Insubordinazione-Ammutinamenti
Insubordinazione ed ammutinamenti nell'Esercito Italiano 1915-1918
 
 Introduzione 
 Le cause di Caporetto 
 Cause Strategiche 
 Dispositivi dal 18 al 30/9 
 Dispositivi dal 1 al 19/10 
 Dispositivi dal 20 al 22/10 
 Dispositivi giorno 23 ottobre 
 2' Armata al 24 Ottobre 
 Plezzo Servizio Informazioni 
 Attacco del 24 ottobre 
 Diagrammi dell'avanzata austriaca 
 Ritirata dal 24/10 al 9/11 
 L'Invasione Austro-Tedesca 
 Cavalleria 
 Sacrificiodelle Armi 
 La Marina Militare 
 l'Aviazione Militare 
 Insubordinazione-Ammutinamenti 
 Disertori 
 Tricolore ed Alleati 
 United States of America 
 Austria ed Alleati 
 I Comandanti Italiani 
 Alta Valle dell'Isonzo 1917 
 Caporetto nel 1917 
 Viaggio a Plezzo nel 2002 
 Viaggio a Caporetto nel 2002 
 Viaggio nella Valle d'Isonzo 2002 
 Ponti sul Piave/Livenza 
 Milite Ignoto 
 Onori ai caduti e all'A.N.V.G. 
 Siti preferiti 
 
 
Fucilazione di un soldato francese


La decimazione risale ai tempi delle Legioni Romane, e nell'Esercito Francese fu applicata con molta durezza. Il Reparto che si era comportato per viltà di fronte al nemico, per insubordinazione o per ammutinamento veniva fatto allineare (con sottufficiali e Ufficiali inferiori se partecipi della congiura) e successivamente si procedeva al rito della conta, uno ogni dieci, veniva consegnato al plotone di esecuzione e fucilato immediatamente davanti a tutto il Reparto schierato.

Approfondimenti




Fucilazione di un soldato italiano, forse l'unica foto su questo tema.


Anche quello italiano soffre di tutti i mali che affliggono gli altri eserciti: insubordinazione singola e collettiva fino
all’ammutinamento, renitenza e diserzioni, autolesionismo. La cosiddetta “delinquenza militare” aumenta fino
a raggiungere
la fase più drammatica nel 1917, ossia con Caporetto., con il disastro e le conseguenti decimazioni che contribuiscono
a farne, per l’Italia, la pagina più triste di tutta la guerra. La ragione è quella che provoca episodi
analoghi altrove:
i soldati non ce la fanno più, non capiscono perché debbano andare al macello senza che della tragedia si possa
intravedere
la fine. Nel corso della guerra e nel periodo immediatamente successivo si celebrano davanti ai tribunali militari, in numero
costantemente
crescente ogni anno, circa 350.000 processi (dei quali 200.000 per i reati di insubordinazione e diserzione) e vengono inflitte
oltre 150.000 condanne, di cui 4.000 alla pena capitale, fortunatamente commutate in gran parte, queste ultime in pene detentive,
così che il numero dei fucilati (non contando le vittime della giustizia sommaria, cioè delle decimazioni prima
e dopo Caporetto)
non raggiunge i 750.

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