e costo è un prodotto rivolto anche agli astronomi professionisti.


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Fig. n. 1 - Una tavola dell'Atlante Celeste; l'Atlante riporta tutte le stelle fino all'ottava magnitudine

Avendo in mente le esigenze dell'astrofilo, abbiamo progettato un atlante che possa essere collocato in una via di mezzo tra i prodotti per il professionista e le cartine del dilettante, ma soprattutto che avesse un prezzo contenuto. Un atlante in grado di offrire una visione di insieme del cielo e che quindi potesse anche essere adoperato in abbinamento a opere professionali e semi-professionali (le cui cartine coprono pochi gradi di volta celeste), o che potesse aiutare gli appassionati che possiedono cartine di settore molto dettagliate, ma che necessitano pure di una visione più ampia per rintracciare il campo da osservare. Il primo passo da affrontare è stata la scelta del catalogo principale, da cui trarre le posizioni delle stelle. Disponibili su Internet vi sono ormai una notevole quantità di cataloghi astronomici, completi e con coordinate aggiornate alla fine millennio. La scelta è caduta sul SAOJ2000 edizione con coordinate calcolate per l'epoca 2000 del famoso "Smithsonian Astrophysical Observatory Star Catalog" (SAO), compilato dall'omonimo istituto americano; il SAO è uno dei pochi a riportare le magnitudini stellari nel visibile. In effetti esistono cataloghi più recenti e con posizioni degli astri migliori di quelle contenute nel SAO, ma non sono stati scelti poichè riportavano solo la magnitudine fotografica, e noi desideravamo che le tavole fossero il più possibile corrispondenti a quanto si osserva ad occhio nel cielo. Probabilmente è proprio per questa ragione che il SAO è alla base di molte opere divulgative, quali per esempio lo "Sky Atlas 2000.0", al quale ci siamo ispirati. Successivamente si è definita la luminosità limite delle stelle da riportare nelle tavole. Per motivi puramente estetici si è scelto di riportare le stelle con luminosità visuale strettamente superiore alla magnitudine ottava. Detto limite presentava una serie di indiscutibili vantaggi: le tavole risultavano chiare, i campi non erano affollati, il catalogo principale conteneva praticamente tutte le stelle entro questa magnitudine ed inoltre questo valore ci permetteva di confrontare il lavoro con altre opere a nostra disposizione. Le informazioni contenute nel SAO sono state successivamente integrate con quelle contenute nel "Catalogue of Bright Stars" preparato dallo Yale University Observatory, in modo da offrire un nome a quante più stelle potevamo. Questa operazione era di fondamentale importanza: più informazioni fornivamo, più il nostro lavoro sarebbe stato utile e le notazioni di Bayer (lettere greche) e di Flamsteed (numeri) avrebbero aumentato la leggibilità delle cartine. Per quanto riguarda gli oggetti deboli, si è cercato di rappresentare tutte le sorgenti riportate nel "The Revised New General Catalog of non stellar astronomical objects" fino alla magnitudine 12 inclusa. Questo limite avrebbe soddisfatto l'astrofilo medio, possessore di un telescopio con obiettivo compreso tra i 15 ed i 20 cm. di diametro.

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Fig. n. 2 - La Regione del Toro; nell'Atlante sono rappresenateti gli oggetti di cielo profondo fino alla dodicesima magnitudine.

Particolare attenzione è stata posta anche nella scelta delle proiezioni e nelle dimensioni delle tavole. Quasi tutti gli atlanti possiedono formati tavola realmente "difficili", il famoso "Bonner Durchmusterung" ha un formato tavola di 77 x 57 cm e anche il più abbordabile Atlas Coeli ha un formato 59 x 41 cm.. Senza volere incentivare le violazioni in materia di diritto d'autore, volevamo che fosse un formato facilmente riproducibile, in modo tale che si potesse facilmente fare una copia di lavoro, lasciando l'originale al sicuro nella propria libreria ( ma visto il costo, non sarà una cattiva idea acquistarne almeno un paio di copie: domani potrebbe rappresentare un utile regalo).

Con queste idee, nell'aprile 1993 iniziammo a dedicare parte del nostro tempo libero alla realizzazione dell'atlante. Carlo realizzò il programma in grado di rappresentare l'intera volta celeste minimizzando le distorsioni dovute alle proiezioni. Alberto curò le informazioni da estrarre dai cataloghi, le posizioni delle stelle degli oggetti deboli ed i confini delle costellazioni. Dopo oltre 4 anni, nel maggio 1997, il lavoro era concluso. In 48 tavole si è realizzata la copertura dell'intera sfera celeste, assicurando una sovrapposizione delle tavole di almeno 4 gradi in declinazione e 20 minuti in ascensione retta. Sulla stampa iniziale, in bianco e nero, è stato riportato a mano il colore giallo per gli oggetti galattici (ammassi e nebulose) ed il colore rosso per oggetti extragalattici e sono stati apportati altri ritocchi estetici. Siamo molto orgogliosi del nostro lavoro, ma siamo pure consapevoli dei suoi limiti. Essendo appassionati di stelle variabili abbiamo effettuato un tentativo di evidenziare tutte le stelle contenute nel SAO e segnalate come variabili nel "General Catalogue of Variable Stars" (GCVS), purtroppo il risultato è andato oltre alle nostre aspettative: infatti le tavole erano talmente ricche di stelle variabili da risultare confuse, per cui ci siamo limitati a rappresentare quelle segnalate nel catalogo principale che sono in numero di molto inferiore a quelle catalogate nel GCVS. Più curioso è il difetto che abbiamo riscontrato sulla rappresentazione dei confini delle costellazioni. I confini furono fissati da una apposita commissione dell'Unione Astronomica Internazionle (IAU) nel 1928 in coordinate per l'equinozio dell'anno 1875. A tale data i confini delle costellazioni seguivano linee di declinazione costante e di ascensione retta costante. Tanto per intenderci, nel caso di proiezioni cilindriche, i confini delle costellazioni sarebbero apparsi come tratti paralleli alle linee del reticolo.

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Fig. n. 3 - Un particolare della zona intorno alla celebre binaria ad eclisse: Algol

A causa della precessione, non solo le stelle mutano la loro posizione, ma pure i punti che determinano i vertici dei confini delle costellazioni, subiscono un analogo spostamento. Le costellazioni risultano quindi deformate; quest'effetto risulta ben evidente in prossimità dei poli. Tutte le linee che compongono i confini delle costellazioni risultano lievemente incurvate. Appena ci accorgemmo di questo problema, pensammo che fosse un errore introdotto dal programma, infatti nessuno degli atlanti in nostro possesso mostrava questa deformazione. Sia lo "Sky Atlas 2000.0" che l'"Atlas Coeli", mostrano una lieve deformazione dei confini che originariamente possedevano il medesimo valore di declinazione, ma non mostrano alcun incurvamento delle linee che in origine collegavano punti con la medesima ascensione retta. Quest'effetto era invece ben evidente nella prima versione del nostro atlante, ma risultava così strano ed esteticamente poco gradevole che decidemmo di raddrizzare queste linee in prossimità dei poli (è un effetto facilmente comprensibile osservando le tavole, ma difficile da spiegare a parole!). Un'altra approssimazione dovuta a ragioni estetiche e di leggibilità è stata introdotta per gli oggetti deboli, infatti vi sono regioni, quali quelle delle Nubi di Magellano, talmente ricche di ammassi che hanno avuto bisogno di una sfoltita, alcuni oggetti sono stati cancellati e non tutti riportano la sigla di identificazione. Desideriamo fare due ulteriori considerazioni: per raggiungere l'obbiettivo di contenere i costi occorrevano alte tirature e qui è giunta in nostro soccorso la rivista "l'Astronomia" che si è rivelata particolarmente sensibile all'idea di offrire uno strumento a prezzi contenuti a chi desidera osservare il cielo e, assumendosi il rischio della commercializzazione, ha condiviso questo obiettivo con noi. La seconda considerazione è forse la più importante: mano a mano che prendeva forma l'atlante celeste, aumentava in noi la consapevolezza di stare utilizzando un patrimonio di conoscenza (i cataloghi), che sono frutto del lavoro di generazioni di scienziati, astronomi e semplici appassionati che hanno dedicato parte del loro tempo a raccogliere informazioni, a corregerle o a diffonderle; non conosciamo nè il nome, nè il numero preciso di tutte le persone che direttamente o indirettamente hanno partecipato alla realizzazione dell'atlante. Probabilmente sono alcune migliaia a queste persone va il nostro pensiero ed il nostro ringraziamento.


Alberto e Carlo Cora

Alberto Cora è nato a Torino nel 1963. Dall'agosto 1989 lavora presso l'Osservatorio Astronomico di Torino in qualità di Assistente Tecnico Scientifico. Dall'età di 7 anni è appassionato di astronomia.


Carlo Cora è nato a Torino il 01/08/1957. Lavora presso la ditta aerospaziale ALENIA dove si occupa dello sviluppo di software tecnico scientifico.