In quell’Arcadia ciclistica che è la
Brianza (persino il giorno di Natale trovi
qualche cicloamatore che da queste parti
inforca la bici) c’è un gigante del
ciclismo, anzi un “Leone” che a dispetto
dei suoi ottant’anni, continua a ruggire. Lo
fa con stile ed eleganza. Da nobile signore.
Lui, brianzolo è d’adozione, visto che è
nato in Toscana, precisamente a Vaiano di
Prato, ma è proprio in questi saliscendi
prealpini che ha messo radici e mosso i suoi
affari da imprenditore, una volta smesso di
fare il ciclista. E che ciclista ! Parliamo di
Fiorenzo Magni, tre giri d’Italia
conquistati, (1948, 1951 e 1955), tre edizioni
consecutive del Giro delle Fiandre ( dal 1949
al 1951), primatista del mondo dei 50 e dei
100 chilometri al Vigorelli nel 1942. Magni è
soprattutto il “Terzo Uomo”. Fra Coppi e
Bartali. Prima, dopo o in mezzo. A qualche
centimetro dal palmer dei rivali. A seconda
delle occasioni.
Fiorenzo Magni ottenne 70 vittorie
nell’epoca dei grandi del pedale: oltre ai
due fuoriclasse già citati, nella stessa
epoca correvano anche Rik Van Steenbergen,
Hugo Koblet, Ferdy Kubler, Louison Bobet e…
È il Ciclismo, bellezza. Scritto con la c
maiuscola. Capita che durante una settimana di
dicembre sia stata allestita una mostra per
festeggiare i suoi ottant’anni, traguardo
raggiunto con baldanza ma anche sobrietà. Una
bella esposizione allestita nel salone
polivalente della Baita degli Alpini a
Monticello Brianza, in provincia di Lecco,
dove abita, gli ha reso onore. Siamo
nell’alta Brianza, terra buona per
allenamenti severi ma anche per divertenti
scorrazzate cicloamatoriali.
“Ottant’anni nel 2mila”: questo il
titolo della rassegna, che ha proposto
immagini, foto, cartoline, i vecchi numeri
dello “Sport Ilustrato”, alcuni cimeli
storici come la Wilier Triestina su cui Magni
conquistò il Giro del 1948. L’immancabile
fotografia che lo ritrae sofferente nella
celeberrima cronometro con la scalata al San
Luca di Bologna. Magni era caduto nella
discesa di Volterra e si era fratturato la
clavicola. Il medico gli proibì di partire,
il campione mise della gommapiuma sul manubrio
e partì lo stesso. E poi fra le tante chicche
anche la maglia gialla che Magni ripose nella
valigia a Sant Gaudens, undicesima tappa del
Tour 1950, quando era in cima alla classifica
della Grande Boucle ma l’ondata di insulti
della tifoseria locale nei confronti di
Bartali sulla salita dell’Aspin, convinse
Alfredo Binda, il commissario tecnico, a
ritirare la squadra.
Un puzzle di emozioni evocate, in gran parte,
dal materiale proveniente dall’archivio di
Antonio Penati, uno dei maggiori collezionisti
di ciclismo. Cimeli storici e pezzi curiosi.
Figurine e fumetti rarissimi in lingua
francese che ricordano l’episodio citato
dell’abbandono della nazionale azzurra dal
Tour del 1950. Insomma il sufficiente e il
superfluo per mandare in brodo di giuggiole
anche il più incallito ciclocollezionista ma
anche una “cartolina” in bianco e nero
elegante e tutto sommato sobria, in tono con
il personaggio, come un’efficace promemoria
– esemplare icona - di quell’epoca
caratterizzata da scontri titanici e da epiche
rivalità.
La fortuna di Magni è di esser riuscito,
malgrado loro - Coppi, Bartali e gli altri - a
vincere molto, moltissimo. «Se fossi nato in
un’altra epoca», ci ricorda lui stesso, «forse
avrei vinto di più, ma non sarei stato Magni».
Fiorenzo il Magnifico, lo battezzarono
Tognazzi e Vianello al termine del Giro 1956,
quando il corridore arrivò secondo a 3 minuti
e 27 da Gaul malgrado una spalla incrinata.
Cultore dello sforzo fachirico, costruì molte
vittorie ma anche certi piazzamenti di valore,
grazie alla tenacia e alla volontà di non
mollare mai.
In margine, una nota. Fiorenzo ha deciso di
festeggiare il compleanno il 7 dicembre, il
giorno di Sant’Ambrogio, il Santo patrono di
Milano, giorno davvero speciale per i
meneghini. Poteva scegliersi giorno migliore
per farsi accogliere dai lombardi?
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