Dispositivi giorno 23 ottobre
Dispositivi giorno 23 Ottobre 1917
 
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Estratto dalla Rivista "Il Risorgimento"


Il giorno 23 il generale Capello riassume il comando e dà il massimo incremento ad ormai tardivi movimenti di truppa rivolti a rafforzare la debole ala sinistra della sua armata. Inoltre alle ore 16 egli raduna a Cividale i suoi comandanti di Corpo d’Armata e tiene loro una conferenza nella quale dice:
“Loro sanno che nel concetto del Comando d’Armata vi era la controffensiva strategica: portare cioè mentre si para l’attacco che sferra il nemico, lo sforzo in un punto del fronte nemica per creare lo squilibrio e procurarsi dei vantaggi. Considerazioni però di varia indole hanno consigliato di escludere il concetto di tale azione in grande stile. Lo spostamento delle batterie che abbiamo dovuto muovere risulta naturale, ove si pensi all’abbandono aprioristico del concetto controffensivo”.
Dunque soltanto alle ore 16 del 23 ottobre il generale Capello comunica ai suoi dipendenti che il concetto di controffensiva, ossia quello che per un mese è stato proposto ed imposto quale “concetto animatore” dell’attività dell’Armata, dev’essere abbandonato. Dieci ore dopo si scatenava il grande attacco nemico sorprendendo la 2’ Armata in piena crisi di orientamento, di schieramento, di movimento.
Il grave equivoco perdurato per un mese fra le intenzioni e le disposizioni del generale Cadorna e quelle del generale Capello dava i suoi frutti. In proposito il generale Cadorna nel suo libro “Pagine polemiche” francamente afferma:
“Per dileguare ogni e qualsiasi equivoco bene avrei fatto a maggiormente sorvegliare l’esecuzione dei miei ordini per parte del generale Capello.” Ed il generale Cadorna così conclude: “Se è vero che per varie ragioni non ho potuto esercitare un sufficiente controllo, è anche vero che il generale Capello, ossessionato da un concetto offensivo irrealizzabile in quel momento, inclinò a fare a modo suo non tenendo conto dei miei ordini a cominciare da quello chiarissimo del 18 settembre. Se i miei ordini avessero avuto piena esecuzione, particolarmente quello del tiro di contropreparazione, anche malgrado la non completa efficienza morale delle truppe gli avvenimenti si sarebbero svolti diversamente”.
Siamo dunque ben lontani dalla sentenza: “L’esercito italiano non cade vinto da nemico esterno, ma da quello interno” ed appunto nel superamento del suo primitivo giudizio il generale Cadorna dà prova del suo leale carattere.
Comunque proprio i “dispositivi” relativi alla battaglia di Caporetto furono gravemente viziati dalla divergenza fra Cadorna e Capello. Stimo che in questo quadro vadano considerate alcune questioni non ancora del tutto chiarite e quindi fornite di tendenziose polemiche; ossia soprattutto l’azione dell’artiglieria, in particolare di quella del XXVII Corpo d’Armata, ed i collegamenti fra il XXVII, il IV ed il VII Corpo d’Armata nella zona di fondo valle dell’Isonzo.
Sommariamente la questione dell’impiego dell’artiglieria della 2’ Armata si pone in questi termini: il 10 ottobre il generale Cadorna ordinava al Comando della 2’ Armata:
“Durante il tiro di bombardamento nemico, oltre ai tiri sulle località di affluenza e di raccolta delle truppe, sulle sedi dei Comandi, degli osservatori, ecc., si svolga una violentissima contropreparazione nostra. Si concentri il fuoco dei grossi e medi calibri sulle zone di probabile irruzione delle fanterie le quali essendo esposte in linee improvvisate dovranno essere schiacciate sulle linee di partenza. Occorre in una parola, disorganizzare ed annientare l’attacco ancora prima che si sferri”.
Il generale Montuori, comandante interinale della 2’ Armata, traduceva quest’ordine (del tutto nuovo circa i criteri d’impiego della nostra artiglieria in difensiva) per i dipendenti comandi di Corpo d’Armata con queste parole:
“Le più probabili zone di partenza delle truppe nemiche per irrompere contro le nostre linee dovranno essere battute violentemente fin dall’inizio del bombardamento nemico per soffocare fin dalla sua preparazione lo scatto delle fanterie avversarie”.
Intanto il comando della 2’ Armata veniva informato che l’azione dell’artiglieria nemica si sarebbe svolta in due distinti periodi: con tiro a gas asfissiante dalle ore 2 alle ore 6.30 del mattino e poi fino alle ore 8 con tiro di distruzione.
Di conseguenza il giorno 22 ottobre il generale Montuori ordinava ai dipendenti comandanti di Corpo d’Armata:
“Sembra ormai sicuro che il nemico farà sulle nostre trincee di prima linea un tiro di distruzione molto breve fra una o due ore. Appena egli comincerà il tiro dei medi calibri nostri e le nostre bombarde devono immediatamente iniziare il tiro sulle linee nemiche concentrandolo in quei tratti che potranno servire da zone di irruzione”.
Pertanto è pacifico che per ordine del comando della 2’ Armata le nostre artiglierie dovevano intervenire soltanto durante il tiro di distruzione nemico, ossia dopo le ore 6.
Finalmente il generale Capello, il 23 dispone:
“Sembra accertato che il nemico dopo 4 ore di tiro a gas asfissiante esegua un’ora e mezza circa di fuoco tambureggiante…Noi terremo presente questa circostanza per aprire un fuoco di contropreparazione sulle trincee di partenza poco dopo iniziato il suo bombardamento tenendoci pronti ad eseguire violentissimi tiri di sbarramento appena il nemico accenni a muoversi”.
Ma il termine “bombardamento” a cui noi avremmo dovuto rispondere, si riferisce alle quattro ore di tiro a gas asfissiante o all’ora e mezza di fuoco tambureggiante, secondo quanto già aveva stabilito il precedente e non abrogato ordine del generale Montuori? Quindi: ordine non soltanto tardivo, ma molto confuso.



Prof. Novello Papafava - Le cause di Caporetto


(Ministero della Difesa - Comando del Corpo di Stato Maggiore – Ufficio Storico. “L’Esercito Italiano nella Grande Guerra 1915-1918. Volume IV e Volume V - Le Operazioni del 1917 Tomo 2’ter: Gli avvenimenti dal Giugno al Settembre e da Ottobre a Dicembre - Roma Istituto Poligrafico dello Stato 1954).