fogoroni

 

La mattina del 16 gennaio, gruppi di ragazzi, con un carro trainato da loro, passavano di casa in casa a chiedere legna. Se qualcuno si rifiutava di darne i ragazzi trovavano il modo per prenderla lo stesso, anche se questo succedeva raramente, ad eccezione dei ricchi che erano i più tirchi, la gente la offriva generosamente. Il pomeriggio si portava la legna in piazza di chiesa, si preparava una grande catasta a forma di piramide, si adornava con nastri, fiocchi, e in cima si metteva o un gatto o una gallina. All’imbrunire, al suono dell’Ave o Maria, il sacerdote benediva la catasta e poi, in quattro punti diversi si appiccava fuoco, dando inizio a un bellissimo spettacolo. Gli uomini, mentre il fuoco ardeva e scoppiettava, ballavano e cantavano in un orto a fianco del piazzale, accompagnati dalla musica, mentre le donne si fermavano dalla parte opposta. Le ragazze tornavano a casa presto perché loro non era permesso stare tanto tempo fuori di casa.

Quando il fuoco si spegneva, alcuni legavano i ceppi ancora ardenti a del fil di ferro e li trascinavano fino a casa ; altri riempivano di brace recipienti di metallo; tutto questo serviva per portare il fuoco benedetto nel proprio focolaio che per la famiglia aveva un significato di augurio e di pace.

 Su fogu de Sant’Antoni (herpes zooster) è una malattia che si manifesta con bollicine rosse che causano un forte bruciore ed è per questo che viene chiamato fuoco di Sant’Antonio. Anticamente la malattia veniva curata senza usare medicinali. Alcune persone vicino a casa del malato, andavano per tutto il paese a chiedere "tresi arrialisi " (cinque centesimi di lira) che con l’andare del tempo si è passati a cinque e infine a dieci lire.

Finito il giro del paese si portavano i soldi dal prete e si ordinava una messa a Sant’Antonio che quasi sempre faceva la grazia di far guarire il malato.

 

Su fogu de Sant'Antoni

La raccolta della legna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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