I RIMEDI DI BACH E LE NUOVE RICERCHE DEI FLORITERAPEUTI.

Fin dall’antichità, quando l’Uomo era legato strettamente e intimamente con la Natura, la sua conoscenza del mondo vegetale era tale da sapere perfettamente quali piante erano dannose e quali potevano invece essergli utili per l’alimentazione o per correggere eventuali stati di malessere. Le ricerche scientifiche moderne sulle proprietà medicinali delle piante hanno confermato molte delle antiche tradizioni popolari dando così vita alla odierna fitoterapia. Rispetto all'utilizzo della pianta intera (fitoterapia) , la floriterapia prende in considerazione il solo fiore, paragonandolo alla testa (psiche) rispetto al corpo. Sotto questo aspetto, la floriterapia, tra i sistemi di cure naturali, è una scoperta dei nostri tempi; infatti, almeno fino ad oggi, non si è trovato alcun riscontro negli antichi manoscritti o nelle tradizioni popolari. Come per tante altre manifestazioni della forza guaritrice della Natura, illustri ricercatori e scienziati non hanno ancora potuto dimostrare il meccanismo di azione della floriterapia, ma ne hanno riconosciuto l’efficacia. Nel 1983 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto l’efficacia terapeutica della floriterapia inserendola nell’elenco delle medicine non convenzionali (complementary medicine). Per quanto riguarda il meccanismo d’azione, per ora sono state avanzate solo ipotesi. Quella più diffusa, anche se scientificamente non dimostrabile, fa riferimento alle terapie vibrazionali , secondo le quali nell’Universo tutto vibra ad una certa frequenza: alcuni elementi particolari, come i fiori o i colori (cromoterapia) o i cristalli (cristalloterapia) vibrano a una frequenza talmente alta da interagire con i campi elettromagnetici del corpo umano. Veicolando nell’acqua le vibrazioni dei fiori, questa frequenza può quindi essere assunta regolarmente dall’organismo, costituito anch’esso di acqua per il 95 per cento. Una particolare ricerca effettuata da scienziati italiani sulle strutture cristalline (diffrattometria) ha comunque dimostrato che, da un punto di vista chimico, l’aggiunta di alcune gocce di fiori ad una soluzione di base ha modificato i rapporti ponderali delle molecole tra loro (valori stechiometrici). Scopritore della floriterapia e dei rimedi che l’accompagnano, è stato il dott. Edward Bach (1886- 1936), un medico e batteriologo inglese che, già famoso per aver scoperto dei vaccini ( i 7 nosodi di Bach) , intorno agli ’30 abbandonò il suo avviato studio di Londra per ritirarsi in campagna alla ricerca di nuovi sistemi di cura. Sembra che la crisi di Bach fosse dovuta alla insoddisfazione di vedere i propri pazienti guarire da una malattia ed ammalarsi di un’altra, come se l’origine del male provenisse da un disagio ben più profondo e misterioso di quanto la malattia stessa rappresentasse. Certamente Bach era dotato di una sensibilità fuori dal comune che, unita all’esperienza di anni ed anni di ricerche in laboratorio, gli consentì di percepire gli stimoli che gli arrivavano dal contatto con le piante (alcuni biografi gli attribuiscono anche facoltà extrasensoriali) : in effetti, la sua sensibilità era tale che, tenendo la sua mano al di sopra di una pianta in fiore oppure osservandone il fiore nel palmo della mano, riusciva a sentire le proprietà del fiore attraverso il corpo. Fu così che riuscì ad incontrare quei fiori che gli davano serenità e pace dello spirito solo a stargli vicino, facendogli poi scomparire i malesseri fisici di cui soffriva. Poiché il principio dal quale partiva Bach era di curare il malato e non la malattia, grande attenzione era posta agli aspetti psicologici di ogni paziente, la personalità ed il carattere. Ed allora, tenendo presente i fondamenti dell’omeopatia ( in natura il simile cura il simile ), approfondì la comparazione dei caratteri umani e dei fiori servendosi delle sue eccezionali capacità intuitive e di osservazione: così, i primi due fiori che sperimentò con i suoi pazienti furono IMPATIENS e MIMULUS. Impatiens, il nome stesso lo dice, è una pianta che appena sfiorata lancia i suoi semi anche a un metro di distanza, come certi pazienti all’apparenza tranquilli, ma così sensibili agli stimoli esterni da 'sbottare' in modo incontrollato improvvisamente; anche il fiore tremolante del Mimmolo, che nasconde la corolla tra le foglie come se avesse paura del mondo intero, fu sperimentato con successo per quei pazienti che, a prescindere dalla malattia, presentavano una personalità timida ed insicura. Perfezionando il suo metodo di ricerca Bach arrivò ad individuare 38 rimedi che, da soli o combinati tra loro, riuscivano, secondo il suo giudizio, a coprire i molteplici aspetti delle varie personalità e disturbi dei suoi pazienti. I fiori utilizzati vengono tutti estratti da fiori di piante di macchia e piante selvatiche della campagna inglese, ad eccezione di OLIVE, VINE e CERATO. Olive proviene dal fiore dell’ulivo, fiore che dall’Italia alcuni amici mandarono a Bach, Vine proviene da alcune piante di vite oriunde dalla Svizzera e Cerato proviene da un arbusto del Tibet che Bach trovò e studio nel giardino di una villa inglese. Il 38° rimedio è l’unico che non proviene da un fiore, ma dall’acqua di una sorgente del Galles, che in epoca antica era già nota per le sue proprietà curative. I 38 rimedi di cui oggi disponiamo furono elaborati da Bach in due momenti successivi: dapprima classificò gli individui in 12 tipologie , ciascuna caratterizzata da un’emozione negativa abituale che indicò con una parola chiave ( paura, solitudine, invadenza ,ecc), poi si dedicò alla ricerca dei fiori che ribaltavano queste emozioni riportandole al positivo. Questi rimedi li chiamò The Twelve Healers ( i 12 guaritori), ai quali seguirono gli altri 26 di sostegno ed integrazione dei primi, che chiamò The Helpers (altri rimedi). ‘’ La terra per coccolare la pianta, l’aria della quale si nutre, il sole o il fuoco per rendere possibile che la pianta riveli il proprio potere e l’acqua per assimilare, raccogliere ed essere arricchita della forza magnetica guaritrice '‘, così, nel 1930 Bach descriveva il suo metodo per estrarre dai fiori il potere curativo. Sperimentando con i fiori al sole e all’ombra, concluse che la luce era essenziale perché i fiori acquisissero maggiore potenza vibratoria . Ancora oggi è in uso il metodo, semplice e naturale, che usò Bach per preparare i rimedi: si tagliano i boccioli del fiore scelto, cercando quelli meglio fioriti, si mettono in un recipiente di vetro ben pulito e riempito con acqua di sorgente e vengono lasciati al sole per qualche ora, nello stesso campo dove sono stati tagliati; così l’acqua si impregna dell’energia dei fiori. Per preservare l’acqua è consentita l’aggiunta di una piccola quantità di cognac; solo questo , però , perché è un alcool naturale e deriva dalla vite, il cui fiore appartiene al sistema. E’ certo che i rimedi floreali hanno un’azione benefica e non sono assolutamente tossici per l’organismo, non provocano dipendenza o assuefazione. Alcune volte non danno nessun effetto, ma quasi sempre perché si è sbagliato fiore. Per questo motivo è sconsigliata l’autoterapia: difficilmente si riesce ad interpretare da soli la reale motivazione dei nostri problemi, a meno che si disponga di un elevato grado di sensibilità e di autoanalisi.

Nel suo libro ‘’I dodici guaritori ed altri rimedi’’, Bach descrisse gli stati mentali negativi delle persone (sotto l’aspetto non patologico) ed individuò i fiori che con la loro carica energetica trasformavano queste tipologie nel corrispondente positivo. Sia i 12 Rimedi Tipo che i 26 Rimedi d’Aiuto furono raggruppati in 7 titoli corrispondenti a stati emozionali definitivi, ( anche se i 12 R.Tipo agiscono su stati mentali cronici e caratteristici di personalità ben definibili, mentre gli altri 26 agiscono su stati mentali acuti e transitori del nostro comportamento) . Questi i 7 titoli con i relativi fiori: 1- Depressione, Scoraggiamento, Disperazione: Castagno dolce (sweet chestnut), Larice (larch) Melo selvatico (crab apple), Stella di Betlemme (star of bethlehem), Pino silvestre (pine), Quercia (oak), Salice (willow) ed Olmo (elm). 2- Disinteresse per il presente : Castagno bianco (white chestnut), Gemma di castagno (chestnut bud), Clematide (clematis), Caprifoglio (honeysuckle), Olivo (olive), Senape (mustard) , Rosa canina (wild rose). 3- Eccessiva cura per il benessere degli altri : Acqua di roccia (rock water), Cicoria (chicory) Faggio (beech), Verbena (vervain), Vite (vine). 4- Insicurezza, Incertezza : Avena selvatica (wild oat), Carpino bianco (hornbeam), Genziana (Gentian), Piombaggine (cerato), Ginestra (gorse) e Scleranto (scleranthus). 5- Ipersensibile ed Influenzabile : Agrimonia (agrimony), Centaurea (centaury), Noce (walnut), Agrifoglio (holly). 6- Paura : Castagno rosso (red chestnut ), Eliantemo (rock rose), Mimmolo (Mimulus), Pioppo (aspen) e Visciola (cherry plum). 7- Solitudine : Erba balsamina (impatiens), Erica (heater), Violetta acquatica (water violet). Ciascuno dei 38 fiori, o la loro combinazione con non più di 5 tra loro, si riferisce a stati emozionali universali , che possono essere l’origine di problemi fisici , attraverso i quali tutti gli essere umani (ma anche vegetali o animali) possono passare in qualche particolare momento della loro esistenza. I rimedi floreali, quindi, riequilibrano gli aspetti negativi della personalità procurando sollievo da tutti i sintomi psicofisici che, di conseguenza, si presentano; risolvono i problemi emozionali e psicologici, ma non intervengono sui disturbi della psiche. In altre parole, possono correggere e migliorare il nostro comportamento, ma non il carattere, che niente e nessuno potrà mai modificare. Spesso, chi si avvicina alla floriterapia, e da solo prova ad indagare su se stesso per individuare l’essenza giusta, è portato a riconoscersi nella tipologia di quasi tutti i rimedi e crede di aver bisogno di assumerne diversi tipi: ma non è così, basta riflettere sul proprio stato d’animo del momento ed individuare il problema più urgente o che ci fa soffrire maggiormente per individuare il fiore più appropriato. Solo individuando, però, la ragione della nostra paura o apprensione o dispiacere (ecc.) saremo sicuri di aver scelto il rimedio adeguato; teniamo sempre presente che le condizioni fisiche sono l’indicazione dello stato di sofferenza della persona, ma non indicano né individuano quelle caratteristiche emozionali catalogate da Bach. All’interno di ciascuna di queste caratteristiche emozionali è possibile differenziare una vasta serie di sintomi, riconducibili a fiori diversi; così, ad esempio, la depressione può manifestarsi come mancanza di fiducia in sé stessi (larice), o amarezza e risentimento (salice) o senso di colpa (pino) o sconforto (olmo), disperazione (castagno dolce), disprezzo di sé (melo selv.) e così via. In base a queste precise indicazioni di Bach, come abbiamo già accennato, l’autoterapia può fare miracoli, ma per alcune persone può essere necessario il consiglio di un esperto sia perché alcuni non riescono ad osservarsi con serenità sia perché può essere utile assumere diversi fiori in diversi momenti. A questo proposito, ricordiamo che, spesso, dopo aver risolto un problema considerato prioritario da una persona, emergono altri sintomi prima sommersi e che ne costituivano la causa: in questi casi bisognerà effettuare un cammino a ritroso per arrivare a rimuovere, poco a poco, la vera causa scatenante della sofferenza o del conflitto interiore (che può anche risalire all’infanzia). Alle 38 essenze floreali ( che vanno assunte sotto forma di 4 gocce dalle 3 alle 4 volte al giorno), Bach aggiunse un rimedio, il 39°, che chiamò RESCUE REMEDY (rimedio di pronto soccorso), formato dalla combinazione di 5 fiori : visciola (mancanza di controllo), clematide (incoscienza), erba balsamina (stress), eliantemo (terrore) e stella di Betlemme(shock). Questo rimedio si prende sempre a gocce, ma con una frequenza che può variare da ogni 15 minuti o ogni ora fino ad intervalli maggiori. Più acuto è il momento di sofferenza, più frequente sarà l’assunzione fino ad ottenere il riequilibrio dello stato emozionale: Bach lo consiglia per qualsiasi genere improvviso di shock o stress acuto sia fisico che psichico , dall’angoscia per una brutta notizia alla paura per una seduta dal dentista, dallo shock successivo ad un incidente ad un periodo acuto di lutto, ecc. Il Rescue Remedy è prodotto anche sotto forma di pomata, utile soprattutto sulla pelle infiammata o danneggiata, anche in caso di scottature . Poiché i rimedi di Bach sviluppano un’azione dolce e graduale, il risultato difficilmente è immediato e l’efficacia dipende, oltre che dall’assumere il fiore giusto, dalla costanza individuale di prendere il rimedio anche per uno o più mesi, mentre è inutile aumentare le dosi sperando in un effetto più rapido. Così come con le persone, anche con le piante o gli animali è importante individuare le loro emozioni; e ciò non è difficile, considerato che di solito si usano per loro le stesse parole con le quali definiamo le nostre emozioni. Se il cane o gatto si agita sempre intorno, andrà bene Verbena o Erica; se è aggressivo, Agrifoglio; in caso di incidente o ferita, mentre arriva il veterinario, andrà bene il Rimedio di pronto soccorso; se fifone o pauroso Mimmolo gli darà coraggio; ed ancora Mimmolo insieme a Noce per il cucciolo appena arrivato e che vi guarda con occhi smarriti. Per il cane che abbaia ad ogni piccolo rumore, Verbena insieme a Faggio, e così di seguito. Per le piante è un po’ più complicato intuire le loro emozioni, ma non impossibile. Quante volta diciamo o pensiamo di una pianta : ‘mi sembra triste’ oppure ‘è stata maltrattata’ oppure ancora ‘mi sembra sofferente ‘. E allora basta un po’ d’esperienza con la floriterapia e un po’ d’immaginazione per individuare il rimedio e far reagire positivamente le nostre piante (circa 10 gocce per 5 lt. d’acqua dell’innaffiatoio): per la pianta sofferente che cresce a stento vanno bene Olivo, Carpino bianco, Senape e Rosa canina associati; per lo shock da rinvaso ,o per il troppo sole o la troppa acqua, Rescue Remedy; se è infestata da parassiti, Melo selvatico; per dare vitalità e far sviluppare nuovi germogli, J. Barnard ( un discepolo di Bach) ha indicato un composto di Carpino Bianco, Olivo e Vite. I risultati di riequilibrio emozionale sugli animali o sulle piante sono stati e sono la prova evidente che la floriterapia ha effetti reali e non placebo. Concludiamo ricordando che, dopo la morte di Bach (1936), la ricerca sulle proprietà di altre essenze di fiori è stata portata avanti con successo in tutto il mondo. Citiamo brevemente l'erborista californiano Richard Kats, fondatore di uno dei più importanti centri di ricerca al mondo (Flower Essence Society), che dal 1979 ha studiato e catalogato più di 100 fiori (rimedi californiani); il ricercatore tedesco Andreas Korte, che in Amazzonia ha individuato essenze particolari dalle orchidee che, come specie protetta, non solo non vengono colte (per cui l’energia del fiore è ‘’catturata’’ con particolari procedimenti), ma non sono neanche citate le specie ( i rimedi sono individuati con sigle); dal 1984, in Alaska, Steve Johnson ha individuato fiori dotati di una energia fuori dal comune (le foreste e tundre dell’Alaska costituiscono una nicchia ecologica più unica che rara); due medici australiani, Vasudeva e Barnao , che, utilizzando anche le conoscenze naturalistiche degli aborigeni, hanno individuato alcune particolari essenze nei fiori del Bush, tipico habitat naturale di questo continente. Anche in Europa, oltre alla fondazione Bach in Inghilterra, la ricerca è effettuata in Francia, Germania ed Italia. I nostri ricercatori hanno individuato 18 fiori ‘’ che crescono e vivono accanto a noi, respirano la nostra aria ed hanno radici nella nostra terra ‘’; tra questi: Mandorlo, Limone, Cappero e Primula. Bach, 70 anni fa, scriveva: ‘Dietro ogni malattia ci sono le nostre paure, la nostra avidità, i nostri gusti e le nostre avversioni: cerchiamole, curiamole, e con la loro guarigione se ne andrà la malattia che ci fa soffrire’’.