Bemo Winkel: il re della roulette

Bemo Winkel, il re delle roulette

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Il sistema di Bemo Winkel

Una delle parti più difficili della ricostruzione della metodologia di Bemo Winkel è sicuramente stata quella legata alle dinamiche del sistema e alla parte pratica del gioco del maestro. Abbiamo cioè cercato di capire come Winkel applicava la sua teoria al tappeto verde. Più in particolare abbiamo cercato più notizie possibili sui seguenti punti chiave:

Che tipo di montante applicava
Su quali chance giocava
Di quale capitale disponeva
Come effettuava i calcoli a volte molto complicati
In che modo riusciva a superare di molte volte i massimi consentiti dai casinò
Dopo svariate ricerche abbiamo trovato delle informazioni davvero scorcertanti che riguardavano il gioco di Bemo.

Prima di tutto bisogna dire che Winkel aveva alle spalle una grossa equipe di aiutanti. Ogni qual volta entrava in un casinò entravano con lui almeno altre 15 persone. Dopo qver scelto il Casinò in cui giocare, mandava all'apertura dei tavoli da gioco un gruppetto di 5 o 6 ragazze, tutte accomunate da bellezza ed intelligenza. Queste ragazze, tutte munite di carta e penna, iniziavano una lunga osservazione su due o tre tavoli di Roulette segnando i numeri usciti e, seguendo una particolare procedura, ne mettevano in evidenza 3 o 4 per ogni tavolo.

Alla sera arrivava il maestro con la sua equipe, di cui la maggior parte serviva per i calcoli richiesti dal sistema, mentre gli altri tenevano la complicata contabilità del gioco. Winkel infatti giocava su pieni, carrè e cavalli contemporanemente, superando a volte di 10 volte i tetti massimi. Per fare questo si serviva delle sue ragazze e della sua equipe: li faceva puntare i massimi crando delle sovrapposizioni sugli stessi numeri, così facendoriusciva ad eludere l'ostacolo dei massimi di puntata.

Una costante che ricorreva in tutti i racconti e in tutti i documenti che abbiamo raccolto è la sua inseparabile e splendida compagna Johanna. Dicono che il suo carattere non fosse inferiore per caparbietà e tenacia a quello di Bemo e che i suoi occhi brillassero ogni volta che la boule cadeva su uno dei numeri puntati da Bemo.

 
 
 

 

 

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