Comitato di Almè "Aiutiamoli a vivere"
                                        


                     LA STRAGE DI CHERNOBYL




All'inizio di maggio del 1986 nel silenzio delle taighe lapponi, abitate solo da mandrie di renne, si insinuò qualcosa di strano.In tutti i paesi scandinavi gli apparecchi che controllano la radioattività dell'atmosfera registrarono un subitaneo aumento dell'inquinamento radioattivo.Le autorità si preoccuparono, i giornali europei cominciarono a domandarsi cosa stesse accadendo. E soltanto allora si seppe: nell'Unione Sovietica, nella repubblica socialista di Ucraina, il 26 aprile era esploso un reattore nucleare, dal quale erano fuoriuscite sei-sette tonnellate di materiale radioattivo, che, complici i venti, si andava diffondendo soprattutto verso nord, ma minacciava anche il resto dell'Europa, e in particolare quella centrale.

Le notizie arrivavano da Mosca col contagocce. Il governo sovietico aveva, nello stesso giorno dell'incidente, istituito una commissione per appurare l'entità della tragedia, che fin dalle prime ore aveva provocato una trentina di morti e gravissime ustioni da radioattività a molti dei lavoratori della centrale e dei coraggiosi soccorritori; ma solo a partire dall'11 maggio si cominciò a capire che l'inquinamento radioattivo minacciava non solamente l'atmosfera, ma anche il terreno e le falde idriche, e quindi le coltivazioni, i pascoli e gli animali, che insomma l'esplosione del reattore non era un incidente circoscritto e dominabile, ma un'apocalisse che sfuggiva a ogni comune rimedio umano.

La zona circostante, abitata da circa 140.000 persone, fu svuotata, e per un raggio di 30 Km divenne una terra morta, un luogo fantasma,delimitato da fili spinati e cartelli minacciosi: le fotografie delle case con le porte e le finestre sprangate da tavole inchiodate ci portarono un' immagine di desolazione. Più tardi i russi ammisero che i morti, nel periodo immediatamente successivo alla catastrofe, erano stati assai più numerosi di quelli dichiarati ufficialmente: più di diecimila.


La centrale nucleare della piccola città di Chernobyl, in Ucraina, vicono a Kiev, era stata conosciuta fin allora solo da pochi esperti. Da quel momento il nome di Chernobyl - che in Russia indica anche una pianta, una specie di artemisia - divenne famosissimo in tutto il pianeta, simboleggiò uno spartiacque fra un'era e l'altra.


Soltanto il 14 - ossia ben diciotto giorni dopo l'incidente - Gorbaciov apparve in televisione e rivelò al paese quanto stava avvenendo. Ci vollero poi cinque mesi, altri morti e diversi miliardi di rubli per chiudere il reattore sventrato. Esso fu ingabbiato in uno spesso sarcofago di cemento armato, e per ridurre la contaminazione delle acque sotterranee gli venne costruito intorno un muro lungo venti chilometri, che penetra nel terreno fino a venti metri di profondità. Per eseguire questi lavori, duecentomila persone accorsero da tutta l'Unione Sovietica, dandosi il cambio in corti periodi per non esporsi troppo alle radiazioni. Il 40% di coloro che intervennero morirono in poco tempo di leucemia.

Adesso ci dicono che il pesantissimo sarcofago del famigerato reattore si sta spaccando per il cedimento del terreno, che anche gli altri reattori sono vecchi e a continuo rischio. E che in Ucraina, Bielorussia e Russia (soprattutto le regioni di Kriansk e Kaluga) la catastrofe accompagna gli abitanti nella loro vita di tutti i giorni, ogni ora, ogni minuto, ormai da quattordici anni. In Bielorussia ancora 270.000 persone sono tuttora esposte alle radiazioni. Ma non sono solo la leucemia, il cancro e le malattie respiratorie a infierire in Ucraina, Bielorussia e Russia, ma anche le depressioni ed i suicidi: la disperazione è facile dove ogni tipo di insalata, ogni fungo ogni bacca, ogni pesce di lago va guardato con sospetto perchè può contenere cesio radioattivo depositato nel suolo e nell'acqua, dove i "cibi puliti" costano più del normale, dove, soprattutto,bisogna spiare ogni giorno nel corpo del proprio figlio l'apparizione di un sintomo preoccupante.

Secondo dati confermati dall'Oms, fra i 2.300.000 bambini delle zone più colpite i cancri alla tiroide, dovuti alla contaminazione da iodio 131, sono vertiginosamente aumentati, soprattutto a causa del latte di mucca bevuto nelle prime settimane dopo l'incidente. Prima c'era meno di un caso ogni milione di bambini, oggi si hanno 100 casi per milione. Per di più il periodo di incubazione si è rivelato più breve del previsto.

Chernobyl è la faccia macabra e nascosta del progresso. E i bambini bielorussi che vengono nelle nostre città, nei nostri paesi,a respirare per qualche tempo "aria pulita" : sono biondi, magrolini, pallidi, ci guardano dal fondo di un'esperienza che li sovrasta, ci raccontano senza parole, perchè non li capiamo, di un'esistenza acquattata sul fondo di una tragedia...


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