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La Parrocchiale di Bari Sardo

facciata - i lavori ebbero inizio - Don Bernardino Pes - marmi - S.Famiglia - campanile

chiesa4.jpg (19643 byte)La chiesa della "Beata Vergine di Monserrato" in Bari Sardo, si presenta maestosa per le eccezionali dimensioni, rispetto al piccolo centro ogliastrino.

Emerge dal tessuto urbano con il suo splendido campanile settecentesco di 35m. di altezza, caratterizzando la piazza antistante e l’intero complesso parrocchiale.

I volumi esterni sono precisi, netti e distinti  nella loro configurazione spaziale e manifestano chiaramente la disposizione interna degli spazi.chiesabn.jpg (53423 byte)

Il prospetto della chiesa è stilizzato in maniera semplice in cui appare un unico portale centrale con stipiti in pietra dura, preceduto da una gradinata in blocchi di granito.

Sopra l'ingresso, appare, appena   accennata, una falsa lunetta, che probabilmente doveva alloggiare una statuetta. La volta, esternamente, è rilevata da una leggera cornice che piegando simmetricamente sui due lati, innesca lateralmente i corpi spioventi delle cappelle laterali.

La facciata centrale si completa con il finestrone in vetro colorato che poggia su una cornice trasversale la qual è contornata da una bordura a doppia inflessione, cosiddetta a "lanterna di carabiniere". Lo schema è semplice, scarno e sprovvisto   di   decorazioni   e abel1imenti, dove tutto è ridotto all'essenziale. A fianco l'Oratorio della Confraternita del Rosario. Insolite risultano le dimensioni 38m di lunghezza per una larghezza del fronte di ben 18,57m. che diventano 32m nel transetto.

navata.jpg (37243 byte)La chiesa è a navata unica, tre cappelle per lato, con transetto a capocroce.

La pianta della chiesa è tipicamente a croce latina, una tipologia che in Sardegna compare solo agli inizi del XVII secolo.La navata è voltata a botte, mentre nel transetto, su un tamburo prismatico a base ottagonale, è poggiata la grandiosa cupola… Le misure interne ed esterne appaiano in armonioso rapporto, conforme alle regola di proporzionalità frequenti nel Rinascimento. La lunghezza interna del transetto con la lunghezza totale della chiesa ha un rapporto di 3:4; mentre la facciata è rappresentata da un rettangolo i cui lati stanno in proporzione di 4:5.

Ma chi, quali ingegnose maestranze si adoperarono per la costruzione della parrocchiale e a quale periodo si deve fare riferimento? Dalle documentazioni storiche si può risalire non solo al periodo in cui ebbero inizio i lavori della grandiosa chiesa del paese di Bari Sardo, ma anche alle maestranze sarde che   si   adoperarono   alla costruzione della parrocchiale.

In questo modo si sfata la leggenda dei marmi diretti a Bari nelle Puglie e approdati in Bari Sardo per un naufragio della nave che li trasportava; notizie, queste, raccontate da A. Larosario2.jpg (51055 byte) Marmora e ripetute dagli scrittori posteriori.

E’ l'intera popolazione che contribuì con offerte e   prestando manodopera, a edificare la chiesa.

I lavori ebbero inizio probabilmente nel 1601, quando l'arcivescovo di Cagliari Alfonso Sedegno, in occasione di una sua visita, ordina al parroco di far venire un muratore per la restaurazione delle arcate interne della vecchia chiesa perché: « se ban cajendo » Entro il 1618 furono eseguiti alcuni lavori dell’antica chiesa poi demolita.

rosario.jpg (60019 byte)Nel 1644 si ha testimonianza di un consistente contributo ricevuto per i lavori della costruzione della parrocchiale. Nel 1651 esisteva un altare maggiore in legno; da ciò si può dedurre che le volte, probabilmente, erano già costruite.

Alla fine del 1600 vi è una sorta di sfiducia generale nel portare a termine 1’opera; infatti tutte le oblazioni della popolazione furono destinate per la costruzione del 1’attiguo oratorio della Confraternita del Rosario.

I lavori ripresero nel 17110 e volsero a termine nel 1720 dove le maestranze si adoperarono in lavori di rifiniture: intonaci, pitture dei cappelloni e del transetto.

Solo nel 1749 vennero ultimati i lavori della sagrestia.

La chiesa di enormi proporzioni, semplice e spoglia, non deve essere piaciuta poi tanto al rettore   DON BERNARDINO PES che pensò di decorare l’interno della chiesa con pregiati emaggiore.jpg (50847 byte) ricchi marmi; in seguito affidò il progetto del nuovo campanile un architetto di chiara fama:

il piemontese Giuseppe Viana.

Tutto questo in previsione del fatto che Bari Sardo, paese centrale d'Ogliastra, dotato di una struttura    di   tale   prestigio, potesse diventare sede vescovile.

Sotto l'altare maggiore esiste un'ampia cripta, voluta dal Pes, in analogia con quella di Cagliari dove sono   sepolti   i   vescovi cagliaritani.

Fu lo stesso B.Pes a sostituire l’altare maggiore di legno con uno nuovo di marmo, creato dal marmista Michelino Spazi che pochi anni più tardigradinata.jpg (55379 byte) ne costruì uno simile nella chiesa di Loceri. Nel 1760 si acquisto a Napoli   la parte inferiore dell'altare del ROSARIO che venne in seguito completato nel 1777 con un secondo acquista effettuato sempre a Napoli. Proprio in quell'anno si completò il Presbiterio e si costruì la scalinata d'ingresso. Solo nel 1780 si pavimentò con marmi la chiesa e alcuni altari delle cappelle laterali.

Tutto venne fatto in economia con sacrifici e con la partecipazione unanime della gente del paese che in compenso lasciarono ai bariesi e ai loro discendenti splendidi monumenti, che vengono visitati e ammirati oggi come verranno visitati e ammirati in futuro.

I MARMI

angelo4.jpg (51054 byte)Gli ornamenti marmorei ricchissimi li cominciò il Rettore Don Bernardino Pes nel 1760, periodo in cui ebbero inizio i lavori per la costruzione dell'altare maggiore che probabilmente fu donato dallo stesso PES.

Per opera di benefattori, i quali non esitarono a vendere i loro beni per lasciare oblazioni alla chiesa, vennero acquistati altari, simulacri e l'organo a canne attualmente restaurato e in piena efficienza.

MARMI DEL CAPPELLONE DEL ROSARIO

angelo.jpg (62069 byte)Dai documenti scritti si può ricostruire la storia del più bel monumento della chiesa: l'altare del ROSARIO situata a destra del presbiterio . Fu tutto a carico della Confraternita del Rosario. Solo uno sguardo attento scopre che quell'altare grandioso è stato costruito in due tempi e svariati documenti lo confermano.  Anche l'origine dei marmi che compongono l'altare è diversa.  La parte centrale è composta dalla pedana, dalla mensa, dai due gradini per poggiarvi i candelieri e dalla nicchia. Sia la mensa sia il contorno della nicchia sono adornati da marmi speciali, di lavorazione raffinata con intarsi elegantissimi raggianti di madreperla e splendidi marmi variegati e colorati di gran pregio.

Il tutto è arricchito da sculture, basso e altorilievi di notevole valore artistico e di spettacolare effetto monumentale.angelo2.jpg (51893 byte)

La parte superiore è più semplice un’aggiunta che fa contorno, completando la parte centrale e ornandola come un vero e proprio gioiello prezioso.

Quest’altare doveva, in precedenza, appartenere a   una   chiesa prelazia, alloggiato in una probabile cappella gentilizia e in vendita per eventuali restauri o porche ormai in rovina.

Con cinquecento lire venne comprato l'altare e la pedana, un quadro che doveva trovarsi nella nicchia prima della demolizione e 1800 pianelle di marmo bianco e nero che formavano il pavimento della cappella della chiesa dove era eretto prima.

madonna.jpg (50055 byte)Per collocare l'altare si fecero venire due marmisti di Napoli perciò è molto probabile che i marmi vennero   comprati proprio in questa città, però il fatto che a trasportarlo fu Patron Nicasio Frances, ci lascia in sospetto che prima si trovassero in qualche località francese. Si presuppone che il quadra, che era sistemato prima nella nicchia dell'altare del Rosario, dovesse essere quello che, attualmente è appeso in sacrestia, della MADONNA della S. FAMIGLIA detta   di Francesco I . Il quadro, di sicuro valore artistico, viene attribuito a qualche artista della scuola di RAFFAELLO.

La grandiosa inquadratura marmorea   di quella parte centrale fu acquistata a Napoli nel 1777.

I marmi del secondo cappellone   sistemati   nel   primo   decennio del1’Ottocento, in precedenza dedicata allo SPIRITO SANTO, sono opera di GIOVANNI BATTISTA FRANCO, come pure altri due delle cappelle 1aterali, forse in onore del santo di cui portava il nome, la dedicò a SAN GIOVANNI BATTISTA.

CAMPANILE

II progetto del campanile venne affidato, su commissione dello stesso B.PES, all’architetto GIUSEPPE VIANA. Lo stesso don Bernardino Pes contribuì personalmente alle spese di costruzione che però non poté vedere ultimato poiché morì nel 1783. campanile.jpg (56292 byte)

II campanile è caratterizzato da quattro cornici modanate, trasversali, che interrompono le linee verticali dando conformità e senso di robustezza alla struttura .

La prima cornice fascia la semicirconferenza superiore dell'orologio che fu costruito dal mastro Gaetano Pintus di Cagliari e fu collocato nel 1790, anno che può considerarsi la fine della costruzione del campanile .

campanile2.jpg (27573 byte)Il campanile mostra una maturità progettuale e una   robustezza espressiva   unita   a   una   leggerezza stilistica, un effetto risultato dalla giustapposizione degli elementi espressivi molto decorativi, da ricercarsi non solo nell'ambito dell'arte piemontese ma oltr’alpe. Sono forti i richiami austriaci: le grandi cornici arcuate, gli spigoli a 45 gradi, le soluzioni d'angolo con spigoli arrotondati, riportano alle esperienze romane e toscane.

 

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