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Se guardiamo la scena in cui Marcantonio colloca le sue donne, e cioè quei paesaggi che egli porta
dentro come metafora dei suoi sentimenti, vediamo che quell'apparente realtà è anch'essa illusoria,
diviene metafisica astrazione. Si spiega così come sia divenuto naturale per l'artista accostarsi e far proprie
certe esperienze d'oltreoceano, esasperando l'irrealtà delle sue donne fino a ridurle manifesto, cartellone pubblicitario.
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Come se la memoria le proiettasse,perduta la loro corporeità, in uno specchio onirico.
Ma se e vero che tutte le ricerche di questi ultimi decenni, così variegati nelle sperimentazioni, così contraddittori,
sono filtrate nella cultura di Marcantonio, è soprattutto vero ciò che scrive di lui Michele Prisco e cioè che egli
«ha saputo compiere in tempo, e consapevolmente, e liberamente, la sua scelta, obbedendo alla sua più sincera vocazione
e ritrovando, proprio in quell'obbedienza alle ragioni del suo mondo interiore, una più schietta e autentica visione della realtà...».
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