| |

|
|
Tuttavia resta la questione di quale fu esattamente lopera dellartiglieria fra le ore 6,30 e 8 del 24 ottobre, questione circa la quale la relazione della Commissione dInchiesta del 1919 sulla Battaglia di Caporetto manifesta delle reticenze. A proposito dei collegamenti o meglio dei mancati collegamenti fra il IV, il XXVII ed il VII Corpo dArmata e più precisamente fra le brigate Alessandria, Taro, Napoli ed Arno, questione che tocca anche quella dellimpiego dei battaglioni della brigata Napoli, essa si riferisce a tre Corpi dArmata e quindi riguarda prima di tutto il Comando della 2 Armata. A proposito del VII Corpo dArmata il generale Bencivegna nel suo libro su Caporetto (1932) afferma: Non solo il VII Corpo non poté adempiere alla funzione di riserva per procedere ad atti controffensivi, ma non poté neppure mantenere il collegamento fra il IV ed il XXVII Corpo, poiché la sua dislocazione iniziale era semplicemente errata. Non era con lo schieramento dal Passo di Zagradan al Matajur (ossia parallelo allIsonzo) che si poteva saldare le ali dei due Corpi d'Armata; ma bensì stando a cavallo di detta dorsale (ossia normalmente allIsonzo), con parte delle forze nellalta valle dellIsonzo, con altre in val Cosizza, e cioè sullallineamento Caporetto-IdersKo-Luico-Monte San Martino ed una congrua riserva sulle falde del Matajur. Sta ad ogni modo di fatto che il VII Corpo non potè rendere nella giornata del 24, nessun utile, se ne togli lo sbarramento della sella di Luico. Le sue truppe nella quasi totalità non simpegnarono; mentre la situazione avrebbe richiesto un pronto intervento di forze per tamponare la breccia di Caporetto ed i progressi nemici sul nodo dello Jezza. Mancò quindi alla sua funzione di riserva nel campo tattico. E ciò è tanto vero che il generale Cavaciocchi (comandante del IV Corpo dArmata) afferma che: Non avendogli il Comando dArmata partecipato la dislocazione del VII Corpo la sera del 23, egli ignorava che alla mattina del 24 questo non fosse ancora in misura di manovrare come la situazione avrebbe richiesto. Dal canto suo il generale Bongiovanni comandante del VII Corpo dichiara alla Commissione dInchiesta che: In quei giorni di affrettate ricognizioni, di rapido orientamento e di sommari scambi di idee fra i comandanti, della linea di Idersko (linea darmata, di sbarramento della valle dellIsonzo) non ricordo davere mai sentito parlare. Quindi non cè da stupire se la 12 divisione slesiana, risalendo la valle dIsonzo giungeva verso le ore 15 a Caporetto, aggirava in tal modo il nostro IV Corpo dArmata aggrappato sul saliente del M. Nero ed apriva alla 14 Armata germanica le scarsamente e tardivamente difese valli dellalto Natisone e dellAlto Torre. La chiave di volta nel settore dellIsonzo veniva duramente colpita e così crollava lintero arco del fronte, determinato dalliniquo confine del 1866. Di certo in quelle giornate avvennero, fra Isonzo e Tagliamento, degli sbandamenti, ma per lo più essi furono conseguenza a non causa della rotta. |
|
|
|
|
|
Il luogo comune che la 3 Armata sia invitta, cioè non abbia subito nessuna sconfitta di degna memoria, mi riconduce allepisodio della battaglia di Flondar, questo primo scalino per prendere lHermada e poi successivamente Trieste. Boroevic lo sapeva bene che se gli italiani prendevano lHermada avrebbero avuto la strada libera per Trieste. Egli dopo pochi giorno dalle fine della 10 Battaglia dellIsonzo (28 maggio 1917), decide di contrattaccare con unità provenienti dalla Russia, che stava cedendo le armi. Altra avvisaglia che doveva preoccupare i soloni di Cadorna e della sua libretta rossa. Ma certo vuoi che i strateghi di rito italiano, gli eredi di Scipio e del suo elmo glorioso avevano qualcosa da imparare da quattro generali crucchi? Il 4 giugno 1917 gli austriaci vanno allattacco dopo solo quaranta minuti di cannoneggiamento. A Duino la nostra 20 Divisione si sfascia, non si aspettata tanta pressione e il nemico raggiunge le gallerie della ferrovia e prende in un sol colpo la Brigata Verona che si fa prendere come un topo in gabbia. Altre Brigate Siracusa Puglie Ancona, restano imbottigliate e gli Italiani vengono fatti prigionieri a migliaia. Il comandante della Isonzo Armee preso Flondar si ferma, e resiste al controattacco degli italiani, che non paghi del sacrificio di 112.000 ragazzi in grigioverde che il Duca dAosta ha mandato a morire per prendere nellultima battaglia questo caposaldo, rimandano in linea i reggimenti decimati e che se ne stavano andando a riposo. In due giorni dopo aver perso 10.000 soldati prigionieri degli austriaci, si aggiungono altri 25.000 soldati tra morti e feriti. Il gradone di Flondar non viene ripreso, è perduto per sempre. Anche in questo caso questo episodio non ha insegnato niente!! Da Cadorna in giù si scatena la caccia ai fantasmi delle unità che vigliaccamente si sarebbero arrese passando armi e ufficiali al nemico: Un falso che verrà riproposto allindomani di Caporetto, non a caso Mario Silvestri2 paragona Flondar come la piccola Caporetto. Al soldato non resta che la via dellonore, quella che porta alla vittoria o alla morte sulle linee avversarie, chi tenti di sottrarsi o di arrendersi verrà raggiunto dal piombo del plotone di esecuzione o da quello degli Aeroplani (così venivano chiamati i Reali Carabinieri), incaricati di vigilare alle spalle delle truppe, sempre quando non sia stato freddato prima da quello dellufficiale. Cadorna dichiara che, dopo le fucilazioni immediate: Se i sintomi ora rilevati e repressi dovessero permanere, sarò costretto a determinare estremi provvedimenti e a ricorrere alla decimazione dei reparti infetti da contagio. E per contagio cadorna richiama i nemici interni, cioè i socialisti e alla loro politica antipatriottica. La nostra Guerra, di E.Pittalis, S. Comini e F. Jori, Il Triveneto dal 1914 al 1919. Edizioni del Gazzettino pagg 214 e seguenti. |
|
|
|
|
|
|
 |
 |
|