IL BIANCOSPINO

Il biancospino è un arbusto che cresce in Italia dalla costa fino alla montagna intorno ai 1500 metri. E’ una pianta che, insieme alla Camomilla, al Tiglio, alla Malva ed alla Gramigna fa parte di un patrimonio di conoscenze della tradizione popolare. Fin dall’antichità il biancospino è stato usato per la sua azione tranquillante, e numerose sono le antiche formulazioni che lo consigliano anche perché il suo gradevole sapore ne permette l’uso non solo alle persone adulte, ma anche ai più giovani. Oggi è possibile acquistarne sia i fiori sia le sommità fiorite, tagliate ad uso di tisana. Esistono due sottospecie diverse: nel centro-sud dell’Italia è più diffusa la varietà Monogyna, al settentrione è più frequente la Oxyacantha. Le due specie sono facilmente riconoscibili per il differente numero di noccioli nei frutti: uno solo nel Crataegus Monogyna, due o tre nel C. Oxyacantha. Spesso è possibile che queste due varietà siano anche mescolate fra loro. Un tempo l’essiccazione delle piante officinali veniva effettuata mettendo il raccolto a seccare su tele predisposte; oggi l’essiccazione artificiale in appositi locali riscaldati e ventilati permette risultati più rapidi ed anche più conservativi nei confronti dei principi attivi delle piante. A parità di essiccamento e di conservazione, sicuramente la quantità di principi attivi contenuti nel fiore di biancospino è maggiore rispetto alle sommità fiorite; ma si può ottenere lo stesso risultato finale usando quantità maggiori di queste ultime. I fiori vanno raccolti all’inizio della primavera, quando ancora sono in bocciolo (fioritura incompleta) perché continuano ad aprirsi anche durante l’essiccazione. La fioritura primaverile ha un’eccezione a BRA (CN), dove il biancospino fiorisce in inverno, rinnovando la tradizione del miracolo della Vergine del Santuario della Madonna dei Fiori. I frutti, che sono bacche ovoidali (drupe) carnose di colore rosso cupo, maturano in autunno e sono utilizzati non solo per confezionare gustosissime confetture, ma anche per l’azione astringente nei disturbi intestinali. Questa pianta è stata definita la ‘’valeriana del cuore’’ già fin dall’800 per la sua azione moderatrice dell’attività cardiaca (azione antitachicardica o bradicardizzante), con evidente azione ipotensiva e leggermente diuretica. La ricerca scientifica, iniziata dal famoso medico francese Leclerc nel 1897 e proseguita per tutto il secolo scorso ad opera di ricercatori anche italiani e tedeschi, ha confermato l’azione tranquillante del biancospino sul sistema nervoso, l’azione regolarizzatrice dell’attività cardiaca (utile per abbassare la pressione arteriosa), la diminuzione o scomparsa dell’insonnia e delle sensazioni di angoscia e vertigine. L’assoluta innoquità di questa pianta ne permette l’impiego sotto forma di infuso per tempi molto lunghi; è disponibile anche in capsule di estratto o soluzione idroalcolica. Un gradevole infuso di biancospino, rilassante e distensivo, si può realizzare con due cucchiaini di sommità fiorite lasciate a riposo 10 m. in una tazza da tè di acqua bollente. Si può dolcificare utilizzando miele di arancio o di tiglio, più facilmente reperibili di quello di biancospino. Ovviamente, per le sue proprietà ipotensive, è sconsigliato l’uso del biancospino a chi, costituzionalmente, è ipoteso (pressione bassa). In cosmesi, il biancospino viene utilizzato nella formulazione di creme ad azione idratante e nutriente per pelli impure, asfittiche che presentano punti neri e comedoni. Un altro uso del biancospino è quello ornamentale, soprattutto nei giardini. Trattandosi di un arbusto che può raggiungere i 5 metri di altezza e vivere fino a 500 anni, sarebbe la recinzione ideale in campagna, per alzare siepi fitte e durature attorno ai prati permanenti; si sostituirebbero così i reticolati che imbruttiscono l’ambiente e non hanno sul terreno l’azione protettrice delle siepi vive, ottime sedi di nidificazione per i passeracei, sicuri alleati dell’agricoltore e del giardiniere.