COMMISSIONE CONSERVAZIONE
Societas Herpetologica Italica
Riflessioni sul significato dell’allevamento
in cattività di Anfibi e di Rettili e sulla terraristica
Redattori:
Franco Andreone, Vincenzo Ferri, Sebastiano Salvidio,
Giovanni Scillitani & Carlo Scoccianti
L’allevamento in cattività di Anfibi e di Rettili rappresenta un argomento di particolare interesse all’interno di un’associazione scientifica quale è la Societas Herpetologica Italica. Infatti, le motivazioni che lo sottindendono sono assai eterogenee e hanno diverse finalità. Pertanto ci pare opportuno procedere ad un’analisi critica di tale attività, seppur forzatamente generale.
Il Consiglio Direttivo della SHI ha demandato alla Commissione Conservazione di esprimersi in parere; benchè riteniamo che tale incarico non sottintenda necessariamente un rapporto di causa-effetto fra attività di prelievo in natura (per qualsivoglia fine) e la diminuzione o estinzione delle popolazioni naturali (inerente quindi un aspetto strettamente di conservazione), non ci si può esimere dal constatare che soprattutto un allevamento indiscriminato per fini essenzialmente "ludici" quale è la terraristica pone delle problematiche nel campo dell’etica. D’altra parte, come viene puntualizzato di seguito, non si può escludere da tale approccio conservazionistico ed etico anche l’attività di coloro che, per presunti motivi di studio e ricerca scientifica, stabulano od allevano rappresentanti dell’erpetofauna in strutture Universitarie o Istituti o Enti affini.
La terraristica e l’allevamento in cattività di Anfibi e di Rettili
Con il termine di "terraristica" (o "terrariofilia", o "vivaristica") si intende in generale l’attività di allevamento o di stabulazione in cattività di esemplari vivi di Anfibi e di Rettili. Il termine "terraristica" è inteso, in questa sede, a prescindere dalle sue finalità ed è considerato, in senso lato, sinonimo di mantenimento in cattività di Anfibi e di Rettili.
Gli esemplari oggetto di allevamento sono di solito mantenuti in appositi contenitori in cui sono (o dovrebbero essere) ricreate le condizioni per la vita e l’espletamento corretto e completo delle funzioni fisiologiche della/e specie mantenuta. I contenitori sono generalmente definiti "terrari". L’allevamento in cattività di Anfibi e di Rettili può essere distinto come segue:
Conservazione e terraristica
In buona parte (se non nella maggioranza) gli esemplari di Anfibi e di Rettili reperibili in commercio e destinati all’allevamento amatoriale (terraristica) sono prelevati in natura. Solo raramente (almeno per quanto compete la situazione in Italia) essi sono riprodotti da più generazioni in cattività. Da ciò consegue che l’approvvigionamento di esemplari (esotici o meno) per il commercio preveda una loro provenienza da popolazioni naturali. Non si può quindi escludere che, almeno in taluni casi, la terraristica comporti pericoli concreti per la sopravvivenza delle popolazioni naturali, soprattutto nei casi di specie (o popolazioni) localizzate e già "provate" da altre attività antropiche (p.e., deforestazione, inquinamento, ecc.). L’impatto "conservazionistico" della terraristica non può pertanto essere sottaciuto, anche se in molti casi è difficilmente quantificabile.
Etica
Fermo restando che la SHI ritiene essenziale proteggere e favorire la ricchezza faunistica degli e negli ambienti originari, ove una specie animale trova condizioni di vita ottimali, anche qualora non esistano immediati pericoli per popolazioni e per specie, appare immediatamente comprensibile come l’aspetto etico del mantenimento in cattività di esemplari vivi non sia trascurabile: la stabulazione è causa di "sofferenza" e spesso di insorgenza di patologie.
Rilascio di animali di cattività
Un problema strettamente connesso alla terraristica include il rilascio (deliberato o involontario) di esemplari precedentemente mantenuti in cattività appartenenti a specie alloctone. Come è stato sottolineato ripetutamente da più autori tale pratica costituisce un serio e concreto pericolo per le specie (e popolazioni) autoctone, con rischi di predazione diretta, inquinamento genetico, competizione per le risorse e trasmissione di malattie. A titolo indicativo si ricorda che proprio alla pratica della terraristica si deve la presenza in moltissime località italiane di testuggini dalle guance rosse (Trachemys scripta elegans), nonchè di diverse altre specie in varie parti del mondo. D’altra parte il problema del rilascio di specie è assai più vasto di quello prospettato e comprende anche casi di rilascio di specie importate per finalità alimentari (p.e., Rana catesbeiana, R. kl. esculenta, R. "ridibunda").
Conclusioni
Considerando pertanto quanto riportato La Commissione Conservazione propone che il Consiglio Direttivo della SHI faccia proprio il seguente codice "deontologico" riguardante la terraristica e ne promuova la diffusione presso i propri soci.