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Is corottisi erano le uniche maschere, al tempo dei nonni, non esistevano le maschere di plastica, ma i ragazzi riuscivano a divertirsi lo stesso, inventando nuove maschere. La maschera era costruita con legno o sughero, oppure con stoffa grezza e scura, si usava il carbone per colorare il viso di nero. I vestiti avevano colori cupi e tristi che facevano paura; erano stracci, passamontagna, pelli di pecora sporche, scarpe vecchie e campanacci che venivano messi attorno alla vita, al collo, alle braccia; cosė, saltando, facevano un gran baccano. Queste maschere erano cosė brutte e spaventose che gli adulti, anche se non era carnevale, per far stare buoni i bambini, dicevano loro: <<fai da bravo altrimenti viene "su corotti">>, e i bambini per paura facevano da bravi. Pių uno era irriconoscibile e brutto, pių la sua maschera era considerata bella. Nei giorni di carnevale, is corottisi uscivano dal pomeriggio fino a tarda notte, andavano nelle case e chiedevano dolci, frittelle, culurgionisi (un primo piatto tradizionale bariese a base di patate e formaggi vari), culurgioneddusu (ravioli dolci ripieni di ricotta o di mandorle). Is corottisi chiedevano anche vino che veniva messo dentro zucche vuote e secche usate come contenitori chiamate "corcoriga de stregiu". Prima di entrare nelle case si toglievano le maschere per essere riconosciuti. Andavano in giro ballando e cantando, facevano scherzi, buttavano farina e crusca e provocavano le belle ragazze. Organizzavano feste nelle cantine, nei cortili e nelle piazze, allestivano commedie sarde e si divertivano ballando. Is corottisi |