I monumenti
CHIESA DI
SAN LEONARDO
Databile al XVI sec., sovrasta l'omonimo rione nella parte più alta
ed antica del paese. L'edificio, che pare fosse adibito a lazzaretto,
si presenta nella condizione di rudere ed è, attualmente, in attesa
di interventi di recupero.
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San Leonardo
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LA TORRE SPAGNOLA
Costruzione tronco-conica del XVII secolo. Situata al centro della
baia, separa " mare delle donne" dal " mare degli uomini".
La torre Spagnola seicentesca, a forma tronco-conica, è alta 11,70
m, ha un diametro di 11,50 m alla base e di 8,20 m alla sommità. Come
tante, altre situate nella costa sarda, è stata costruita da Filippo
II re di Spagna nel XVII sec. allora padrone dell'isola ( In quel periodo
lungo la costa orientale della Sardegna furono costruite circa venti
torri). Secondo i registri, la torre esisteva già nel 1597; era molto
efficiente e robusta. Grazie alla sua difesa i Turchi furono sconfitti
quando tentarono di sbarcare a FOXI BAU ENI'. Si legge, infatti, in
data 18 ottobre 1595: "...sa dì de Santu Luca candu si funti mortus
is Turqus in sa padula..." Molti bariesi sarebbero andati schiavi ai
Barbari a seguito di incursioni turche. In un testamento datato 9 luglio
1692 di una certa Giovanna Useli che lasciava i beni alla figlia Monserrata
Agus, si legge: a patto che i beni andassero divisi in parti uguali
con il figlio Giovanni Battista rientrando dal luogo di schiavitù ..."(
la frase è stata tradotta) Dunque la torre aveva lo scopo di avvistare
le navi dei pirati. Giorno e notte c'era una guardia che quando vedeva
una nave nemica doveva correre a chiamare la popolazione per la difesa
e fare le dovute segnalazioni alla torre di Arbatax. Se la guardia non
faceva il suo dovere veniva punita con 5 anni di prigione. Il servizio
di guardia fu abolito da Carlo Alberto nel 1842. Nel 1806 la torre di
Barì e quella di Arbatax furono attaccate dai barbareschi che catturarono
un centinaio di persone fra queste uomini, donne e bambini che trasportavano
nelle loro navi per venderli come schiavi. Questi barbareschi dalle
nostre popolazioni furono chiamati Turqus o Morus. ( da "L'Ogliastra,
nov '93)
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LA PARROCCHIALE
Si presenta con la maestosità del campanile settecentesco (attribuito
all'architetto piemontese Giuseppe Viana) e domina il piccolo centro
con l'imponenza della cupola ottagonale. A navata unica, a tre cappelle
per lato con transetto. La facciata ha un aspetto essenziale: portale
unico dagli stipiti in granito sovrastati da una falsa lunetta. I
lavori di costruzione iniziati ai primi del Seicento e portati a termine
nella seconda metà del Settecento, furono affidati a maestranze locali
di scuola cagliaritana. L'altare maggiore, barocco, sostituì l'originario
retablo in legno. Vi si accede da tre scalinate balaustrate in marmo
finalmente intarsiato. Altre interessanti decorazioni marmoree policrome,
in stile barocco-rococco, si possono osservare nella cappella del Rosario.
Numerosi argenti di fine lavorazione, databili tra il 1400 ed il 1600,
fanno parte dell'arredo liturgico: la croce a stile bifacciale di stile
tardo-gotico, il turibolo fine Seicento e l'ostensorio a raggiera, ottocentesco,
sono tra i più significativi.
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Altare maggiore
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Oratorio della Confraternita del Rosario
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ORATORIO
( CONFRATERNITA DEL ROSARIO )
Sul suo lato sinistro della parrocchiale è situato l'Oratorio della Confraternita
della Madonna del Rosario, risalente al XVII secolo.
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CHIESA DI SANTA CECILIA
Ricostruita negli anni settanta, sulle fondamenta della vecchia
chiesa,
ad opera di un gruppo di giovani cattolici provenienti da Bologna e
da volontari della comunità bariese, si erge dall'alto di una collina
e domina il paese. In stile campestre, è stata edificata con materiali
poveri.
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