Cause Strategiche
Cause Strategiche del Prof. Novello Papafava
 
 Introduzione 
 Le cause di Caporetto 
 Cause Strategiche 
 Dispositivi dal 18 al 30/9 
 Dispositivi dal 1 al 19/10 
 Dispositivi dal 20 al 22/10 
 Dispositivi giorno 23 ottobre 
 2' Armata al 24 Ottobre 
 Plezzo Servizio Informazioni 
 Attacco del 24 ottobre 
 Diagrammi dell'avanzata austriaca 
 Ritirata dal 24/10 al 9/11 
 L'Invasione Austro-Tedesca 
 Cavalleria 
 Sacrificiodelle Armi 
 La Marina Militare 
 l'Aviazione Militare 
 Insubordinazione-Ammutinamenti 
 Disertori 
 Tricolore ed Alleati 
 United States of America 
 Austria ed Alleati 
 I Comandanti Italiani 
 Alta Valle dell'Isonzo 1917 
 Caporetto nel 1917 
 Viaggio a Plezzo nel 2002 
 Viaggio a Caporetto nel 2002 
 Viaggio nella Valle d'Isonzo 2002 
 Ponti sul Piave/Livenza 
 Milite Ignoto 
 Onori ai caduti e all'A.N.V.G. 
 Siti preferiti 
 
 
Estratto dalla Rivista "Il Risorgimento"


Di certo di un grande avvenimento sempre concorrono molte concause, però l’indagine storica ha chiaramente assodato che molto
notevoli furono le cause strategiche del crollo di Caporetto.
Una di queste è pregiudiziale; quasi un peccato originale della guerra 1915-1918: la forma dell’iniquo confine italo-austriaco
ereditato dal mediocre esito della guerra del 1866.
Come è ben noto tale confine scendeva dallo Stelvio al lago di Garda per risalire da questo alle sorgenti del Piave, correre
lungo lo spartiacque fra la valle del Tagliamento e la valle del Gail, scendere da Pontebba al monte Matajur e da qui, lasciando
agli Austriaci la valle dello Judrio, giungere a Grado sul mare Adriatico.
In tal modo il nostro confine formava un grande arco con due punti particolarmente deboli: la zona del Pasubio e della Val
d’Astico, da dove un attacco austriaco con un’ottantina di chilometri di avanzata poteva raggiungere l’Adriatico e pertanto
aggirare il Cadore, la Carnia ed il Friuli; nonché la zona di Cividale-Palmanova, quest’ultima situata nella più piatta pianura.
Il piano di guerra e l’intenzione iniziale del generale Cadorna miravano proprio a superare completamente questo soffocante
cerchio e puntavano addirittura all’incontro con i Russi e con i Serbi sul Danubio, ma appunto la grave sconfitta subita dai
Russi a Gorlice il 4 maggio 1915, ossia alla vigilia della nostra entrata in guerra, pattuita il 26 aprile con gli alleati
per il 26 di maggio, frustava tale piano.
Due anni di eroici sforzi del nostro esercito riuscivano bensì a superare l’Isonzo, il vallone del Carso ed a giungere sull’altipiano
della Bainsizza, ma in sostanza non riuscivano ad infrangere il soffocante infausto confine del 1866 di cui permanevano vulnerabilissimi
due punti: quello dell’altipiano di Asiago (aggravato anzi dall’avanzata degli Austriaci sul medesimo nel 1916) e la zona
antistante la testa di ponte austriaca di Tolmino, puntata contro la sottile cresta montana antistante Cividale; in sostanza
un grande arco aveva due chiavi di volta: una di queste è stata duramente colpita il 24 ottobre 1917 da un forte e ben condotto
attacco nemico; quale meraviglia che una sia pur non molto profonda penetrazione nemica abbia determinato il crollo dell’intero
arco?
Questa fu la genesi diciamo così predestinatrice delle vaste e gravi conseguenze del nostro iniziale scacco nella battaglia
di Caporetto.


Riccardo Posani La Grande Guerra 1914-1918 Volume Secondo Editori SADEA/Sansoni


(Ministero della Difesa - Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico. “L’Esercito Italiano nella Grande Guerra 1915-1918. Volume IV e Volume V - Le Operazioni del 1917 Tomo 2’ter: Gli avvenimenti dal Giugno al Settembre e da Ottobre a Dicembre - Roma Istituto Poligrafico dello Stato 1954).