Le artroreumopatie, o malattie delle articolazioni, sono oggi talmente diffuse da poter essere considerate una malattia sociale, con circa il 10% della popolazione colpita da artrite, artrosi e reumatismi primari e secondari. Generalmente viene compromesso l’apparato locomotore che è strettamente legato al sistema muscolare; di conseguenza ne derivano forti sensazioni dolorose. Fin dall’antichità i dolori infiammatori, specie in fase acuta, venivano leniti con la balneoterapia e la fango- terapia (famose le Terme presso gli Egiziani, i Greci ed i Romani). Ancora oggi queste cure vengono impiegate abitualmente; le usuali cure con medicinali sono spesso integrate con altre terapie naturali quali la fitoterapia (di cui ci occuperemo brevemente), la fisioterapia, la chiroprassi, gli ultrasuoni, il laser, la megnetoterapia, la agopuntura, l’omeopatia, la ginnastica attiva e passiva. L’alimentazione è un campo spesso trascurato perché considerato da molti casualmente collegato alle malattie delle articolazioni. I nutrizionisti, invece, considerano artrite, artrosi e reumatismi come malattie degenerative, per cui naturalmente ne scorgono le cause o alcune concause nell’alimentazione : inadeguata, ricca di calorie ‘’vuote’’(soprattutto a causa di carboidrati e proteine denaturati), mancanza di sostanze vitali (soprattutto a causa dei procedimenti di conservazione), presenza di tossine (inquinamento ambientale, trattamenti agricoli ed additivi alimentari) ed allergeni. Ad esempio, una ricerca di nutrizionisti USA ha riscontrato un 70% di miglioramento in artritici che, per intolleranze alimenta- ri accertate, hanno dovuto eliminare dalla dieta le solanacee (patate, pomodori, melanzane e peperoni). Importante è la supplementazione alimentare, sia perché il fabbisogno di determinate sostanze è maggiore, sia perché il loro assorbimento, in questi casi, è spesso ridotto: in primo luogo le vitamine del gruppo B (essen- ziale per il metabolismo del calcio), Vit. E, D ed A, sali minerali ed oligoelementi ( zinco, selenio, manganese e potassio), nonché bioflavonoidi ed enzimi, tutti possibilmente di fonte naturale. Grande importanza riveste , in questo contesto, il lievito di birra, sia per la sua ricchezza di vitamine, specie del complesso B, sia perché è in grado di ristabilire l’equilibrio della flora intestinale e quindi di migliorare la capacità di assimilazione delle sostanze nutritive. Anche l’aceto di mele dovrebbe rientrare nell’alimentazione quotidiana: come bevanda ( un cucchiaino per ogni bicchiere d’acqua), eventualmente con aggiunta di miele e polline, migliora il metabolismo del calcio e la flora intestinale. Bevuto alla sera, riesce spesso a prevenire l’indolenzimento tipico al momento del risveglio e nelle prime ore del mattino. Con la fitoterapia è possibile utilizzare sia piante con specifico potere antiinfiammatorio sia piante capaci di depurare l’organismo saturo di tossine per ristabilire un equilibrio e ridare il benessere. Di solito è preferibile utilizzare entrambe i tipi di piante, per realizzare un sinergismo d’azione tra piante complementari. Tra le piante utilizzate per l’attività antiinfiammatoria, al primo posto c’è l’ ARTIGLIO DEL DIAVOLO (Harpagophytum Procumbens). Rispetto a tante altre piante antiinfiammatorie, i cui principi attivi sono noti ed utilizzati fin dall’antichità, l’Artiglio del diavolo è stato utilizzato in Europa solo dal 1958, anno in cui ricercatori tedeschi, per primi, pubblicarono lavori di farmacologia botanica sui principi attivi della radice di questa pianta. Questi studi hanno confermato proprietà antinfiammatorie ed antidolorifiche da tempo conosciute dalle popolazioni africane della Namibia, terra d’origine della pianta che, meritatamente, si è conquistato l’appellativo di ‘’cortisone vegetale’’. I frutti e le foglie del RIBES NERO sono stati impiegati in medicina naturale ed in liquoreria da tempo immemorabile. Già nel 1500 si ritrovano le prime ricette, ma è all ’inizio del 900, con l’abate Kneipp, che il Ribes nero viene indicato come un antiinfiammatorio molto efficace. Successivi studi francesi e belgi hanno stabilito che questa pianta rappresenta il trattamento elettivo per le allergie e per gli stati gottosi in quanto esplica un’azione cortison-simile, senza avere effetti collaterali. L’azione del Ribes nero è di tipo stimolante e non sostitutivo, per cui è possibile associarlo a qualsiasi trattamento specifico in modo che si crei una sinergia utile ad agire sull’infiammazione in quanto tale. Altro straordinario rimedio è il GINSENG. Panax Ginseng è il nome botanico che gli fu attribuito, ossia Panacea, rimedio per tutti i mali. La popolarità che il Ginseng ha avuto in estremo Oriente, fin dai tempi antichi, è dovuta alla profonda convinzione di quei popoli che la salute sia il più grande dei beni e che perciò vada non solo preservata, ma migliorata continuamente. Già dal primo secolo avanti Cristo, i contadini coreani riuscirono a coltivarlo nelle stesse foreste in cui nasceva spontaneo, ma dovettero passare circa mille anni perché le tecniche di coltura si perfezionassero fino all’uso del metodo di vaporizzazione ed essiccazione tuttora usato. Per quel che ci interessa, ricordiamo le ricerche del prof. Petkov, dell’Università di Sofia, il quale ha dimostra- to clinicamente l’effetto profilattico del Ginseng negli stati infiammatori ed il suo effetto di stimolazione dei processi di cicatrizzazione delle ferite. Anche l’ANANAS ha azione antiinfiammatoria grazie alla bromelina, un enzima vegetale presente nel succo fresco e nel gambo del frutto. Assumere l’Ananas (frutto intero, succo o gambo polverizzato) a stomaco vuoto e lontano dai pasti consente l’utilizzo dei principi attivi a livello generale dell’organismo (azione antiin- fiammatoria), mentre l’assunzione a stomaco pieno (dopo i pasti) consente l’utilizzo della bromelina a livello gastroenterico per la demolizione e digestione delle proteine animali. (Per questo motivo gli americani mangia no l’Ananas come contorno agli arrosti). L’ECHINACEA era nota agli indiani d’America, i quali la usavano per curare ogni specie di piaghe e ferite, non escluse quelle provocate dal morso dei serpenti. Negli USA, l’introduzione dell’Echinacea nella medicina pratica risale al 1855; in Europa cominciò ad essere considerata attiva per gli stati infiammatori e nella terapia dell'acne e della foruncolosi intorno agli anni ’30. Modernissime ricerche hanno dimostrato che i principi attivi con proprietà antiinfiammatorie e cicatrizzanti dell’Echinacea sono presenti sia nelle radici che nelle parti erbacee. La SPIREA ULMARIA ( chiamata anche Regina dei Prati) è una scoperta della farmacologia moderna. Numerosi ricercatori ne hanno dimostrato l’azione diuretica, ritenendola efficace nelle forme reumatiche, soprattutto quando è necessario eliminare i liquidi ritenuti dai tessuti. Altra pianta recentemente venuta alla ribalta per la sua azione antinfiammatoria è l’UNCARIA TOMENTOSA (detta Unghia di Gatto dagli Indios peruviani), una liana della foresta amazzonica largamente utilizzata dagli Indios per la sua attività antiinfiammatoria, analgesica e cicatrizzante. Ricercatori dell’Università di Lima (Perù) ne hanno studiato e confermato l’azione farmacologica dei principi attivi. Oltre alle piante fin qui ricordate per le artroreumopatie, altre ancora sono utili per la loro azione sia di ausiliarie antiinfiammatorie sia di depurative dell’organismo saturo di tossine; citiamo soltanto il Carciofo, la Betulla, l’Ortica, la Bardana, il Ginepro, la Malva, l’Equiseto ed il Ginkgo Biloba. Concludiamo ricordando che in questi ultimi 50 anni la ricerca chimica e farmacologica sulle piante medicinali ha confermato in chiave scientifica le proprietà delle piante officinali, utilizzate in passato sulla base della sola esperienza e tradizione.