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Il punto O si chiama vertice dell'angolo e le due semirette s1 e s2 si dicono lati dell'angolo. I due angoli che si formano (parte celeste e parte verde) si dicono esplementari poiché sono distinti e hanno il contorno comune. L'angolo celeste si dice concavo in quanto contiene al suo interno i prolungamenti delle semirette (le linee tratteggiate). L'angolo verde al contrario si dice convesso poiché non contiene al suo interno i prolungamenti delle semirette. |
Si chiama arco la parte di circonferenza inclusa in un angolo al centro della circonferenza stessa.
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La linea curva rossa è l'intersezione tra la circonferenza di centro in O e l'angolo convesso ^AOB. La linea rossa è detta arco sotteso dall'angolo ^AOB alla circonferenza. |
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L'angolo ^AOB è detto angolo radiante se l'arco sotteso, cioè la linea rossa, è lunga quanto il segmento OA. |
I fattori di conversione tra le due misure sono:
1 rad = 57°17'44" 180° = pi rad
D'ora in poi useremo quasi esclusivamente i radianti per cui si userà sempre pi moltiplicato per un determinato numero; ad esempio per dire 60°, scriveremo pi/3 (in quanto pi è 180°), o quando dovremo esprimere un angolo di 135°, scriveremo 3pi/4.
Anche per misurare gli archi occorre fissare un unità di misura. A tal scopo si assume come unità di misura l'arco il cui angolo al centro corrisponde all'unità di misura degli angoli. Così avremo:
l'arco grado, che è l'arco di circonferenza che corrisponde all'angolo al centro di un grado;
l'arco radiante, che è l'arco di circonferenza che corrisponde all'angolo al centro di un radiante.
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Un angolo si dice orientato quando è stabilito quale dei due lati deve considerarsi come primo lato. In questi due disegni consideriamo a il primo lato e b il lato origine. Un angolo si dice positivo quando è descritto dal lato origine b mediante una rotazione antioraria attorno al punto O come nel disegno superiore; si dice invece negativo quando è descritto dal lato origine b mediante una rotazione oraria attorno al punto O come nel disegno in basso. |
La misura di un angolo orientato ^ABC la sua misura assoluta presa con il segno + o - a seconda che l'angolo ^AOB di positivo o negativo.
Se poi ^ABC è nullo, per definizione la sua misura è 0.
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Si chiama seno dell'angolo orientato ^QOP e si scrive sen ^QOP, l'ordinata del punto P, dunque la lunghezza del segmento QP. Si chiama coseno dell'angolo orientato ^QOP e si scrive cos ^QOP, l'ascissa del punto P, dunque la lunghezza del segmento OQ.
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Sia la retta r la tangente alla circonferenza nel punto A, si chiama tangente goniometrica dell'angolo ^AOP l'ordinata del punto T d'intersezione (quando esiste) tra la retta OP e la retta r e si indica con tg ^AOP. Nel disegno la tangente goniometrica dell'angolo ^AOP è la lunghezza del segmento AT, preso con il segno dovuto. |
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Sia la retta r la tangente alla circonferenza nel punto B, si chiama cotangente goniometrica dell'angolo ^AOP l'ascissa del punto T d'intersezione (quando esiste) tra la retta OP e la retta r e si indica con ctg ^AOP. Nel disegno la tangente goniometrica dell'angolo ^AOP è la lunghezza del segmento BT, preso con il segno dovuto. |
Riferendoci al primo dei due disegni, notiamo che i triangoli AOT e QOP sono simili, avendo entrambi un angolo retto, un angolo in comune e un angolo uguale. Si ha così la similitudine
Possiamo applicare un discorso analogo alla cotangente nel secondo disegno: per la similitudine dei triangoli POQ e TOB si ha che
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