Le cause di Caporetto
Le cause di Caporetto - Prof. Novello Papafava
 
 Introduzione 
 Le cause di Caporetto 
 Cause Strategiche 
 Dispositivi dal 18 al 30/9 
 Dispositivi dal 1 al 19/10 
 Dispositivi dal 20 al 22/10 
 Dispositivi giorno 23 ottobre 
 2' Armata al 24 Ottobre 
 Plezzo Servizio Informazioni 
 Attacco del 24 ottobre 
 Diagrammi dell'avanzata austriaca 
 Ritirata dal 24/10 al 9/11 
 L'Invasione Austro-Tedesca 
 Cavalleria 
 Sacrificiodelle Armi 
 La Marina Militare 
 l'Aviazione Militare 
 Insubordinazione-Ammutinamenti 
 Disertori 
 Tricolore ed Alleati 
 United States of America 
 Austria ed Alleati 
 I Comandanti Italiani 
 Alta Valle dell'Isonzo 1917 
 Caporetto nel 1917 
 Viaggio a Plezzo nel 2002 
 Viaggio a Caporetto nel 2002 
 Viaggio nella Valle d'Isonzo 2002 
 Ponti sul Piave/Livenza 
 Milite Ignoto 
 Onori ai caduti e all'A.N.V.G. 
 Siti preferiti 
 
 
Le cause di Caporetto, da un estratto della Rivista "Il Risorgimento"


Il compito assegnatomi dalla benevolenza dell’indimenticabile professor Leopoldo Marchetti, di parlare delle cause di “Caporetto”,
mi è grandemente facilitato dal fatto di essere stato preceduto nella disamina di quel grande e grave avvenimento da due illustri
maestri quali Sua Eccellenza il Generale Luigi Mondini ed il Chiarissimo Professor Piero Pieri.
Di certo il ricorrere dal cinquantenario (la conferenza fu tenuta nel 1968) di quella battaglia la fa ritornare alla ribalta
del pubblico interessamento, tanto è vero che sono state di recente pubblicate le relazioni dei Comitati Segreti che la Camera
dei Deputati tenne nel giugno e nel dicembre del 1917 circa la condotta di guerra, il che ha stimolato correlativi interventi
ed interessamenti di egregi autori, della stampa, della televisione e della radio.
Ma neanche questi interventi riescono a togliere l’impressione che “Caporetto” permanga ancora “un male oscuro” proprio nel
senso che queste parole hanno nel titolo d’un bel libro di Giuseppe Berto, ossia quale indicazione di un complesso, di un
turbamento gravante nella coscienza degli Italiani non indifferenti alla loro storia.
E questo perchè? Probabilmente perché un grave accadimento è stato per troppo tempo oggetto di reticenza e di preclusioni
da parte di coloro che avrebbero potuto dare il più autorevole contributo alla serena indagine critica; di modo che “Caporetto”
stenta ad entrare nel sereno giudizio storico e permane motivo ed alimento di pregiudizi politici ed anche storiografici.
Le principali questioni che, quali ricorrenti motivi, si sono intrecciate nella storiografia della battaglia di Caporetto
sono: se le cause della sconfitta siano essenzialmente di ordine morale o di ordine militare cioè strategico e tattico; se
le prime siano essenzialmente politiche e quindi attribuibili al Governo e consistenti soprattutto nell’insufficiente freno
al dilagante “disfattismo” provocato e diffuso dai politici contrari alla guerra, oppure disciplinari, ossia attribuibili
all’alta gerarchia militare e consistenti nel mal governo degli uomini, provocatore della stanchezza, dell’avvilimento, della
ribellione delle truppe; se le cause strategico-tattiche siano di carattere generale, cioè coinvolgenti il Comando Supremo
ed il Comando della 2’ Armata, oppure siano prevalentemente di carattere particolare e locale, ossia coinvolgenti la responsabilità
dei Comandanti inferiori.
Ma oggi si manifesta con una certa insistenza la propensione storiografica a trascurare il fatto militare, ad escludere le
responsabilità dei vari disfattismi ed invece a considerare Caporetto come la più grave prova della presunta debolezza italiana
in confronto a tanto sforzo bellico, quindi della grande imprudenza e responsabilità di coloro che condussero l’Italia a
quella guerra ed in quella guerra.
Ma a parte la considerazione che tale storiografia è per lo più determinata dalla pregiudiziale relativa al neutralismo o
all’interventismo (aveva ragione Giolitti o Salandra?) essa ha il grave torto di non tenere abbastanza conto che la guerra
1915-18 non si chiuse con l’insuccesso di Caporetto, ma con la vittoria di Vittorio Veneto.
D’altronde lo stesso generale Cadorna, sulla base dell’incriminazione del disfattismo, diede inizio all’interpretazione diciamo
così moralistica e no tecnica della rotta di Caporetto.
Infatti si hanno di lui queste ben gravi affermazioni:
“Bollettino di guerra del 28 ottobre 1917” (diffuso all’estero) “ La mancata resistenza di reparti della 2’ Armata vilmente
ritiratisi senza combattere e ignominiosamente arresisi al nemico, ha permesso alle forze austro-germaniche di rompere la
nostra ala sinistra nella fronte Giulia. Gli sforzi valorosi delle altre truppe non sono riusciti ad impedire all’avversario
di penetrare nel sacro suolo della Patria”; telegramma inviato il 27 ottobre 1917 da Cadorna al Presidente del Consiglio Boselli:
“Esercito non cade vinto da nemico esterno, ma da quello interno, contro il quale invano reclamai provvedimenti con 4 lettere
da giugno ad agosto rimaste senza risposta”.
A questo altrettanto precipitoso quanto infondato giudizio si deve se la storiografia di Caporetto ha preso la via dei sentimenti
e dei risentimenti passionali invece di quella dell’indagine critica obiettiva e serena.



Riccardo Posani La Grande Guerra 1914-1918 Volume Secondo Editori SADEA/Sansoni


(Ministero della Guerra Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico. “L’Esercito Italiano nella Grande Guerra 1915-1918. Volume IV e Volume V - Le Operazioni del 1917 Tomo 2’ter: Gli avvenimenti dal Giugno al Settembre e da Ottobre a Dicembre - Roma Istituto Poligrafico dello Stato 1954 Anno XIV).