Dispositivi dal 1 al 19/10
Dispositivi dal 1 al 19 Ottobre 1917
 
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 Dispositivi dal 1 al 19/10 
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Estratto dalla Rivista "Il Risorgimento"


Ma comunque come fu possibile che noi subissimo un insuccesso proprio in quello che era la chiave di volta di tutto il nostro
schieramento sulla fronte Giulia? Per spiegarlo nn occorre disturbare la storia d’Italia da Adamo ed Eva, ossia troppo sottilizzare
sulle caratteristiche morali, civili e politiche degli italiani; basta considerare il saggio consiglio dato da un grande storico
militare. Infatti il generale Pollio nel suo libro sulla battaglia di Custoza così scrive:
“Quando si leggono superficialmente racconti delle battaglie, si attribuisce spesso la vittoria o la sconfitta a buone ispirazioni
di generali, oppure ad errori da essi commessi sul campo (errori che sembrano quasi sempre imperdonabili o inconcepibili)
al valore spiegato dalle truppe in questa o quella località, o a poca fermezza dimostrata da altre truppe sopra un punto o
l’altro del campo di battaglia, alla fortuna o alla sfortuna. Ed in certi casi, in molti casi anzi, se si vuole, la cosa può
essere vera.
Ma quando si esaminano a fondo i “dispositivi” degli eserciti che si presentano alla battaglia e le loro condizioni morali
o fisiche, è facile invece riconoscere che, nella maggior parte dei casi, il germe della vittoria o della sconfitta si trova
appunto nei dispositivi. Ed è nello studio di questi che chi voglia trarre un vero insegnamento della storia militare deve
approfondirsi.
Lo studio delle disposizioni, della situazione al principio della battaglia e del modo con cui il Comandante sa giovarsi
dei fattori che possono assicurare la vittoria, è uno studio interessantissimo”.
Applicando tale giusto criterio alla battaglia di Caporetto, abbiamo in breve queste indicazioni. Ancora il 17 settembre
il generale Cadorna comunicava ai propri Comandanti di Corpo d’Armata che “noi stiamo preparando una poderosa offensiva ed
allo scopo riuniamo mezzi e truppe”. Tale offensiva doveva partire soprattutto dall’altipiano della Bainsizza e prevalentemente
puntare verso quello di Tarnova, per aggirare i monti San Gabriele e San Daniele incombenti su Gorizia. Ma il 18 settembre
il generale Cadorna emana il seguente chiarissimo ordine:
“ Il continuo accrescersi delle forze avversarie sulla fronte Giulia fa ritenere probabile che il nemico si proponga di sferrare
quivi prossimamente un serio attacco tanto più violento quanto più ingenti forze esso potrà distogliere dalla fronte russa,
dove la situazione sembra precipitare a tutto vantaggio dei nostri avversari. Tenuto conto di ciò, della situazione dei complementi
e del munizionamento, entrambe ben note all’E.V., decido di rinunciare alla progettata operazione offensiva e di concentrare
ogni attività nelle predisposizioni per la difesa ad oltranza, affinché il possibile attacco ci trovi validamente preparati
a rintuzzarlo. A tale precisa direttiva prego pertanto Vostra Altezza Reale (Duca d’Aosta) e l’Eccellenza Vostra (generale
Capello) di orientare fin d’ora ogni predisposizione, l’attività delle truppe, lo schieramento delle artiglierie ed il grado
d’urgenza dei lavori”.
Ma il generale Capello invece di attenersi semplicemente a tale precisa direttiva di difesa ad oltranza, così interpreta l’ordine
di Cadorna (conferenza tenuta il 19 settembre ai propri Comandanti di Corpo d’Armata): “Per speciali condizioni sopravvenute
occorre per il momento, che al concetto offensivo che era in studio, abbia il sopravvento un concetto difensivo controffensivo.
Il concetto che deve guidare nello schieramento d’artiglieria, è quello di lasciarlo avanti quanto necessario per garantirci
le posizioni e poter passare alla controffensiva. Rammento infine che, se il concetto difensivo ci deve guidare in questo
periodo, in noi tutti dev’essere sempre presente il concetto controffensivo che dev’essere quello animatore”. Ecco qui il
germe del divario fra il pensiero di Cadorna ed il pensiero di Capello circa il modo in cui rintuzzare l’attacco nemico, ossia
di stretta difesa ad oltranza o di grande controffensiva di riflesso. Il primo criterio comportava il forte alleggerimento
del nostro schieramento sulla Bainsizza, il secondo il rafforzamento del medesimo.
Tale divario si sviluppò in un grave equivoco che è durato fino al 20 ottobre, vigilia della battaglia, sebbene la manovra
offensiva nemica fosse stata effettivamente prevista.
Infatti fin dal 30 settembre il generale Capello informa il IV ed il XXVII Corpo d’Armata “della possibilità di un’offensiva
austriaca partente da Tolmino e tendente ad impadronirsi della testata di Val Judrio e di risalire l’Isonzo”, il che è proprio
ciò che è avvenuto il 24 ottobre.



Riccardo Posani La Grande Guerra 1914-1918 Volume Secondo Editori SADEA/Sansoni


(Ministero della Difesa - Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico. “L’Esercito Italiano nella Grande Guerra
1915-1918. Volume IV e Volume V - Le Operazioni del 1917 Tomo 2’ter: Gli avvenimenti dal Giugno al Settembre e da Ottobre
a Dicembre - Roma Istituto Poligrafico dello Stato 1954).