I Salici sono arbusti, più raramente alberi. Al genere Salix appartengono circa trecento specie ed una ventina sono spontanee anche in Italia. I più noti sono il Salice bianco ( Salix alba), il Salice rosso (S. purpurea) ed il Salice fragile (S. fragilis). Di queste tre specie, che hanno le medesime proprietà, da tempi antichissimi si utilizzano la corteccia, e, più raramente, le foglie. La corteccia viene staccata in primavera da rami né troppo giovani né troppo vecchi (dai 2 ai 5 anni ), si essicca al sole e va conservata in pezzi abbastanza grossi; viene poi polverizzata solo prima dello uso. Le foglie, invece, vanno essiccate all’ombra e conservate in sacchetti di carta. Il Salice cresce soprattutto sulle rive dei fiumi e dei ruscelli, spesso i suoi rami si flettono bagnandosi nelle acque; può crescere anche su terreni sabbiosi, ma sempre relativamente ricchi di umidità. Dopo la decorticazione, i rami, flessibili e resistenti, vengono usati da migliaia di anni per lavori di intreccio e commerciati con il nome di vimini. Una curiosità: si dice che il Viminale , uno dei sette colli della Roma di Servio Tullio, abbia preso il nome da una selva di salici che lo ricopriva. Anche in conceria la corteccia di salice ha da sempre trovato impiego per la produzione del famoso ‘’cuoio di Russia’’, un cuoio raffinato, chiaro e soffice, dall’odore caratteristico. Come fonte di rimedi naturali, il salice è stato largamente usato nel corso dei secoli. Troviamo citazioni di questa pianta negli antichi scritti dei Sumeri, nel famoso Papiro Ebers egiziano del 1500 a.C., che elenca circa 800 rimedi a base di erbe. Dioscoride e Galeno , famosi medici greci, ne raccomandavano l’uso per curare le infiamma zioni e le infezioni intestinali (proprietà astringente). Ippocrate, da tutti considerato il Padre della Medicina, curava febbre e dolori con questa pianta. Nel ‘600, in Inghilterra, la corteccia dei rami, essiccata e ridotta in striscie , veniva bollita insieme ai rametti giovani per farne un infuso per la cura dei raffreddori, febbre e mal di testa; la presenza di salicina nella corteccia, un principio attivo dotato di azione antitermica, ne consentiva la sostituzione della più costosa corteccia di China, importata dal sudamerica. Nel corso del ‘700 il salice, forse per le sue proprie tà antiinfiammatorie, fu molto usato per alleviare i dolori reumatici. La ricerca moderna ha confermato interamente quelle proprietà benefiche attribuite al salice fin dall’antichità. La componente attiva principale della corteccia, la salicina, è trasformata dall’organismo in acido salicilico. Perciò il salice ha le stesse caratteristiche analgesiche ed antiinfiammatorie dell’aspirina, ma senza alcun effetto collaterale, offrendo così una valida alternativa naturale a chi non vuole usare prodotti di sintesi. Nel corso della sua lunga storia come rimedio naturale, il salice è stato usato per tre scopi principali : per quanto riguarda la febbre, probabilmente il salice fa abbassare la temperatura perché aumenta la circolazione periferica del sangue e stimola la sudorazione, in modo che il corpo possa più efficacemente disperdere il calore ; il sollievo al dolore è attribuito ad un'azione calmante sul sistema nervoso centrale, mentre l’attività antiinfiammatoria è riconducibile all’azione combinata della salicina e dei tannini, la cui proprietà astringente riduce la secrezione consentendo la distensione dei tessuti e la regressione dell’infiammazione. Anche per uso esterno si impiegano i decotti di salice; sono, infatti, utili per detergere piaghe e ferite ed accelerarne la cicatrizzazione. Ancora oggi, come nel passato, la corteccia di salice è utilizzabile come rimedio naturale sotto forma di infuso (un cucchiaino di corteccia in 200 ml. di acqua bollente, da bere tre volte al giorno), oppure sotto forma di capsule e pasticche o di soluzione liquida. L’impiego della corteccia di salice è stato soppiantato, nel corso di questo ultimo secolo , a causa dei successi ottenuti dai prodotti di sintesi contro la febbre ed i dolori reumatici; ma giova tenere sempre presente che in ogni principio attivo isolato e riprodotto per sintesi viene a mancare quella combinazione naturale di diversi costituenti ( totum vegetale) che non solo realizzano il potenziamento (sinergia) degli effetti prodotti dal singolo principio attivo, ma, addirittura, ne mitigano ( se non annullano) gli effetti collaterali indesiderabili.