Ma comunque come fu possibile che noi subissimo un insuccesso proprio in quello che era la chiave di volta di tutto il nostro schieramento sulla fronte Giulia? Per spiegarlo nn occorre disturbare la storia dItalia da Adamo ed Eva, ossia troppo sottilizzare sulle caratteristiche morali, civili e politiche degli italiani; basta considerare il saggio consiglio dato da un grande storico militare. Infatti il generale Pollio nel suo libro sulla battaglia di Custoza così scrive: Quando si leggono superficialmente racconti delle battaglie, si attribuisce spesso la vittoria o la sconfitta a buone ispirazioni di generali, oppure ad errori da essi commessi sul campo (errori che sembrano quasi sempre imperdonabili o inconcepibili) al valore spiegato dalle truppe in questa o quella località, o a poca fermezza dimostrata da altre truppe sopra un punto o laltro del campo di battaglia, alla fortuna o alla sfortuna. Ed in certi casi, in molti casi anzi, se si vuole, la cosa può essere vera. Ma quando si esaminano a fondo i dispositivi degli eserciti che si presentano alla battaglia e le loro condizioni morali o fisiche, è facile invece riconoscere che, nella maggior parte dei casi, il germe della vittoria o della sconfitta si trova appunto nei dispositivi. Ed è nello studio di questi che chi voglia trarre un vero insegnamento della storia militare deve approfondirsi. Lo studio delle disposizioni, della situazione al principio della battaglia e del modo con cui il Comandante sa giovarsi dei fattori che possono assicurare la vittoria, è uno studio interessantissimo. Applicando tale giusto criterio alla battaglia di Caporetto, abbiamo in breve queste indicazioni. Ancora il 17 settembre il generale Cadorna comunicava ai propri Comandanti di Corpo dArmata che noi stiamo preparando una poderosa offensiva ed allo scopo riuniamo mezzi e truppe. Tale offensiva doveva partire soprattutto dallaltipiano della Bainsizza e prevalentemente puntare verso quello di Tarnova, per aggirare i monti San Gabriele e San Daniele incombenti su Gorizia. Ma il 18 settembre il generale Cadorna emana il seguente chiarissimo ordine: Il continuo accrescersi delle forze avversarie sulla fronte Giulia fa ritenere probabile che il nemico si proponga di sferrare quivi prossimamente un serio attacco tanto più violento quanto più ingenti forze esso potrà distogliere dalla fronte russa, dove la situazione sembra precipitare a tutto vantaggio dei nostri avversari. Tenuto conto di ciò, della situazione dei complementi e del munizionamento, entrambe ben note allE.V., decido di rinunciare alla progettata operazione offensiva e di concentrare ogni attività nelle predisposizioni per la difesa ad oltranza, affinché il possibile attacco ci trovi validamente preparati a rintuzzarlo. A tale precisa direttiva prego pertanto Vostra Altezza Reale (Duca dAosta) e lEccellenza Vostra (generale Capello) di orientare fin dora ogni predisposizione, lattività delle truppe, lo schieramento delle artiglierie ed il grado durgenza dei lavori. Ma il generale Capello invece di attenersi semplicemente a tale precisa direttiva di difesa ad oltranza, così interpreta lordine di Cadorna (conferenza tenuta il 19 settembre ai propri Comandanti di Corpo dArmata): Per speciali condizioni sopravvenute occorre per il momento, che al concetto offensivo che era in studio, abbia il sopravvento un concetto difensivo controffensivo. Il concetto che deve guidare nello schieramento dartiglieria, è quello di lasciarlo avanti quanto necessario per garantirci le posizioni e poter passare alla controffensiva. Rammento infine che, se il concetto difensivo ci deve guidare in questo periodo, in noi tutti devessere sempre presente il concetto controffensivo che devessere quello animatore. Ecco qui il germe del divario fra il pensiero di Cadorna ed il pensiero di Capello circa il modo in cui rintuzzare lattacco nemico, ossia di stretta difesa ad oltranza o di grande controffensiva di riflesso. Il primo criterio comportava il forte alleggerimento del nostro schieramento sulla Bainsizza, il secondo il rafforzamento del medesimo. Tale divario si sviluppò in un grave equivoco che è durato fino al 20 ottobre, vigilia della battaglia, sebbene la manovra offensiva nemica fosse stata effettivamente prevista. Infatti fin dal 30 settembre il generale Capello informa il IV ed il XXVII Corpo dArmata della possibilità di unoffensiva austriaca partente da Tolmino e tendente ad impadronirsi della testata di Val Judrio e di risalire lIsonzo, il che è proprio ciò che è avvenuto il 24 ottobre. |