Sull'ansa del solco carsico di superficie torrente Tiflis o lama Balice lungo una strada orientata Nord-Sud ( dall'approdo costiero di Palese-S.Spirito-Giovinazzo), si formò il primo insediamento antropico di Bitonto alcuni millenni prima di Cristo. Numerosi sono i depositi (dolmen e menhir) del Paleolitico e del Neolitico sulle vie Megra, Tauro, Cela, e Bazzarico. Con l'invasione illirica, in età del Ferro, genti provenienti dall'opposta sponda adriatica costituiscono in Puglia l'area etnica degli Japigi ( Apuli dell'età classica) con i clan dei Dauni ( odierna Capitanata-prov. di Foggia), Peucezi o Pediculi (abitanti delle colline in prov. di Bari), Messapi (Salento).

Centro importante a struttura paganica dei Peucezi fu Butuntum (bitonto) al pari di Metapontum, Hidruntum, Tarentum, Sipontum. Investiti dalle influenze culturali della Magna Grecia i "Popoli Bitontini" conservarono intatta sino all'invasione romana la propria indipendenza.

 Pur socia di Roma nel III sec. a.C. , coniava monete proprie con le immagini di Atena, peculiare dea, e la legenda in greco "Bytontinon". La zona acropolare doveva raccogliersi intorno al tempio di Minerva sullo spalto del Tyflis, mentre quella residenziale necropolare era disposta sull'asse della via Minucia poi Traiana  (Roma-Benevento-Canosa-Ruvo-Bitonto-Bari-Brindisi), con divaricazione per Ceglie-Norba-Egnatia.

   Fig.1 Miliare via Traiana

Bitonto fu municipio in età repubblicana ed imperiale, annotata come stazione di sosta sull'itinerario classico investito nel terzo secolo dalla penetrazione cristiana (pellegrino di Bordeaux, itinerario di Paolino da Nola, anonimo Ravennate). Con la decadenza della struttura amministrativa curiale romana, emerge quella paleocristiana, come appare dai recenti scavi sottopavimentali della Cattedrale. Goti, Longobardi, Slavi e Saraceni lasciarono la loro improntanegli usi, costumi e tendenze artistiche. il 975 d.c. il catapano Zaccaria al seguito di milizie di Bisanzio, sconfisse a Bitonto i saraceni e uccise il loro capo Ismaele. L'esoso governo bizantino creò malcontento, tanto che all'alba del mille, la città di Bitonto aderì alla lega dei Comuni di Puglia, capitanata da Melo ed Argiro. Fu in questo periodo che numerosi abitanti del contado e dei casali si rifugiarono in città dando vita ad una vera fioritura artistica e civile. Il 1098 Guglielmo d'Altavilla si definisce "Dominator civitatis Botonti" e instaura una sorta di contea feudale. Riacquistata l'autonomia con i normanni di Sicilia ( Ruggiero II, Guglielmo I e II), Bitonto divenne centro importante e si avviò la costruzione della nuova cattedrale sulle vestigia di quella paleocristiana e alto medievale. Artefice di questo straordinario sviluppo fu il concittadino Maggiore che ascese alla suprema carica di regio giustiziere dopo il 1156 con la conquista e il saccheggio di Bari da parte di Guglielmo il "Malo". Con Federico II (1194-1250) Bitonto mantenne il suo status di "Civitas specialis" e fu uno dei luoghi di concentrazione  di collette e tasse da parte dello Svevo, che usò "il bastone e la carota" nei confronti dei bitontini e delle istituzioni locali ( Benedettini, Vescovo) discriminati per aver parteggiato con il papa. Carlo I d'Angiò normalizzò la situazione locale e dette corpo ad una nuova nobiltà ( Rogadeo, Bove, Planelli, Labini, ecc..) dedita ai traffici ed al commercio. Fra i cittadini più meritevoli di quel tempo annotiamo Sergio Bove, Regio secreto e fedele Miles e Giacomo Rogadeo, portulano d'Adriatico, ambedue priginari di Ravello sulla costa Amalfitanta. Nei secoli XIII e XIV fu città di "antico regio demanio" dipendente dalla corona, ricca e popolosa ( la seconda città in terra di Bari dopo Barletta). Conobbe la prima infeudazione nel 1412 con Giacomo Caldora, duca di Bari e signore di Bitonto. Seguirono nel corso del quattrocento i Ventimiglia, gli Orsini, gli Acquaviva d'Aragona e i Cordoba, eredi del Gran Capitano che nel 1503 concquistò per la Spagna il Mezzogiorno d'Italia. L'anelito per la libertà era forte e potente nell'animo dei bitontini, i quali, grazie ai meriti di vescovi come Cornelio Musso o di forti personalità come Ambrogio Azaro Mariano, riuscirono a riscattare la città il 27 maggio 1551 con il versamento al duca di Sessa e ala corona di Spagna di ben 66000 ducati. Riavuta l'autonomia e la regia demanialità, Bitonto si adornò di nuovo emblema araldico ( l'ulivo, con la dicitura " ad pacem promptum designat oliva Botontum", fu sostenuto da due leoni, simboli del reggimento democratico attraverso i sedili e beccato da cinque stormi, chiaro riferimento alle cinque infeudazioni subite).

Nel 1565 la città si dette nuovi Statuti che furono da modelli per Molfetta, Trani e Bari. Il 1585 vennero fissati i nuovi termini confinari, definiti tra l'Adriatico e l'Alta Murgia. popolosa e attiva ( nel 1669 Bitonto era la seconda città di Puglia dopo Lecce), vide il fiorire di circoli, accademie e botteghe d'arte ( celebre quella di pittura di Carlo Rosa e famosa l'Accademia degli Infiammati). In questo contesto emersero concittadini come Tommaso Traetta, precursore nella musica della riforma del melodramma, Giordano Vitale,anticipatore della matematica non Euclidea, Bonifacio Nicola Logroscino, divo dell'opera buffa. Il 25 Maggio 1734 sotto le mura di Bitonto si svolse una memorabile Battaglia fra Austriaci e Spagnoli, questi ultimi guidati dal generale Montemar. Tale Battaglia fu determinante per la guerra di sucessione Polacca e diede il riacquisto dell'indipendenza del mezzogiorno sotto Carlo III di Borbone. Nel 1860 attiva fu infine la partecipazione dei bitontini al processo di unità d'Italia con Vincenzo Rogadeo che fu nominato dal Garibaldi Primo governatore di Puglia. Nel clima di fervore postunitario, il Rogadeo, senatore del regno e sindaco di Bitonto (1870-1875), tento l'emancipazione morale e civile dei cittadini, istituendo un Gabinetto di Lettura, una Scuola Serale di Disegno, affidata al pittore Francesco Spinelli, quale direttore, un Consorzio per oli tipici, curando la viabilità e sinanche la costruzione di strade ferrate. In un contesto contadino ed analfabeta, il popolo bitontino rimase deluso dalla rivoluzione borghese e, dopo i tristi fatti del 1893 (uccissione di un delegato della finanza), presero corpo prima il movimento socialista e sucessivamente quello cattolico-democratico con Giovanni Ancona Martucci ed il vescovo Berardi. Furono, però, Gaetano Salvemini e Giovanni Modugno a scuotere le coscienze nel paese tra il 1911 e il 1919. Dagli anni ' 50 vi è stato un continuo processo di trasformazione della società e dell'economia bitontina, che rimane essenzialmente agricola e terziaria.

(Tratto da " Guida della Città di Bitonto"- con stradario urbano e rurale di Antonio Castellano, per informazioni terredegliulivi@inwind.it)

 

 

 

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