Disertori
Il fenomeno della Diserzione nell'Esercito Italiano ed Austriaco
 
 Introduzione 
 Le cause di Caporetto 
 Cause Strategiche 
 Dispositivi dal 18 al 30/9 
 Dispositivi dal 1 al 19/10 
 Dispositivi dal 20 al 22/10 
 Dispositivi giorno 23 ottobre 
 2' Armata al 24 Ottobre 
 Plezzo Servizio Informazioni 
 Attacco del 24 ottobre 
 Diagrammi dell'avanzata austriaca 
 Ritirata dal 24/10 al 9/11 
 L'Invasione Austro-Tedesca 
 Cavalleria 
 Sacrificiodelle Armi 
 La Marina Militare 
 l'Aviazione Militare 
 Insubordinazione-Ammutinamenti 
 Disertori 
 Tricolore ed Alleati 
 United States of America 
 Austria ed Alleati 
 I Comandanti Italiani 
 Alta Valle dell'Isonzo 1917 
 Caporetto nel 1917 
 Viaggio a Plezzo nel 2002 
 Viaggio a Caporetto nel 2002 
 Viaggio nella Valle d'Isonzo 2002 
 Ponti sul Piave/Livenza 
 Milite Ignoto 
 Onori ai caduti e all'A.N.V.G. 
 Siti preferiti 
 
 

Carabiniere Reale


La Prima Arma del Regio Esercito Italiano assolveva le funzioni di Polizia Militare. Qui con il fucile modello 1891, versione
moschetto.



Anche nelle nostre Linee si presentavano Soldati dell'Impero Austriaco


Nelle nostre linee si presentavano moltissimi soldati cechi, che poi serviranno per formare una divisione di "legionari Cecoslovacchi", con l'accordo di Parigi. Alcuni di questi Legionari nel Vicentino prima aderirono al passaggio a questa Divisione e poi disertarono. Furono presi, condotti al cimitero e passati subito per le armi.



Due Bersaglieri "disertori", ad un interrogatorio austriaco, hanno ancora le armi in pugno


Di fronte ai suoi prigionieri l’Italia scrive la pagine più oscura di tutta la guerra. Lo spettro del tradimento è per il Comando Supremo italiano un’ossessione. Le autorità non permettono gli scambi di prigionieri, né attivano canali a sostegno di coloro che d’Annunzio chiama sprezzantemente “imboscati d’oltralpe”. La Croce Rossa è autorizzata a far pervenire aiuti solo agli Ufficiali ; per gli altri ci sono solo i pacchi inviati dalle famiglie, spesso a loro volta ridotte al limite della sussistenza. E’ proibita anche la raccolta di beneficenza a favore dei soldati presi prigionieri. Dopo la ritirata di Caporetto queste misure saranno ulteriormente inasprite, con la chiara intenzione di “punire” i presunti responsabili della disfatta. I numeri sono agghiaccianti, degli almeno 600.000 soldati italiani fatti prigionieri (circa 100.000) non fanno ritorno a casa. 90.000 di loro moriranno di fame e di freddo. Al ritorno in Patria saranno messi in campi di concentramento in Emilia o in Puglia per dimostrare che non sono disertori, che in prigionia non abbiano contratto il virus bolscevico.



Soldati che scappano


Privi di comandanti, parte allegri e parte frastornati, narra il generale Krafft, i prigionieri si affrettavano sulla strada
verso Tolmino, agitando fazzoletti bianchi, privi di armi, al grido di "evviva la Germania".
Fritz Weber (1895-1972) Dal Monte Nero a Caporetto Mursia Editore 1967