coia

Ai tempi dei nonni, un ragazzo che si voleva sposare chiedeva ai genitori consiglio su chi scegliere come fidanzata, la quale doveva essere una brava massaia, di buona famiglia, onesta e che sapesse aiutare il marito nel lavoro dei campi. Una volta individuata la ragazza, la mamma del giovane o una persona di fiducia chiamato "su paralimpiu" andava a casa della ragazza per dichiararla. 
La madre veniva ricevuta in casa e appena entrata diceva: - "soi benia po fa su bollettinu de sa maggiola, chi si fai prageri po d’accoppiai cun su maggiolu miu"(Sono venuta per fare il certificato di vostra figlia, se vi farà piacere l’accoppiamo con mio figlio). I familiari della ragazza dicevano che la risposta l’avrebbero fra una settimana, tempo necessario per valutare la proposta. Si cercava di sapere se il ragazzo possedesse carro e buoi, se fosse un buon lavoratore e una brava persona. Il giorno fissato la mamma del ragazzo o su paralimpiu tornava a casa della ragazza dicendo: -" Soi benia po cussu fueddu spendiu" (sono venuta per ciò che vi ho detto la volta scorsa) e quindi aspettava la risposta. Se era positiva si fissava la data "de sa coia": l’incontro ufficiale tra i due promessi sposi. Sa coia si faceva il sabato sera all’imbrunire, a casa della ragazza, nella camera da letto dei genitori in quanto in quasi tutte le famiglie non esisteva il salotto.

Il ragazzo accompagnato dai familiari più stretti e dai padrini di battesimo si recava a casa della ragazza. Prima di entrare lo sposo diceva:-"seusu in cica de una traina, non è chi si siara ammescurara in su taggiu insorusu? Il padre della ragazza rispondeva scherzosamente:-" non è possibili poita ca su logu nostru è serrau beni a filu de ferru; naramì ita marchiu portara custa vitella" (cerchiamo una vitella, per caso si è persa nella vostra mandria?
 – E no – risponde il padre –non è possibile; il nostro recinto è ben chiuso col fil di ferro. Che marchio ha la vitella che tu cerchi? ) Il ragazzo rispondeva ripetendo le iniziali del nome della fidanzata. Il padrone di casa, quindi faceva entrare il giovane invitandolo a cercare la ragazza che era nascosta dietro i suoi familiari oppure in qualche stanza buia. 
Appena trovata venivano spente le luci e i due ragazzi si davano il primo bacio. Il padre della ragazza diceva al suo nuovo genero:- "tenimì po babbu ca deu ti tengiu po figiu" (considerami tuo padre e io ti considero mio figlio). 
La sera i familiari della sposa offrivano il caffe e i biscotti, talvolta anche la cena: pasta e formaggio, la carne non si mangiava perché il giorno de sa coia portava male. La sera la ragazza riceveva dei doni: l’anello del ragazzo e qualche gioiello sardo della suocera. Il giorno dopo, la domenica, le madri dei fidanzati partecipavano ai parenti il fidanzamento tra i due giovani. La domenica successiva i due fidanzati uscivano per la prima volta insieme, andavano in chiesa accompagnati dai parenti. Il giorno, a casa dei genitori della sposa si faceva festa.

 

 
 

Sa Coia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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