CAMPAGNE PARALLELE
Campagne parallele:Germania (12 a.c.-16 d.c.)/Sassonia (772 d.c.-804 d.c.)

“Costoro sono i più grandi codardi tra i Britanni , per questo sono sopravvissuti così a lungo” Agricola al Monte Grapius

“Mostriamo tutti la gioia nel cuore, perbacco, che il pagano senta il dolore” poema sulla vittoria dei cavalieri teutonici contro i pagani baltici

Guardando due cartine delle campagne romane in Germania sotto il regno di Augusto e Tiberio e di quelle di Carlo Magno per la conquista della Sassonia , sono rimasto colpito dal fatto che sostanzialmente la zona delle operazioni fosse la stessa. Altre analogie mi sono poi saltate all’occhio una volta approfonditi gli eventi. La prima , evidente , la durata. Circa 30 anni tra pause e scontri. Il teatro di guerra , la struttura tribale di Germani e Sassoni, gli eserciti pre-armi da fuoco rendono possibile un confronto coerente.

Naturalmente ci sono anche differenze , spesso lampanti , primo fra tutti il risultato finale; Carlo Magno occupa l’intera Sassonia , Augusto rinuncia alla Germania.

Ad alcuni potrà sembrare quasi “sacrilego” paragonare l’esercito romano , simbolo stesso della disciplina e della tattica antica, con l’esercito carolingio , simbolo degli eserciti feudali agli occhi di molti privi di tattica , composti da dilettanti della guerra, capaci solo di caricare a testa bassa. Ovviamente la realtà è molto diversa . Ma a mio parere la differenza di risultato non deve essere ricercata nella capacità di combattimento o nelle battaglie, quanto ad un livello di decisione politica , di trattamento degli sconfitti e obbiettivi politici dei due imperi.

Comincerò ad analizzare pezzo per pezzo la struttura politica e quella militare dei due organismi (ovviamente senza spingermi troppo nei dettagli) , poi passerò alla descrizione degli avversari e del territorio dello scontro; infine l’analisi delle operazioni suddivise nelle loro fasi più salienti.

Per ultimo le mie conclusioni.

Gli Stati

Struttura dell’impero romano sotto Augusto

Amministrazione centrale

 

IMPERO ROMANO SOTTO AUGUSTO DA DE IMPERATORIBUS ROMANIS

All’inizio della campagne romane in Germania il lento passaggio dalle strutture repubblicane al nuovo assetto imperiale era quasi concluso. Il problema più grave rimasto aperto era quello del successore.
Formalmente Augusto era il princeps , il primo fra i pari del senato ; quest’ultimo continuava apparentemente ad essere l'organo alla guida dello stato, ma nella sostanza tutti sapevano che si trattava di un potere vuoto e che quello reale era detenuto dall’imperatore.Le guerre civili avevano distrutto la vecchia classe dirigente repubblicana e i sopravvissuti preferivano la sicurezza di una monarchia militare travestita da governo repubblicano che l’insicurezza e la violenza delle lotte civili.

Le vecchie magistrature repubblicane (consolato,pretura, tribunato della plebe, edilità,proconsolato,ecc) continuavano ad esistere (dal regno di Tiberio la loro elezione non fu più prerogativa dei comizi centuriati , ma direttamente del senato) , anche se i compiti erano secondari rispetto a quelli imperiali (lo stesso consolato era tenuto da più persone nell’arco di un anno , ma solo quelli nominati a gennaio davano il nome all’anno) .Continuarono però a mantenere un notevole prestigio , il che giustificava le spese e gli sforzi per ottenerle. Lo stesso Augusto e i suoi parenti ricoprirono la carica di console più volte.
Il potere ufficiale dell’imperatore era dovuto all’accumularsi di una serie di funzioni e immunità derivate da quelle dei magistrati repubblicani. Possedeva il potere militare di un proconsole sulle province. Gli erano stati attribuiti il veto dei tribuni della plebe e la loro inviolabilità sacra; aveva le prerogative e le funzioni dei consoli , era pontefice massimo. In più dal 19 a.C. riservò il trionfo per sé e i propri parenti, concedendo come surrogato gli ornamenti trionfali ai generali vittoriosi ( ormai quasi tutti suoi legati provinciali ).

 

BUSTO DI AUGUSTO

Accanto al vecchio cursus honorum creò nuove mansioni per i senatori e una nuova carriera per la classe equestre,tutti compiti molto più legati al nuovo assetto dello stato.Anzitutto legati propretori ex consolari ed ex-pretori amministravano le province imperiali e comandavano le legioni (tranne quelle egiziane comandante da prefetti), con procuratori equestri amministranti i beni imperiali; un prefetto dell’urbe senatoriale comandava le coorti urbane e garantiva la sicurezza della città di Roma; un prefetto dell’Egitto , di rango equestre, amministrava questa provincia considerata bene personale dell’imperatore; un prefetto dell’annona garantiva i rifornimenti alla città eterna; il prefetto del pretorio di classe equestre comandava le coorti pretoriane , guardia del corpo del sovrano , e quello dei vigili le coorti omonime; i prefetti della flotta di Miseno e di Ravenna erano di classe equestre; equites comandavano le unità ausiliarie e le province più piccole erano gestire direttamente da procuratori della stessa classe.Curatori e tribuni completavano la lista delle nuove funzioni.

 

BASSORILIEVO RAFFIGURANTE PRETORIANI

Augusto divise le entrate dello stato in due tipologie : l’erario , il vecchio tesoro statale repubblicano , e il fisco, in cui affluivano le entrate dai possedimenti imperiali e delle eredità all’imperatore. Essenziali per il pagamento dell’esercito erano la tassa sulla manomissione degli schiavi e quella sulle vendite.
Un servizio statale di posta tramite corrieri garantiva un collegamento rapido (nei mezzi dell’epoca) tra il centro e la periferia.
La successione imperiale per quanto fonte di preoccupazione avvenne in modo indolore ; dopo aver visto morire tutti i candidati preferiti uno dopo l’altro , tra cui i nipoti, figli dell’amico Agrippa , Augusto si decise a lasciare il trono a Tiberio, concedendogli una a una tutte le prerogative imperiali.
In conclusione Augusto creò una struttura statale solida basata sulla vecchie classi senatorie ed equestre , avviate sulla strada della trasformazione in burocrazia statale , e sull’apparenza formale della sopravvivenza repubblicana. Questa struttura sopravvisse quasi immutata per più di due secoli.

Amministrazione regionale

 

PROVINCE DELL'IMPERO DA "LE GARZANTINE"

L’impero rimase diviso in province (più l’Italia che non era considerata tale) come sotto la repubblica, ma furono separate in due tipologie. Le province senatoriali erano le eredi di quelle repubblicane ; meno problematiche , più romanizzate o ellenizzate , non richiedevano forte presenza militare (solo la provincia d’Africa aveva a disposizione una legione). Il governatore era un proconsole o un propretore con un questore addetto alla riscossione delle imposte; un procuratore equestre si occupava delle proprietà imperiali.
Le province imperiali , invece ,erano quelle più grandi , di confine e con forte presenza militare , in cui l’imperatore era formalmente proconsole e amministrava tramite suoi legati propretori ; un procuratore si occupava delle finanze.
In questo periodo le province galliche erano riunite sotto un comando speciale in cui un membro della famiglia imperiale (ad esempio Germanico), gestiva la riscossione delle imposte e tutti gli eserciti , ma si tratta di un’eccezione , giustificata dalle operazioni belliche (anche se le due Germanie romane , inferiore e superiore , rimasero un comando militare fino a Domiziano).
I compiti del governatore erano molto limitati; la sicurezza interna ed esterna della provincia, amministrare la giustizia, e riscuotere le imposte. Come conseguenza la burocrazia al suo servizio era altrettanto ridotta , poiché anche per la riscossione delle imposte ci si avvaleva di società di pubblicani oppure direttamente delle amministrazioni cittadine.

 

GERMANIA ROMANA -DAL LIBRO "AUGUSTO E IL SUO TEMPO"

Le province a loro volta erano suddivise nei territori delle città oppure in territori delle tribù ; nei secondi era assegnato un prefetto equestre o un centurione come supervisore. Nei primi la nobiltà cittadina svolgeva le sue funzioni amministrative come in tante piccole Roma.Come quella della capitale , anche la nobiltà provinciale era obbligata a fare sfoggio di munificenza verso i propri cittadini con spettacoli , edifici, feste,ecc.
Non esisteva un limite a ciò che il potere centrale poteva chiedere alle città ; attraverso il sistema delle liturgie qualunque insediamento, grande e piccolo , doveva fornire le prestazioni richieste, come ad esempio la cura delle strade che passavano nel suo territorio; il peso di queste prestazioni straordinarie si faceva sentire soprattutto durante i periodi di guerra quando un esercito passava nell'area cittadina.
I romani amavano considerare l’impero come una confederazione di città ed in effetti, le città romane o greche quantunque racchiudessero solo una minoranza della popolazione e fornissero un gettito fiscale minore rispetto alla campagne, formavano lo scheletro amministrativo e culturale che teneva in piedi l’impero nella sue infinite etnie e culture.

Struttura dell’impero carolingio

Amministrazione centrale

 

IMPERO CAROLINGIO SOTTO CARLO MAGNO DA DE IMPERATORIBUS ROMANIS

All’avvento di Carlo Magno sul trono il regno franco era sicuramente la più grande potenza dell’Europa occidentale. Suo nonno Carlo Martello e suo padre Pipino avevano respinto gli attacchi arabi in Aquitania, costretto i Longobardi a rinunciare a Roma, riportato sotto l’autorità regia l’Aquitania e i territori transrenani (Bavaria in primis). Eppure il potere centrale franco fu sempre minato dalla tendenza autonomista della nobiltà. Il rapporto tra il re e i nobili si basava sul giuramento di fedeltà al potere regio e in linea teorica il venir meno a quest’ultimo era un fatto grave , ma in linea pratica un nobile poteva giustificarsi affermando di non aver giurato ( cosa che capitò con alcuni nobili nel 789 dopo la caduta di Tassilone di Bavaria).La cosa era grave anche perché gli stessi funzionari del regno appartenevano alla nobiltà e se non sottoposti a controllo , tendevano a trattare i beni regi nelle loro zone di competenza come beni privati.

 

STATUA EQUESTRE CARLO MAGNO

Il vecchio giuramento franco prevedeva solo che il nobile non attentasse alla vita del re e non invitasse nemici ad attaccare il regno. Carlo che vedeva il proprio ruolo di regnante come quello di un imperatore romano la cui parola era legge, cercò in tutti i modi di combattere questa tendenza (radicata nella concezione germanica del potere reale ; i Merovingi erano re per volontà della nobiltà franca, Pipino il Breve quando esautorò l’ultimo di essi fu re per grazia di Dio , un tentativo di avvicinarsi alla concezione tardo-romana del regnante) , senza troppo successo anche se furono i suoi successori a subirne le conseguenze.
Nell’802 fece prestare un giuramento generale a tutti gli uomini del regno sopra i 12 anni all’imperatore (non più al re dei franchi) di rispettare i precetti di Dio, le proprietà imperiali, il ruolo del sovrano come protettore della chiesa e dei deboli e di obbedienza ai suoi ordini. In precedenza aveva vietato le associazioni giurate tra privati , il cui giuramento poteva essere anteposto alla fedeltà al re. Legiferò continuamente e attraverso i suoi capitolari faceva continuamente conoscere la sua volontà. Queste misure furono solo parzialmente efficaci , perché in definitiva anche il prestigio guadagnato con il titolo imperiale aveva un lato negativo; un nobile poteva affermare di aver giurato al re dei franchi (vincolo minore) e non all’imperatore.
Un azione diretta contro nobili , comportava sempre l’appoggio al sovrano dei loro pari e quindi il riconoscimento legale e formale del loro stato di ribelli e del loro venir meno al giuramento (come nel caso di Tassilone). Nel concreto Carlo Magno , dovette guadagnarsi la fedeltà della nobiltà come i suoi predecessori con doni, benefici e incarichi importanti.

La base del potere reale erano le terre e i beni di proprietà regia concentrati lungo la valle del Reno , nella regione di Soissons, nella valle della Mosa, nell’Ile de France , amministrate da funzionari regi sotto stretto controllo.
Non esisteva una capitale fissa la corte viaggiava spesso tra i vari palazzi regi , anche se verso la fine della vita l’imperatore preferì risiedere ad Aquisgrana forse a causa delle sue fonti termali.Compiegne, Quierzy,Attigny,Francoforte, Ingolstadt,Diedenhofen,Worms,Heristal,Nimega ospitarono tutte la corte che spostandosi spesso cercava di avere un maggiore controllo sui propri comes.
I funzionari di corte erano quelli ereditati dai Merovingi : il conestabile era responsabile dei trasporti , il comes palatino partecipava all’attività giudiziaria del re (tribunale regio), il camerario (o camarlengo ) aveva l’amministrazione della corte, il siniscalco , subordinato al camarlengo ,provvedeva al rifornimento della corte e amministrava i beni del re , alle dipendenze del camarlengo erano anche il coppiere e il marescalco. Nella cappella reale si teneva la cancelleria del regno (con chierici e laici colti). Ai missi dominici (una coppia di un laico e di un chierico) spettava la sovraintendenza dei beni regi e il controllo dei funzionari reali. Le assemblee generali del regno si tenevano due volte l’anno una in primavera e una in autunno (a quest’ultima intervenivano solo i funzionari più elevati). In queste assemblee si prendevano le più svariate decisioni che riguardavano l’amministrazione (come il prezzo del grano) , si ricevevano ambasciatori, si giudicava (per mezzo di 7-12 giudici chiamati Scabini) e in quella autunnale si pianificavano le campagne dell’anno successivo.

Amministrazione regionale

 

SEDI VESCOVILI E CATTEDRALI CAROLINGE

Lo stato carolingio rimase fortemente regionale. Gli antichi regni inglobati dai Merovingi mantenevano il loro nome e peculiarità , cambiavano solo padrone.Possiamo distinguere una zona transrenana (Alemannia, Franconia,Turingia,Bavaria,Frisia) la cui cristianizzazione era cominciata da meno di un secolo ,spesso ribelle all’autorità centrale , il centro dell’impero franco (Austrasia,Neustria, Burgundia) che costituiva il nucleo dello stato soprattutto da un punto di vista militare, il sud gallo-romano (Aquitania, Septimania, Provenza) cui poi si aggiunse l’Italia longobarda , economicamente più sviluppato e urbanizzato, ma con tendenze autonomiste (in particolar modo l’Aquitania).La Bretagna era uno stato vassallo un po’ irrequieto.Ogni individuo veniva giudicato seconda la legge del proprio popolo (legge alamanna, legge burgunda, ecc).Le guerre di Carlo portarono all'assorbimento di Sassonia, Marca Spagnola e della regione Danubiana (Ostmark).

I carolingi estesero il sistema amministrativo franco il più possibile , anche in zone di recente conquista. I posti dell’amministrazione regionale erano tenuti da nobili nominati dal re. I comes erano laici che amministravano il territorio di una civitates (se c’era una città) o dei pagi. Applicavano la giustizia del re (aiutati da scabini , esperti nelle leggi) , il banno (cioè la leva) e vigilavano sulla qualità dell’armamento dei soldati. Non essendo funzionari stipendiati il beneficium stesso era la loro paga , ricavando da vivere dalle terre da loro amministrate. Stessa funzione dei comes svolgevano gli ecclesiastici (abati, vescovi) , con le stesse responsabilità militari e giudiziarie.Oltre a questi funzionari esistevano i signori immunitari (laici ed ecclesiastici), di fatto padroni ed amministratori delle loro terre senza interferenze reali, che però non avevano potere giudiziario sulle stesse. I balivi erano i loro amministratori. Spesso gli stessi comes si comportavano più come signori immunitari che come funzionari reali.

A loro volta i comes erano sottoposti ad altri funzionari di grado più elevato , di solito parenti del re. Dux, prefetti, margravi potevano controllare vasti territori. In particolare i margravi amministravano le marche di confine, territori con funzione spiccatamente militare ; vere e proprie colonie militari composte da guerrieri locali (detti Wacta o Warda) vi risiedevano , complementari alle fortificazioni. Questi funzionari avevano un ruolo prettamente militare sia di difesa che di attacco. La distruzione del regno avaro venne portata avanti da Pipino , re di Italia, con l’aiuto del Prefetto di Bavaria e del Margravio del Friuli.
C’erano inoltre i viceregni di Aquitania (affidata al figlio Luigi) e di Italia (data con la Bavaria al figlio Pipino) ; al primo venne affidata la guerra contro gli Arabi di Spagna , al secondo contro gli Avari e poi i Bizantini.Questa suddivisione non corrispondeva solo a motivi di successione ma anche alla necessità di poter combattere grosse guerre su più fronti mantenendo una presenza della famiglia reale alla guida delle truppe (anche se era una guida simbolica , il comando sul campo lasciato a comandanti più esperti).
I popoli alleati e vassalli , come gli Abroditi , il ducato di Benevento (che sconfisse una forza bizantina per conto di Carlo) e i Bretoni all’occasione fornivano contingenti ausiliari.

Vassallaggio

Il sistema di vassallaggio (da vassus termine di derivazione celtica) come accordo privato tra un cliente che offriva i suoi servizi e un patrono che offriva la propria protezione , esisteva già prima dei Carolingi in varie forme. In forme diverse lo troviamo anche nell’antichità ; Cesare racconta dei seguiti militari della nobiltà celtica , Tacito di quelli equivalenti tra i Germani, a Roma c’era il sistema clientelare a carattere civile, ma Scipione Emiliano contro Numanzia parte con una guardia del corpo personale fatta da qualche centinaio di clienti armati. Pompeo e parecchi altri comandanti durante le guerre civili assoldarono truppe direttamente dalle loro proprietà,altri guardie del corpo personali di schiavi e gladiatori come quelli di Milone e Clodio. I bucellarii tardo-imperiali e bizantini potevano essere molto numerosi.

Gli eserciti personali al servizio di privati sulla base di un legame personale di dipendenza , non erano una novità , agli stessi legionari era chiesto di giurare all'imperatore al passaggio di poteri. La maggior parte delle guerre dell’ultimo periodo merovingio non furono combattute dalle leve degli uomini liberi, ma da eserciti composti dai seguiti dei nobili (sia servi che uomini liberi).
I Carolingi istituzionalizzarono questa pratica anche tra re e nobili (Carlo Martello sequestrò numerose terre ecclesiastiche da distribuire ai suoi vassalli ) per farne uno strumento sia militare che di controllo politico.Abbiamo già detto delle difficoltà di mantenere il controllo sulla recalcitrante nobiltà franca ; un nobile che accettava di diventare un vassallo reale (i cosiddetti vassi dominici) in cambio di benefici, cariche (come quelle di comes) e doni si legava con un rapporto personale più stretto (servizio ed ossequio) di quello del semplice giuramento di fedeltà e la rottura di questo rapporto era difficilmente giustificabile soprattutto agli occhi dei suoi pari senza il cui appoggio si era alla mercè del re (come Tassilone). In questo periodo non tutti i comes erano vassi dominici e il beneficio non era ereditario , ma più tardi le due figure coincideranno e il beneficio sarà automaticamente ereditato dai figli ; il rapporto da servizio ed ossequio passerà a consiglio e aiuto allentando considerevolmente il legame.

Gli Eserciti

Organizzazione militare romana

L’esercito imperiale era l’erede degli eserciti di professionisti delle guerre civili. Al momento della conquista dell’Egitto c’erano circa 60 legioni in armi (non tutte a pieno organico). Augusto le ridusse e riorganizzò l’esercito (fino a 28 legioni più gli ausiliari) , il cui controllo divenne una sua prerogativa.
L’esercito romano , frutto delle esperienze di 7 secoli di guerre, si era dimostrato superiore a tutti gli eserciti ellenistici e a quelli barbarici , per organizzazione , flessibilità e morale.


Strategia

La strategia romana era sempre offensiva. Anche quando le truppe romane si trovavano in inferiorità svantaggiosa cercavano sempre di guadagnare l’iniziativa (che poteva variare dalla battaglia alle azioni di disturbo , agli scontri minori a seconda delle forze romane presenti); solo dopo un’eventuale sconfitta ci si rassegnava a mantenere la difensiva fino all’arrivo di forze maggiori.Questo tipo di reazione , a prima vista poco logica, aveva in realtà una sua ragione d’essere; nell’antichità l’apparenza di potere era importante quanto il potere stesso e il comportamento aggressivo romano anche in condizioni di inferiorità agiva sulla percezione dell’avversario. A maggior ragione la prontezza di reazione si imponeva in caso di rivolta; la pianificazione di una campagna offensiva in grande stile poteva prendere mesi, anche un anno e intanto la rivolta si sarebbe sparsa a macchia d’olio, sostenuta dall’ impressione di debolezza che i romani davano non reagendo.Una dimostrazione di forza immediata anche se poco organizzata poteva far tornare molti a più miti consigli anche senza combattere.
A causa della sua grande flessibilità l’esercito romano poteva adattarsi ai più diversi tipi di lotta, dalle incursioni di predoni alla grande battaglia campale,contro i nemici più diversi e con ottime probabilità di successo.Il territorio nemico poteva essere attaccato da più direzioni, si poteva puntare ad occupare le sue città oppure cercare direttamente battaglia con il nemico o, se il nemico era sfuggente e non c’erano centri abitati ,distruggere campi, bestiame e pascoli. A questo ultimo tipo di guerra era dato un nome : “Vastatio”; Luttwak pensa fosse inefficace ma probabilmente parlando dei Germani pensa più ai Vietcong. Sottovaluta l’impatto devastante di questo tipo di lotta su società agricole come quelle dei Germani o nomadi come i Sarmati ; certo il danno materiale poteva ripararsi presto ma la devastazione ripetuta dimostrava al nemico che poteva essere colpito dai Romani in qualunque momento e che non sarebbe mai stato al sicuro finchè non avesse sottostato alle richieste di questi ultimi o fosse migrato lontano dal raggio d’azione delle legioni.Inoltre la mancata difesa del proprio territorio era un grosso colpo al prestigio dei capi e della fazione dominante in quel momento , per cui di fronte alla possibilità di problemi interni veniva preferita la pace esterna.Solo un capo dal grande carisma riusciva a mantenere forte la volontà di combattere e questo spiega l’accanimento con cui i romani cercavano di prendersi le loro vite con tutti i mezzi , anche il tradimento e l’assassinio (si può pensare ad Ambiorige e Vercingetorige, a Giugurta , ad Arminio e Gannasco).
Quanto più il nemico resisteva quanto più i Romani aumentavano la ferocia della guerra , spingendosi a volte fino all’annientamento, finchè non avesse ceduto.
Le campagne potevano essere portate in profondità grazie all’efficiente organizzazione logistica e quando era possibile, flotte marine o fluviali supportavano le operazioni a terra.

Tattica

 

LEGIONARI ROMANI NELLE FORESTE NORDICHE

Nell’esercito romano la regina delle battaglie era la fanteria, anche se sicuramente i comandanti romani sapevano fare un buon uso della cavalleria e questa ultima manteneva un prestigio superiore ; il passaggio dalla cavalleria alla fanteria era una punizione per il soldato, e militando nella prima si percepiva una paga superiore rispetto alla fanteria.

La formazione per una tipica battaglia, prevedeva la fanteria su due o tre linee (con gli ausiliari come prima linea oppure sui lati della fanteria legionaria) con la cavalleria sui fianchi (con alcuni cavalieri usati come riserva a disposizione del comandante ); mentre la prima cercava di sfondare/contenere la linea nemica , la seconda cercava di avviluppare il fianco e il retro dell’avversario , cercando di mandare in pezzi la sua linea già impegnata frontalmente (Idistaviso è un esempio calzante direi).
Non sempre però riusciva , magari perché la cavalleria avversaria bloccava quella romana o perché il nemico aveva i fianchi coperti da ostacoli naturali. In questo caso la lotta diventava una gara di resistenza tra le opposte fanterie e anche in questo caso l’uso di una di riserva tattica per dare fiato alla prima linea e l’addestramento dei legionari e degli ausiliari dava un sensibile margine di vittoria ai Romani. Inoltre la suddivisione in coorti e manipoli gestiti con stendardi e segnali sonori , permetteva una superiore capacità di manovra anche alla fanteria rispetto alle falangi o ai grossi cunei di fanteria barbarica.
Quando era necessario (ad esempio durante la marcia in territorio ostile ) si poteva far assumere all’esercito una formazione a quadrato per coprire tutti i lati e si faceva precedere la colonna da forze esploranti.Macchine da lancio (baliste,onagri,ecc) potevano essere impiegate assieme ad arcieri e frombolieri per colpire il nemico a distanza, rompendo la sua formazione oppure indebolendo il suo slancio.

 

LEGIONARIO (FIGURA GRANDE) , AUSILIARIO(IN BASSO A SINISTRA) E ARCIERE ORIENTALE(IN BASSO A DESTRA) DAL LIBRO "WARFARE IN CLASSICAL WORLD" DI J.WARRY

Anche tatticamente i Romani preferivano l’offensiva e non subire la carica dell’avversario , poiché chi attaccava guadagnava un vantaggio morale che compensava l’eventuale posizione favorevole del difensore. Di solito la linea di fanteria avanzava in silenzio (altro vantaggio psicologico che terrorizzava gli avversari) arrivata a circa 20 metri i primi ranghi scagliavano i pila e lanciando l’urlo di guerra si scagliavano sulla formazione nemica. La combinazione carica/urlo/lancio era spesso sufficiente a provocare la fuga dell’avversario prima ancora del contatto vero e proprio.

Naturalmente le varianti sul tema sono infinite , e non essendo l’argomento del testo , non mi dilungherò; cito solo alcuni brani con delle descrizioni di scontri di vario tipo.

Lo schieramento di Agricola al Monte Grapius è un classico del periodo primo imperiale ; ausiliari in prima linea , legionari in seconda , cavalleria sulle ali , riserva montata a disposizione del comandante:


Accorrevano eccitati, ed egli li dispose in modo che i reparti ausiliari di fanteria, forti di ottomila uomini, formassero un saldo centro, mentre tremila cavalieri si dovevano dispiegare sulle ali. Le legioni erano ferme, disposte davanti alle difese del campo: prestigiosa testimonianza di vittoria, se ottenuta senza spargere sangue romano; aiuto tempestivo, se gli altri fossero stati respinti……
….Ma Agricola, accortosi del pericolo, mandò a fronteggiarli quattro ali di cavalleria, tenute di riserva per l'emergenza, e li ributtò disordinati in una fuga tanto più impetuosa, quanto maggiore era stata la baldanza del loro attacco.

Questa è la descrizione di un piccolo scontro sulla costa tra la Liguria e la Provenza, sempre tra Otoniani (una forza di marinai,pretoriani e tiratori locali) e Vitelliani (cavalleria e fanteria ausiliaria ). Notare lo schieramento dei Vitelliani: in mancanza di una fanteria sufficiente , si assume uno schieramento quasi “medievale” , cavalleria davanti come arma di attacco e fanteria dietro come protezione. In uno scontro successivo , i cavalieri , simulando la fuga , si voltano ad attaccare la fanteria dispersa dall’inseguimento , una tattica che si ritrova tra i Parti , ma usata anche dai Visigoti a Vouillè nel 507 e dai Normanni ad Hastings.


Valente destinò a contrastare gli Otoniani due coorti di Tungri, quattro squadroni di cavalleria e tutta la cavalleria ausiliaria dei Treviri al comando del prefetto Giulio Classico, ma una parte la
trattenne nella colonia di Forum Iulii, per non favorire, inviando tutte le truppe sul fronte terrestre, un rapido intervento della flotta di Otone dalla parte del mare, lasciato al suo controllo. Dodici squadroni di cavalieri e reparti scelti di fanteria ausiliaria mossero incontro al nemico; vi si aggiunse una coorte di Liguri, vecchia guarnigione locale, e cinquecento reclute di Pannonia, non ancora assegnate ai reparti. Lo scontro non si fece attendere. Questo lo schieramento degli Otoniani: una parte dei soldati di marina, mescolati a gente del posto, teneva le colline vicine al mare; il piano compreso tra le colline e il litorale era occupato dai pretoriani, e sul mare, quasi a continuazione di questi, la flotta, in assetto di guerra e con le prue puntate sul nemico, distendeva il suo fronte minaccioso. I Vitelliani, inferiori per fanteria, puntavano invece sulla cavalleria: dispongono gli alpigiani sulle alture vicine e le coorti, in file serrate, alle spalle dei cavalieri. Gli squadroni dei Treviri si esposero incautamente ai colpi del nemico, e si trovarono i veterani di fronte, mentre di lato vengono centrati da una fitta gragnuola di sassi lanciati anche da gruppi di indigeni, abili in questa tecnica, i quali, mescolati ai soldati, coraggiosi o meno che fossero, si mostravano tutti audaci nella vittoria. A maggiore terrore dei Vitelliani, già soccombenti, la flotta si portò alle loro spalle, sicché, chiusi da ogni lato, sarebbero stati annientati, ma l'oscurità della notte arrestò l'esercito vittorioso, coprendo la ritirata. Ma, pur battuti, i Vitelliani non si diedero per vinti. Chiamano i rinforzi e contrattaccano, cogliendo un nemico che si sentiva sicuro e si muoveva, dopo il successo, con insufficiente cautela. Massacrano le sentinelle, forzano il campo. La flotta vive momenti di panico, ma poi la paura va scemando e gli Otoniani, trinceratisi su un'altura vicina da essi occupata, contrattaccarono a loro volta. Fu una carneficina tremenda e i prefetti delle coorti tungre, per merito dei quali esse avevano tenuto testa al nemico, cadono sotto un nugolo di dardi. La vittoria, tuttavia, costò sangue anche agli Otoniani: i cavalieri nemici, con manovra aggirante, presero in mezzo quanti di loro s'erano buttati incauti all'inseguimento. Poi, come per tacito accordo di tregua che bloccasse le incursioni della flotta da una parte e dei cavalieri dall'altra, i Vitelliani si ritirarono verso Antipoli, municipio della Gallia Narbonense, e gli Otoniani verso Albingauno, città della Liguria interna.

Arriano nel suo breve testo “Schieramento contro gli Alani” descrive come schierò le truppe contro una forza di Alani che aveva invaso la Cappadocia.Gli Alani , una popolazione sarmatica, possedevano una potente cavalleria d’urto armata di kontus (lancia lunga a due mani). Arriano scelse un terreno tra due colline così da avere le ali protette dall’accerchiamento. Mise la fanteria legionaria al centro e quella ausiliaria sulle ali con arcieri e baliste sulle colline e dietro le spalle della fanteria. La fanteria legionaria su 8 ranghi aveva i primi 4 chiusi spalla contro spalla e con il pilum usato come lancia d’arresto e non come giavellotto , mentre gli ultimi 4 armati di lancea , un giavellotto leggero da scagliare sopra le teste dei commilitoni. Cavalleria di riserva e sulle ali completavano la formazione.


In questo passo della guerra giudaica di Flavio Giuseppe si assiste ad una vera carica di cavalleria guidata da Tito in persona.

Gli arcieri , secondo gli ordini ricevuti, tennero in rispetto costoro “( i difensori sulle mura della città giudaica nella pianura di fronte alla quale avviene la battaglia )” impedendo che potessero collaborare alla difesa mentre Tito spronava per primo il suo cavallo contro i nemici: “ (Tito ha con se circa 1000 cavalieri) ” lo seguirono con grida bellicose tutti gli altri dispiegandosi nella pianura lungo tutta la fronte degli avversari si da apparire anche molto più numerosi. I giudei , sebbene stupiti dal loro impeto e dalla perfezione della manovra , resistettero per un poco all’attacco , ma poi , colpiti dalle lance e sbaragliati dalla carica dei cavalieri , vennero travolti e calpestati.

Logistica e guerra d’assedio

 

BALISTA ROMANA

Ad ogni campagna offensiva romana si accompagnava un notevole sforzo logistico per mantenere l’esercito in condizione di combattere per tempo prolungato ( di solito la stagione di guerra cominciava a maggio-luglio e terminava all’inizio dell’autunno , ma erano possibili campagne invernali anche se non troppo lontane dalle proprie basi ). Il necessario per la campagna veniva stoccato preventivamente presso depositi vicini alla zona di operazioni per poi essere trasportato come salmerie dall’esercito durante la marcia in territorio nemico. Le salmerie potevano poi essere lasciate indietro sotto scorta per permettere al resto dell’esercito di marciare velocemente, come Cesare nel 54 a.c. ad esempio.
Gli autori antichi non descrivono mai in dettaglio questo sforzo , quindi si può andare solo per ipotesi. E’ calcolabile che una legione richiedesse circa un migliaio o più di animali da trasporto per le proprie necessità tra muli e buoi (in parte già presenti ,in parte sequestrati ai civili come contributo delle città).
Quando era possibile una parte delle salmerie veniva trasportata usando la flotta lungo la costa o la riva del fiume.
Ad occuparsi degli animali e dei carri c’erano servi e calones , e il loro numero era davvero grande (è stato calcolato da un 50% al 150% del numero degli effettivi combattenti; Tacito ad esempio afferma che Vitelliani e Vespasiani avevano un numero di servi superiore alla dimensione dei rispettivi soldati). Se si considera che un esercito di marcia attirava nella propria coda mercanti, prostitute, famiglie dei soldati,ecc. , si trattava di un vero mondo in movimento.
Anche i calones erano organizzati sotto il comando di un galeario con un vessillo.Lo Pseudo-Igino nella descrizione del suo accampamento (di tre legioni e numerosi ausiliari) dà la cifra di 533 vexillarii. Per Vegezio ogni galeario aveva la responsabilità di circa 200 tra uomini e animali.

Tra i carichi delle legioni c’erano le macchine d’assedio ed ogni legione ne aveva in dotazione più di una settantina tra scorpioni,onagri e baliste. Durante le campagne germaniche non avvennero assedi ma vediamo queste macchine utilizzate per coprire attraversamenti di fiumi o passaggio di ostacoli.

La funzione di queste macchine da tiro era di costringere i difensori sulla mura a non ostacolare le truppe d’assalto. Queste ultime potevano aggredire le mura in vari modi. Si potevano usare arieti per infrangerle, torri mobili per valicarle, scalzarle con tunnel sotterranei, si potevano costruire rampe d’assalto. Una volta catturate le mura ormai la città era condannata a meno che non avesse più cinte come Gerusalemme. In questo caso, si abbatteva un largo tratto delle mura più esterne in modo da lasciare spazio per le nuove operazioni d’assedio.
Quando era necessario un blocco più stretto, si potevano costruire delle fortificazioni che circondassero tutta la città chiudendo ermeticamente la città e proteggendo le truppe dalle sortite dei difensori.


Organica, morale ,quadri e armamento

 

LEGIONARIO,AUSILIARIO E CAVALIERE

L’esercito imperiale da Augusto in poi è sicuramente un esercito professionale e permanente. Gli uomini fanno da 16 a 25 anni di servizio ,a seconda delle unità ,fino al congedo.
28 legioni (poi 25 dopo il disastro di Varo ) proteggono l’impero aiutate da un pari numero o superiore di ausiliari.
Si ricorre ai volontari per riempire i ranghi ma quando non sono sufficienti si ricorre alla leva (specie per gli ausiliari).

Una prima grande divisione tra le truppe romane è quella tra cittadini e non cittadini; i primi servono nelle legioni e nelle unità ausiliarie di cittadini romani , i secondi nelle unità ausiliarie (ali e coorti).
Al tempo di Augusto molti ausiliari servono direttamente sotto i loro capi tribali e somigliano più a quelli del tempo di Cesare che alle formazioni di Traiano ; dopo aver terminato i 25 anni di servizio viene concessa loro la cittadinanza romana.

 

LEGIONARI ROMANI DALLA TARDA REPUBBLICA AL PRIMO IMPERO ( 1 , 2 ) DAL VOLUME OSPREY "THE ROMAN ARMY FROM CAESAR TO TRAJAN"

Ai legionari invece viene assegnato un lotto di terra o un congedo in denaro (pare fosse preferito questo ultimo).
La stragrande maggioranza dei legionari proveniva dall’Italia o dalle province più romanizzate , mentre gli ausiliari più impiegati negli scontri in Germania erano Galli, Germani e Reti.

 

RICOSTRUZIONE CAVALIERE ROMANO

Pure formate da cittadini romani erano le coorti pretoriane che vediamo accompagnare i principi della casa imperiale nelle loro campagne.

Una legione era formata da più di 5000 uomini su 10 coorti , 30 manipoli e 60 centurie con 120 cavalieri (più avanti nel corso del I secolo d.C. la prima coorte sarà su 5 centurie con organici doppi).Tutta una serie di specialisti erano presenti negli effettivi per compiti particolari (amministrazione, assedi, logistica, fortificazioni,ecc).Le centurie erano comandate da un centurione aiutato da un optio , mentre la coorte ,dal centurione della prima centuria dei triarii. Il primipilo comandava la prima centuria dei triari nella prima coorte ed entrava nel consiglio di guerra. Un tribuno equestre era responsabile di due coorti ; il prefetto del campo era responsabile dell’accampamento e dirigeva le operazioni d’assedio. Il legato propretore ex-pretoriano era il comandante con un tribuno senatorio come suo vice (in realtà il compito di questa figura , di solito un ragazzo di vent’anni era più di apprendere il mestiere che dovrà svolgere quando sarà a sua volta legato tra molti anni). La cavalleria comandata da centurioni (e non decurioni) , era forse affidata ad un tribuno “di sei mesi” proveniente probabilmente dalla nobiltà provinciale.

Le ali di cavalleria erano di circa 500 uomini , guidate da decurioni e comandate da un prefetto equestre.
Le coorti di fanteria erano sempre su 500 uomini , guidate da centurioni , sempre affidate a prefetti della classe dei cavalieri.
Le coorti equitate e le unità miliarie non rientrano nel periodo in questione.

Per la flotta la situazione era un po’ diversa. Il comando delle varie forze navali era affidata a prefetti equestri , con navarchi comandanti gruppi di navi e centurioni o trierarchi come comandanti di nave.I marinai potevano essere liberti o peregrini (ma c’era una minoranza di cittadini romani) e ricevevano la cittadinanza latina alla fine del servizio.
Se per gli ufficiali di estrazione senatoriale in realtà il servizio nell’esercito era solo una parte relativamente breve della loro carriera politica (il che non significa che fossero incompetenti) , per quelli equestri era una parte essenziale e lunga che apriva la strada alle grandi prefetture; questa classe aveva quindi un carattere decisamente più militare. I centurioni provenivano in parte dai ranghi in parte erano già arruolati con il grado (è stato calcolato circa la metà) ; un po’ come per gli eserciti prenapoleonici quando il grado degli ufficiali poteva essere comprato , la provenienza famigliare e le raccomandazioni di persone influenti (patronato) facevano la differenza (esiste il caso di un centurione di 18 anni e di prefetto di coorte di 14) anche perché le spese iniziali sostenute da un centurione per il suo equipaggiamento erano di circa 40000 sesterzi ; molti altri erano invece soldati di cavalleria promossi.

Il morale delle truppe era normalmente molto alto. Un misto di disciplina, punizioni , ricompense e decorazioni, patriottismo, sentimento religioso, esercitazioni, spirito di corpo si combinavano nel formare un’ottima combinazione.
Flavio Giuseppe afferma che le esercitazioni più dure che la guerra vera, rendevano i soldati romani migliori di tutti gli altri. Anche se, dice più avanti, il loro morale era dettato anche dalla consapevolezza delle precedenti vittorie. Questo poteva infatti cadere bruscamente dopo una battaglia sfortunata ed era poco consigliabile riutilizzare immediatamente un’unità da poco sconfitta in battaglia. Il tasso di diserzione era solitamente alto specie durante le campagne ,anche per la durezza della vita e spesso tranne che in momenti di crisi si evitava di applicare la pena massima ai non recidivi (notare che Tacito mette in evidenza la severità con cui Corbulone punisce anche questi ultimi). Altro fattore che poteva ridurre l’efficacia delle truppe era senz’altro il mandare distaccamenti lontani anche per anni dall’unità madre per compiti di presidio o polizia.
Mantenere comunque un morale elevato era il compito essenziale del buon generale , prima ancora della tattica; truppe determinate potevano vincere anche in situazioni tattiche sfavorevoli , difficilmente avveniva il contrario. Il buon generale che arriva e ristabilisce la disciplina prima della vittoria compare spesso nelle opere storiche romane.
Nel complesso però i comandanti romani sapevano come mantenere alto il morale delle proprie truppe anche in situazioni difficili e questo spiega in buona parte i loro successi.

 

RICOSTRUZIONE SELLA ROMANA

L’armamento variava a seconda dell’unità in cui si militava e le spese dell’equipaggiamento venivano detratte dalla paga del soldato.
Il normale legionario indossava una corazza di maglia o di scaglie (incerta la data dell’esatta introduzione della lorica segmentata , ma le tre corazze furono usate in pari misura ) ; portava una scutum di forma rettangolare, un gladio , spada a doppio filo e appuntita con la lama lunga da 40 a 60 cm, un pilum, giavellotto pesante dalla punta uncinata che rimaneva conficcato negli scudi avversari, un pugnale e naturalmente un elmo e uno o due schinieri.

L’armamento del cavaliere differiva poco da quello del fante; dalla descrizione fatta da Flavio Giuseppe del normale cavaliere romano , risulta che portasse elmo , corazza (normalmente a scaglie) , lancia , spatha (simile al gladio ma con la lama di 70-90 cm) , una faretra con tre giavellotti, uno scudo rettangolare o esagonale.

Il normale ausiliario portava elmo ,corazza (maglie o scaglie) , scudo ovale (clipeus), spada corta o lunga, lancia (ma al tempo di Augusto molti probabilmente non portavano ancora la corazza ).Completavano il quadro ausiliari con armamento più specifico come arcieri o frombolieri.

Organizzazione militare franca

L’esercito carolingio fu dal crollo dell’impero d’occidente l’organizzazione militare più efficiente nell’ Europa occidentale. Fu necessario aspettare il tardo medioevo per avere ancora un’organizzazione così complessa , favorita di certo dal maggior accentramento del potere reale (che ebbe più successo nel campo militare che in quello politico da questo punto di vista).Al di là della sua struttura i successi carolingi possono attribuirsi ad una buona leadership, un’amministrazione adeguata e truppe dal morale superbo.

Strategia

 

DIREZIONI DELLE CAMPAGNE DI CARLO MAGNO DAL LIBRETTO OSPREY "AGE OF CHARLEMAGNE"

Se la condotta militare di Pipino II e Carlo Martello fu principalmente difensiva e mirante a ripristinare l’autorità centrale sulle province che si erano rese semiautonome durante l’ultimo periodo merovingio, Pipino III portò i propri eserciti anche in territori non facenti parte del Regnum Francorum.
Favorita sicuramente da un miglioramento qualitativo e strutturale dell’esercito , questa spinta offensiva raramente si concretizzò in un’occupazione territoriale lasciando i confini franchi quasi invariati ; i primi tre governanti carolingi sembrano avere avuto in comune l’obbiettivo di riunificare il Regnum Francorum nei suoi confini storici e preservarlo dagli attacchi esterni.
Carlo Magno al contrario attuò una politica di espansione , forse guidata da una diversa visione del suo ruolo come sovrano , più romana e imperiale ( Imitatio Imperii ) rispetto a quella del padre.
Furono ben pochi gli anni del suo regno in cui non fu in guerra.Aiutato da uno strumento bellico superiore a quello degli avversari (e anche approfittando delle loro crisi interne) , quasi raddoppiò l’estensione dei suoi territori espandendo di pari passo il sistema amministrativo franco.

Di solito le campagne venivano pianificate l’anno prima durante le assemblee comiziali dell’autunno e ai comes dei territori coinvolti nelle operazioni di reclutamento venivano date chiare indicazioni su quanti uomini reclutare dai loro territori, come dovevano venire armati, i rifornimenti da approntare, il numero di carri, il foraggio da riservare alle truppe in marcia , il luogo di raduno dove portare le truppe.

Le operazioni cominciavano a maggio quando spuntava il primo foraggio e continuavano fino all’autunno. Ma l’esercito era in grado di portare avanti anche campagne invernali.

Normalmente il territorio nemico veniva attaccato da più direzioni convergenti approfittando della superiorità numerica (come in occasione dell’invasione dell’Italia longobarda , della Baviera , della Boemia) , rendendo inefficace la difesa ai confini , costringendo l’avversario a dividere le forze o a ritirarsi nel centro del suo territorio.
La devastazione era usata senza limiti verso gli avversari recalcitranti.
Marce notturne e velocità erano le caratteristiche dei migliori eserciti di Carlo Magno (basta vedere la marcia dall’Italia al Reno con l’esercito nel 776 nell’arco di una sola stagione).
La capacità di trasportare i propri rifornimenti garantiva anche la possibilità di penetrare in territorio nemico per centinaia di km (nel 791 contro gli Avari).

Strategia prettamente offensiva quindi.Agli attacchi contro il proprio territorio seguivano sempre rappresaglie in profondità in quello nemico. Solo verso la fine del regno si assiste ad una stabilizzazione dei confini con la costruzione di fortificazioni presidiate con guarnigioni fisse ; molte città dell’interno rinunciarono alle loro mura cedendole a privati come cave , trovandosi vulnerabili agli attacchi via mare o via fiume di Vichinghi o dei Saraceni negli anni successivi alla morte di Carlo Magno.

Un esempio di campagna esemplare contro un nemico di livello equivalenteè la conquista di Barcellona dell’801 da parte dell’esercito goto-aquitano di Luigi , re di Aquitania e responsabile delle operazioni contro i Mori di Spagna. Le forze di invasione vennero divise in tre formazioni : una forza di riserva rimase a Roussillon con Luigi , una venne incaricata di investire la città, un’altra si posizionò come forza di copertura contro un eventuale esercito di soccorso saraceno presso Saragozza. In effetti l’esercito saraceno inviato dal Califfo di Cordova arrivò , subendo un attacco di sorpresa che lo sbaragliò. A questo punto anche la forza di copertura si unì all’assedio della città che si protrasse anche durante l’inverno fino alla sua resa.

Tattica

E’ inesatto pensare che l’esercito di Carlo Magno fosse composto da sola cavalleria corazzata , mentre gli eserciti franchi precedenti ne fossero sprovvisti. La cavalleria fu sempre presente , anche se agli occhi dei cronisti bizantini abituati al loro tipo di eserciti poteva sembrare poco numerosa. Ex-federati romani in Gallia come Taifali e Sarmati , sono segnalati da Gregorio di Tours come aver mantenuto la loro specificità etnica e forse le loro tradizioni belliche di cavalieri , incorporati quindi in questa veste nelle armate franche.
La maggior parte dell’esercito era composta da fanteria montata/cavalleria leggera e fanteria ; la corazza (brunia) era richiesta ai soli possessori di più di 12 mansi di terreno (un manso era la terra necessaria a mantenere una famiglia); per fare un confronto presso i longobardi l’equipaggiamento da cavaliere corazzato era richiesto dai 7 mansi in su. Anche le unità a diretto servizio del re e i seguiti dei funzionari più facoltosi possedevano l’equipaggiamento completo e combattevano come cavalleria d’urto in formazione.
Il resto della cavalleria seguiva una tattica di schermagliatori con attacchi continui con lance e giavellotti. Non è escluso che all’occorrenza smontassero , usando la lancia come arma d’asta, oppure l’arco da distanza.
In battaglia il ruolo della fanteria era di supporto ravvicinato agli attacchi dei cavalleggeri con archi , lance e sax ; schierata a falange la fanteria formava un muro di scudi che permetteva alla cavalleria di riorganizzarsi (“Fermi nei ranghi come un muro di ghiaccio” nella cronaca araba di Poitiers) ; dal testo di Rabanus “De procinctu romanae miliciae” sappiamo che la fanteria franca era addestrata a marciare e caricare in formazione.
Carlo Magno diede un forte impulso all’uso dell’arco e delle fionde da parte delle fanteria leggera , ma non riuscì ad aver successo con gli arcieri montati.

C’è il riferimento durante la campagna che porterà a Suntel dell’uso di forze esploranti.
Trombe erano usate come segnali sonori, mentre stendardi e drachi come punti di raduno delle unità e come guida negli attacchi. Non comune ma a volte usata è la riserva tattica.
Un tipico scontro con una formazione appiedata sassone o slava poteva svolgersi così: dopo aver indebolito la linea nemica (tipicamente un muro di scudi) con tiri d’arco e giavellotto da parte dei fanti e della cavalleria leggera , la cavalleria corazzata caricava a fondo frontalmente e sui fianchi cercando di rompere lo schieramento nemico. Se non riusciva si ritirava dietro la propria fanteria per riorganizzarsi , coperta dalla cavalleria leggera. Alternativamente per rompere la formazione nemica , la cavalleria poteva impiegare la tattica della finta fuga ; chiamata “Toloutegon” da Arriano nella sua “Tactica” (in cui ci dice che si tratta di una manovra di origine celtica), consisteva nel simulare la fuga a poca distanza dal nemico e costringerlo a rompere la propria coesione nell’inseguimento per poi voltarsi e colpirlo.

Esercitazioni sotto forma di giochi di guerra , era organizzate tra forze di pari livello , che simulavano tra di loro cariche, ritirate ,attacchi con armi da lancio. A livello individuale ci si esercitava con le lance contro dei bersagli , sul modello delle quintane. Uno di questi giochi di guerra è descritto da Nitardo , nipote di Carlo Magno, a Verdun nell’842:

A scopo di addestramento, giochi sono spesso organizzati in questo modo.I combattenti sono disposti in luoghi dove possono essere visti.L’intero gruppo di Sassoni,Guasconi,Austrasiani e Bretoni fu diviso in due unità di uguale dimensione.Essi caricarono in avanti da entrambi i lati , venendosi incontro a piena velocità. Allora [prima del contatto], una delle due parti girò e sotto la protezione dei propri scudi simulò la fuga. Dopo , questi impegnati nella finta ritirata ,contrattaccarono e gli inseguitori simularono a loro volta la fuga. Allora i due re [Luigi il Germanico e Carlo il Calvo] e tutti i giovani lanciarono un gran urlo caricando in avanti sui loro cavalli brandendo le lance. Adesso un gruppo fingeva la ritirata e dopo l’altro.Fu uno spettacolo degno di essere visto sia per la sua nobiltà sia per la sua disciplina.

Testo tattico di riferimento era l’opera di Vegezio , spesso sotto forma di epitome con commenti per meglio adattarlo ai “tempi moderni” da Rabanus , anche se non è chiaro quanto fosse derivato da questo ultimo quanto fosse esperienza dei comandanti.

 

STUTTGART PSALTER - 825 D.C. : CAVALIERE CORAZZATO FRANCO , NOTARE LA MANCANZA DI STAFFE

Si possono meglio osservare le varie possibilità tattiche del periodo dalle descrizioni di scontri tra il VIII e X secolo:

- a Suntel (vedi sotto) una forza sassone si era attestata a difesa su un fianco di una collina ; lo schieramento dei franchi , prima della madornale imprudenza dei comandanti di una parte delle truppe, fa intuire che il piano di battaglia originale fosse un movimento a tenaglia coordinato da due direzioni differenti per togliere ai Sassoni il vantaggio della posizione.
- Nella battaglia di Andernach nel 876 , Luigi il giovane re dei franchi orientali , sconfisse Carlo il Calvo re dei franchi occidentali , negando il proprio centro. Venuto infatti a sapere ,tramite i propri esploratori, che Carlo preparava un attacco notturno al suo campo , Luigi fece trovare il suo esercito già schierato. Al centro in posizione avanzata mise una forza di fanteria sassone armata alla leggera in modo da spingere l’avversario ad attaccare qui, mentre sulle ali in posizione arretrata c’erano le forze di cavalleria. L’intero schieramento aveva una forma ad arco. Carlo , sorpreso di trovare i Franchi orientali schierati ad attenderlo, fece caricare subito il debole centro sassone. Dopo una resistenza iniziale , questo incominciò a ritirarsi sotto il peso dei Franchi occidentali, i quali però incuneatisi nello schieramento di Luigi vennero colpiti ai fianchi e alle spalle dalle ali di cavalleria con effetti devastanti.
- A Riade nel 933 , Enrico I individuò una forza di razziatori di cavalleria leggera magiara ; il problema era come costringere i Magiari allo scontro corpo a corpo con la cavalleria pesante sassone , data la maggior velocità dei primi. Tenendo la forza pesante nascosta usando il terreno , Enrico usò una piccola forza di cavalleria leggera turingia , che doveva svolgere il ruolo dell’esca, attirando con una finta fuga i più numerosi ungari a portata della cavalleria pesante. Nelle istruzioni di Enrico ai suoi sassoni, c’è tutta la teoria su come si svolgeva una carica contro un nemico come i Magiari :

Quando state caricando per il contatto iniziale con il nemico,nessuno di voi tenti di distanziare i compagni semplicemente perché ha un cavallo più veloce. Riparatevi il fianco con il vostro scudo e intercettate la prima salva di frecce con esso. Solo allora caricate con tutta la velocità che potete, così che , prima di poter tirare una seconda volta, sentano le ferite inflitte dalle nostre armi

- Nel 891 , una banda di vichinghi , inseguita dalla cavalleria di Arnolfo trovò rifugio in un campo fortificato lungo il fiume Dyle , protetta da una palude. Impossibilitato ad attraversarla a cavallo , decise di attaccare facendo smontare i propri uomini.I suoi
consiglieri gli suggerirono però di lasciare anche una riserva montata alle sue spalle per prevenire eventuali imboscate.


Logistica e guerra d’assedio

 

GOLDEN PSALTER (META' IX SECOLO) - ASSEDIO DI FORTEZZE - SI VEDONO FANTI E CAVALIERI ; NOTARE UN RARO CASO DI CAVALIERE CHE SCAGLIA FRECCE DA CAVALLO

Nonostante le pratiche d’assedio non riguardino la campagna di Sassonia, i Franchi avevano dovuto affrontare il problema fortificazioni in Aquitania, Italia, e Spagna. In questa situazione la fanteria giocava un ruolo maggiore che in campo aperto. Gli annali di Fulda narrano come durante l’assedio di Bergamo i fanti avanzassero sotto le mura formando una testudo con gli scudi sopra la testa per ripararsi dai colpi degli assediati.
Non tutta l’arte poliercetica antica era stata dimenticata , soprattutto perché la frequenza delle guerre non permetteva di farlo ; Gregorio di Tours e altri autori parlano dell’impiego di arieti , testuggini e terrazzamenti.
Più controversa la presenza di artiglieria a bilanciere e a torsione ; si sa che verso la metà del IX secolo erano in uso presso i Carolingi pietraie e mangani e durante l’assedio di Sigisburg nel 775 gli annali narrano l’uso da parte dei Sassoni di malaingenia e pietraie (anche se li usano talmente male da far più danno a se stessi ) ma sembra essere più un’aggiunta posteriore al racconto. E’ incerto se al tempo di Carlo queste armi da getto fossero già in uso.Nelle fonti però il termine machinae compare spesso riferito agli eserciti merovingi e visigoti ; giova ricordare che nella notitia dignitatum due fabbriche di baliste sono in Gallia e che gli artigiani specializzati erano merce preziosa per gli eserciti (come dimostra il comportamento di Scipione dopo la conquista di Nuova Cartagine ) , inoltre l’onagro era stato estremamente semplificato nel basso impero.
La costruzione di queste macchine era affidata a magistri ed artefices , artigiani specializzati, spesso itineranti.
A queste tecniche i difensori rispondono con lanci di pietre , materiale incendiario, armi da lancio e altre macchine.
Le città che possedevano ancora le mura romane si rivelavano un problema serio per gli assedianti e di solito erano prese con un assedio sistematico , spesso per fame e qui la capacità carolingia di mantenere in campo l’esercito anche durante l’inverno costituiva un vantaggio. Pavia e Barcellona vennero prese dopo mesi di assedio. Campi fortificati erano costruiti di fronte ad ogni porta e trinceramenti li univano in modo da chiudere l’intero perimetro.
La struttura delle fortificazioni del periodo (castrum, castellum,oppidum) ricalcano i modelli tardo-romani per lo più, ma in Sassonia si sfruttarono anche i castrum Sassoni già esistenti.

 

PIANTA DI FORTEZZE CAROLINGE LA PRIMA IN STILE TARDO ROMANO , LA SECONDA DI ORIGINE SASSONE DAL LIBRETTO OSPREY "AGE OF CHARLEMAGNE"

La logistica carolingia era molto più evoluta di quella dei regni romano-barbarici che l’avevano preceduta e permetteva di mobilitare più uomini e per più tempo.I funzionari provinciali erano tenuti non solo ad organizzare la leva e le armi per gli uomini, ma a preparare i carri con l’equipaggiamento necessario ( attrezzi da costruzione, armamento di riserva,vestiti ,ecc) , gli animali da traino, quelli usati come scorte alimentari, i conduttori dei carri ; artigiani specializzati lavoravano alla produzione di armi per le truppe della regione. Ad ogni uomo dovevano essere forniti 3 mesi di vettovaglie a partire dall’attraversamento del confine definito (che si modificava a seconda del punto di partenza , ad esempio il Reno era il confine di chi partiva dalla Loira, l’Elba per chi partiva dal Reno,ecc).
Erano inoltre obbligati a lasciare 2/3 del foraggio della regione a disposizione dell’esercito, a tenere in buono stato ponti e battelli.
I demani regi dovevano fornire carri di dimensione standard , con coperture di cuoio , adatti ad attraversare i fiumi.
Flotte fluviali e marine erano impiegate per trasportare i rifornimenti e gli uomini laddove era possibile; il tentativo di costruire un canale dal Reno al Danubio , avrebbe permesso di un rapido spostamento lungo il principale asse di movimento dell’Impero.

Organica, morale ,quadri e armamento

 

IL GOLDEN PSALTER : DETTAGLIO DI REPARTO DI CAVALLERIA,NOTARE IL PORTASTENDARDO CON IL DRACO , IL CAVALIERE CORAZZATO CON LA LANCIA LUNGA E LA CAVALLERIA LEGGERA CON LA LANCIA CORTA TRA CUI IL PORTA SCUDO

Il potenziale umano degli eserciti di Carlo Magno è difficile da stabilire ; le cifre degli studiosi variano da cifre molto basse a diverse decine di migliaia come potenziale umano mobilitabile.
Werner , partendo dal calcolo dei pagi,vescovadi,civitate all’interno dell’impero oppure dal numero di vassalli diretti di Carlo , e considerando da 20 a 50 cavalieri leggeri e pesanti per contea o vassallo , arriva a dire che i carolingi avevano un potenziale di 35000-36000 cavalieri mobilitabili e 100.000 fanti (naturalmente solo una parte minima era impiegata in una campagna).
L’esercito mobilitato per la campagna contro gli Avari viene valutato da Contamine in 35000 uomini , 20000 cavalieri e 15000 fanti ( per l’autore dello Strategikon di due secoli precedente ai Carolingi, un esercito di 15000 uomini era di grossa dimensione ).
Per le normali campagne è più probabile che le cifre degli eserciti variassero dalle 2000 alle 10000 unità in buona parte a cavallo.

Al di là delle cifre effettive il numero di truppe a disposizione era sufficiente per rischiare la divisione dell’esercito in più raggruppamenti anche contro nemici come gli arabi di Spagna e gli Avari.
L’esercito franco era formato da due tipi di truppe : gli uomini arruolati con il banno per una stagione di guerra e i guerrieri professionisti che formavano le truppe reali e i seguiti dai vari comes e signori immunitari.
Nella prima categoria rientravano sia le milizie , che arruolate senza tener conto del censo avevano solo scopi di difesa del territorio , sia gli uomini il cui patrimonio (terriero o equivalente) li rendeva selezionabili per la leva scelta (qualcosa di simile al fyrd anglosassone) e quindi a partecipare alle campagne. Nel VIII secolo tutti coloro che possedevano almeno un manso di terreno erano soggetti alla leva scelta ; più tardi il limite fu alzato e fino a 4 mansi di proprietà ogni uomo era sottoposto all’arruolamento. Un proprietario di 3 mansi , doveva equipaggiare uno di un manso e badare alla sua proprietà mentre questo era in guerra.Stesso ragionamento con due proprietari di due mansi e con 4 da un manso.La mancata capacità di partecipare alla leva comportava il pagamento di una multa, l’aribanno, di 60 solidi (difficilmente però si pagava in moneta, ma in beni), che se non in grado di essere pagati comportavano la servitù in favore del re fino al pagamento del debito.Il non presentarsi ad una mobilitazione generale del regno (Lantweri) comportava la pena di morte.L’abbandono dell’esercito senza autorizzazione comportava parimenti la morte.L’equipaggiamento era proporzionato alla ricchezza , se infatti il proprietario di un manso era un fante leggero o uno schermagliatore con arco o fionda , man mano che il valore della proprietà cresceva , ci si doveva equipaggiare come un fante pesante , cavaliere e infine a 12 mansi come cavaliere corazzato. Per ogni manso oltre i 12 il proprietario era costretto ad equipaggiare un altro uomo in proporzione al valore (ad esempio con 24 mansi due cavalieri corazzati oppure 1 con 12 arcieri).

 

TRIER APOCALYPSE: UNA DELLE PRIME RAPPRESENTAZIONI DI GUERRIERI CAROLINGI

Le truppe regolari , cioè quelle formate da guerrieri professionisti , erano di vari tipi ; di questi molti erano unità direttamente a disposizione dell’imperatore , composte per lo più da giovani guerrieri stanziati attorno al palazzo. Essi formavano oltre ad un piccolo esercito permanente, anche una riserva di ufficiali per le unità di mobilitazione. Sotto Luigi il Pio , queste unità di elite dovevano essere pronte alla marcia entro 12 ore dalla chiamata.
Possiamo suddividerli in questi gruppi:

1 Expediti milites – il grado più basso e numeroso, comandati da ministeriales chiamati capitanei.
2 Gli Antrustiones – il seguito personale del sovrano e la sua guardia del corpo
3 Gli Scholares - i figli della nobiltà che prestava servizio a corte e si addestrava per i compiti di comando sotto ufficiali anziani.
4 Vassalli – sono gli uomini che avevano prestato giuramento al re e fornivano oltre se stessi anche i loro seguiti

A questi vanno aggiunte le truppe professioniste che ogni comes o signore teneva al proprio servizio che si aggiungevano alla leva fatta sul proprio territorio
Ad esempio l’abbazia di St.Riquier, che possedeva 1.440 mansi , teneva a servizio permanente nel villaggio che la circondava 110 milites , cavalieri corazzati a tempo pieno , più un imprecisato numero di fanti e cavalieri leggeri arruolati alla bisogna.
La fedeltà di questi vassalli (spesso persone di condizione inferiore ,“servus o puer” , oppure mercenari presi a servizio permanente) era molto forte e a Suntel seguirono i loro signori nella morte.

Un tipo di unità molto menzionata nelle fonti è la scara (scarae al plurale) ; spesso si pensa si riferisca ad un unità ben definita di professionisti come la legione e a volte nelle fonti appare in questo senso (ad esempio la “Scara Francisca” , oppure i forti di confine presidiati da Scarae) ; in altri contesti però sembra riferirsi ad unità create ad hoc da una parte dell’intero exercitus oppure viene usato come termine generico per indicare un’unità militare.

 

DA SINISTRA A DESTRA: CAVALIERE CORAZZATO DELLA SCHOLA, LEVA CONTADINA,CAVALIERE CORAZZATO BRETONE DAL LIBRETTO OSPREY "THE AGE OF CHARLEMAGNE"

L’ufficialità era fornita dagli stessi funzionari civili che comandavano gli uomini della loro amministrazione, oppure provenivano dai quadri professionisti delle truppe reali. A livello più alto i comandanti erano i funzionari di palazzo spesso parenti dello stesso re.
Il morale dell’esercito carolingio era molto alto rispetto ai suoi diretti avversari; da un lato ciò era dovuto a precedenti successi (in pratica c’era una campagna all’anno) e alla possibilità di avanzamento sociale, dall’altro ai legami tribali ed etnici ; molti uomini sceglievano la morte se il loro signore cadeva. Molto peso aveva anche la presenza di prelati sul campo di battaglia , molti con una loro preparazione militare. Vestiti con abiti suntuosi in mezzi a guerrieri con abiti sobri , cantando salmi per i caduti e aiutando nella cura dei feriti , ottenevano un grosso effetto morale.
L’ubriacarsi o l’incoraggiare a bere al contrario erano puniti.
La panoplia di base consisteva per il cavaliere di lancia,scudo,spatha,scramasax,arco,frecce , per il fante lancia, scudo, arco con 11 frecce e due corde d’arco.
Un commento a parte merita l’equipaggiamento, che era cambiato di poco rispetto al tardo impero romano:

• La corazza era di maglia con maniche corte nella maggior parte dei casi ; non si è certi se le corazze di scaglie che si vedono nelle raffigurazioni esistessero davvero o fossero solo artifici artistici per dare un tocco di classicità
• La lancia , simile a quella usata 300 anni prima possedeva due arresti laterali, che potrebbero aver svolto sia una funzione di blocco contro i fendenti nemici nel caso la lancia venisse usata come arma d’asta , che di arresto contro della penetrazione per evitare che si incastrasse nel corpo del nemico
• La spatha, con il caratteristico disegno damascato era la stessa dell’epoca delle invasioni. Più avanti venne sostituita da una spada laminata a tagli non paralleli, più leggera e maneggevole
• La sax o la sax lunga era una spada più o meno delle dimensioni del gladio ad un solo taglio e appuntita , usata per lo più dalla fanteria
• Lo scudo era simile al vecchio scudo rotondo o ellittico germanico e costituiva la principale attrezzatura difensiva per molti
• L’arco franco derivava dal vecchio arco germanico non composito . I Longobardi forse ne usavano invece di compositi su imitazione di avari e bizantini
• Le staffe non si diffusero completamente se non durante il IX secolo
• L’elmo era il caratteristico Spangenhelm con nasale; si discute se esistesse l’elmo a calotta simile a quello tardo romano o fosse una convenzione artistica

 

DA SINISTRA A DESTRA: SCARITA AUSTRASIANO , CAVALLEGGERO GUASCONE, GASINDIUS LONGOBARDO DAL LIBRETTO OSPREY "THE AGE OF CHARLEMAGNE"

Ma la natura regionale delle armate franche faceva si che molte unità mantenessero le loro peculiarità di armamento e combattimento:

• I Bretoni combattevano soprattutto come cavalleria corazzata con lancia pesante , giavellotti, scudi e spada. In alcune illustrazioni anche il cavallo sembra essere corazzato
• Gli Aquitani fornivano cavalleria e fanteria leggere , soprattutto i Guasconi. La fanteria proveniente dalle città assieme a quella della Provenza era impiegata come forza di presidio
• Truppe di disertori arabi erano impiegati nella marca spagnola
• I Turingi fornivano cavalleria leggera
• I Frisoni e i Sassoni fanteria
• Cavalleria gotica proveniva dalla Septimiana
• L’Italia longobarda forniva un’ottima cavalleria pesante sullo stile di quella degli Avari , corazzata e ben armata con una lunga lancia tipo kontus. Queste truppe fornivano una delle principali componenti delle forze di invasione franche contro gli Avari nel 795-796


IL PIATTO D ISOLA RIZZA DI ORIGINE BIZANTINO-LONGOBARDA RITRAE UN CAVALIERE CORAZZATO CON KONTUS E ARMATURA LAMELLARE DAL LIBRETTO OSPREY "THE AGE OF CHARLEMAGNE"

 

I nemici

I Germani

Per la descrizione dei popoli germanici abbiamo la fortuna di possedere il testo di Tacito “La Germania”. L’autore dà una descrizione dei costumi e della società come la riportavano le fonti romane del periodo (altri autori, mercanti, soldati) , anche se il leitmotiv dell’opera è una critica dei costumi “immorali” dei romani della sua epoca rispetto a quelli semplici dei barbari d’oltrereno con tutte le esagerazioni ed errori che questo fine comporta.
I Germani erano divisi in tribù a volte in conflitto tra di loro a volte riunite in leghe a carattere religioso ; ogni tribù era a sua volta divisa in clan.
Le classi sociali erano: schiavi , liberti, liberi, nobili.

 

GUERRIERI GERMANI DEL I SECOLO D.C. DAL LIBRETTO OSPREY "ROME ENEMIES: GERMANICS AND DACIANS"

L’economia era basata sull’agricoltura e sull’allevamento ; la popolazione viveva concentrata in villaggi più o meno grandi ( di circa 800 abitanti , fattorie isolate comprese , a volte fortificati).
Sappiamo che i Catti avevano una capitale , Mattio , probabilmente uno di questi centri abitati.Ogni villaggio corrispondeva ad un clan , ed era governato da un Hunno , il magistrato dei testi romani.
La nobiltà (i principi delle fonti romane) estendeva la sua influenza su interi distretti (Gau), vivendo in dimore fortificate isolate con i propri seguiti ( si veda Segeste assediato da Arminio ne 15 d.C.) ; a volte uno di questi riusciva ad estendere la propria influenza e a farsi dichiare re , ma si trattava di monarchie molto fragili a causa della competizione interna alla grande nobiltà (ad esempio la fine di Marabodo e dello stesso Arminio).
Si tenevano inoltre assemblee di tutti i liberi adulti atti alle armi dei vari clan della tribù con i principi , dove venivano prese deliberazioni comuni tra cui la guerra e si proponevano spedizioni di razzia.
Il successo , la potenza e l’influenza di un nobile si misuravano sulla ricchezza (misurata sul bestiame posseduto) e sulla fama in guerra; i più influenti riuscivano ad attirare e mantenere seguiti di guerrieri (comitati) consistenti. In quest’ottica la razzia era un modo per arricchire se stessi e il proprio seguito ed aumentare la propria fama. Un guerriero poteva spostarsi da tribù a tribù alla ricerca del condottiero più famoso da servire. La lealtà del seguito di un re o di un nobile era assoluta.Sappiamo che le tribù potevano costruire muri o fortificazioni difensive contro le altre popolazioni , come quella degli Angrivarii al confine con i Cheruschi e strade su argini per l’attraversamento delle paludi.

 

MAPPA GERMANIA MAGNA

In caso di guerra l’assemblea dei guerrieri nominava un “dux” per la durata del conflitto ; di solito lo scontro tra due tribù avveniva in un luogo prestabilito , ma la battaglia che seguiva era comunque sanguinosa e aveva ben poco di rituale, se non nel sempre possibile sacrificio successivo dei prigionieri da parte dei vincitori.

 

ABITO TIPICO DEL NORD DELLA GERMANIA NEL I SECOLO D.C. DAL LIBRETTO OSPREY "ROME ENEMIES: GERMANICS AND DACIANS"

La maggior parte delle truppe tribali era formata dalla popolazione con un armamento abbastanza limitato : scudo ( di forma rettangolare) , framea (una lancia corta adatta anche per il lancio) o picca. Pochissimi indossavano una forma di protezione alla testa. Meglio armati i nobili e il loro seguito con corazze di maglia, elmi, spade lungo di tipo celtico o corte. La cavalleria non era capace di compiere manovre complesse come quella romana ma caricava a fondo , spesso mischiata alla fanteria leggera.La fanteria si organizzava per clan in colonne di attacco dette cunei. Se i comitati erano formati da guerrieri professionisti sempre pronti , l’intera forza armata di una tribù impiegava parecchio tempo a mobilitarsi ; questo era un netto svantaggio contro l’esercito romano che si muoveva molto velocemente , non a caso le imboscate capitavano sempre durante il ritorno dei Romani alla base di partenza.

Cauci e Frisi abitavano le rive del mare del nord; vicino al Reno c’erano Catti, Bructeri, Usipi, Tencteri. I primi avevano fama di essere i più disciplinati in guerra mentre i Tencteri erano famosi come cavalieri.Sul Weser abitavano i Cheruschi e gli Angrivarii. Alle loro spalle fino all’Elba c’erano varie popolazioni della confederazione degli Svevi (come i Semnoni e gli Ermonduri ) e i Longobardi.Molti di questi nomi indicavano forse raggruppamenti più grossi di popoli affini piuttosto che singole unità. Per i Catti e i Cheruschi probabilmente vale la prima ipotesi.

La popolazione di una singola tribù variava secondi i calcoli del Delbruck da 20.000-25.000 a 30000-40000 per le più grosse , con un numero di uomini atti alle armi variabile da 6.000 a 10.000.La popolazione totale nell’area Reno-Elba è calcolata in circa un milione di abitanti.


I Sassoni

 

GUERRIERI SASSONI DEL IV E V SECOLO DAL LIBRETTO OSPREY "ROME ENEMIES: GERMANICS AND DACIANS"

Come tutte le tribù della Germania, erano un popolo fiero,adoratore del diavolo, ostile alla nostra religione,che non considera disonorevole trasgredire o violare tutte le leggi umane e divine”, così Einardo , nella sua vita di Carlo Magno , descrive i Sassoni.
Bisogna specificare che esistevano due gruppi di Sassoni : i Sassoni storici che vivevano a nord dell’Elba (forse a loro volta una confederazione) e i Sassoni nati dalla fusione di popoli già presenti a ovest dell’Elba ai tempi dei romani , come i Cauci o gli Angrivarii. I Franchi non li differenziavano per tribù ma li raggruppavano per zone: i Westfali a ovest , gli Ostfali ad est ,gli Engern (o Angriani) nella regione del Weser, i Nordalbigiani oltre l’Elba.
Di religione pagana erano considerati molto aggressivi, anche se non famigerati e pericolosi come Avari e Longobardi.
La loro organizzazione era essenzialmente tribale come i Germani di 5 secoli prima. Erano divisi in quattro classi sociali : i nobili (Edelinge) , gli uomini liberi (Frilinge), i semiliberi (Liti) non possessori di terre e tributari dei nobili e i servi.
Frazionati in libere comunità erano organizzati in cantoni (Gaue) governati dai nobili ad esempio la Vimodia o Barden tra il Weser e l’Elba.Ogni anno c’era un’assemblea delle tribù sassoni sul Weser a Marklo (anche se questa informazione è riportata da fonti successive di 15 anni la conquista carolingia ed è da prendere con le molle , gli scrittori carolingi faticavano a percepire i Sassoni come un raggruppamento di tribù e non una struttura unificata ; probabilmente esistevano varie assemblee di guerrieri a livello di tribù , analoghe a quelle degli antichi germani) ; durante le campagne di Carlo non sembra però esserci stato un comando unico. Luogo comune di culto era l’albero Irminsul a Eresburg. Nel complesso i Sassoni non erano un’entità politica unificata, ma un raggruppamento di popoli autonomi uno dall’altro e come tale combatterono.
L’economia sassone era essenzialmente basata sull’agricoltura e allevamento come secoli prima. Le scorribande a scopo di razzia in territorio franco si alternavano al commercio abbastanza fiorente (pare allevassero cavalli anche se non sfruttarono mai la cavalleria con una sola eccezione conosciuta ; al tempo di Pipino pagavano un tributo annuo di 300 cavalli). Non c’è traccia di centri urbani , ma solo di luoghi di mercato vicini alle residenze dei nobili e fortificazioni (come Eresburgo e Sigiburgo ) , ne c’è traccia di coniazione di valuta propria.
C’è anche evidenza di miniera di sale e metallo sfruttate fin dal VII secolo.
Le loro tattiche di guerra rispecchiavano il vecchio modo di combattere delle tribù dei Germani occidentali ; pochissime le battaglie campali , poiché la velocità di reazione degli eserciti franchi e il loro attaccare da più direzioni non permetteva ai Sassoni di organizzarsi e dare battaglia. In questi casi la popolazione tendeva a rifugiarsi in zone sicure come le fortificazioni e le foreste, lasciando i Franchi a saccheggiare e distruggere.Appena l’esercito campale franco si ritirava , scoppiava una nuova rivolta.
Richieste di pace e rottura delle stessa scandirono questi 30 anni di guerra.
Dalle fonti si conosce poco sull’andamento delle battaglie ma dalla ricostruzione di Suntel , la più grossa debacle franca , sembra che non fosse facile rompere la formazione sassone e la carica scoordinata della scara franca portò solo ad una massacro a seguito del contrattacco.

 

CAMPAGNE DELLE ARMATE FRANCHE E TERRITORIO SASSONE


L’armamento rispecchiava quello classico del tempo delle invasioni; spada corta di tipo scramasax , arco lungo, lancia ,giavellotti leggeri. Spade lunghe e corazze potevano permettersele solo i nobili o i più facoltosi.
Gli eserciti erano per lo più composti dalle leve tribali e dagli eserciti personali dei nobili.Il numero dei Sassoni atti alle armi poteva essere elevato ; se Einardo nel caso dei Nordalbigiani della deportazione di un uomo ogni tre , 7000 uomini , si può ipotizzare che pur abitando in una zona meno estesa e meno favorevole delle altre tribù sassoni gli uomini atti alle armi arrivassero a 21000 , circa quanto i popoli delle grandi migrazioni.Gregorio di Tours parla dell’invasione del territorio svevo da parte di 26000 sassoni , probabilmente una migrazione di un’intera tribù; si tratta di cifre abbastanza simili a quelle calcolate dal Delbruck per gli antichi germani.
Nel complesso si tratta di un nemico ben poco diverso da quello affrontato dai Romani 7 secoli prima.

 

DA SINISTRA A DESTRA: CAVALIERE AVARO,GUERRIERO SLAVO (SULLO SFONDO) ,GUERRIERO SASSONE DAL LIBRETTO OSPREY "THE AGE OF CHARLEMAGNE"

Il territorio

 

TERRITORIO DELLA GERMANIA TRA IL RENO E L'ELBA

Questo paragrafo ho deciso di tenerlo in comune per entrambe le descrizioni poiché la geografia del territorio nonostante gli 8 secoli trascorsi non variò molto.
La zona delle operazioni coincide grosso modo all’area compresa tra i fiumi Meno , Elba e Reno. Si tratta di un’area di circa 50.000 miglia quadrate con caratteristiche geografiche molto varie ; il nord pianeggiate e paludoso e il sud collinare e montagnoso.
Innanzitutto è un’ipotesi molto azzardata dire che la Germania del VIII secolo d.C. fosse meno coperta di foreste oppure con un terreno meno difficile di quella di secoli prima. Sarebbe ben strano che mentre nel resto di Europa le aree forestali riconquistavano territori per il calo di popolazione in Germania queste regredissero. Il problema è la diversa percezione che gli autori classici , abituati ai territori mediterranei ,avevano delle foreste rispetto a quelli medievali del nord Europa.I primi tendono ad ingigantire la selvaticità della Germania , gli altri non ne sono impressionati (Einardo indica grosse foreste e dorsali montagnose lungo i confini tra i Franchi e i Sassoni ).
Il territorio a nord era protetto da paludi ed acquitrini in parte contenuti da argini e terrapieni costruiti dall’uomo , per cui era più facile arrivare via mare che via terra. La valle della Lippe porta nel cuore dei territori tra il Reno e il Weser e passava in mezzo a due foreste. Il Lahn , la Ruhr e la Saal più a sud nascono sulle colline centrali della Germania e sfociano nel Reno.
Un’area montagnosa , l’Osning (che comprende l’area di Teutoburgo) , separa l’area del Weser da quella del Reno , rendendo difficile il passaggio agli eserciti , che dovevano attraversare la gola di Doren (larga 300 passi nel punto più stretto).Il Weser nella sua corsa al mare passa attraverso un’altra area montagnosa , le Porte Westfaliche , dove un’altra gola è l’unico passaggio. A nord delle Porte all’altezza della città di Minden c’è un’area di guado sul Weser. A sud della Lippe e della Ruhr l’area è dominata da rilievi (Mittelbirge) , attraversata dalle valli dei fiumi Lahn,Sieg, Fulda,Eder e Meno . La selva Semana si trovava nel territorio dei Cheruschi e li separava dai Catti a sud. La selva Ercinia si estendeva dall’area del Meno verso est fino a nord della Boemia separando i Catti dagli Svevi.
I fiumi Ems , Weser ed Elba scorrono paralleli al Reno formando zone paludose alla loro foce.
La zona oltre il Weser è ugualmente attraversata da molti fiumi (Aller, Ocker,Saale) con due Brughiere molto grandi: di Lunemburgo e di Colbitz (Brughiera : Formazione vegetale caratterizzata da vegetazione arbustiva presente nei climi temperati. Sovente sabbioso o argilloso, il terreno della brughiera è caratterizzato dalla scarsa presenza di humus e sali solubili; essa presenta una vegetazione rada composta prevalentemente dal brugo (Calluna vulgaris), dall’erica e dalla ginestra.)
Si possono riconoscere quindi due grandi aree: la zona a nord della Ruhr , bassopiano fertile soggetto alla formazione di paludi nell’area litoranea , e la zona meridionale , formate da catene montuose (tra i 300 e gli 800 metri di altitudine come media, ma che superano i 1000 metri nell’Harz Superiore) , attraversate dalle valli di fiumi e da estese selve.

Le operazioni

Guerra romana

All’indomani della pacificazione del nord della Spagna buona parte delle legioni qui impiegate fu trasferita in Gallia. Il confine nord dell’impero venne a trovarsi al centro dell’attenzione di Augusto. Qui la ricca Gallia , avviata sulla strada della romanizzazione , era esposta alla minaccia degli attraversamenti dei Germani transrenani ; questi ultimi avevano, durante l’ultimo secolo , occupato l’intera riva destra del Reno , spingendo oltre il fiume o assorbendo le tribù celtiche che prima l’abitavano. Se infatti all’inizio del I secolo a.C. la Lippe formava il confine meridionale del Germani e il Meno quello nord dei Celti con un’area a cultura mista tra i due fiumi , come dimostra la distribuzione degli oppida , assistiamo durante questo periodo a vari tentativi di tribù germaniche di stanziarsi sulla riva sinistra del fiume oppure di farvi spedizioni di razzia. Al tempo di Cesare già alcune erano stanziate tra i Belgi, anche se è difficile distinguere quali fossero veramente di origine germanica o semplicemente celti-germanizzati ; lo stesso proconsole romano respinse due tentativi di insediamento in Gallia, quello di Ariovisto e quello degli Usipeti. Quindi l’espansione romana verso nord , eredità di Cesare ad Ottaviano , si scontrò con l’espansione-migrazione delle popolazioni germaniche verso sud.
Nell’ottica della politica militare di Augusto la sottomissione dei Germani era necessaria sia per assicurare la tranquillità della riva sinistra , sia dal punto di vista propagandistico e della gloria personale. Poco probabile che mirasse a creare un nuovo confine difensivo sull’Elba per “ottimizzare” le risorse , innanzitutto perché questo fiume prima della guerra era per lo più sconosciuto e non se ne conosceva il percorso , e anche in seguito nei testi sarà sempre riportata la distanza tra il Reno e l’Elba mai tra la foce dell’Elba e il Danubio (segno che forse nessuno si era mai preoccupato di considerarlo come linea difensiva ottimale) e infine perché non esisteva confine definitivo nemmeno sul Reno , ma venne costruito durante tutto il I secolo d.C nell’ambito di una politica opposta a quella offensiva di Augusto. Il motivo per cui questo ultimo non fece passare l’Elba alle legioni ce lo dice Strabone: voleva evitare che le tribù transalbigiane si alleassero con quelle della Germania interna.
Motivi validi per conquistare la Germania potevano avere o carattere ideologico , l’impero senza confini di Virgilio non era solo vuota vanagloria , rifletteva una concezione reale e date le scarse conoscenze geografiche Augusto può aver tranquillamente pensato che il confine cinese fosse poco oltre Elba sottovalutando l’estensione dei territori e le risorse necessarie , o carattere di sicurezza , poiché popolazioni germaniche vivevano al di qua del Reno e l’indipendenza di quelle transrenane poteva quindi essere potenzialmente fonte di ribellioni (Tacito afferma che una delle motivazioni per cui Agricola voleva conquistare l’Irlanda era togliere ai Britanni la vista della libertà ).

Già nel 39-38 a.C. Agrippa come governatore della Gallia era intervenuto a favore degli Ubii nella loro guerra con i Suebi , trasferendoli poi sulla riva sinistra dove fondarono Colonia, e trasferendo una tribù di Catti sull’alto Reno dove prese il nome di Batavi. Ovviamente lo scopo era che sorvegliassero il Reno per i Romani.In un primo tempo le legioni vennero impiegate per la costruzione di strade , come quella che da Lione portava al Reno e alla Manica. Venne costruito anche un campo fortificato a Dangstetten sull’alto Reno. La conquista della Rezia e del Norico tra il 16 e il 15 a.C. da parte di Druso e Tiberio portò la frontiera nord di Roma sul Danubio.
In questo contesto la sconfitta di Lollio non sembra essere il motivo trainante della decisione di passare il Reno , ma avrà rafforzato solo la decisione di Augusto anche perché era la prima grave debacle dell’imperatore. Nel 16 a.C. infatti le tribù dei Sicambri,Tencteri e Usipeti dopo aver crocefisso i mercanti romani nei loro territori , passarono il fiume dandosi al saccheggio della Gallia. La cavalleria romana mandata contro di loro cadde in un’imboscata e fu mandata in rotta ; nell’inseguimento che seguì cozzarono contro le legioni di Lollio sconfiggendole con la perdita dell’Aquila della V legione.In seguito ,i Germani, venuti a sapere che altre legioni erano in marcia verso di loro guidate sempre da Lollio si affrettarono a tornare nei loro territori chiedendo la pace e dando ostaggi.Comunque il disastro fu sufficiente a far accelerare i preparativi.

Fase Druso

 

DRUSO DA LIVIUS.ORG

12 a.C. - Dopo la conquista di Norico e Rezia , Tiberio venne mandato a conquistare l’Illiria e la Pannonia mentre il fratello minore Druso in Germania. Qui , tra il 16 e il 13 , in preparazione dell'offensiva una serie di accampamenti e strade erano sorti lungo la riva gallica del fiume e una flotta era stata allestita sul Reno.
I Sicambri sapendosi minacciati cercarono di giocare d’anticipo passando il Reno, sperando in un appoggio gallico. Ma Druso , venutone a conoscenza, trattenne presso di sé i capi galli di confine con la scusa di una festa , le tribù infatti non si sarebbero rivoltate senza i loro capi. Aspettò poi che i Sicambri passassero il fiume , gli diede battaglia e li sconfisse.Attraversò in seguito il fiume a nord , nel territorio degli Usipeti , alla confluenza del Lippe e procedendo verso sud devastò le terre dei Sicambri per poi ripassare sulla riva sinistra. Probabilmente Druso aveva a disposizione 50000 uomini al di qua dal Reno , 5-6 legioni più i loro ausiliari.A questo punto imbarcò le truppe sulla flotta e risalì il Reno fino a Nimega, qui tramite il canale appena costruito puntò all’oceano. I Frisi impressionati si arresero e vennero accettati come alleati dietro un modesto tributo. Strabone ci dice che l’isola di Borkum venne presa con un assedio.Un loro corpo di fanteria seguì via terra la flotta romana.Arrivato nel territorio dei Cauci alla foce dell’Ems li costrinse alla resa. Scampò poi ad un disastro grazie ai Frisi , poiché la flotta si era incagliata a causa della bassa marea.Dopo averla disincagliata ritornò in Gallia per l'arrivo dell’inverno.

 

OPERAZIONI MILITARI DI DRUSO NEL 12 a.C. ( 1 , 2 )

11 a.C. – Nel frattempo le principali tribù (Sicambri,Suebi,Cheruschi) avevano stretto un’alleanza antiromana, arrivando a definire la spartizione del bottino. I Catti però non vollero prendervi parte alleandosi con i romani , che per ricompensa assegnarono loro una regione desiderata anche dai Sicambri. Per risposta questi ultimi invasero il territorio dei primi con tutte le loro forze.
Approfittando dalla situazione Druso passò il Reno all’altezza della Lippe costringendo alla resa gli Usipeti ; seguendo il fiume attraversò l’incustodito territorio sicambro fino al Weser dove attaccò i Cheruschi.Non riuscì però a passare il fiume perché a corto di rifornimenti e preoccupato da un cattivo presagio (uno sciame d’api nel campo) e dovette tornare indietro.Durante la marcia di ritorno subì una serie di imboscate , una in particolare avvenuta in un passo stretto quasi fu fatale all’intera armata.Ma la mancanza di coordinazione dei Germani negli attacchi permise a Druso di riorganizzare le truppe e respingerli. Prima di ripassare il Reno costruì due fortezze sulla riva destra. Una sulla Lippe vicino alla moderna città di Oberaden per sorvegliare sia i Cheruschi che i Sicambri e una 190 km più a sud sulla riva del Reno (vicino alla moderna Rödgen , per alcuni invece coincide con la fortezza sui monti Taunus Saalburg o Friedberg , dove in epoca medievale sorgerà una castello) nel territorio dei Catti, come aiuto contro gli attacchi delle altre tribù. Oltre a queste due Floro riporta che Druso costruì almeno 50 fortezze sulla riva sinistra del Reno probabilmente per impedire attacchi da oltre il fiume mentre lui operava con l’esercito principale ; altre fortificazioni vennero costruite nella valle della Mosa (che era la via di penetrazione dei Germani in Gallia assieme a quella della Mosella più a nord) e alle foci dell’Elba e del Weser (queste ultime probabilmente edificate in connessione con l’esplorazione della costa del mare del Nord da parte della flotta ) come basi logistiche per sbarchi alle foci dei due fiumi. Per questa campagna il giovane principe ricevette gli onori trionfali. Sempre Strabone narra di uno scontro navale sull’Ems contro i Bructeri.

 

OPERAZIONI MILITARI NELL'11 a.C.

10 a.C. - I Catti abbandonarono l’alleanza con i Romani e si unirono alle altre tribù lasciando le terre che questi gli avevano assegnato e tornando nelle sedi precedenti. Non è chiaro il motivo di questa defezione , forse un cambio nella nobiltà al comando. Druso guidò l'esercito contro di loro.Partendo da Mainz seguendo il Meno passò il Taunus. Attaccò il territorio dei Catti devastandolo dopo sanguinosi scontri senza ottenere però una loro sottomissione.

 

SPEDIZIONE DEL 10 a.C.

9 a.C. – Sempre partendo da Mainz Druso si portò ancora nel territorio dei Catti stavolta ottenendo una vittoria decisiva in una sanguinosa battaglia. Subito dopo , seguendo il Meno , invase il territorio dei Suebi Marcomanni sconfiggendoli. Come risultato della sconfitta poco tempo dopo , questi ultimi migrarono in Boemia fondendosi con i celti Boi.Procedendo la marcia verso nord-est sconfisse altre tribù di Suebi come gli Ermonduri.Entrato nel territorio dei Cheruschi passò il Weser e si diresse fino all’Elba saccheggiando la regione (recentemente sono stati scoperti dei forti legati a questa campagna a Hedemünden dove l’Eder e la Werra confluiscono). Raggiunto il fiume continuò la marcia seguendone il corso verso sud fino al fiume Saale , ritornando poi verso ovest. Narra la leggenda che una donna gigantesca gli abbia intimato di non passare l’Elba. Druso morì a causa di una caduta da cavallo durante il ritorno e venne sostituito dal fratello maggiore Tiberio.

 

SPEDIZIONE DEL 9 a.C.

 

Fase Tiberio

 

TIBERIO DA LIVIUS.ORG

9-8 a.C. – Augusto si trovava con Tiberio in Gallia al momento del passaggio del Reno da parte di questo ultimo.Il territorio sicambro venne attaccato per due anni consecutivi ; Oberaden venne evacuata e sostituita da Haltern. Dopo la campagna dell’8 a.C. le tribù germaniche mandarono ambasciatori per chiedere la pace, ma Augusto rifiutò di concederla se non l’avessero chiesta anche i Sicambri.Questi, sotto pressione da parte degli altri Germani ,mandarono molti nobili per negoziare ; pragmaticamente l’imperatore li prese come ostaggi e li distribuì tra le varie città della Gallia (questi però per sfuggire al loro destino si diedero la morte). Allora Augusto accettò la pace con le altre tribù mentre Tiberio deportava 40000 Sicambri sulla riva sinistra del Reno nella regione di Xanten, dove presero il nome di Cugerni.

 

ATTACCHI DI TIBERIO AL TERRITORIO SICAMBRO

7 a.C. – Non ci fu necessità di nessuna grande campagna nel 7 a.C. ; le tribù erano stremate e Tiberio dovette solo sedare piccole rivolte. L’anno dopo però venne in disaccordo con Augusto e si dimise da comandante in capo.

6 a.C. / 1 d.C. – Apparentemente (vedi sotto) la Germania sembrava sottomessa ; campi fortificati, postazioni commerciali, strade e ponti vennero costruiti sulla riva destra.Numerosi germani furono impiegati tra le truppe ausiliarie e molti nobili ricevettero la cittadinanza romana. Ogni anno l’esercito romano svernava sulla riva sinistra ma passava l’estate presidiando la riva destra.
Gli accampamenti di Haltern sulla Lippe e di Waldgirmes sulla Lahn somigliavano nella struttura architettonica a citta-fortezza e avrebbero potuto diventare il nucleo di futuri insediamenti (nella seconda c’era addirittura una statua colossale di bronzo di Augusto).
Sul fronte del Danubio Domizio Enobarbo , preoccupato dai movimenti degli Ermonduri in cerca di terra, impose loro di insediarsi in Boemia e fu prontamente obbedito ; passò poi il fiume ed avanzò senza problemi fino all’Elba superandolo , strinse accordi con le tribù transalbigiane e costruì un altare ad Augusto sul fiume.
Non sembra però che l’occupazione o l’influenza romana fossero così estese come questa descrizione può far intendere, in particolare sulle tribù dell’interno. Infatti un tentativo di Enobarbo di imporre il rientro di alcuni capi cheruschi esiliati (e verosimilmente di metterli al comando) non ebbe successo causando scontento tra i Germani.In particolare l’area oltre il Weser doveva essere ancora fuori dal controllo romano e probabilmente quasi sconosciuta , se diamo per vero il riferimento di Patercolo alla campagna successiva di Tiberio , il quale percorse zone mai attraversate da un esercito romano.

 

INSEDIAMENTI ROMANI IN GERMANIA


2-6 d.C. - Dopo parecchi anni di pace Cauci e Cheruschi si ribellarono. Questo ritorno di fiamma non sembra essersi esteso alle altre tribù maggiori. Enobarbo li combattè per due anni senza ottenere la loro sottomissione. Alla fine Augusto ridiede il comando a Tiberio , ormai successore designato dopo la morte di Gaio e Lucio figli del defunto Agrippa. Era sicuramente il miglior generale a disposizione di Augusto in quel momento ; migliore ,a mio parere, sia del defunto fratello che del nipote Germanico ; era prudente, calcolatore, meno ossessionato dalla gloria militare come la rivolta illirica dimostrerà. Secondo Velleio Patercolo (nonostante il carattere apologico a favore di Tiberio della sua opera) era molto popolare fra la truppa.
L’esercito radunato nel 4 d.C era composto probabilmente da sei legioni (forse XIII Gemina, XIV Gemina , XVI Gallica, I Germanica, V Alaudae, XVII, XVIII e XIX) con gli ausiliari (circa 50.000 uomini in tutto). L’anno successivo fu dedicato alla sottomissione delle tribù al di qua del Weser: Canninefati,Attuari,Bructeri e Cheruschi ( facendo un ampio giro dalla Frisia data la locazione delle tribù sottomesse). Sentio Saturnino venne incaricato di condurre le operazioni secondarie con una parte delle forze. La campagna si prolungò fino a dicembre(con una breve puntata oltre il Weser) e l’esercito svernò per la prima volta sulla riva destra alle foci della Lippe dove ad Anreppen fu costruito un grande campo legionario.
L’anno successivo Tiberio arrivò fino all’Elba attaccando e sottomettendo prima i Cauci poi i selvaggi Longobardi. Sempre osservando la locazione delle tribù , si può dedurre che abbia seguito la Lippe fino al Weser e poi risalendo il fiume fino alla foce sia arrivato nel territorio dei Cauci. Da qui , scendendo l’Elba dalla foce (dove sorgerà Amburgo) , penetrò nel territorio dei Longobardi fino alla zona della moderna Dresda. Alla foce del fiume era stato raggiunto dalla flotta che gli aveva portato nuovi rifornimenti. Patercolo ci dice la distanza tra il punto raggiunto dai Romani sull’Elba e il Reno : 400 miglia.
Dopo questo campagna in profondità Tiberio riportò l’esercito ai quartieri invernali , considerando ormai tutta sottomessa la Germania. In realtà non sembra aver affrontato grande resistenza ; per Cassio Dione non c’erano stati fatti d’arme così rilevanti per la celebrazione del trionfo di Tiberio, Augusto e Saturnino.La dimensione stessa dell’esercito funzionò da deterrente.
Mancava ormai solo il regno dei Marcomanni in Boemia dominato da Marabodo ; questi , migrato con il suo popolo dal Meno , aveva sottomesso i celti Boi e altre tribù germaniche di stirpe suebica , creando una vasta confederazione che comprendeva la Boemia ,la Moravia e la Lusazia. Secondo Patercolo il suo esercito comprendeva 70000 uomini e 4 mila cavalieri molto preparati a causa delle numerose campagne e in particolare il comitatus personale di Marabuodo era stato addestrato alla romana.
Era decisamente un nemico troppo pericoloso per averlo come vicino.
La spedizione dati i numeri dell’avversario venne organizzata in grande. 12 legioni furono mobilitate per attuare una manovra a tenaglia nel cuore del regno di Marabodo. Saturnino con le legioni di Germania aveva come base di partenza Magonza , mentre Tiberio con le legioni di Pannonia ed Illiria , Carnuntum. Da quello che ho potuto constatare sembra che il ramo germanico delle forze di invasione fosse a sua volta diviso in due. Infatti è noto che due legioni (la Prima Germanica e la Quinta Alaude) costruirono un campo fortificato a Marktbreit sul Meno ad occidente della Boemia , apposta per questa spedizione ,mentre Patercolo afferma che Saturnino doveva passare attraverso il territorio dei Catti ed aprirsi la strada attraverso le selve. Poiché i Catti e la foresta si trovano a nord-ovest del territorio Marcomannico è possibile che Saturnino con 2-4 legioni scendesse da nord (forse seguendo il corso dell’Elba , che porta direttamente ,attraverso i Sudeti nel nord del paese) , mentre due legioni da Marktbreit procedevano verso est. Contemporaneamente Tiberio con 6-8 legioni procedeva verso nord-est dal Danubio.
La campagna però venne abortita sul nascere a causa dello scatenarsi della rivolta illirica , favorita dalla concentrazione delle forze romane sul Danubio e quindi dall’assottigliarsi delle guarnigioni.
Sempre Patercolo ci dice che l’ammontare della popolazione delle tribù coinvolte era di 800.000 uomini , mentre l’esercito schierato dai rivoltosi raggiungeva i 200.000 uomini e 9000 cavalieri (cifre con tutta probabilità esagerate per quanto riguarda la fanteria).La situazione era grave poiché la stessa Italia era minacciata d’invasione. Augusto diede il comando delle operazioni a Tiberio. I ribelli avevano già devastato la Macedonia e Tiberio si diede da fare per cercare di bloccare loro le vie di invasione verso l’Italia , occupando Siscia. Fedele al suo stile evitò battaglie campali , preferendo stringere un cordone attorno agli Illiri. Seguì una guerra di devastazione durata tre anni , in cui entrambe le parti cercavano di togliersi il sostentamento alimentando fame e malattia , trasformando Illiria e Pannonia in uno scenario da far invidia all’Italia della guerra gotica. Ad un certo punto le forze romane superarono i 100.000 uomini , ma Tiberio preferì dividerle non ritenendo possibile gestire sotto un unico comando tante truppe.
Alla fine riuscì ad ottenere la sottomissione dell’ultimo comandante nemico. Ma nello stesso anno , poco tempo dopo la conclusione della rivolta , avvenne il disastro di Teutoburgo.

 

CAMPAGNE DI TIBERIO NEL 5 E 6 d.C. ( 1 , 2 )

7-9 d.C. – Tiberio venne sostituito da Varo , parente per matrimonio della famiglia imperiale ; probabilmente la Germania era considerata ormai pacificata e quindi venne trattata come una provincia. Le azioni di Varo riflettono le decisioni di Tiberio ed Augusto ; l’imposizione del tributo , l’uso delle truppe per lavori e compiti di polizia , separandole tra varie guarnigioni fanno pensare ad una regione ritenuta ormai sicura.
A guidare la rivolta fu il cherusco Arminio ,soldato nell’esercito romano, che si era guadagnato la cittadinanza e la classe equestre.
Le tribù implicate nella rivolta furono i Cheruschi , i Bructeri , i Marsi ; probabilmente anche i Cauci (o almeno una delle loro tribù se ne conoscono infatti due di questa popolazione ), poiché una delle Aquile fu ritrovata presso di loro.
A Varo giunse l’avvertimento della preparazione della rivolta da Segeste, un nobile dei Cheruschi , ma non dovette prestargli fede , un po’ perché gli altri capi tribù si comportavano in modo niente affatto sospetto chiedendo l’invio di truppe romane presso di loro per compiti più vari e l’intervento del governatore su ogni cosa , un po’ perché Segeste aveva attriti personali con Arminio.
E’ certo che l'azione non fosse improvvisata ma venne organizzata molto bene (la costruzione del muro a Kalkriese dovette prendere tempo e uomini) . Il motivo per cui i Romani non si accorsero di questi preparativi ce lo dice Cassio Dione ; essi infatti avevano il controllo diretto solo di alcuni distretti dove costruirono i loro forti e insediamenti (soprattutto lungo la Lippe).
Attualmente si pensa che il luogo del primo giorno della battaglia sia nel sito chiamato Kalkriese , dove i ritrovamenti attestano la presenza di ausiliari e di almeno una legione , inoltre il sito si presta bene ad un’imboscata. Si tratta di una strettoia larga 220 metri nel punto più stretto e un km in quello più largo ; a sud si trova una collina , sul cui fianco nord è stato trovato un muro di terra lungo 700 metri , alto un metro e mezzo con una palizzata di legno sopra.A nord si trova un’area paludosa. La collina alta circa 157 metri , è molto difficile da attraversare per via del terreno e a causa dei molti ruscelli. Poco oltre la strettoia si trova il fiume Hase.Nonostante le descrizioni degli scrittori romani di selve profonde e fitte , sembra che l’area attorno fosse coltivata.I resti romani sono sparsi a Y , quindi pare che una parte delle truppe stesse procedendo a nord-ovest dopo essere uscita dal passaggio mentre un’altra procedeva a sud-ovest , finendo annientata oppure proseguendo senza lasciare tracce evidenti.
Andando con ordine è probabile che a mettere in moto le tre legioni (la XVII, XVIII ,XIX , più tre ali di cavalleria e sei coorti) fossero le voci di una tribù distante in rivolta (probabilmente i Cauci , la cui posizione si presta benissimo al probabile percorso). Poiché le fonti dicono che le truppe erano sparse , Varo dovette averle concentrate per non rischiare di affrontare il nemico con truppe insufficienti. Sul perché si sia portato dietro i civili è facile da comprendere ; non aveva scelta. I soldati non avrebbero mai lasciato le famiglie in territorio germanico (probabilmente Varo partì dall’area della moderna Minden , in territorio cherusco sul Weser), lasciate alla buona fede delle tribù di fronte alla possibilità di una rivolta .Certamente poteva tornare al Reno e lasciare lì i civili recuperando anche le due legioni del nipote a Mainz. Ma essendo ormai prossima la fine della stagione di guerra (si era forse a settembre) e della navigazione , una mossa simile avrebbe rimandato le operazioni di circa 6-8 mesi dando il tempo alla rivolta di allargarsi ad altre tribù e costringendolo ad evacuare le guarnigioni più lontane dal Reno, aggiungendo anche il fatto che una marcia verso il Reno con tutti i civili sarebbe sembrata superficialmente un’evacuazione , alimentando gli animi più accessi; ogni mancanza di decisione rapida romana sarebbe stata interpretata come debolezza dai Germani. Alla luce di quanto era successo in Illiria-Pannonia una nuova grande rivolta non era accettabile ne politicamente ne economicamente e Varo era abbastanza addentro alla politica imperiale da saperlo.

 

IMBOSCATA A TEUTOBURGO DAL LIBRETTO OSPREY "THE BARBARIANS"


Se il comandante romano passò veramente da Kalkriese provenendo dal Weser , probabilmente voleva raggiungere il fiume Hase risalendo il cui corso avrebbe raggiunto l’Ems , il che l’avrebbe portato nel territorio dei Cauci sul mare del nord dove la flotta l’avrebbe rifornito ed evacuato i civili.
Arminio e i suoi seguaci dovevano aver lasciato la forza principale già il giorno prima dell’attraversamento del passo con la scusa di radunare forze ausiliarie; contemporaneamente agli avvenimenti del Saltus le guarnigioni romane sparse nella regione venivano attaccate e distrutte, tranne la fortezza di Aliso (forse Haltern sul Lippe , forse Paderborn per il Delbruck) , da cui però la guarnigione operò una sortita per tornare al Reno.

 

MAPPA DELL'AREA DI KALKRIESE DA LIVIUS.ORG


Dalla posizione dei resti a Kalkriese , l’attacco avvenne quando l’avanguardia era già passata e stava marciando in direzione nord-ovest. E’ possibile che il centro dove si trovava Varo subisse un attacco diretto mirante ad ucciderlo subito e tagliare in due le forze romane , mentre la retroguardia subiva un attacco con armi da getto. Poiché Varo non morì qui , appare evidente che i Germani siano stati respinti (forse grazie al ritorno dell’avanguardia o di parte di essa) e il contrattacco romano ,secondo i resti ,dovette arrivare fino al muro ; qui però i legionari furono fermati con perdite.A questo punto , seguendo la traccia archeologica , la forza romana deve aver piegato verso sud-ovest puntando verso la Lippe e il Reno. Ad un certo punto i ritrovamenti si interrompono: forse l’attacco ebbe termine per quel giorno.
I romani si accamparono poco oltre Kalkriese in un luogo adatto dopo essere passati su una montagna boscosa ; si tratta con probabilità della zona di Wiehengebirge vicino a Osnabrück.

 

FOTO DALL'ALTO DELL'AREA DI KALKRIESE DA LIVIUS.ORG ( 1 , 2 )


Al secondo giorno vennero bruciati i bagagli per marciare più speditamente ; dopo aver attraversato una zona aperta ,si trovarono ad attraversare una zona di foresta. Se partiamo dal presupposto che abbiano attraversato le Wiehengebirge e stessero puntando alla Lippe, allora la piana doveva essere la pianura ad ovest di Osnabrück e stavano percorrendo la futura strada medievale che portava a Munster incominciando ad attraversare la foresta di Teutoburgo.Qui la cavalleria dovette perdere il contatto con la fanteria e i legionari subirono una nuova imboscata da un numero sempre maggiore di nemici , richiamati dalla possibilità di bottino.A conferma di questo un sito simile a Kalkriese si può trovare nell’area della moderna Lengerich. I superstiti raggiunsero l’Ems dove una strada costruita da Domizio Enobarbo raggiungeva la Lippe ; era stretta ed attraversava un’area paludosa ma almeno era conosciuta. L’attacco finale e la morte di Varo per suicidio dovettero avvenire nella valle dell’Ems ; a conferma di ciò Cecina e le sue legioni ,qualche anno dopo , si trovavano in questa zona quando ebbero le visioni di Varo, come riportato da Tacito.Forse l’attacco finale coincise addirittura con la presa a viva forza dell’ultimo accampamento romano e la resa dei superstiti , dato che ci fu il tempo di bruciare i resti di Varo , cosa poco probabile se i romani fossero stati in colonna.
L’esercito dovette essersi disintegrato lentamente, tra morti, arresi e suicidati e alcuni superstiti probabilmente proseguendo riuscirono a raggiungere la Lippe ed Aliso.
Altra ipotesi sul percorso di Varo è che le tre legioni provenendo da Minden attraverso la Porta Westfalica stessero cercando di raggiungere Aliso (in questo caso la popolazione in rivolta potrebbero essere stati i Catti o i Bructeri), ma incominciarono a subire attacchi prima del passo di Doren per trovarlo poi bloccato dai Germani ; cercando una deviazione attraverso l’Osning vicino a Detmold , i legionari trovarono la fine in un attacco dopo il difficile attraversamento.
Avuto notizia di quello che era accaduto Lucius Nonius Asprenas, nipote di Varo, che si trovava a Mainz al comando delle legioni I Germanica e V Alaudae, le mandò a Colonia e Xanten (Castra Vetera) per impedire ai Germani di passare il Reno nei due punti di attraversamento principale. Nel frattempo Tiberio giunse a tappe forzate con le legioni XX Valeria Victrix e XXI Rapax dal Danubio.Roma era nel panico, si temeva che i Germani invadessero la Gallia e che i Marcomanni si unissero a loro. Tuttavia Marabodo tenne fede ai patti e Arminio non passò il fiume.
Tiberio in seguito assieme a Germanico rimase sul Reno dal 9 all’11. Il primo anno sembra si sia limitato a controllare che i Germani non passassero il fiume mentre negli anni seguenti non si spinse mai in profondità per non rischiare altre imboscate, limitando le rappresaglie alla zona prossima al confine.
Nè i Germani da parte loro gli diedero mai battaglia. Nel 12 tornò a Roma per celebrare il trionfo ritenendo ormai la situazione sotto controllo , ma rinunciando a riprendere il controllo della regione.

 

LUOGHI RILEVANTI DELLA FINE DI VARO

 

Fase Germanico

Per le campagne di Germanico l’unica fonte che abbiamo è Tacito. Nella descrizione delle operazioni ho riportato alla lettera la fonte primaria, per quanto ci siano contraddizioni molto grosse che fanno pensare che Tacito abbia mal interpretato di proposito o in buona fede le sue fonti e che avesse errate conoscenze geografiche della zona. Nelle conclusioni darò un sunto di queste contraddizioni.

14 d.C. - Dopo il ritorno di Tiberio a Roma il comando delle Gallie era rimasto a Germanico , nipote e poi figlio adottivo del nuovo imperatore. 8 legioni guardavano il confine renano : nella Germania superiore la XIII e XIV Gemina la II Augusta e la XVI Gallica , nella Germania Inferiore la I Germanica, la V Alaude,la XX Valeria Victrix,la XXI Rapax.
Poco dopo la morte di Augusto le legioni della Germania inferiore diedero il via ad una ribellione per ottenere migliori condizioni di servizio ; nonostante Germanico riuscisse presto ad aver ragione della sedizione con minacce e promesse decise di tenere occupati i soldati con una spedizione militare oltre Reno.
Oltrepassò il confine con dodicimila legionari , 26 coorti di fanteria e 8 ali di cavalleria. Puntava al territorio dei Marsi che abitavano l’alto corso della Lippe. Per passare inosservato tagliò per la selva Cesia e pose la base dell’esercito sulla vecchia linea fortificata (oppure una strada militare parallela alla Lippe , dipende come si interpreta il termine Limes) fatta costruire da Tiberio durante le sue campagne.
Da qui , venuto a sapere tramite gli esploratori che nel territorio dei Marsi era in corso una festa e che non si erano accorti di nulla , dividendo l’esercito in quattro colonne e aprendosi la strada nelle foreste , devastò indisturbato un territorio di 50 miglia cogliendo i Marsi di sorpresa. Venne distrutto anche l’importante tempio di Tanfana.
Sulla via del ritorno fu informato che Bructeri, Usipeti e Tubanti , i cui territori si trovavano sulla strada del ritorno , avevano organizzato un’imboscata ; continuò la marcia con l’esercito schierato a quadrato. L’attacco avvenne mentre le legioni attraversavano una zona collinare boscosa. La zona frontale e laterale dell’esercito romano subirono attacchi diversivi , mentre la retroguardia venne investita dall’attacco principale. La pressione si fece intensa sulle truppe ausiliarie in fondo alla colonna e Germanico stesso guidò una controcarica con reparti della XXI legione che proteggeva il fianco sinistro , mandando in rotta i Germani. Non più disturbate le legioni passarono il Reno tornando ai quartieri invernali.In questa campagna venne rioccupata la valle della Lippe dove sappiamo (Tacito 2.7 ) c’era almeno un forte romano attivo.

 

CAMPAGNA DEL 14 d.C.

15 d.C. – Probabilmente stimolato dalla facilità della campagna precedente e dalle notizie su dissidi tra i Cheruschi (tra Segeste ed Arminio) , Germanico decise di anticipare la guerra contro i Catti che stava preparando all’inizio della primavera. Affidò a Cecina , di base a Vetera o Colonia, 4 legioni e 5000 ausiliari ed irregolari. Prese invece con sé le altre 4 legioni e 10000 ausiliari partendo forse da Mainz , dato che sappiamo usò come base logistica una fortificazione costruita dal padre sui monti Taunus (vedi sopra). Da qui proseguì velocemente grazie alla siccità che aveva abbassato il livello dei fiumi, fino al territorio dei Catti (attraversando il Taunus e proseguendo verso nord-est). Ne devastò il territorio senza che questi potessero organizzare una difesa. Cercarono invece di impedirgli il passaggio del fiume Eder ma gli archi e macchine li tennero lontani. Venne incendiata anche Mattio capitale della tribù. Dopo aver terminato la devastazione del territorio , Germanico si rimise in marcia verso il Reno. Contemporaneamente Cecina operava una diversione , invadendo il territorio dei Cheruschi e dei Marsi (penetrando dalla valle della Lippe) , impedendo loro di soccorrere i Catti.

Terminata questa prima fase giunsero messaggeri da parte di Segeste ; si trovava assediato da parte degli uomini di Arminio (forse perché si era ripreso la figlia incinta , moglie di Arminio) e chiedeva soccorsi. Subito Germanico invertì la marcia , raggiunse i margini del territorio dei Cheruschi e liberò gli assediati.
La cattura della moglie di Arminio portò alla mobilitazione dei Cheruschi , aiutati dalle tribù vicine ; Germanico proseguì la campagna durante l’estate attaccando contemporaneamente in diverse direzioni. Cecina venne spedito con 40 coorti romane nel territorio dei Bructeri sull’alto Ems, il prefetto Pedone con truppe di cavalleria dai Frisi, Germanico con 4 legioni , usando la flotta per attraversare i laghi della Frisia , si trovava nel territorio dei Cauci alla foce dell’Ems ; questi ultimi si arresero fornendo truppe.Lucio Stertinio che con truppe ausiliarie stava devastando il territorio dei Bructeri , ritrovò l’Aquila della diciannovesima legione distrutta a Teutoburgo.Germanico decise quindi di ritrovare il luogo del massacro e dare sepoltura ai morti. Poiché le sue truppe si trovavano nel territorio dei Cauci la sua direzione di marcia sarà stata da nord verso sud , scendendo l’Ems , raggiunse l’area di Munster mentre Cecina venendo da ovest apriva la strada. Qui trovò il luogo della morte di Varo e proseguendo verso est facendo a ritroso la marcia di Varo i luoghi del secondo e terzo campo (nonostante Tacito inverta la sequenza del ritrovamento , ma può essere inteso come un trucco letterario per rendere la scena più drammatica). Dopo aver costruito un monumento funebre per i soldati di Varo si diresse verso il territorio dei Cheruschi , inseguendo le truppe di Arminio.
Questi aveva occupato una zona pianeggiate (probabilmente una pianura ad est di Osnabrück) ; Germanico gli mandò contro la cavalleria seguita dalla fanteria ausiliaria.Arminio finse una ritirata nelle selve ma si trattava di una trappola. La cavalleria all’inseguimento subì un contrattacco dai Germani nascosti tra i boschi e si diede alla fuga. Cozzando contro gli ausiliari in avvicinamento creò il caos anche in mezzo a loro. Solo l’arrivo delle legioni in ordine di battaglia che respinsero i Germani , impedì che le truppe finissero distrutte in una palude.

Con questo scontro alla pari Germanico decise di terminare le operazioni. Riportò le truppe all’Ems e qui le divise per fargli prendere strade diverse per tornare al Reno.Con le sue 4 legioni risalì il fiume , facendole imbarcare come per l’andata. La cavalleria sempre risalendo verso nord doveva procedere lungo la costa fino al Reno. Cecina invece con le sue 4 legioni , seguì la strada che portava alla Lippe e al Reno, passando per i già citati Ponti Lunghi costruiti da Enobarbo ; si trattava di un argine percorribile costruito sopra un’area paludosa ; ai fianchi si stendevano foreste su un leggero pendio.
Li trovò però talmente malridotti da dover iniziare dei lavori per ripristinarli ; pose quindi il campo dividendo gli uomini tra chi doveva effettuare le riparazioni e chi doveva fornire copertura. Arminio invece di seguire Germanico, tagliando per scorciatoie raggiunse le forze di Cecina ; lanciando una serie di attacchi e ritirate tentò di bloccare i lavori delle legioni ; i Cheruschi erano avvantaggiati dal terreno e dall’armamento ; infatti il terreno limaccioso rendeva difficile ai Romani muoversi con il peso dell’armatura, mentre le lunghe lance usate dai Cheruschi permettevano loro di attaccare senza arrivare a portata di gladio.Solo la notte scese a dividere Romani e Germani.Arminio a questo punto fece deviare le acque dei torrenti che scorrevano sui pendii circostanti nella piana inondandola e distruggendo tutto il lavoro fatto dai Romani durante il giorno.
Cecina che aveva 40 anni di servizio alle spalle, decise di provare a passare lo stesso usando una stretta striscia di terreno asciutta su cui far passare feriti e salmerie mentre le legioni dovevano muoversi nella parte paludosa a protezione del convoglio , due ai fianchi , una davanti e una dietro.Il morale tra i Romani doveva essere molto basso , probabilmente sapevano che in quei luoghi si era consumato il destino finale delle tre legioni di Varo e le perdite della giornata dovevano essere state parecchio alte.

Il giorno dopo Cecina fece iniziare la marcia così come programmato ; ma subito si vide quanto si era deteriorato il morale della truppa.Le legioni a guardia dei fianchi , la ventunesima e la quinta , lasciarono le loro posizioni per cercare di raggiungere l’area asciutta.
Arminio ne approfittò per lanciare un attacco al centro dello schieramento sperando di uccidere Cecina , dato che questo ultimo perse il cavallo sotto di sé e venne protetto da truppe della prima legione.
La giornata fu salva perché i Germani si lanciarono sulle salmerie rendendo possibile ai Romani di disimpegnarsi e arrivare alla fine del giorno su un terreno asciutto. Avevano però perso i bagagli e molto materiale da costruzione.La tensione tra i soldati era alle stelle e il morale al minimo , la fuga di un cavallo imbizzarrito quasi provocò una fuga generale.
Fortunatamente per i Romani Cecina aveva esperienza del modo di combattere dei Germani e si attendeva un attacco diretto all’accampamento ; tenne quindi pronti i legionari per una sortita dal campo (tattica molto usata anche da Cesare in Gallia). Arminio invece , che conosceva il modus operandi dei romani, non riuscì a convincere i Germani a non attaccare il campo ed ad aspettare che le truppe fossero in marcia come contro le legioni di Varo; l’influenza di Inguimero e la speranza di facile bottino prevalsero. Questo fatto salvò Cecina e quattro legioni da distruzione quasi certa.
Come era prevedibile il contrattacco romano dall’accampamento sorprese i Germani , che subirono gravi perdite. Questo risollevò il morale dei romani che riuscirono infine a raggiungere il Lippe ed il Reno.
Situazione quasi altrettanto grave subirono le due legioni guidate da Vitellio che dovevano seguire la costa ; sorprese dall’alta marea violenta del mare del nord , persero molti uomini e salmerie. Si diressero quindi verso la flotta per imbarcarsi anche loro con le legioni guidate da Germanico.

Le perdite sia umane che materiali furono più pesanti di quelle dell’anno prima e armi e cavalli furono raccolti in Gallia,Italia e Spagna. Per rafforzare il morale provato delle proprie truppe Germanico si impegnò in prima persona:

Per alleviare, anche col suo personale interessamento, il ricordo della sofferta
ritirata, visitava i feriti, tesseva elogi delle azioni individuali; e,
nell'informarsi delle ferite, confortava gli uni con la speranza di
guarigione, gli altri con la prospettiva della gloria e tutti con parole
di incoraggiamento e con premure, rafforzando l'attaccamento alla sua
persona e la fiducia nell'esito della guerra.

 

CAMPAGNA DEL 15 d.C. ( 1 , 2 )

16 d.C. – Alla luce delle esperienze dell’anno precedente , meditando sull’usura imposta alle sue truppe dalla marcia in profondità in Germania (le Gallie avevano esaurito le loro scorte di cavalli) e sulla brevità della stagione di guerra , Germanico decise di cambiare tattica. Anticipò l’inizio delle operazioni appena il mare del nord divenne navigabile in sicurezza.Fece costruire una flotta di mille navi e decise di trasportare rifornimenti e truppe direttamente alla foce dell’Ems evitando di dover percorrere giorni in marcia con le lunghe colonne di salmerie.

Il punto di concentramento della flotta era l’isola dei Batavi alla foce del Reno ; mentre le operazioni di raduno avevano luogo , mandò il legato Silio con truppe ausiliarie contro i Catti, mentre lui con sei legioni accorreva a difendere il forte eretto sulla Lippe , che era sotto assedio.Allontanati gli assedianti e costruite fortificazioni nel territorio tra il forte e il Reno , riportò le truppe a nord.
Distribuite le truppe sulle navi , usando il canale di Druso per raggiungere l’oceano , sbarcò sull’Ems.
Purtroppo commise l’errore di far sbarcare le truppe sulla riva sinistra del fiume , perdendo così giorni nella costruzione dei ponti. Alcune truppe ausiliarie cercando di passare nuoto affogarono.
Arrivato al Weser , venuto a sapere della defezione degli Angrivarii alle sue spalle, inviò cavalleria ed ausiliari che ne devastarono il territorio.
Obbiettivo di Germanico era il territorio dei Cheruschi : sperava di costringere Arminio ad una battaglia decisiva , catturandolo o uccidendolo. I giorni persi dai Romani per attraversare l’Ems erano stati utili ai Cheruschi , perché quando questi arrivano al Weser le forze della tribù erano già poste a protezione del guado.Tacito qui descrive l’incontro/scontro tra Arminio e suo fratello Flavo che militava nelle file romane.
Il giorno dopo Germanico fece passare il fiume alla cavalleria in un guado distante dall’esercito principale in modo da stornare una parte delle truppe nemiche. I Batavi , i primi a passare il Weser , finirono in una trappola e perdettero il loro re Cariovaldo ; gli altri vennero salvati dall’arrivo del resto della cavalleria.
Il passaggio dei cavalieri costrinse i Cheruschi a far passare il fiume al resto dell’esercito romano. Da un informatore Germanico venne a sapere quale era il punto in cui Arminio intendeva dare battaglia (altre popolazioni si erano congiunte ai Cheruschi) e che nella notte sarebbe stato tentato un assalto al campo romano.La notizia era confermata anche dai fuochi dei Germani e dalle notizie degli esploratori.
Per tastare il polso al morale delle sue truppe Germanico vagò per l’accampamento camuffato ascoltando i discorsi dei soldati.
Dopo mezzanotte avvenne l’assalto al campo ma il trovare i Romani pronti sulle palizzate fece desistere Arminio.
Il giorno dopo la battaglia ebbe luogo nella pianura di Idistaviso , mai precisamente identificata. Dalla descrizione di Tacito era una pianura posta tra il fiume Weser e le colline. La descrizione del campo di battaglia fatta dall’autore latino è poco chiara. Apparentemente i Germani erano su tre schiere , una si trovava in una zona piana , una dava le spalle alla foresta priva di sottobosco (e questo spiegherebbe come la cavalleria romana abbia potuto effettuare l’aggiramento ), mentre i Cheruschi con la terza schiera ( probabilmente al centro) erano posizionati su una collina, per sfruttare l’effetto micidiale di una carica in discesa.
I romani erano schierati su tre linee , la prima era formata da ausiliari germani , galli ,reti e vindelici appoggiati da dietro da arcieri appiedati, la seconda da quattro legioni, due coorti pretorie e la cavalleria scelta che accompagnava Germanico; le altre quattro legioni con la fanteria leggera , gli arcieri a cavallo e altre coorti ausiliarie erano in terzo linea.Tacito non lo dice ma la cavalleria doveva trovarsi sui fianchi.
La battaglia cominciò con la carica a cuneo dei germani , mentre Germanico mandò la sua cavalleria ad attaccare sui fianchi e alle spalle e fece avanzare la fanteria.Le due schiere laterali dei Germani andarono in pezzi a seguito dell’attacco congiunto di fanteria e cavalleria , fuggendo ognuno nella direzione opposta rispetto a dove era schierato. Nella sezione centrale dove c’era Arminio , i Germani cercarono di sfondare mandando in fuga gli arcieri ma Galli e Vindelici si opposero e li respinsero. Arminio però riuscì a mettersi in salvo comunque , rendendo vana tutta la battaglia ; la sua morte era uno degli obbiettivi principali, finchè i Germani erano tenuti assieme dalla sua leadership c’erano ben poche possibilità di ottenerne una resa totale. In ogni caso il massacro era stato grande e poco costoso per i Romani. Un trofeo venne eretto sul luogo della battaglia.
I Romani subirono però un altro attacco da parte degli Angrivarii sulla strada che stavano percorrendo dopo lo scontro di Idistaviso. Stavolta i Germani puntarono sulla classica imboscata alla colonna romana in marcia, ma Germanico venne a sapere per tempo della cosa e non arrivò impreparato.

 

BATTAGLIA DI IDISTAVISO DAL LIBRO "WARFARE IN CLASSICAL WORLD" DI J.WARRY

Dal testo di Tacito si desume che i Romani dovessero attraversare una foresta , passando per una pianura fangosa. Questa foresta era circondata da una un’ampia palude tranne su un lato dove era stato costruito un argine che faceva da linea di confine tra Angrivarii e Cheruschi.Su questo argine , evidentemente il posto più comodo dove far passare le truppe dentro la foresta, si posizionò la fanteria germanica mentre la cavalleria si nascondeva nei boschi circostanti per prendere alle spalle i romani impegnati sull’argine.Germanico divise le truppe in questo modo: una parte della fanteria venne mandata attraverso la foresta per una via secondaria piana (visto che era circondata da paludi evidentemente c’era da attraversare una di queste , ma è probabile che le salmerie rimanessero con Germanico e il comandante romano contava sul fatto che i nemici non sorvegliassero gli attraversamenti secondari). Il resto della fanteria con Germanico aveva il compito di attaccare l’argine mentre la cavalleria doveva coprire le spalle nella pianura.Il primo assalto non ebbe successo e venne respinto; a questo punto però vennero usate le baliste , che costrinsero i difensori giù dall’argine e il secondo assalto guidato da Germanico stesso con le coorti pretorie ebbe buon esito. Il combattimento quindi si spostò nella foresta dove divenne una mischia uomo contro uomo; i Germani avevano alle spalle le paludi , i romani il fiume , quindi non c’era via di ritirata per nessuno dei due.
Ad un certo punto una legione venne ritirata dallo scontro per costruire il campo fuori dalla foresta, mentre le altre proseguirono il combattimento fino a sera. Da una frase di Tacito sembra che il combattimento della cavalleria romana nella pianura non fosse stato molto brillante.
Arminio non guidava i Germani durante questo scontro (forse per una ferita ricevuta ad Idistaviso, pare infatti che Inguimero avesse il comando). Il giorno dopo venne affidato a Stertinio la rappresaglia contro gli Angrivarii e questi prontamente si arresero.
Era giunta ormai la fine dell’estate e quindi si decise di tornare in Gallia; una piccola parte delle legioni venne spedita via terra , mentre il resto ripercorse la strada dell’andata usando le navi.Purtroppo la natura colpì duramente i romani , a dimostrazione di quanto fosse pericolosa la navigazione nel mare del nord alla fine della stagione navigabile. Una tempesta disperse la flotta , mandando le navi a naufragare persino in Britannia. Le perdite in uomini e materiali furono gravi , anche se alla fine meno di quanto Germanico temeva. La notizia del disastro però si sparse rapidamente causando la sollevazione di Catti e Marsi. La risposta fu altrettanto rapida per evitare che la rivolta si ampliasse e più di 60000 uomini vennero mandati contro le due tribù ; alla fine venne recuperata anche una delle aquile di Varo.

Germanico pensava che un altro anno di guerra sarebbe stato sufficiente a chiudere la partita , ma Tiberio non era dello stesso parere. Non si poteva nascondere che le perdite umane e materiali in tre anni erano state gravi , nonostante i successi ed ormai l’onore romano era stato vendicato. Tiberio avendo combattuto per anni in Germania aveva un’esperienza diretta della situazione e poteva quindi valutare come troppo ottimistiche le previsioni del nipote.
Germanico venne quindi richiamato a Roma ponendo fine al tentativo romano trentennale di conquista della regione transrenana. Le sue campagne avevano permesso l’occupazione della valle della Lippe e la sottomissione della costa nord fino alla foce dell’Ems/Weser. La prima conquista venne abbandonata quasi subito, la seconda sotto Claudio.

Curiosamente sia Germanico che Arminio morirono nello stesso anno , il 19 d.C.

 

CAMPAGNA DEL 16 d.C.

Guerra Carolingia

Il rapporto tra Franchi e Sassoni fino a Carlo Magno variò continuamente a seguito dell’evolvere della situazione interna dello Stato Franco ; se nel VI secolo d.C. e nei primi anni del VII i Sassoni erano costretti a pagare un tributo di 500 capi di bestiame , nel corso del VII secolo a seguito della crisi dello Stato Merovingio smisero di pagare il tributo e all’inizio dell’VIII secolo avevano occupato i territori fino al Reno , assorbendo e conquistando altre tribù , minacciando con le loro incursioni i territori dei Franchi e probabilmente dei loro altri vicini: Danesi, Slavi e Frisi.Si trattava quindi di un’insieme di tribù in espansione e aggressive ,una minaccia latente per i confini nord-est dei Carolingi.
Fin dal tempo del bisnonno di Carlo, Pipino si era cercato di attuare una penetrazione culturale in Germania inviando monaci inglesi ed irlandesi in Bavaria, Alamannia, Westfalia. Ricordiamo che la zona transrenana del Regno Franco era tutt’altro che ad alta concentrazione di cattolicesimo; riti pagani e mentalità tribale erano inversamente proporzionali alla distanza dall’ovest romanizzato e diverse campagne furono condotte nei decenni precedenti contro Alamanni ,Turingi e Bavari per riportarli all'ordine. E’ chiaro che in questa situazione avere un vicino che come i Sassoni professava queste tendenze liberamente era un’aperta minaccia ad un sistema centralizzato di monarchia così come la concepivano i Carolingi.
La Frisia fu conquistata da Carlo Martello negli anni ’30 del VIII secolo, dopo che nel 716 una flotta frisone aveva risalito il Reno minacciando Colonia ; sia lui che il figlio Pipino guidarono numerose spedizioni in Sassonia ( Carlo Martello la invase nel 718 per la prima volta, arrivando al Weser poi nel 720, nel 722 , 724, 738 , Pipino fece tre spedizioni ) e nelle regioni transrenane ,accontentandosi però della sottomissione formale e del pagamento del tributo (prima bestiame poi sostituito da Pipino con cavalli) poiché una conquista definitiva avrebbe richiesto molto più tempo e sforzi , ne forse era tra gli obbiettivi.La semplice sottomissione formale sembra essere stata anche l’ intenzione di Carlo durante la sua prima spedizione , per poi cambiare in conquista completa.

Fase 1 – Le prime spedizioni

772 - La concentrazione dell’esercito avvenne a Worms ; arrivando da sud , passando dall’Assia e da Obermarsberg , l'armata franca attaccò Eresburg sul Diemel , una fortificazione difensiva contro i Franchi e sede dell’Irminsul , l’albero sacro dei Sassoni.L’attacco giunse inatteso e i Sassoni non opposero una resistenza armata fuggendo o sottomettendosi ; vennero consegnati ostaggi (presumibilmente fanciulli delle famiglie più importanti). Carlo fece abbattere l’albero e prese il tesoro lì raccolto grazie alle offerte.Passò tutta l’estate nel paese giungendo fino al Weser raccogliendo la sottomissione delle tribù e poi rientrò in Francia, tornando sul Reno e scendendo la valle della Mosella.

Questa prima campagna più che un attacco di conquista fu un modo di coprirsi le spalle in vista della guerra in Italia dell’anno dopo, preparare l’esercito, raccogliere le simpatie e la fedeltà della nobiltà con la guerra agli odiati Sassoni e l’ingente bottino loro distribuito, ed aumentare le riserve delle casse reali.
Il re sperava forse che i Sassoni avrebbero accettato senza problema il ruolo di vassalli.La distruzione dell’albero Irminsul, doveva essere ai suoi occhi un atto necessario alla cristianizzazione della Sassonia e quindi all’entrata nell’orbita carolingia.

 

SPEDIZIONE DEL 772 d.C.

774-775 - Carlo Magno si trovava ancora in Italia , quando giunse la notizia di nuovi scontri in Sassonia ; bande di guerrieri avevano attaccato l’Assia distruggendo il monastero di Fritzlar e la sede vescovile di Buraburg. Era un’evidente ritorsione alla distruzione dell’Irminsul. Per sgombrare l’Assia da Ingelheim vennero mandate quattro scarae franche nell’autunno 774.
Prima della campagna del 775 , Carlo pronunciò a Quierzy durante l’assemblea generale del regno l’intento che si prefiggeva in Sassonia: “Io [ Carlo Magno ] ho deciso di attaccare la tribù dei Sassoni che infrangono i trattati e di persistere nella guerra finchè siano sconfitti e costretti a convertirsi al cristianesimo o interamente sterminati

L’obbiettivo dell’attacco partito nella primavera del 775 era la Sassonia meridionale la parte più minacciosa per i confini franchi e meglio conosciuta.
Il concentramento dell’esercito avvenne sul medio Reno ; le truppe franche risalirono la Ruhr conquistando un grande campo fortificato dei Westfali a Sigiburgo , arrivarono al Weser e riconquistarono Eresburg , prendendo di sorpresa gli Engern che fuggirono nelle foreste. Dopo aver forzato il passaggio del fiume nonostante i Sassoni cercassero di impedirlo (forse nei pressi di Heristal , forse risalendo fino a Minden) , penetrarono in Ostfalia, mettendo tutto a ferro e fuoco fino all’Ocker a nord dei monti dell’Harz. Gli Ostfali si sottomisero e lo stesso fecero gli Engern durante la marcia di ritorno. Nel frattempo un esercito di Westfali al comando di Wituchindo aveva attaccato a Lubbecke e costretto alla ritirata una divisione franca, che risaliva il Weser sulla riva sinistra . Subito dopo però venne sconfitto nella battaglia di Lubbecke e dovette consegnare ostaggi.

Si pensa che durante questa campagna Carlo si annettesse la regione attorno alla Lippe fino ad Eresburg creandosi una via di penetrazione più breve in Sassonia rispetto al passaggio più difficile attraverso la zona del Mittelbirge.Questa spedizione ebbe fama di essere stata così feroce che in Inghilterra alla notizia si dubitò dello stato mentale di Carlo Magno.

 

SCORRIBANDA SASSONE DEL 774 E CAMPAGNA FRANCA DEL 775



776 – Approfittando dell’assenza del sovrano franco , i Sassoni attaccarono i forti carolingi di Eresburg ( che venne conquistato ) e Sigiburgo.Con una marcia velocissima dall’Italia attraverso le Alpi , il re sorprese i Sassoni che si affrettarono a fare atto di sottomissione ( Engern e Westfali , Wituchindo scappò in Danimarca) a Paderborn , accettando di convertirsi e di ricevere le loro terre come concessione del re. Era il primo passo della distruzione del sistema tribale sassone.L’anno seguente l’assemblea generale del regno si tenne nella stessa Paderborn nel campo fortificato franco dove i capi sassoni ricevettero il battesimo e giurarono fedeltà ricevendo indietro le loro terre come vassalli del re.Si dice che venne anche fondato un caposaldo franco noto come Karlsburg vicino a Paderborn sulla Lippe che come Costantinopoli portava il nome del fondatore.

 

BOOK OF MACCABEES(X SECOLO): ASSEDIO DI FORTEZZA CON CAVALIERI,ARCIERI E FANTI

 

OPERAZIONI DEL 776 d.C.

Fase 2 – Terra bruciata

778-781 – Pensando che la Sassonia fosse pacificata Carlo concentrò gli sforzi oltre i Pirenei, accogliendo l’invito dei ribelli al califfo di Cordova. Durante il ritorno, funestato da Roncisvalle, venne raggiunto dalla notizia della nuova e grande rivolta sassone. Approfittando della mancanza delle forze campali franche partite per la Spagna , al comando di Wituchindo tornato dalla Danimarca , un esercito sassone distrusse Karlsburg , scese poi fino al Reno seguendo la valle del Sieg passando da Deutz distruggendo tutto sulla riva destra del Reno tra Colonia a Coblenza tra cui chiese.
Già da Auxerre Carlo ordinò a contingenti Austrasiani e Alemanni di respingere gli invasori. I Sassoni si ritirarono a piccole tappe non potendo varcare il Reno, continuando a razziare l’Assia risalendo il Sieg e il Lahn, apparentemente non inseguiti ; furono raggiunti mentre stavano per varcare l’Eder a Leisa dalla scara Francisca che era risalita dalla Turingia seguendo il Fulda.
Ci fu un violento scontro al guado e i Sassoni subirono forti perdite , non tali da essere decisive poiché la campagna continuò l’anno dopo.Questa rivolta con le distruzioni estese sul territorio franco ad est del Reno , in particolare delle chiese, unite al disprezzo per la rottura di tutti i giuramenti di Paderborn , trasformò la guerra contro i Sassoni ,secondo Hans-Dietrich Kahl, nella faccenda più crudele di cui si fosse mai occupato.
L’anno seguente (779) Carlo stesso guidò la spedizione ; il luogo di raduno dell’armata fu Duren vicino ad Aquisgrana fra Mosa e Reno. La via di penetrazione fu il punto di giunzione tra Lippe e Reno.
L’unico scontro della campagna avvenne a Bocholt sul fiume Ahe, a nord della Lippe a est di Nimega , dove i Sassoni avevano una fortificazione.La vittoria di Carlo gli permise di avanzare nella regione tra l’Ems e il Reno dove i Westfali cercarono di resistere sui fiumi che la attraversano ; sottomise varie tribù fino al Weser.
Subito dopo tornò ad avanzare verso est lungo la Lippe, passò per Paderborn distruggendo tutto senza incontrare resistenza , guadò il Weser a Hoxter ed entrò in Ostfalia ponendo il suo campo nella regione. Engern ed Ostfali si affrettarono a mandare ostaggi e a sottomettersi. Carlo passò l’estate in Sassonia e tornò a Worms per l’inverno.
L’anno dopo penetrò ancora con l’esercito passando dalla valle del Meno e risalendo dal Fulda , si accampò per qualche tempo presso Paderborn come dimostrazione di forza.Attraversò il Weser e si accampò poi sull’Ocker ad Orheim dove ricevette la sottomissione degli Ostfali. Arrivò infine per la prima volta sull’Elba all’altezza di Magdeburgo.
Strinse accordi con gli Slavi oltre il fiume e incominciò a riorganizzare la Sassonia , dividendo i territori nelle zone ecclesiastiche e cercando di applicare il sistema franco ai nobili della regione.
Nel 781 non trovò necessario farsi vedere assieme all’esercito , mentre nel 782 convocò un grande consiglio alle foci del Lippe nominando comes dei nobili Sassoni, ricevendo ambasciatori danesi ed avari. Solo Wituchindo rifiutò di farsi vedere.

 

CAMPAGNA DEL 778 , DEL 779, DEL 780

782 – L’esercito franco era di ritorno dal consiglio quando giunsero voci di attacchi della tribù slava dei Sorabi (che abitavano oltre l’Elba) in Turingia e Sassonia.Come nuovo signore della regione Carlo era moralmente vincolato a proteggere i suoi nuovi vassalli.
Subito spedì il ciambellano Adalgiso, il conestabile Gelione, e il comes palatino Voredo con la scara , truppe austrasiane e (per la prima volta) leve sassoni contro gli intrusi. Durante la marcia però giunse notizia di una nuova ribellione sassone guidata dal redivivo Wituchindo (che non era riuscito ad ottenere aiuti dai Danesi ) ; subito venne cambiata la direzione di marcia e i tre , dopo aver smobilitato le leve sassoni, vennero raggiunti dal comes Teudorico, parente del re e molto esperto, con contingenti ripuari forse di sola fanteria.Su suo consiglio vennero mandati avanti esploratori per individuare la posizione e il numero dei Sassoni.Il nemico venne scoperto sulla collina di Suntel sulla riva destra del Weser fra Minden e Rinteln.

I sassoni (circa 6000 si stima, mentre è probabile che i franchi fossero in numero inferiore) erano accampati sulle pendici del colle ; Teudorico pose il suo oltre il fiume mentre gli altri tre si posero sulla riva destra. In questo modo la forza di Teudorico avrebbero impedito ai Sassoni di muovere verso ovest ,mentre la cavalleria della scara avrebbe loro impedito di scendere dalla collina.Si sarebbero trovati tra l’incudine e il martello. Qui la divisione del comando e ricerca della gloria personale giocarono contro i Franchi. I Sassoni uscirono dal loro accampamento fortificato e si schierarono davanti allo vallo , alcuni però rimasero dentro con armi da lancio.Adalgiso decise di attaccare rapidamente senza coordinarsi con Teudorico e soprattutto senza prepazione , forse sottovalutando il numero dei nemici ; secondo le fonti attaccarono come quando si insegue il nemico in fuga. Il muro di scudi sassone ricevette la carica scomposta da posizione sopraelevata e una volta arrestata piombò sui cavalieri isolati ; solo pochi raggiunsero il campo di Teudorico. Adalgiso e Gelione furono tra i morti. La sconfitta fu grave dal punto di vista materiale (conestabile e ciambellano, quattro comes e venti nobili di alto lignaggio morti, più un numero imprecisato di vassalli che si sentirono moralmente vincolati a seguire i loro signori nella morte) ma ancora di più da un punto di vista morale , 10 anni di vittorie annientati in un giorno.Il luogo della battaglia è ricordato ancora oggi come “campo dello schiaffo” ed è uno dei pochi episodi dell’Europa continentale ricordato nelle prime cronache anglosassoni.

La reazione di Carlo fu immediata : proclamò il banno e si spinse nel cuore della Sassonia; i ribelli si erano già dispersi e Wituchindo ritornato in Danimarca. I Sassoni fecero atto di sottomissione sull’Aller consegnando “4500” responsabili della rivolta sperando nella sua clemenza. Vennero tutti giustiziati a Verden in Ostfalia. Parallelamente spinse al massimo lo sradicamento culturale della Sassonia; vennero deportati per la prima volta dei Sassoni, capillarizzò l’organizzazione ecclesiastica e con la “Capitulatio de partibus Saxoniae” rese crimine punibile con la morte ogni reato contro la chiesa e il re,i riti pagani, giungendo ai proibire le tradizionali sepolture germaniche e obbligando all’uso di cimiteri cristiani.Ritornò a svernare con l’esercito a Thionville.

 

SPOSTAMENTI PRIMA DI SUNTEL

783 – La reazione sassone all’inasprimento politico franco non si fece attendere e già durante l’anno raggrupparono un esercito per opporsi all’armata franca. Bloccarono il passo di Doren vicino a Detmold usando anche fortificazioni. A marce forzate l’esercito di Carlo li raggiunse prima che potessero terminare i lavori. Lo scontro fu durissimo e le perdite ingenti per entrambi; i Franchi furono comunque vittoriosi , ma furono costretti a porre il campo a Paderborn ed attendere i rinforzi già in marcia dall’Austrasia.Una volta arrivati raggiunsero il nuovo esercito formato dagli Engern sull’Hase presso Osnabruck , gli diedero battaglia e dispersero o Sassoni infliggendo loro molte perdite.
Dopo questa vittoria proseguirono oltre il Weser e raggiunsero ancora l’Elba, facendo terra bruciata. Carlo tornò in Austrasia prima dell’autunno senza ottenere una sottomissione. Detmold e Onasbruck secondo Einardo furono le sole due battaglie della guerra sassone condotte personalmente dal re.

 

CAMPAGNA DEL 783

784 – Dopo aver passato l’inverno a Heristal sulla Mosa con la nuova moglie , il re franco condusse nuovamente l’esercito in Sassonia accompagnato stavolta dal figlio Carlo. I Sassoni avevano ricevuto aiuto anche da parte dei Frisoni anche se questi ultimi erano già parte del regno Franco.
Attraversando la valle della Lippe fino alle sorgenti , marciò poi verso nord devastando il territorio dei Westfali fino a raggiungere il Weser a Petershagen presso Minden. Non fu possibile attraversare il fiume perché era in piena per le piogge. Per non perdere tempo l’esercito fu diviso in due. Carlo Magno deviò per la Turingia scendendo lungo il Weser ,valicò l’Harz , e seguendo la valle della Saale arrivò alla pianura tra questo fiume e l’Elba ; giungendo in Ostfalia devastò il paese e distrusse villaggi fino a Schoningen nel distretto di Helmstadt ricevendo la sottomissione di alcuni gruppi di Ostfali. Il figlio Carlo invece rimase in Westfalia continuando nell’opera di devastazione , affrontando anche l’unico scontro di cavalleria contro i Westfali nella valle della Lippe (equites proelio nelle fonti) . Entrambi tornarono poi a Worms.

 

CAMPAGNA ESTIVA DEL 784

784-785 - Per distruggere la volontà di combattere dei Sassoni ,già provati dalle inondazioni e da due anni di devastazioni sistematiche , fu organizzata una campagna invernale ; venne smobilitato l’esercito della campagna estiva e arruolate forze fresche.Dapprima l’esercito reale si accampò vicino al Weser nei pressi della fortezza di Skidoburgo dove passò il Natale, poi marciò fino alla confluenza del Werne con il Weser.Passò il resto dell’inverno ad Eresburgo da dove colonne leggere franche lanciarono continuamente raids di devastazione nel territorio per non lasciare tregua ai Sassoni , distruggendo sistematicamente tutte le fortificazioni in cui trovava rifugio la popolazione e lasciando mano libera alle colonne franche.
Un contingente aquitano prese parte alla campagna a partire dalla primavera sotto il comando formale del figlio Luigi allora bambino. Per non lasciare la zona di guerra l’assemblea generale del regno si tenne direttamente a Paderborn.
Terminata l’assemblea la campagna riprese; senza trovare opposizione l'esercito passò il Weser a Minden , puntò verso nord , attraversò il Lunemburgo oltre Verden e raggiunse l’Elba a Bardengau e Bardenwick.Il suo probabile obbiettivo era Wituchindo che però era fuggito a nord dell’Elba.

 

CAMPAGNA INVERNALE ED ESTIVA DEL 784-785

Carlo decise di fare un’offerta al capo sassone che accompagnato da Abbione, suo genero, con la garanzia della sua sicurezza personale venne al colloquio. In cambio della sua resa e della conversione al cristianesimo ricevette possedimenti e una carica elevata nella gerarchia franca. D’altronde il territorio sassone era talmente devastato da non offrire molte chance alla resistenza.La conversione di Wituchindo mise termine alla sottomissione della Sassonia centrale , durata ben 13 anni.

Fase 3 – La sottomissione del nord

787 - Con il fianco nord apparentemente sicuro Carlo potè dedicarsi all’area danubiana. Sul ducato semiautonomo del ribelle Tassilone di Baviera puntarono tre eserciti franchi dall’Italia, Sassonia e Alemannia. Il duca fece atto di sottomissione (e più tardi costretto in convento) e la Baviera riorganizzata in contee e marche.

788 – Due eserciti avari attaccarono Baviera e Friuli , ritirandosi prima della reazione.

789 – Venne organizzata una grande campagna di rappresaglia contro gli slavi Wiltzi che da oltre l’Elba effettuavano razzie in Sassonia. Un grosso esercito , composto anche da leve sassoni, venne concentrato sull’Elba (dopo essere stato radunato a Colonia passando per la valle della Ruhr, del Lippe, Minden,Verden, il Lunemburgo) nei pressi dei moderni confini del Meclemburgo, qui si unirono ausiliari Sorabi e Abroditi mentre navi frisoni navigavano lungo l’Elba.Vennero gettati due ponti oltre il fiume e costruite due fortezze a protezione delle teste di ponte. L’esercito puntò a nord-est. Mentre i Frisoni con le navi risalivano l’Havel fino al punto in cui sorgerà Berlino, l’armata di terra proseguì fino al fiume Peene vicino al mar baltico. Ottenuta la sottomissione dei Wiltzi che si erano ritirati senza combattere , tornò indietro per la stessa strada.

791 – La prima campagna contro gli Avari in risposta all’attacco di tre anni prima , fu la più grande attuata fino a quel momento (Contamine la valuta in 15000 fanti e 20000 cavalieri). L’obbiettivo era distruggere tutte le fortezze lungo il Danubio che erano a protezione del territorio avaro.Prima dell’inizio della spedizione la scara di Pipino invase il regno nemico dall’Italia.
L’esercito venne concentrato a Regensburg ; contingenti Sassoni e Frisoni sotto la guida del comes Teudorico, marciarono sulla riva sinistra del fiume, Austrasiani e Neustrasiani sulla riva destra, i Bavaresi sulle navi che discendevano il fiume con le salmerie. Raggiunto il fiume Enns , l’esercito si fermò per tre giorni per una cerimonia religiosa. Ripartiti , avvenne la distruzione sistematica di tutte le fortezze nella pianura tra l’Enns e il Wienerwald , che fungevano da protezione all’ingresso in Pannonia, distruggendo anche l’imponente castellum che dominava Vindobona.Gli Avari si ritirarono senza combattere. Sassoni e Frisoni nel frattempo travolgendo le difese sulla Kamp, penetrarono nella Boemia meridionale.Dopo una nuova fase di concentramento intorno a Vindobona, l’esercito del nord e la flotta continuarono la discesa del Danubio mentre l’esercito meridionale puntò a sud-est seguendo dapprima l’antica strada romana per Scarbazia e Sabaria fino al fiume Raab e poi quella tra Bassiana e Mursella fino alla confluenza del Raab nel Danubio , dove si ricongiunse con il resto dell’armata.A questo punto la campagna finì anche perché un’epidemia aveva colpito i cavalli, ma aveva comunque raggiunto l’obbiettivo di distruggere tutte le difese ed aprire il loro territorio a nuovi attacchi. I Sassoni e i Frisoni tornarono passando dalla Boemia mentre l’armata meridionale rientrò per le stesse strade romane dell’andata e Carlo svernò a Regensburg, forse meditando una nuova guerra contro gli Avari per l’anno successivo ma la congiura del figlio maggiore Pipino il Gobbo non lo permise ,mentre l’anno dopo si scatenò una nuova rivolta sassone. La distruzione definitiva degli Avari venne portata avanti negli anni successivi (795,796) dal figlio Pipino , Re d’Italia , con il supporto del prefetto di Baviera e del Magravio del Friuli. Truppe longobarde e bavaresi, non più ostacolate dalle fortezze difensive , occuparono per due volte il Ring oltre il Danubio (aiutati anche dalla crisi interna dello stato Avaro) ricevendo infine la sottomissione del Khagan.

 

CAVALIERI AVARI CONTRO CAVALLERIA FRANCA DAL LIBRETTO OSPREY "THE BARBARIANS"

793 – La guerra ricominciò contro i Sassoni abitanti il nord della regione (Vimodiani ed Ostfaliani) e quelli a nord dell’Elba (Nordalbigiani) . Ed iniziò con una disfatta dei Franchi.Infatti Teudorico con un esercito Frisone , subì un’imboscata a Rustringen alla foce del Weser e venne ucciso con i suoi uomini.La risposta franca non fu immediata, infatti Carlo era occupato nella costruzione di un canale tra il Reno e il Danubio ( e probabilmente le perdite in cavalli della campagna avara non erano state sostituite) che avrebbe consentito di muovere le navi agilmente tra i due fiumi, ma il progetto fallì per le piogge incessanti.

794 – La rappresaglia iniziò nella Pasqua del 794.Un esercito guidato dal figlio Carlo penetrò per la valle della Lippe partendo da Colonia. Gli Ostfali si erano schierati su una collina in località Sindfeld a sud di Paderborn e confidando nella forte posizione aspettavano i Franchi. Ma un secondo esercito di cavalleria leggera alla guida dello stesso Carlo si era concentrato a Francoforte sul Meno. Seguendo la valle del Meno , del Fulda e puntando poi verso Kassel e il Weser arrivò inatteso alla spalle dei Sassoni. Questi ultimi per evitare di essere accerchiati e distrutti all’arrivo dell’esercito principale fecero atto di sottomissione.

795-797– Le regioni della Vimodia (zona a sud dell’estuario dell’Elba ) e la Nordalbingia (a nord dell’estuario) anche se formalmente sottomesse restavano fuori controllo. Per testare la loro fedeltà venne convocata un’assemblea di Sassoni , Franchi e di vassalli slavi al campo di Bardewick. Ma i Vimodiani e Nordalbigiani non arrivarono. Anzi la delegazione degli slavi Abroditi venne annientata lungo la strada da questi ultimi.La reazione fu brutale; arrivato alle foci dell' Elba in Vimodia il territorio venne devastato finchè i Sassoni non si sottomisero. Un uomo su tre (probabilmente solo quelli atti alle armi) venne deportato ; furono in 7070 a lasciare la Sassonia per nuove sedi in Gallia.Anche il 796 vide l’esercito franco nella regione. I Vimodiani conducevano uno stile di vita simile a quello dei vicini Frisoni e anche il loro territorio era circondato ed attraversato da fiumi e paludi ; dighe erano state costruite dalla popolazione per strappare terre all’acqua. Per la campagna del 797 ( agosto e settembre ) vennero impiegate navi dei Frisoni che dovevano incrociare davanti alle coste impedendo alla popolazione di scappare in mare , mentre le truppe di terra usarono barche a fondo piatto per sfruttare i fiumi e i canali, conquistando dighe e sbarramenti uno a uno dove venne fatta passare la cavalleria. Alla fine raggiunsero Halden sulla costa e i Vimodiani si sottomisero ; l’esercito tornò ad Aquisgrana.Nello stesso anno il capitolario sassone del 779 venne rivisto e a Westfali, Engern e Ostfali vennero concessi gli stessi diritti di tutti gli altri sudditi.
A novembre l’armata venne riportata in Sassonia accampandosi ad Heristelle presso Hoxter.

798 – In primavera i Nordalbigiani uccisero degli ufficiali franchi , fra cui un comes.Passando per Minden l’esercito carolingio si diresse verso nord distruggendo tutto tra il Weser e l’Elba come rappresaglia. Nel frattempo però presso Rostock i Nordalbigiani erano stati sconfitti dagli slavi Abroditi alleati dei Franchi perdendo 4000 uomini. Quando Carlo arrivò si sottomisero non essendo più in grado di combattere.

799 – L’esercito venne di nuovo radunato a Paderborn con l’aggiunta di un contingente aquitano guidato da Luigi. Dato che Carlo Magno era occupato con i problemi d’Italia (papa Leone era arrivato in Sassonia), le truppe vennero guidate a nord dell’Elba passando da Lunemburgo dal figlio Carlo.Sistemò i problemi di confine tra Abroditi e Wiltzi , ricevette ostaggi dai Nordalbigiani e ne deportò una parte in Gallia.

802-804 – Dopo altre agitazioni dei Sassoni transalbigiani, Carlo decise di risolvere il problema in modo radicale. Radunato di nuovo l’esercito sulla Lippe , attraverso Minden e Verden raggiunse l’Elba a Hollenstadt all’affluenza del fiume Este nell’Elba , nei pressi del luogo dove sorgerà Amburgo. Raggiunto qui dagli alleati Abroditi , senza trovare opposizione organizzata l’esercito si sparse con i suoi squadroni scelti per il territorio della Vimodia e della Nordalbingia facendo prigionieri tutti i Sassoni possibili. Secondo Einardo 10000 uomini con le famiglie vennero deportati in Gallia e Germania in questi due anni. Il territorio dei Nordalbigiani venne assegnato agli alleati Abroditi. L’804 per Einardo segna la fine delle guerre sassoni ; il territorio occupato coincide a grandi linee con quello occupato dai Romani prima di Teutoburgo. La deportazione a sud dell’Elba dei Sassoni assieme alla costruzioni di una linea di “castella” a protezione del confine, sono indicative della decisione di non spingersi oltre usando la tribù slava degli Abroditi come stato cuscinetto. La cultura sassone , l’ultimo residuo della Germania antica e tribale , era stata annientata in modo sistematico e feroce al fine di rendere possibile la sua integrazione nello stato franco.

 

CAMPAGNE FINALI

805-806 – Pur non facendo parte della guerra sassone in senso stretto , la campagna contro gli Slavi della Boemia si presenta come una curiosa analogia con l’abortito tentativo di Tiberio contro i Marcomanni in Boemia nel 6 d.C.
Gli Avari ,ormai formalmente vassalli di Carlo Magno , erano stati attaccati dagli Slavi della Boemia e cacciati dai territori loro assegnati dai Franchi. La risposta non si fece attendere : tre eserciti attuarono una manovra a tenaglia come quella pensata e mai messa in pratica da Tiberio. Un esercito di Sassoni e Abroditi scese da nord seguendo l’Elba , uno di Austrasiani guidato da Carlo (il secondogenito) penetrò in Boemia passando dal Meno e dalla Franconia e uno di Bavaresi,Alemanni e Burgundi penetrò da sud partendo da Regensburg. Il capo slavo Bechon venne ucciso e il territorio devastato per vendetta. Il numero di uomini impiegati e le diverse direttrici di avanzata impedirono qualunque forma di resistenza.

Incorporati i Sassoni nell’impero , il nuovo nemico divennero i Danesi ; molto più organizzati (erano già una monarchia ) dei Sassoni , protetti dalla natura del loro territorio e padroni del mare, già nel 808 i Danesi attaccarono gli Abroditi infliggendo loro parecchie perdite per poi ritirarsi rapidamente. In seguito attaccarono la Frisia via mare con 200 navi e nei decenni seguenti divennero una vera calamità. Pensato come macchina offensiva , l’impero Carolingio aveva spostato le difese ai confini diventando vulnerabile ai raid vichinghi che ne colpivano l’interno.

 

RAZZIATORI VICHINGHI A CAVALLO CONTRO LEVE LOCALI FRANCHE DAL LIBRETTO OSPREY "THE BARBARIANS"

Conclusioni


1 – Sulla guerra medievale

Prima di approfondire di iniziare con le conclusioni finali ritengo giusto fare una premessa alla storia militare medievale. Lo ritengo giusto perché nell’immaginario collettivo e nella percezione che si ha della stessa rimangono ancora molte delle errate concezioni della passata storiografia militare del XIX e prima metà del XX secolo. Queste concezioni imponevano visioni di battaglie fatte di una serie di duelli individuali tra nobili a cavallo , privi di coordinazione , tattica e strategia di guerra. Poiché l’essenza dell’articolo è un confronto tra l’esercito romano (spesso superficialmente visto in un’ottica troppo modernista , seguendo un processo inverso a quello usato per il medioevo e dimenticandosi degli aspetti che non rientrano in questo schema) e un esercito medievale , ritengo giusto sgombrare il campo da queste percezioni ; userò , per fare questo, la critica fatta da Verbruggen all’inizio del suo libro agli storici militari o ai militari professionisti (capitolo introduttivo intitolato appunto “Mancanze dei moderni storici militari nel discutere la guerra medievale” ) che si sono occupati della guerra nel medioevo.
Essenzialmente Verbruggen divide questi storici in due categorie : i militari di professione e gli storici professionisti.

Nella prima categoria rientrano personaggi come Delpech e Kohler ; Verbruggen riconosce loro di avere le basi tecniche per la comprensione del problema per merito della loro professione ma di mancare , a causa della stessa, di senso critico storico e della necessaria preparazione sulla storia del periodo , cosa che li portò a prendere cantonate abissali assumendo acriticamente le cifre e i dati delle fonti ( nonostante ne avessero accumulate una quantità enorme ) e di inventare manovre inesistenti , fuorviati dalla loro immaginazione e conoscenza tecnica.

Nella seconda categoria Verbruggen mette grandi storici come Oman,Delbruck,Erben, Lot e Frauenholz.

Oman , autore di un libro in due volumi sull’argomento, è molto accurato nella descrizione sia delle battaglie che negli affari militari inglesi del periodo ma non arriva mai ad una conclusione definitiva. Non entra mai nell’essenza degli scontri tattici e il suo lavoro manca di sintesi e visuale critica.

 

BOOK OF MACCABEES (X SECOLO): CARICA DI CAVALLERIA TARDOCAROLINGIA

Delbruck , autore di una monumentale opera sull’arte della guerra dei secoli , ha un ottima conoscenza delle questioni militari , conoscenza che ritiene essenziale per uno storico che se ne occupi e fa un’accurata critica delle fonti inquadrando l’arte della guerra di un periodo nel suo contesto sociale. Per il periodo medievale purtroppo non verificò personalmente molte delle sue fonti lasciandole all’analisi dei suoi allievi , scegliendo le battaglie da analizzare in modo arbitrario. Questo lo portò alla conclusione che i cavalieri medievali non combattessero in formazioni tattiche ma come singoli e che non esistesse disciplina nel vero senso della parola.
Considera il periodo medievale come una fase di declino dell’arte della guerra perché non esisteva un’efficiente fanteria.

Erben e Frauenholz si limitano ad apportare correzioni ed aggiunte ad alcune idee di Delbruck (Frauenholz riconosce l’uso di riserve) , ma apportano poco e sono più utili in particolare Erben per la loro estesa bibliografia.

Lot rappresenta un vero passo avanti rispetto a Delbruck con il suo libro del 1946 sugli eserciti e la guerra medievale. Dotato di grande ingegno e di una mente critica , riconobbe l’uso della riserva tattica nelle formazioni medievali anche se rimase legato al concetto di scontro individuale. Purtroppo essendo uno storico generalista mutuato alla storiografia medievale , si basa soprattutto sulle fonti secondarie piuttosto che sulle primarie.

Proprio la difficoltà di esaminare le fonti primarie , di difficile interpretazione , contribuì non poco alla diffusione di concetti errati. Uno degli errori più frequenti è dimenticare che quando una fonte parla dell’attacco di un cavaliere nobile , spesso ci si dimentica di cogliere quel “cum suis” oppure non si sà che la fonte lo dà per scontato perché la figura in primo piano è quella che gli interessa , non i sergenti e fanti di umile origine. Il signore a cavallo attacca con il suo conrois in formazione serrata sotto il proprio stendardo.Nell’analizzare i comandi che lo Strategikon enumera tra quelli impiegati dalla cavalleria bizantina , Verbruggen trova un esatto equivalente impiegato dalla cavalleria occidentale (tranne allargare i ranghi , naturalmente , essendo una cavalleria di solo d’urto).Da notare che Delbruck considera anche gli eserciti bizantini e arabi come formati da combattenti individuali , data la massiccia prevalenza di cavalleria.

I cambiamenti sociali , l’adozione delle staffe e della pesante corazza, con la più tarda evoluzione della carica a lancia imbracciata trasformarono gradualmente i grandi eserciti di fanteria professionista romani e tribali dei germani occidentali in piccole, veloci e dalla tremenda capacità d’urto formazioni a cavallo con la fanteria in ruolo di appoggio.
La guerra medievale non va giudicata dalla capacità della fanteria, ma da quella della sua cavalleria.

2 – Critica a Delbruck

Lot affermava che i trenta anni necessari alla conquista della Sassonia , dimostravano le basse capacità dell’esercito carolingio ; ovviamente Lot non pensò per nulla al fatto che i romani impiegarono lo stesso tempo e fallirono.
Delbruck invece dedicò un intero capitolo del volume tre della sua opera alla questione ; il capitolo comincia infatti con la domanda: “Come mai i Carolingi riuscirono a sottomettere i Sassoni , mentre i Romani con eserciti più grandi e più risorse fallirono?”.
Purtroppo l’analisi che fa è poco convincente a dimostrazione che la selezione delle fonti non venne fatta da lui personalmente e forse per una certa reticenza ad andare più a fondo a causa del pangermanesimo sempre presente nella sua opera.Infatti da poco la Germania aveva perso la guerra contro la Francia e l’idea del conquistatore proveniente dalla riva sinistra del Reno risvegliava brutte analogie.
Mi sembra quindi giusto contro-criticare le ragioni del Delbruck prima di esporre le mie conclusioni.
Essenzialmente i motivi addotti dallo storico tedesco per cui la conquista della Sassonia fu portata a termine e non quella della Germania Magna sono due:

1 – I Franchi occupavano già territori sulla riva destra del Reno , come Turingia e Assia , per cui avevano due strade di penetrazione ; inoltre i territori ad est dell’Elba erano occupati da Slavi e non da altri Germani e quindi non c’erano motivi di preoccuparsi di eventuali aiuti transalbigiani.

2 – I Sassoni non erano più così barbari come i Cheruschi di Arminio per cui non erano difficili da affrontare con eserciti più piccoli ; la nobiltà era più desiderosa di entrare a far parte della classe dirigente franca e i semiliberi la maggior parte della popolazione ; i territori più coltivati e quindi più favorevoli ai rifornimenti. Bisogna infatti premettere che Delbruck associa il fallito tentativo romano in Germania con la bellicosità della popolazione , ritiene infatti estendibile a tutte le classi sociali il passo di Tacito che indica come gli uomini si dedicassero solo alla guerra , lasciando la cura dei campi a vecchi e donne.

Circa la prima motivazione giova ricordare che lo stesso Delbruck riconosce che i Romani basarono la loro occupazione della Germania su un asse nord-centro , mentre i Carolingi su un asse sud-centro. Non sembra tra l’altro che i vari generali romani abbiano mai pensato di occupare stabilmente l’area dell’Assia o del Meno per usarla come base per attacchi verso nord. Si preoccuparono di rendere sicura l’area del Meno non ostacolando la migrazione dei Marcomanni in Boemia e posizionando la popolazione amichevole degli Ermonduri tra questi ultimi e il Meno però gli unici attacchi che partirono da quest’area verso nord furono verso il territorio dei Catti. Solo Druso nella sua ultima campagna partendo dal Meno attraversò l’Assia , il Weser per giungere all’Elba ; ma sembra essere stata più una spedizione esplorativa o di propaganda che una reale marcia di conquista.Marktbreit sul Meno venne costruita per la campagna contro i Marcomanni , non come base per movimenti verso nord ; Waldgirmes , proprio nell’Assia , che all’epoca della ribellione dei Cheruschi nel 2 d.C. doveva già essere attiva , non venne usata da Tiberio come base operativa. Pare che i comandanti romani non percepissero come favorevole l’asse meridionale per l’obbiettivo delle loro campagne e di conseguenza non si può dire che ne siano stati penalizzati. Gli insediamenti e fortezze romani in questa regione sembrano sfruttare locazioni già occupate dai preesistenti , poi abbandonati ,oppida celtici (ad esempio proprio Waldgirmes), piuttosto che luoghi strategicamente utili per il movimento degli eserciti nell’altopiano centrale.

 

OPPIDA CELTICI NELLA ZONA RENANA DAL LIBRO "FRONTIERS OF ROMAN EMPIRE "

Se poi ci spostiamo avanti nel tempo notiamo che l’opzione avvicinamento da sud , tramite l’Assia oppure la valle della Fulda, venne sfruttato relativamente poco anche dai Carolingi che preferivano la via diretta lungo la Lippe , la Ruhr , e la nuova strada ( Hellweg o Hallweg ) che correva tra i due fiumi e univa Paderborn al Reno. La via diretta sembra essere stata comunque la prima scelta.
L'origine germanica delle popolazioni transalbigiane non fu di impaccio ai Romani. Si assicurarono tramite trattati la loro amicizia , come riportano le fonti che ugualmente non riportano atti di ostilità verso i Romani ; non esisteva tra i Germani solidarietà etnica. Allo stesso modo gli Slavi d’oltre Elba furono di aiuto ai Carolingi solo nella fase di conquista della Nordalbingia , ma altre tribù si comportarono in modo ostile , minacciando la Turingia e la Sassonia , ribaltando così la tesi di Delbruck.

La seconda motivazione è ancora meno dimostrabile ; abbiamo visto come la struttura sociale sassone fosse molto vicina a quella degli antichi Germani e molto differente da quella franca contemporanea. Delbruck basa la sua affermazione su fonti di circa 50 anni dopo la conquista quando l’organizzazione sociale feudale era ormai pienamente radicata e possiamo immaginare che molti liberi a causa della devastazione sistematica delle loro proprietà da parte dell’esercito franco avessero perso il loro stato finendo in una condizione servile. La rivolta del 842 , chiamata Stellingabund , organizzata da questi semi-liberi per reclamare i vecchi diritti , dimostra come la loro condizione al tempo della libera Sassonia fosse molto diversa da quella successiva. In ogni caso quale che fosse l’effettiva barbarie dei Sassoni la loro aggressività , specialmente durante l’VIII secolo, è innegabile : il fossato difensivo che isolava lo Jutland dalla Germania , il Danevirke , la cui prima fase di costruzione data nel 737 , sembra aver avuto lo scopo di impedire le razzie e attacchi sassoni a nord. L’affermazione che i campi fossero più coltivati non è dimostrata da Delbruck in alcun modo quindi non può essere utilizzata come base per un confronto.

L’idea di Delbruck che gli eserciti carolingi fossero “primitivi” rispetto a quelli antichi , che non esistessero unità tattiche e tutto si basasse sullo scontro individuale e soprattutto la sua sottovalutazione delle capacità della cavalleria pesante , lo spinsero inevitabilmente a cercare le risposte nelle debolezze dei Sassoni e non nelle capacità dei conquistatori.

3 – Incoerenze in Tacito sulle campagne di Germanico

Ci sono diversi punti oscuri o poco logici nella descrizione che Tacito fa delle campagne di Germanico tra il 14 e il 16. Quella che fa negli Annali è l’unica descrizione approfondita di una campagna romana in Germania , sorvolando sui vari racconti su Teutoburgo , ed è preziosa per questo.

Va ricordato però che Tacito non possedeva una mappa geografica del paese ma solo descrizioni scritte fatte spesso su idee geografiche errate sulle direzione del corso dei fiumi , sulla posizione di luoghi e tribù rispetto ai punti cardinali. Io stesso ho potuto constatare scrivendo questo testo quanto sia difficile farsi un’idea di direzioni e distanze senza una mappa geografica moderna.

Non esisteva un equivalente della moderna topografia militare ; un esercito in movimento si basava sulla conoscenza diretta del percorso da parte di guide ed esploratori e sugli Itineraria . Questi ultimi fornivano la distanza e altre informazioni tra le tappe di un percorso predefinito (ad esempio tra varie città , tra due fiumi,ecc) ; erano dati scritti (itineraria adnotata) e pochissimi usavano forme grafiche (itineraria picta ,il massimo esempio di questa forma è la “Tavola Peuntingeriana” del IV secolo). La forma mentis di chi li leggeva senza conoscere personalmente la regione doveva essere molto simile a quella del turista in una città sconosciuta che legge il percorso dei mezzi pubblici contando le stazioni per arrivare alla propria destinazione senza aver idea di quale strade attraverserà e la posizione delle fermate rispetto alla pianta urbana. Questo fattore va tenuto ben presente nella lettura delle fonti antiche e medievali anche di eccellenti e in prima persona come Cesare ; gli autori semplificano al massimo le informazioni topografiche fornite per rendere i testi di facile accesso ai lettori.
Quindi sarebbe sbagliato pensare che Tacito avesse un idea corretta della posizione geografica dei riferimenti che descrive.

 

FOTO DEL CORSO DELLA LIPPE DA LIVIUS.ORG ( 1 , 2 )

Una prima incongruenza viene descritta nella campagna del 15 : le truppe romane che rientrano dalle foci dell’Ems arrivano alla foce del Weser che si trova ad oriente dell’Ems. Nella descrizione della campagna ho tenuto questa descrizione ma è chiaro che qualcosa non torna ; Tacito deve aver confuso o i due fiumi o il percorso delle truppe.

Un’altra incoerenza riguarda l’avvicinamento del 16 al campo di Idistaviso ; Germanico attraversa l’Ems e subito Tacito dice che manda Stertinio con la cavalleria contro gli Angrivarii che si erano ribellati alle sue spalle ; ma questi ultimi all’epoca abitavano su entrambe le sponde del Weser quindi davanti a Germanico.Anche qui o la tribù non è quella oppure Tacito scambia il Weser con l’Ems. Altra spiegazione è che nel 15 l’autore non descriva una ricognizione marittima fatta da Germanico sul Weser e nel 16 si dimentichi completamente la marcia di Germanico dall’Ems al Weser.

Come ho già fatto notare inverte il percorso di ritrovamento dei campi di Varo (forse volutamente).

Nel 16 Germanico porta 6 legioni in profondità sulla Lippe per salvare il forte e poi ritorna il Reno per reimbarcare l’intero esercito su mille navi e navigare fino all’Ems. Sembra un po’ strano che sia riuscito a portare almeno 50000 uomini con cavalli e i rifornimenti necessari per più di 100 km di mare. Cesare ne usò ottocento per portarne 25000 più 2000 cavalieri nella breve distanza tra la costa inglese e francese su un territorio dove poteva integrare i rifornimenti tramite la requisizione in loco. Inoltre perché muovere una forza notevole e lenta come 6 legioni fin dentro la valle della Lippe per liberare una fortezza, per poi portarle indietro? Alla luce delle campagne di Tiberio avrebbe più senso attribuire alla flotta il compito di portare i rifornimenti e una parte minore dell’esercito mentre il resto procedeva via terra.

La stessa Idistaviso non sembra essere stata quel massacro descritto; come abbiamo detto il potenziale umano delle tribù era limitato però vediamo l’anno dopo i Cheruschi dare battaglia alle forze di Marabodo ; poco probabile se avessero avuto migliaia di perdite come conseguenza dello scontro.


4 – Il problema tattico-strategico in Germania

La sottomissione della Germania antica e altomedievale presentava due problemi, uno di natura strategico-politica , un altro di natura tattico-logistica.

• Ottenere il controllo del territorio e la sottomissione degli abitanti
• Portare le truppe attraverso un’area che presenta molti terreni difficili e assieme ai rifornimenti necessari poichè che il suolo non è abbastanza ricco da sostentare un grande numero di truppe come Cesare fece in Gallia.

Dato che gli eserciti antichi e medievali non erano così grandi da poter presidiare efficacemente un territorio tanto esteso , il controllo dello stesso era strettamente legato a quello della popolazione e il controllo su questa era dato dalla collaborazione della classe dirigente.
La concezione strategico-politica era fondata su popoli, tribù , città e re , non su confini e nazioni.
In questo contesto la frammentazione politica della Germania rendeva arduo ottenere una sottomissione completa ; significava portare le truppe sul territorio di ogni tribù e ottenere tante rese parziali , più o meno durature ; questo naturalmente portava al problema numero due cioè come far arrivare le truppe sull’obbiettivo senza correre rischi di imboscate e con i rifornimenti necessari.La stessa competizione interna alla nobiltà germanica e sassone portava poi alla nascita di due fazioni , una a favore degli invasori una contraria. Favorire una certa parte della nobiltà inevitabilmente portava i loro avversari, che vedevano in pericolo il proprio prestigio, a schierarsi sull’altro versante.La presenza in forze dell’esercito occupante , visibile a tutta la popolazione con la potenziale minaccia di distruzione che portava con sè, favoriva la fazione “pacifista” mentre la sua assenza rendeva la minaccia meno concreta e contribuiva a rafforzare la fazione opposta. E' probabile ,quindi , che le motivazioni che spinsero Arminio a "rompere i trattati" ,come dice Strabone ,avessero un carattere molto più personale che patriottico; non trovando sbocchi nella Germania pacificata , a seguito dell'abortita campagna contro i Marcomanni (cui avrebbe partecipato in un ruolo che gli avrebbe assicurato un prestigio elevato in casa) , decise di giocare in proprio sfruttando il malcontento dei guerrieri professionisti dei vari comitati,ai quali lo stato di pacificazione imposto dal trattato con Marabodo e dalla guerra Illirica andava stretto.

 

MAPPA GERMANIA MAGNA

I metodi usati in varia misura per ottenere questo controllo possono dividersi così:

1. Costruzioni di fortezze o guarnigioni in punti precisi
2. Deportazione della popolazione
3. Applicazione di un sistema amministrativo estraneo al tessuto sociale
4. Consegna ostaggi
5. Attecchimento di nuovi valori religioso-sociali

Vedremo poi in quale misura vennero usati e con quale successo.
Non c’è dubbio che dal punto di vista dello scontro tattico diretto sia Romani che Franchi mantennero una superiorità netta sugli avversari. Solo tramite attacchi sugli eserciti in marcia, Sassoni o Germani potevano sperare di ottenere un successo.Le zone dove si potevano raccogliere foraggio o frumento in Germania erano sparse e non continue , costringendo gli eserciti ad usare salmerie molto grandi e quindi rendendo le colonne in marcia più vulnerabili; si poteva operare con una certa sicurezza fino quasi all’area del Ems/Weser poiché ci si poteva spostare senza grosse colonne di trasporto ( infatti Druso nella sua prima campagna contro i Cheruschi deve tornare indietro senza passare il Weser perché non ha sufficienti rifornimenti per andare oltre).

La dimensione delle salmerie divenne il principale problema e preoccupazione dei comandanti romani ( basta ricordare la severità con cui Tiberio imponeva ai soldati di evitare di portarsi in guerra materiali superflui ) diminuendo al massimo la grandezza del bagaglio.

Anche questo problema venne affrontato in molti modi :

1. Costruzione di basi logistiche avanzate (vedi Aliso sulla Lippe)
2. Sfruttamento della navigazione fluviale
3. Uso della flotta per spostamenti via mare
4. Saccheggio
5. Contribuzioni dalle tribù sottomesse

5 – Strategia Romana

Analizzando le prime campagne di Druso si vede come questo ultimo abbia ben chiara la propria linea d’operazione. Si può supporre con ragionevole certezza che la sottomissione delle tribù sulla costa del mare del Nord fosse l’obbiettivo primario del primo anno di guerra.La flotta e il canale non potevano essere stati improvvisati ma costruiti con largo anticipo sull’inizio dell’invasione. La devastazione del territorio sicambro fu un ritardo dovuto alla necessità di mantenere sicura la riva sinistra mentre l’esercito campale era lontano. In questa ottica si spiega anche la costruzione di fortezze lungo tutta la riva sinistra e nella valle del Mosa , altrimenti illogiche.Anche se le fonti non ne parlano appare evidente che era stato messo in opera un lavoro di intelligence preliminare all’inizio delle operazioni militari. Se ricognizioni strategiche da parte delle forze romane sembrano improbabili , informazioni riguardanti la geografia , le tribù , i rapporti di forza , i preparativi bellici potevano essere raccolte interrogando mercanti che viaggiavano tra le due rive , stabilendo contatti diplomatici con tribù amichevoli, ascoltando schiavi, civili , prigionieri di guerra. Da queste fonti Druso venne a sapere dell’attacco dei Sicambri e lo prevenne , stabilì contatti amichevoli con una parte della nobiltà dei Catti e acquisì informazioni geografiche sulla costa nord che gli permisero di attuare prima la sottomissione dei Frisi e poi quella dei Cauci. Le operazioni dell’11 a.C. mostrano come l’obbiettivo principale dei Romani fosse ottenere la sottomissione delle tribù maggiori (Cauci,Cheruschi,Catti) , trascurando quelle minori. Infatti nonostante la possibilità di attaccare alle spalle i Sicambri in lotta contro i Catti Druso puntò direttamente al territorio cherusco ; sottovalutò però la distanza geografica e la resistenza e fece dietro-front per mancanza di rifornimenti. Per risolvere il problema costruì Oberaden sulla Lippe in modo da avere una base logistica che gli permettesse di arrivare al Weser e superarlo.
Il cambio delle relazioni con i Catti forse fu dovuto proprio al mancato aiuto contro i Sicambri che permise alla fazione antiromana di prevalere. E’ probabile che proprio in previsione di questo cambiamento di atteggiamento venisse costruito il forte prossimo al loro territorio.Come che sia la priorità di Druso cambiò ; le legioni vennero spostate a Mainz e mirò a riottenere la sottomissione dei Catti.Ci vollero due campagne per ottenerla ; durante la seconda , dopo aver sconfitto Catti e Suebi , proseguì verso nord , forse per verificare la possibilità di sfruttare questa direzione , forse per non perdere tempo a tornare sulla Lippe ; anche se non se ne trova cenno nella fonti la stessa lunghezza della marcia fa pensare che abbia integrato i propri rifornimenti con prelievi dalle tribù che sottometteva mentre procedeva. I Cheruschi furono costretti a venire a patti e Druso ne approfittò per una missione esplorativa fino all’Elba dando nello stesso tempo una dimostrazione di forza alle tribù più lontane.La marcia da sud non sembra comunque aver suscitato una buona impressione ai comandanti romani , dato che non verrà più ripetuta (anche se forse fu ripercorsa da Germanico per andare in soccorso di Segeste , mentre era con l’esercito nel territorio dei Catti).
In questa ottica diventa chiaro il perché della deportazione dei Sicambri. Vista la poca praticabilità della via attraverso l’Assia Tiberio decise di rendere sicura la via diretta. Il corridoio terrestre e fluviale delle valli della Lippe e della Ruhr venne reso praticabile deportando la popolazione che ne dominava l’accesso e che aveva dimostrato parecchia aggressività.
Sembra comunque che le campagne di Druso abbiano raggiunto lo scopo e le fazioni pro-romane ottennero la preminenza sulle principali tribù , sfruttando il timore di possibili attacchi romani. Può sembrare strano che in soli 5 anni di campagne i Germani si fossero sottomessi ma va considerata la forma presa dall’occupazione romana in questa prima fase. Non si conoscono i termini della pace concessa da Augusto ma è improbabile che questi ultimi venissero considerati e si considerassero sudditi dell’impero o in via di occupazione ; vediamo che negli anni di relativa pace che seguirono il ritiro di Tiberio l’influenza romana è più di tipo indiretto e commerciale (cosa che quel “quasi ridotta a provincia tributaria” di Velleio Patercolo sembra voler nascondere), molto diversa da quello di una provincia in via di consolidamento se si escludono le fortezze direttamente presidiate sulla Lippe (che però vennero arretrate verso il Reno , abbandonando Oberaden per Haltern) e sulla Lahn e forse alle foce del Weser o dell’Ems.
Meraviglierebbe altrimenti l’affermazione nelle fonti che Arminio tornato in patria medita vendetta perché la trova defraudata dalla libertà; Arminio doveva aver vissuto in patria la prima fase della presenza romana in Germania , la sua rabbia poteva essere motivata solo da un cambiamento netto tra il primo periodo e quello successivo alla seconda campagna di Tiberio.
Sembra che i Romani si accontentassero di mantenere una supremazia politica almeno per il momento , una situazione simile a quella dei Daci dopo la prima campagna di Traiano. Forse i cambiamenti politici interni allo stato partico fecero riconsiderare ad Augusto le proprie ambizioni in oriente a scapito di quelle nel nord Europa ; infatti nel 10 a.C. una buona parte della famiglia reale partica (4 figli di Fraate IV con le famiglie) era stata mandata in esilio a Roma su istigazione della madre del futuro Fraate V , dando ad Augusto una riserva di potenziali eredi al trono arsacide ; più tardi l’ultima guarnigione romana in Armenia venne scacciata da un gruppo di nobili filo-partici che avevano stretto allenza con Fraate ; un esercito al comando di Tiberio venne mandato in Armenia nel 5 a.C.

 

PIANTA DI HALTERN DA LIVIUS.ORG

Cassio Dione ci dà un piccolo indizio sull’inizio di cambiamento di questa politica di basso profilo ; il tentativo fallito di Enobarbo di imporre il rientro dei transfughi cheruschi tramite altri (forse un tentativo violento?), viene evidenziato da Dione come fonte di rabbia e disprezzo tra i Germani (altro indizio del superficiale controllo romano) . Possiamo pensare che l'azione di Enobarbo non fosse un’iniziativa individuale poiché coincise con il suo trasferimento dal Danubio a Reno ; una ricerca di maggior controllo sulla tribù più grande può aver motivato questa azione.Ma perché questa maggiore pressione sui Cheruschi? Una spiegazione probabile si può trovare nel pericolo rappresentato dalla confederazione marcomannica di Marabodo. Questo ultimo che aveva passato molto tempo a Roma , dopo aver occupato la terra dei celti Boi aveva esteso il suo controllo anche alle tribù confinanti in Moravia e Lusazia (Semnoni ,Gotoni, Lugii ed altre tribù). Dalle fonti si scorge il timore che questa raggruppamento barbarico subito a nord dell’impero incuteva ; Velleio Patercolo descrive un comportamento di aperta sfida e gioco politico con i Romani.
Se consideriamo le azioni in successione di Enobarbo:

- insediamento degli Ermonduri tra la Germania romana e la Boemia
- campagna oltre l’Elba e relazioni amichevoli stretti con i transalbigiani
- spostamento sul Reno e tentativo di imporre il rientro dei transfughi

non si può fare a meno di notare come cerchi di isolare il territorio marcomannico sia dalla Germania romana sia dalle tribù d’oltre Elba e infine di aumentare l’influenza imperiale sul territorio.

Sia come sia il tentativo fallisce e almeno i Cauci e i Cheruschi (con le tribù loro soggette) escono dall’orbita romana , nè Enobarbo (le cui forze militari non dovevano essere sufficientemente consistenti) riesce a riportarli all’ordine , solo a contenere il danno.
A questo punto Augusto tornò a mirare verso nord ; cos’è successo ? Forse la morte del nipote Caio in oriente, come dicono le fonti , lo fece rinunciare all’invasione della Partia , sempre che fosse pianificata, forse decise di chiudere i conti con Marabodo. Comunque le forze militari romane sono di nuovo disponibili.

Tiberio impiegò un anno per organizzare le sue forze ma in due anni ristabilì l’egemonia dell’impero apparentemente senza grandi combattimenti nè fatti eccezionali ; l’apparizione delle truppe romane in forze spingeva alla sottomissione le varie popolazioni. Due fatti sono rilevanti: l’esercito sverna in Germania all’ingresso del territorio cherusco e Tiberio sottomette le tribù che vivono tra il Weser e l’Elba ( i Longobardi ad esempio).

Il mantenere l’esercito sul suolo nemico dentro un campo fortificato non era solo un atto pratico ma un fatto simbolico ; era una chiara dimostrazione della volontà romana di restare , un simbolo di potere e della sottomissione del nemico. Il fatto stesso che si trovasse ad Anreppen più vicino ai Cheruschi e non nella più pratica e vicina Haltern ne è una dimostrazione.

La sottomissione dei Longobardi (e probabilmente tribù minori stanziate sull’Elba) invece, sembra avere motivazioni più profonde rispetto a quelle della semplice dimostrazione di forza ; apparentemente le tribù accettano la resa molto rapidamente e forse ,come pensa il Delbruck, ciò è dovuto alla loro ricerca di protezione contro l’estendersi della confederazione di Marabodo. A conferma di ciò Tacito ci dice indirettamente che nel 17 d.C erano parte dei popoli alleati dei Marcomanni ma più per timore che per amore, dato che lo tradiscono passando dalla parte di Arminio.Anche in questo caso ,quindi, sembra che l’obbiettivo di Tiberio nella sua marcia lungo l’Elba fosse limitare l’influenza di Marbod e coprirsi le spalle per l’invasione della Boemia.

 

BASSORILIEVI DA ADAMKLISSI ( 1 , 2 , 3 , 4 , 5 )

La progettata campagna contro questa ultima avrebbe rappresentato l’atto finale dell’eliminazione del pericolo marcomannico ; Tiberio si assicurò la superiorità numerica con 12 legioni e ausiliari ,quasi la metà dell’esercito romano, e decise per un attacco concentrico per costringere Marabodo a dividere le forze oppure farlo ritirare al centro del suo territorio impedendogli di usare le difese naturali ai passi.

Due sono le principali strade di invasione della Boemia , ripetutamente usate anche nel medioevo ; la prima parte da Regensburg , passa da Cham e arriva a Pilsen ;la seconda passa dai Monti Metalliferi seguendo il corso del Freiberger Mulde. Una strada minore è quella che dalla Franconia passa attraverso la Selva Boema e arriva a Praga. Probabilmente le legioni di Marktbreit sarebbero avanzate da qui.C’è poi la via d’accesso che porta da Bratislava sul Danubio fino a Brno in Moravia: da qui poi è possibile raggiungere il centro della Boemia. Tiberio da Carnuntum avrebbe dovuto seguire questo percorso , mentre Saturnino da nord quello attraverso i Monti Metalliferi.

 

VIE DI ACCESSO ALLA BOEMIA

La rivolta illirica fermò tutto costringendo Augusto ad accontentarsi di un trattato con il re dei Marcomanni. Nonostante ciò la trasformazione della Germania transrenana in provincia proseguì ; a parte le aree sotto controllo diretto è probabile che prefetti con distaccamenti dei soldati venissero mandati tra le varie tribù secondo la procedura seguita anche per le tribù interne all’impero. Si impose il tributo e le truppe svernavano sulla riva destra ; sappiamo che almeno alcuni nobili cheruschi vennero fatti sacerdoti del culto di Augusto.Una politica di assimilazione diretta molto differente da quella seguita nella prima fase e simile a quella svolta in territorio provinciale. Chiaramente l’assimilazione , specialmente il tributo ,porta sempre ad una resistenza che unita alla naturale bellicosità della nobiltà germanica rappresentava un serio problema , soprattutto se consideriamo che i romani tra il 6 e il 9 sono nel momento di massima debolezza. Più di 100.000 uomini sono impiegati in Illiria lasciando in Germania a Varo tre legioni e solo 3 ali di cavalleria , limitando di molto la sua capacità di ricognizione sul territorio non direttamente controllato. Per compensare la carenza di fanteria vengono usati ausiliari germani in buon numero.Le due legioni a Mainz non sembrano qui posizionate contro i Germani ma piuttosto come protezione/minaccia a Marabodo. Se infatti questo ultimo non fosse stato ai patti e avesse attaccato verso la Gallia avrebbe trovato l’unico ponte nella regione bloccato da queste due legioni , se invece avesse attaccato Tiberio in Illirico unendo le forze con i ribelli le due legioni sarebbero state una forza sufficiente per attaccare il suo regno indifeso.

In questo contesto Teutoburgo è dovuta da una parte ad un fallimento di intelligence da parte dei romani dall’altro ad un’accorta pianificazione da parte di Arminio unita alla corretta gestione dello scontro tattico. La responsabilità di Varo , anche prendendo alla lettera le fonti che gli addossano l’intera colpa , può essere solo parziale. Aveva con sé l’ufficialità di tre legioni , non è pensabile che non tenesse conto di loro eventuali dubbi o timori o di quelli dei suoi soldati , i quali avendo con sé i famigliari se avessero percepito il pericolo avrebbero spinto il comandante ad un atteggiamento più prudente.
Probabilmente l’intero esercito era alimentato da una falsa sicurezza e questo sicuramente va a merito del lavoro di Arminio.
Analizzando le due possibili strade prese da Varo vediamo che si tratta di strade obbligate per tornare a ovest dal Weser ; entrambe con ottimi punti per imboscate , si può anche pensare che le forze di Arminio fossero pronte a spostarsi da un percorso all’altro se Varo avesse deciso di cambiare strada; nel 15 d.C. infatti dimostrarono una buona mobilità nello spostarsi dalle forze di Germanico a quelle di Cecina.

Di solito le imboscate alle forze romane in marcia fallivano perché i germani dopo il primo attacco , non avendo riserve venivano contrattaccati dai rinforzi romani che arrivavano dai punti non attaccati e inseguiti fino a disperdersi.Nel caso di Teutoburgo l’attacco in un punto preciso della colonna in marcia , sembra associato ad un attacco con armi da getto che colpiscono i rinforzi rallentandoli. Il muro e la pendenza della collina bloccarono il contrattacco romano che venne respinto con perdite.
Se dobbiamo dare un senso compiuto alla frase di Velleio Patercolo che Varo trattenne i suoi uomini dal dimostrare il loro coraggio di Romani, possiamo pensare che trattenne gli uomini nel campo della prima giornata sperando in un assalto diretto dei Germani , che li avrebbe resi vulnerabili al contrattacco (dato che questo stesso comando sulla linea di marcia ha poco senso , Varo aveva la possibilità di dare ordini solo nel punto della linea dove si trovava fisicamente ) ; questa stessa mossa salvò 6 anni dopo le 4 legioni di Cecina ed è usatissima da Cesare e i suoi legati in Gallia , quindi è probabile che anche Varo la conoscesse ; è difficile infatti per un esercito tribale resistere alla tentazione di assaltare il campo di un nemico che si crede indebolito , data la mancanza di una chiara gerarchia interna. Come si vede anche in occasione dell’episodio di Cecina , Arminio conosceva il trucco e solo la duplicità di comando del 15 d.C. salvò i romani.

La distruzione dell’esercito della Germania lasciò un vuoto sul Reno che avrebbe permesso ai Germani di gettarsi sulla Gallia ; non è chiaro quanto il pericolo fosse reale o frutto del terrore del momento. Più grave sicuramente la possibilità di una rivolta gallica o di un attacco di Marabodo.
Le due legioni di Mainz vennero mosse a Vetera e Colonia, i soli due punti di attraversamento sul Reno da cui potevano passare grossi contingenti di Germani e dove sulla riva sinistra vivevano altre due tribù , Cugerni e Ubii. Questo fatto conferma la loro funzione originaria antimarcomannica e non di protezione contro i Germani transrenani.
Tiberio si mosse dall’Illirico con due sole legioni (Rapax e Valeria Victrix) , benchè ne avesse ben 10 a disposizione.Chiaramente all’indomani della fine della rivolta pannonica non poteva spostare subito gran parte delle truppe e sicuramente un esercito di due legioni più ausiliari (circa 20000 uomini ) sarebbe arrivato molto più velocemente di uno più grande. Le altre 4 legioni ( II Augusta della Spagna ,XIII , XIV Gemina e XVI Gallica dall’Illirico) giunsero nel corso dell’anno successivo , che Tiberio impiegò per rendere sicura la riva sinistra.

Nonostante sfruttasse i due anni successivi in campagne contro le tribù direttamente confinanti con il Reno , è abbastanza chiaro che si trattava di spedizioni miranti a salvare la faccia e non a reimporre una nuova egemonia romana.

Ci sono meno dubbi invece sulle intenzioni di Germanico con le sue spedizioni tra il 14 e il 16 d.C. ; l’intero svolgersi della campagna non si spiegherebbe partendo dal presupposto che si trattasse solo di spedizioni di rappresaglia.
Vediamo che il giovane principe imperiale operava secondo le medesime linee di condotta dei suoi predecessori. Nel 14 riprese la valle della Lippe e con il massacro dei Marsi risollevò il morale delle sue truppe. Nel 15 dopo la campagna contro i Catti , mirante forse ad impedire che si unissero ai Cheruschi o attaccassero la Gallia approfittando dell’assenza dell’esercito , rioccupò la costa nord e il delta dell’Ems , devastando il territorio delle tribù alleate di Arminio , cercando di costringerlo allo scontro aperto. Infine nel 16 portò la guerra direttamente nel territorio cherusco.

Appare evidente che Germanico non cercava la sottomissione di ogni singola tribù , ma sperava di ottenere la resa delle più piccole attraverso quella della più grande. Con la spedizione del 16 , preparata da quelle del 14 e del 15 , si inoltrò direttamente nel cuore del territorio di Arminio , sperando di incutere abbastanza timore nella nobiltà cherusca da convincerla a liberarsi del pericoloso condottiero e a sottomettersi. Non sarebbe strano immaginare che se si fosse portato dietro i maggiori esponenti della fazione proromana in esilio , Segeste e i suoi famigliari (sappiamo che c’era Flavo , fratello di Arminio) . Il piano non riuscì e neanche la battaglia persa intaccò il prestigio di Arminio nè si riuscì ad ucciderlo o catturarlo ; Germanico fu costretto a rientrare dalla rivolta degli Angrivarii alle sue spalle.
Quali che fossero le aspirazioni del figlio di Druso , Tiberio la pensava diversamente e vi pose termine facendolo rientrare a Roma.

Riassumendo:

Si possono distinguere con buona certezza due fasi politiche diverse nella strategia romana ; una prima fase che va all’incirca fino all’inizio del I secolo d.C. : la Germania non viene considerata un territorio destinato a diventare una provincia almeno non nell’immediato. I romani cercano di mantenere il controllo tramite le fazioni pro-romane nelle tribù maggiori , secondo uno schema usato più volte anche in seguito nei rapporti con i germani ; l’area sottoposta a questa influenza è limitata alla zona del Weser e non arriva all’Elba.

La seconda fase è diretta conseguenza delle campagne di Tiberio ; venute meno le ambizioni in oriente e preoccupato dalle possibili azioni di Marabodo , Augusto opta per la trasformazione in provincia e controllo diretto. Questo ovviamente si manifesta con il tributo ,la presenza di funzionari romani (governatori e prefetti) ,di truppe romane in campi permanenti e il culto dell’imperatore.

Il controllo sui Cheruschi sembra essere la principale preoccupazione dei romani ; sono il popolo più grande , occupano la parte centrale del territorio e la meno esposta agli attacchi (diversamente da Catti e Cauci ), inoltre molte tribù minori sono loro vincolate (almeno Bructeri e Marsi ; Strabone parla dei Cheruschi e dei loro sottoposti). Ottenere il supporto della nobiltà di questa popolazione , dà un vantaggio ai Romani simile a quello ottenuto da Cesare dando la preminenza agli Edui e ai Remi tra i Galli ed evita di dover portare l’esercito contro ogni singola tribù.Di certo i Romani potevano cercare di sottomettere prima le popolazioni di confine (Bructeri, Usipi, Tencteri) : operazioni di vastatio ripetute avrebbero ridotto il loro potenziale umano, costringendoli a migrare oppure ad accettare una resa con occupazione permettendo ai Romani di spingere sempre più in profondità le proprie guarnigioni senza rischio. Ma questo tipo di guerra richiede tempo e spese ingenti sia in uomini che mezzi , perché costringe ad organizzare spedizioni ogni anno fino al risultato.Augusto non poteva accettare , a causa della sua politica interna ,una strategia così a lungo termine e costosa per un territorio non proficuo come la Germania.

Quindi nella seconda fase vediamo usare dai Romani tre delle cinque modalità di controllo elencate sopra : fortezze e fortificazioni presidiate da truppe , imposizione di un sistema amministrativo estraneo (quello provinciale) e inserimento di nuovi valori etico-religiosi (romanizzazione della nobiltà germanica e culto imperiale). La consegna di ostaggi dopo ogni campagna è più che probabile , c’è un accenno di Strabone su questo punto , ma l’unico documentato è quello relativo ai Sicambri.
La deportazione di questi ultimi è l’unico evento di questo tipo mirante a rendere possibile l’occupazione diretta di una regione , però vi sono accenni a casi di spostamenti di tribù oltre l’orbita romana nelle regione oltre l’Elba e in Boemia. Giova ricordare che Marco Aurelio impedì ai Marcomanni di migrare ; il diverso comportamento al tempo di Augusto ha un preciso significato , poiché nell’antichità si conquistavano popoli e città non territori.Non volendo perdite troppo elevate tra i legionari a causa delle ripercussione negative che ciò avrebbe avuto a Roma , Augusto e i suoi generali preferirono lasciarne migrare alcune devastando i loro territori (Suebi e Marcomanni) , ne deportarono una (Sicambri) e cercarono di usare i Cheruschi con una nobiltà romanizzata per controllare le altre trattandoli quasi come alleati e non vinti (a differenza di tribù più piccole e confinarie come i Frisi che vennero subito sottoposti a tributo , seppur modesto , da Druso).

6 – Strategia Carolingia

Escludendo la prima spedizione del 772 , abbiamo un dichiarazione abbastanza chiara delle intenzioni di Carlo Magno in Sassonia nel discorso di Quierzy: occupazione e cristianizzazione. Questo fatto rende la descrizione sulla strategia franca meno complessa e articolata.

 

LUOGHI NOTEVOLI DELLA SASSONIA

Probabilmente il fatto che le fonti dell’epoca parlino sempre dei Sassoni come un’unica popolazione oppure usando solo la loro divisione regionale , indica una certa difficoltà a percepire la particolare organizzazione tribale di questo popolo.Questo può spiegare il fatto che nel primo decennio l’esercito venisse spostato per altre campagne senza prendere contromisure contro eventuali rivolte o attacchi dei Sassoni , semplicemente la sottomissione di alcune tribù veniva scambiato come una resa vincolante per tutte le altre.
Questo fraintendimento della natura del popolo sassone è proprio dalla diversa struttura dell’Europa nel VIII secolo. Se al tempo di Augusto buona parte della popolazione dell’Europa occidentale (Spagna del nord, Gallia, Balcani, Alpi) viveva in una struttura sociale tribale , rendendola comune e comprensibile agli occhi dei romani , al tempo di Carlo Magno quello sassone era ormai l’unico territorio a diretto contatto con i Franchi a mantenere questa forma di società (tribù slave a parte).
Vediamo come gli eserciti carolingi si spingano nel proseguire degli anni sempre più a nord rispetto al confine dell’Assia e della Turingia dando l’idea che l’obbiettivo franco nelle prime spedizioni fosse la difesa dei propri territori oltre Reno e poi la conquista completa.L’occupazione iniziale di Eresburg e Sigisburg era importante , perché queste fortezze di confine difendevano l’Assia contro le razzie e il loro possesso in mano carolingia impediva ai Sassoni di bloccare la via d’accesso al Weser.

 

CAVALLERIA CAROLINGIA CONTRO RAZZIATORI VICHINGHI DAL LIBRETTO CONCORD "BARBARIANS"

Contemporaneamente alle operazioni militari avanzava il sistema amministrativo e quello ecclesiastico.Già nel 782 si arruolano leve sassoni contro gli slavi.Il tenere l’assemblea generale del regno a Paderborn ha un alto valore simbolico ; la Sassonia viene considerata parte del regno.Quanto chiese e monasteri fossero visti dai Sassoni come segni dell’occupazione straniera lo vediamo quando Wituchindo incita i suoi nel 782 a scacciare i preti e bruciare i monasteri.

Se nel primo decennio le spedizioni franche non sembrano sistematiche ma reazioni alle varie rivolte che seguivano alla permanenza in altri teatri di operazione del sovrano (Spagna, Italia) , dal 779 e in particolare dopo il 782 le campagne diventano continue. Probabilmente la leadership carolingia giunse alla conclusione che la Sassonia non poteva essere pacificata in un colpo solo: occorreva una presenza militare costante assieme alla resa di ogni singolo gau sul territorio e all’inasprimento della politica di occupazione con il Capitolatio sulla Sassonia.Anche la resistenza si fece più dura a causa dello scontento per l’applicazione dell’amministrazione fiscale degli occupanti , provocando rivolte anche con le truppe carolinge presenti sul territorio.
La capacità di resistere dei Sassoni venne definitivamente spezzata dalle due battaglie di Detmold e di Osnabruck , assieme alla campagna invernale del 784-785 che distrusse ogni fortezza sul territorio , annientando la volontà della popolazione già provata dalle alluvioni.La resa volontaria di Wituchindo è solo la constatazione della sconfitta della sua causa; ma il fatto che Carlo gli offrisse una sistemazione onorevole e un posto importante nella nobiltà franca da un'apparente posizione di forza , dimostra quanto considerasse importante avere questa figura carismatica dalla propria parte per impedire altre rivolte.
Contemporaneamente l’estensione del confine all’Elba e la rioccupazione della Baviera crearono nuovi problemi difensivi. Le incursioni degli Slavi e degli Avari costrinsero a grandi spedizioni in Ungheria , Brandeburgo e Boemia, infine alla creazione di fortificazioni di confine.

La sottomissione dei Vimodiani e dei Nordalbigiani dà un chiaro esempio di come i Franchi faticassero a concepire i Sassoni come un raggruppamento di tante tribù frazionate ; Carlo Magno si aspettava di vedere sia i Sassoni del nord che quelli delle paludi arrivare al campo di Bardewick , in quanto convocati dal nuovo signore della Sassonia ; ma questi ultimi, evidentemente ,la pensavano in modo diverso anzi attaccarono i vassalli slavi in marcia sul loro territorio.

Il baricentro delle spedizioni venne spostato verso nord. In questa fase si fece ampio uso della deportazione e questo spiega la relativa facilità con cui vennero sottomessi i popoli di queste regioni ; l’allontanamento di una buona parte o di tutta la popolazione in grado di portare le armi e la sua sostituzione con famiglie franche distruggeva il tessuto di solidarietà tribale , rendendo impossibile una resistenza organizzata. (Questo modo di procedere venne impiegato con altrettanta efficacia dai Bizantini spostando Slavi dai Balcani in Asia Minore).

Riassumendo:

Si possono distinguere tre fasi nella conquista franca della vecchia Sassonia ; una prima fase fino circa al 779 dove le spedizioni sono più una reazione a rivolte in punti precisi che conquista zona per zona ; molti gau non sono toccati dalle incursioni franche , anche se formalmente i Franchi li considerano come facenti parte del loro dominio. Dal 779 e soprattutto dopo il 782 la conquista diventa sistematica ; le spedizioni sono annuali , gli eserciti carolingi percorrono tutto il territorio distruggono le fortificazioni , battono gli eserciti sassoni e non danno tregua alla popolazione ; contemporaneamente i legami tribali vengono spezzati dal sistema delle contee e dalla cristianizzazione del paese. La consegna volontaria dei 4500 responsabili di Suntel è sintomatico di questo processo.

Nella terza e ultima fase per annientare più velocemente la volontà di resistenza della popolazione nelle zone nord del paese , vennero deportate migliaia di famiglie sulla riva sinistra del Reno e sostituite con famiglie franche o con alleati slavi.

Quindi nella seconda fase vediamo applicati come metodi di controllo: la costruzione di fortezze, la consegna di ostaggi, l’imposizione di un sistema amministrativo e l’attecchimento di nuovi valori. Nella terza viene applicato quello dal risultato più veloce ma che richiedeva un notevole sforzo di pianificazione logistica e presenza militare da parte dell’occupante (circa 2 anni per sgombrare il territorio a nord dell’Elba).

7 – Confronto

Indubbiamente sia i Carolingi che i Romani risolsero il problema di spostare gli eserciti sul territorio e rifornirli con i vari sistemi elencati prima. Possiamo attribuire un leggero vantaggio nelle operazioni ai Franchi ; per il tipo di guerra combattuta un esercito che aveva la sua punta di diamante nella cavalleria corazzata e leggera poteva permettersi di essere più piccolo,veloce e mantenere la stessa capacità d’urto quando necessario. Lasciate le salmerie e la fanteria di scorta in un punto sicuro , i reparti montati si lanciavano in incursioni rapide sul territorio anticipando qualunque reazione.Un reparto di fanteria ben allenato senza salmerie in una colonna rapida a marce forzate può percorrere circa 30 km al giorno per poco tempo su buone strade e senza dover costruire il campo ; una velocità in territorio ostile di circa 20-25 km al giorno per una colonna di fanteria senza salmerie e non di grosse dimensioni è ottimale per mantenere gli uomini in grado di combattere ; più grande è la colonna ,minore diventa la strada percorribile in un giorno .Una forza di cavalleria senza bagagli può percorrere circa 32 km al giorno se si deve mantenere i cavalli in condizione di combattere in giornata, 48-50 se si tratta di un semplice spostamento , con un giorno di riposo ogni 5-6 giorni ; marce forzate sono possibili anche per i cavalli fino a 70-80 km al giorno ma di solito costano la vita all’animale o quantomeno lo rendono inutilizzabile.
Non ci sono dati per le campagne di Druso e Tiberio ma vediamo come Germanico impieghi in almeno due occasioni la cavalleria con truppe leggere o senza , per attaccare tribù che non si trovano sulla linea di marcia delle legioni.
Osservando le svolgersi delle operazioni, la guerra sassone ha più somiglianze (dalla seconda fase in poi soprattutto) con le guerre marcomanniche di Marco Aurelio o le guerre celtiberiche ; poche battaglie campali , molte operazioni fatte di piccole unità , attacchi contro ogni singola tribù con tregue parziali e campagne ripetute. Troviamo pochissimi scontri campali anche nelle operazioni tra il 12 a.C. e il 16 d.C. , ma in questo caso anche gli scontri a bassa intensità sono circoscritti in determinati periodi e in determinati luoghi , complice il fatto che i romani decisero solo relativamente tardi di trasformare il territorio in provincia.Vediamo le forze romane arrivare il prima possibile in forte numero , anche con movimenti da direzioni diverse , in punto preciso che ritengono vitale (ad esempio il territorio cherusco) per costringere alla resa oppure a venire allo scontro campale in condizioni di inferiorità.La dimensione stessa dell’esercito romano scoraggia le tribù sulla sua strada ma allo stesso tempo ne limita il raggio d’azione.
Non sembra però essere stato tattico il vantaggio decisivo che determinò il diverso esito della guerra.
A causare il fallimento romano e il successo franco oltre Reno furono una serie circostanze collaterali non controllabili.
I Germani (almeno le tribù attorno ai Cheruschi) trovarono una guida unica, Arminio , proprio nel momento in cui i Romani erano più deboli nella regione e avevano abbassato la guardia mentre la fazione antiromana aveva preso il sopravvento.Wituchindo nonostante gli sforzi e la perseveranza , non ebbe la stessa fortuna, la fazione pro-franca tra i nobili sassoni era molto più forte di quella avversa; in pratica la popolazione fu lasciata senza guida nelle sue insurrezioni.
Teutoburgo per quanto grave , isolata dal contesto , non basta a spiegare la decisione romana di disimpegnarsi. Se fosse avvenuta 5 anni prima le conseguenze sarebbero state meno gravi ( o almeno il desiderio di vendetta avrebbe forse prevalso su quello di pace) , mentre una rivolta generale anche senza la sconfitta negli anni dal 6 al 9 avrebbe avuto lo stesso effetto. La guerra illirica aveva radicalmente cambiato il contesto ; le conquiste di Augusto erano state tutte relativamente facili e poco costose , tutte nell’ottica della Pax Romana (che ovviamente era una pace di tipo diverso da quella che concepiamo noi oggi). La rivolta nei Balcani fece crollare molte illusioni e minò il morale dei Romani ; il carnaio della guerra illirica e il terrore provato nei primi mesi di un’invasione dell’Italia da parte di decine di migliaia di Pannoni e Illiri fu un duro colpo per la popolazione e per il regime. Per questo Augusto spronava Tiberio a cercare una battaglia decisiva; un po’ sperava di chiudere la partita prima , un po’ sarebbe stato un colpo propagandistico per rivitalizzare la fiducia ; Tiberio realisticamente preferì andarci con i piedi di piombo. Per questo quando , appena terminata la guerra in Pannonia, avvenne il disastro in Germania sia Augusto sia la popolazione (che adesso viveva nuovamente il terrore di un’invasione) non erano preparati ad una reazione aggressiva.Trovare nuove leve per riempire le legioni divenne un problema serio poiché nessuno voleva servire in Germania (un problema che si era già presentato 150 anni prima nella guerra in Spagna).
Suntel , invece, per quanto fosse una sconfitta grave e avvenisse in un momento in cui la Sassonia sembrava pacificata resta un evento tattico circoscritto , poiché la vittoria non portò alla mobilitazione di tutti i Sassoni e la nobiltà pro-franca si affrettò a consegnare più ribelli possibili.Inoltre il governo di Carlo Magno non aveva attraversato nessuna grave crisi.
Anche il trattamento di Germani e Sassoni da parte dei vincitori fu molto diverso ; entrambi durante le campagne usarono la devastazione come sistema per far cedere un nemico che evitava scontri diretti , ma i romani si dimostrarono molto meno decisi nella gestione della Germania , lasciando trascorrere un ventennio prima di impegnarsi a trasformare il territorio in provincia non essendo però in quel momento in grado di affrontare l’inevitabile resistenza che questo comportava ; i Franchi invece si applicarono spietatamente nell’imporre sia la loro amministrazione che quella ecclesiastica : conversioni forzate, distruzione di ogni traccia della religiosità pagana, sequestro delle terre dei nobili recalcitranti, esecuzioni pubbliche ,inquadramento ecclesiastico,deportazioni , tutto nell’ottica di annientare la società sassone così come era stata fino ad allora. Ovviamente questo portò all’inizio ad una resistenza maggiore e più determinata di quella subita dei romani , ma alla lunga fu pagante poiché la nobiltà di fronte alla prospettiva di perdere tutto oppure di integrarsi nel sistema franco con tutti i privilegi connessi scelse nella maggior parte dei casi la seconda possibilità ; solo la popolazione resistette con ferocia, ma senza molte speranze , alla propria perdita di identità.

 

MAPPA DELLA GERMANIA , DEL PASSO DI DOREN E DELLA SASSONIA DA LIBRO HISTORY OF THE ART OF WAR DI H.DELBRUCK VOLUMI II E III


I Romani , fedeli alla loro politica di non agire sulla società degli sconfitti , affidandosi alla romanizzazione della classe dirigente, dovettero affrontare una resistenza meno generalizzata e feroce nei primi anni. Sicuramente se la presenza militare fosse stata più numerosa e costante alla lunga ci sarebbero riusciti , ma lo spostamento di molte forze verso i Balcani fece si che il controllo sul territorio fosse modesto e che molte tribù non vedessero un soldato romano per anni, dando un’idea di debolezza e alle forze antiromane la possibilità crescere a sfavore della fazione avversa senza che ne trasparissero i segnali.
Da un punto di vista politico , se non si può certo dire che Carlo Magno fosse un grande generale (le campagne erano guidate per lo più dai suoi ufficiali) , bisogna riconoscergli una straordinaria perseveranza e volontà nel perseguire gli obbiettivi a tutti i costi ; perseveranza che Augusto alla fine della sua vita aveva perso.
Infine per i Carolingi era molto più vitale l’occupazione della sponda destra del Reno che per i Romani. Il centro del loro potere si trovava nell’area renana , sotto costante minaccia dei pagani Sassoni ; per i Romani il Reno restava un’area di confine ancora poco o nulla romanizzata e poteva essere protetto anche senza occupare l’altra sponda.

Fonti:

Baker , Carlo Magno
Becher , Carlo Magno
Bachrach , Early Carolingian Warfare
Eck, Augusto e il suo tempo
Contamine, La guerra nel medioevo
Delbruck , Barbaric Invasion
Delbruck , Medieval Warfare
Goldsworthy , Roman Army at War
Goldsworthy , The complete roman army
Goldsworthy , In the name of Rome
Frediani , I grandi generali di Roma Antica
Brizzi, Il guerriero ,l’oplita, il legionario
Le Bohec , L’esercito romano
Nicolle, The Age of Charlemagne
Austin-Rankov, Exploratio
Lebedynsky, Armes et guerriers barbares
Bachrach , Caballus and Caballarius in medieval warfare
Coupland, Carolingian arms and armour in the ninth century
Burke , Strategy and tactics in medieval warfare – an Overview
Reuter, The recruitment of armies in the early middle ages- what can we know?
Bowlus, Warfare and Society in the Carolingian Ostmark
McGrath,The longevity of the Saxon Wars
J.F.Verbruggen, The art of warfare in western europe duringe the middle ages

Fonti primarie principali:

Tacito, Cassio Dione, Velleio Patercolo,Floro,Strabone,Svetonio,Einardo, Capitolari, Annali di Fulda

Per la ricostruzione di Teutoburgo e notizie sulle fortificazioni romane sulle Lippe ho usato le notizie del sito: Livius.org

Un grazie a Stilicho per la revisione del testo.

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TRADUZIONE ITALIANA DI BATTLE STUDIES-ETUDES SUR COMBAT DI ARDANT DU PICQ


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