Enigma Galgano

Medioevo da scoprire

Questo sito é dedicato a tutti gli appassionati del Medioevo. L'associazione culturale Progetto Galgano é nata nel 1994 ispirandosi alla figura di Galgano Guidotti (1148-1181), eremita e santo del XII secolo che, secondo la leggenda, avrebbe infisso la spada nella roccia nel luogo dove sorse la Rotonda che ne conservava le spoglie. Figura alquanto emblematica del suo periodo, san Galgano é testimone di un secolo ritenuto fondamentale per lo sviluppo dell'occidente moderno. Per questo il nostro interesse maggiore é rivolto alle vicende del periodo compreso tra il 1100 e il 1200, senza comunque trascurare il resto della storia medievale. Il modo in cui si potrà evolvere questo spazio dipende soprattutto da voi che lo visitate. Partecipate numerosi ai sondaggi e scriveteci tutto quello che vi passa per la mente. Risponderemo a tutti. Presto saremo in grado di offrire un servizio di informazioni culturali e turistiche e la possibilità di crearsi con noi itinerari alla scoperta dell'Italia del XII secolo, sulle rotte di templari, pellegrini, cavalieri e crociati. Inoltre stiamo preparando l'almanacco del XII secolo che inseriremo presto in questa pagina. Nel frattempo, visitate i siti consigliati nel nostro elenco di link e aiutateci a crescere.
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Leggenda di Santo Galgano Confessore
secondo il codice chigiano della biblioteca vaticana

Incomincia la leggenda di santo Galgano confessore.

 Galgano per natione fu di Toschana, del contado della città di Siena, d'un castello che si chiama Chiuslino lo cui padre ebbe nome Guidotto e la sua madre Deonigia, nato di nobile parentado e di generatione,ma di virtù e sanctità più nobile. Lo quale Galgano fu huomo feroce e lascivo a mmodo che sono e' giovani, implicato nelle cose mondane e terrene. Ma le revelationi di misser santo Micchele arcangelo profetaro ch'elli doveva essere cavalieri di Dio: perciò che cui la dispensatione divina vuole salvare, non é tanto peccatore né involto ne le cose carnali e terrene che lo possino tenere che a Dio non torni.
 Onde, essendo Galgano in questo stato che detto é, cioé innanzi la sua conversione a Dio, sì gli apparbe santo Micchele arcangelo in visione, lo quale affettuosamente addomandava a sua madre che lo dovesse vestire e addornare d'abito di cavaliere; la cui madre a le preghiere dell'angelo acconsentiva, ed elli, essendo così addornato da la sua madre di vestimenta di cavaliere, con efforzati passi seguitava l'arcangelo così come la visione li mostrava.
 E desto e isvegliato che fu dal sonno, la detta rivelatione e visione incontamente l'ebbe manifestata a la sua madre, la quale con ineffabile allegrezza, ripiena di molta letitia, tacitamente quello che la visione significasse considerava. E in questo modo parlò al suo figliuolo, e dixe: "Figliuol mio, buona é la tua visione e ammirabile, e perciò non dubitare che grande allegrezza significherà, con ciò sia cosa che io sia vedova, e tu sia orfano rimaso dopo la morte del tuo padre. Onde sappi che noi saremo raccomandati a la custodia e guardia del beato santo Micchele a ccui lo tuo padre, quando viveva, spetiale e singulare reverentia e devotione aveva sopra tutti gli altri santi".
 Passati che furono alquanti anni, pensando Galgano nell'animo suo che fine avarebbe la detta visione e revelatione, lo detto arcangelo anco si apparbe in visione a Galgano e dixeli: "Seguitami". Allora Galgano, con esmisurata allegrezza e gaudio levandosi, e desiderando a la detta cavalleria pervenire che ll'arcangelo gli aveva promesso in visione, e con grandissima devotione le pedate e le vestigie sue seguitava insino a un fiume, sopra el quale era un ponte el quale era molto longo e senza grandissima fadigha non si poteva passare, sotto lo qual ponte, siccome la visione li mostrava, si era uno mulino lo quale continuamente si rotava e si volleva, lo quale significava le cose terrene le quali sono in perpetua fluxione e movimento e senza nessuna stabilità e in tutto labili e transitorie. E, passando oltre, pervenne in uno bellissimo e dilettevole prato, lo quale era pieno di fiori, del quale esciva smisurato odore e gratioso. Poi, escendo di questo prato, parveli di entrare sottoterra e venire in Monte Siepi, nel qual monte trovava dodici appostoli in una casa ritonda, li quali recavano uno libro aperto, e che elli lo leggesse ne la qual parte del libro era questa sentenza: Quoniam non cognovi licteraturam, introibo in potentias Domini, Domine memorabur iustitiae tuae solius. Essendo in questa chasa ritonda cogli occhi in cielo, vidde una immagine speciosa e bellisima nell'aire. Unde dimandò che fusse quella immagine, e gli apostoli risposero e dixero: "Quella immagine si è quelli che fu ed era, e che die venire a ggiudicare el mondo, Idio e Huomo". Udito che ebbe Galgano queste parole, meravigliandosi tra sé medesimo de la visione, si svegliò e subbitamente narrò a la madre sua le sopra detta visione, e con esmisurato gemito e pianto di letitia pregò la madre sua ch'ella insieme co llui andasse al luogo de la detta visione, andasse cioè a quello Moonte Siepi, e menasse maestri di pietra e di legname, li quali ine facessero una casa ritonda, come quella che lli mostrò l'arcangelo, a onore de la maestà divina e de' dodici appostoli. Allora rispose la madre, e dixe: "Figliuol mio carissimo, el tempo è ora fuore di stagione, però che è di verno, ed è el freddo grandissimo, ed è la fame grande, e el luogo è agresto, e quasi di non potervi andare ora; ma tosto verrà tempo abile, sicché al tuo desiderio e volere ti potrà satisfare". 
E di po' questo, andando Galgano a un castello che si chiama Civitella, el cavallo andando per la via si trattenne, e stette fermo; e speronando Galgano el cavallo con ammenduni gli speroni, e non volendo el cavallo mutarsi né andare più oltre, tornò adietro ad un castello de la Pieve di Luriano, lo quale v'era presso, e ine si albergò. L'altro dì, tornando al detto luogo e passo per andare al detto castello di Civitella, lo detto cavallo in quello medesimo luogo anco si rattenne, e, speronandolo cogli speroni e non potendolo far mutare, si posò la retine sopra lo collo del cavallo, e pregò Idio devotissimamente in queste parole, e dixe: "Creatore altissimo, principio di tutti e' principii, e che facesti lo mondo di quattro elementi, et che lo mondo, per li peccati degli uomini corrotto, per diluvio sì sanasti e purificasti, e che passare facesti lo tuo popolo e seme d'Abram lo Mare Rosso a ppiedi secchi, e che, nel tempo de la plenitudine de la gratia, del seno del tuo Padre nel ventre de la Vergine Maria descendesti vestito de la nostra humanitade, e lo patibolo de la croce, li chiovi, e sputi, e fragellato e humiliato per ricomprarci sostenesti, e lo terzo dì resuscitando da morte a coloro che tti credettero apparisti, e che lo quadragesimo dì in cielo salisti, per cui comandamento e volontà tutte le cose procedono; drizzami ne le tue semite e ne la tua vita e nell'opere de' tuoi comandamenti, acciò che, al tuo servigio devotissimamente stando, lo promesso habito di cavaliere meriti d"acquistare, lo quale ne la visione mi mostrasti; e menami, Signor mio, ne la via de la pace e de la salute, siccome menasti lo tuo servo e profeta nel lago de' leoni, lo quale portasse lo cibo da mangiare a Daniello".
 Finita che fu l'oratione, incontenente senza che altri lo guidasse, e senza che Galgano co li speroni lo pognesse, el cavallo senza endugio si pervenne in Monte Siepi, del quale con grandissima allegrezza si discese da cavallo in quello luogo, dove in visione li dodici appostoli aveva veduti, e, non potendo fare una croce di legname, si prese la spada ch'egli aveva a llato e in luogo di croce su la dura pietra la ficcò, la quale insino al dì d'oggi così è ne la pietra fitta. Poi acconciò il suo mantello a mmodo di veste manacile, e, fatto uno forame nel mezzo a mmodo di schappulare, sel vestì. Di po' questo, diliberando nell'animo di ritornare a ccasa per distribuire a' poveri quello che questo misaro mondo gli aveva dato, la prima volta, e la seconda, e la terza, udì dal cielo questa boce che diceva così: "Galgano, Galgano, sta' fermo, perciò che in questo luogo gli tuoi dì finirai. Non si vuole al principio corrare colui che combatte, ma a la fine".
 Unde Galgano, udito ch'ebbe questa boce, si stette fermo e lassò ogni pensiero di volere dispensare lo suo patrimonio. Et essendo in luogo salvatico, che non v'aveva cosa neuna da mangiare, si discendeva a ppiè del monte e ine sostentava lo corpo suo d'erbe selvatiche, che si chiamano crescioni. Et essendo una notte fra due valli a ppiei di questo monte appiattato fra due carpini, udì lo demonio venire contra di lui, lo quale si ingenia di ingannare ogni huomo che vuol servire Dio. Galgano, come costante e fermo, si uscì contra lo demonio per combattere co llui. Allora, vedendo lo demonio la costantia sua, sì percosse in quel luogo una trave di fuoco, et con grande stridore confuso se n'andò.
 Unde di lì a ppochi dì si propose nell'animo suo di andare ad visitare la basilica degli appostoli, cioè a rRoma, per la visione ch'egli ebbe di loro: et partendo da Monte Siepi pervenne a rRoma, e infinite basiliche di santi sì visitò. Et facendo a rRoma alcuna dimoranza, si vennero alquanti pieni d'invidia al luogo dove la sua spada era fitta, et ine con marroni e altri ferri sì si engegnavano sconficcarla di terra, e con molta fadiga, come a Dio piacque, non potendola sconficcare, sì la ruppeno; et volendola portare co lloro, e non potendo, sì la lassaro così rotta in terra e andavansene. Et andandosene per tornare alle lor case, per divino giudicio ne furono così puniti: e, partiti che furono, e ll'uno cadde in uno fiumicello d'acqua e annegò, e all'altro vene una saetta da ccielo e uciselo, poi venne uno lupo e aventossi addosso all'altro e preselo per lo braccio; e raccomandandosi al biato Galgano, incontanente el lupo fuggì, e non morì.
 Galgano, tornando da rRoma, e trovando la spada rotta, incominciò ad avere grandissimo dolore, e dixe: "Forse perciò permisse Idio che la mi fosse rotta, perch'io lassai el luogo che l'angelo m'aveva mostrato". Sicché, volendo Idio la sua tristizia consolare, una volta e due e tre sì gli apparbe in visione, e mostrogli che dovesse porre la spada rotta in sul pezzo ch'era rimasto fitto ne la pietra, et che la spada starebbe più ferma che innanzi. Allora Galgano così fece, tolse la spada e congionse l'un pezzo con l'altro. La spada fu incontenente risalda, ed é stata così salda insino al dì d'oggi. Dipo' questo, Galgano si fece una cella a mmodo di romito, ne la quale el dì e la nocte vacava in digiuni, e orationi, e meditazioni, e contemplationi, sempre macerando così lo suo corpo. Questa cella era di  legname fatta, ritonda a mmodo di quella che oggi è fatta di pietra, come l'angelo gli aveva mostrato in visione. Galgano contemplava in questa cella, avendo sempre la mente a le cose celestiali, spogliandosi d'ogni atto e cogitatione terrena. Lo suo cibo era d'erbe selvatiche, d'altro non rechedeva lo suo corpo. Contemplava la fragilità di questo mondo, come gli onori e la gloria mondana sono cose fuggitive e caduche e come è breve lo tenpo che ci aviamo a vivere. Et contemplava la vita etterna com'ella è inestimabile e perpetua senza fine. Et vegghiando una notte, e stando in oratione, subito vidde la cella illuminata di tanto splendore che parbe che per mille forami uno razo di sole e di luce risplendesse come fuoco, et entrasse nella cella dov'elli era. Et di questa luce uscì una boce chiara che dixe: "Galgano mio, te' quello che seminasti". Unde, al suono di questa boce stupefatto, e ricordandosi che lo dì del Signore cioè la notte come ladro viene, incontenente, levate le mani al cielo e le ginocchia poste in terra, con boce piena di lagrime dixe così: "Tu, Signore, che tucte le cose sai, a ccui niuno secreto è nascosto, lo quale facesti lo ladrone ch'era su la croce crucifixo partecipe di vita etterna, et che tutti gli huomini del ventre de le madri loro innudi li fai nasciare e innudi li ricevi, e che ogni persona fai ritornare ne la sua propria materia, cioè in cennere, come di cennere e di terra li creasti tu, Signor mio, ricevi me escendo de le miserie et de le cattività di questo mondo, e pericoli, et menami nel porto de la tua tranquillità, e pace, sicché cogli eletti tuoi e nel consortio de' giusti io meriti d'essere gloriato ed exaltato".
 Fatta ch'ebbe questa oratione, l'anima sua si partì dal corpo, e meritò di pervenire a la patria celestiale de' santi di vita eterna.   Visse el beato Galgano in questa heremitica vita et conversione uno anno meno due dì et fu sepolto con grande honore e reverentia ne la detta sua cella, ove poi si fece una chiesa ritonda come l'angelo gli aveva mostrato in visione, ne la quale continuamente gli miracoli sono multiplicati. A laude e gloria del nostro Signore Gesù Cristo, lo quale regna col suo Padre in secula seculorum. Amen.
 


Questa Vita di Galgano é tratta da un codice quattrocentesco conservato nel fondo chigiano della Biblioteca Apostolica Vaticana nel quale sono contenute una serie di vite di santi. E' stato pubblicato per la prima volta nel libro di Franco Cardini "San Galgano e la spada nella roccia" edito da Cantagalli di Siena che si può considerare uno dei testi fondamentali per la comprensione della leggenda galganiana.
 
 



biografia Galgano


Galgano Guidotti (1148-1181)

Quasi ogni aspetto della storia di Galgano Guidotti da Chiusdino, eremita, beato e santo toscano del XII secolo, é avvolto dal mistero e dalla mancanza di fonti o documenti che ne attestino l'effetiva esistenza. Non ci é pervenuto nulla di contemporaneo al periodo nel quale egli sarebbe vissuto ed esistono differenti e diverse ipotesi sia sulla data di nascita che su quella del suo trapasso. Tutto ciò che viene narrato della vita e delle opere di Galgano é contenuto in biografie di molto successive alla sua scomparsa, nessuna delle quali ci é peraltro pervenuta nella stesura originale ma solo in trascrizioni ancora più recenti. Unici dati certi si possono quindi considerare gli edifici sorti nel luogo della sua conversione e l'esistenza di un culto storicamente documentato. Tutto il resto é più correttamente definibile leggenda, anche se gli aspetti storici che ne scaturiscono sono estremamente significativi. La scheda biografica che emerge dal confronto delle fonti ci presenta un personaggio che evoca miti di portata universale. Ad ogni passo della sua leggenda é possibile respirare atmosfere in grado di condurci sulle tracce di Artù, alla ricerca del Graal, a fianco di pellegrini e crociati, al galoppo con Templari e cavalieri di ogni sorta, alle origini di una nuova spiritualità, alla magia del gesto, al simbolo e al mistero. Galgano é, di volta in volta, Parsifal, Galvano, un prescelto come Artù, a differenza del quale infigge per sempre la spada nella roccia. Finora ancora nessuno é riuscito a risolvere l'enigma, a dirci se Galgano é veramente esistito e se quello che narrano le leggende ha fondamenta storiche. Forse ancora nessuno ha provato a farlo veramente. Per questo le notizie che forniamo non possono che essere la sintesi di quanto possediamo di certo e documentato.
Niente di quanto é avvenuto in questo luogo magico é ancora accaduto realmente.


Galgano Guidotti nasce a Chiusdino, oggi in provincia di Siena, ma a quei tempi feudo fortificato del vescovo di Volterra, nell'anno del Signore 1148. I suoi genitori, Guidotto e Dionigia, hanno a lungo desiderato figli senza riuscire ad averne. Sono membri della piccola nobiltà del borgo che sorge intorno ad un castello sulla cima di un crinale da cui si domina la valle sottostante. In tenera età Galgano rimane orfano del padre. Nulla lascia presagire la svolta, ma nemmeno le biografie affrontano gli anni precedenti la conversione. Sappiamo solo che Galgano sogna due volte san Michele che lo invita a seguirlo. Non sappiamo nemmeno quanto tempo intercorra tra i due sogni, ma ci viene raccontato che egli ne parla alla madre entrambe le volte. E' il suo cavallo che rifiutandosi di proseguire per bene due volte consecutive lo conduce poi nel luogo della sua conversione. Qui, nel Natale del 1180, Galgano infigge la spada nella roccia e si ritira a vita eremitica. Questo periodo durerà 11 mesi, durante i quali Galgano andrà a Roma da papa Alessandro III ( ) forse nel tentativo di farsi approvare una nuova regola monastica, avrà rapporti con religiosi vicini e spirerà il 30 novembre 1181 alla presenza delgi abati cistercensi di Fossanova e Casamari, che transitavano casualmente per quei luoghi tornando dal Capitolo Generale dell'Ordine. L'eremita viene sepolto accanto alla spada e il luogo diviene subito meta di fedeli. Pochi anni dopo la sua scomparsa, nel 1185, dal 4 al 7 agosto, una commissione di prelati presieduta dal cardinale-vescovo della Sabina, Corrado di Wittelsbach, viene incaricata da papa Lucio III di accertare l'effitiva esistenza di miracoli e di santità dell'eremita. In occasione dei lavori della commisione viene anche consacrata e completata la Rotonda, sorta sull'eremo, la cui costruzione era iniziata nel 1183 per volere del vescovo di Volterra, Ugo, che non fece in tempo a vederla ultimata essendo deceduto nel 1184. Toccò quindi al suo successore, Ildebrando Pannocchieschi, il compito di consacrarla e aprirla al culto. Ombre dense nascondono gli anni immediatamente successivi. I cistercensi si insediano ufficialmente alla Rotonda nel 1191, ottengono privilegi imperiali nel 1196 e nello stesso anno appare anche il primo priore Bono. Parte dei primi discepoli del santo, in disaccordo con i nuovi arrivati, abbandona la Rotonda e fonda nuovi eremi. Nel 1218 iniziano i lavori di costruzione della grande abbazia nella pianura sottostante mentre nello stesso periodo tutta la zona é divenuta dominio senese. DAL 1 GENNAIO 2000 è in rete il nuovo sito Enigma Galgano ancora più ricco e completo al seguente url:http://www.infinito.it/utenti/enigmagalgano/


maurizio calì

inorbita@tiscalinet.it
albenga 4
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