Il caso Baraldini
Giorni addietro si è celebrato l’ultimo capitolo (per ora) del caso di Silvia Baraldini con la concessione degli arresti domiciliari per curarsi dal male che la affligge.
La vicenda inizia il 9 novembre del 1982 con l’arresto di Silvia accusata di aver collaborato alla fuga da un penitenziario di massima sicurezza degli Stati Uniti di Assata Shakur, militante del Black Liberation Army, per il “presunto” appoggio nell’organizzazione di una rapina, mai messa in atto per ammissione dello stesso governo, e per essersi rifiutata di testimoniare davanti al Gran Giuri che indagava sul movimento indipendentista portoricano. Viene assolta per la rapina al furgone blindato della Brinks avvenuta a New York in cui morirono tre agenti.
Per questi reati, in Europa, sarebbe stata condannata presumibilmente ad una pena dai 5 a gli 8 anni, negli Stati Uniti, invece, gli viene applicata la legge “Rico”, che, mediante una interpretazione particolare, accomuna i presunti reati della Baraldini al livello di fiancheggiatrice mafiosa e, nonostante le testimonianze errate di alcuni agenti dell’ F.B.I, viene condannata nell’ 84 a 40 anni per associazione sovversiva più altri 3 per oltraggio alla corte.
Nei primi anni viene detenuta nel carcere di massima sicurezza di Lexinton, letteralmente sotto terra, esclusivo per detenute politiche. Viene sottoposta a ripetute privazioni sensoriali, come avere sempre la luce accesa in cella, essere svegliata alle ore più strane fino a farle perdere la concezione del giorno e della notte ecc. In seguito questo carcere sarà chiuso dalle autorità, dietro una campagna di protesta di molte personalità, per “inumanità”.
Dopo 19 anni di detenzione, e per tacitare una parte dell’opinione pubblica dopo il caso del Cermis (un aviatore americano trancia durante un volo spericolato il cavo di una funivia uccidendo tutti i passeggeri), Clinton concede l’estradizione alla Baraldini, vedremo poi a che prezzo, intanto, prima di lasciare il posto a Bush
firma la grazia per due coimputate di Silvia (Linda Evans e Susan Rosemberg) condannate per reati di sangue a più di 50 anni di detenzione.L’accordo con il governo Italiano, che fino a quel momento non si era certo dannato l’anima per far scontare alla Baraldini la pena in Italia, viene firmato l’ 11 giugno del 1999, Silvia rientra in Italia il 24 agosto dello stesso anno. L’accordo, firmato gioco forza anche dalla Baraldini, prevede che finisca di scontare il residuo di pena fino al 29 agosto del 2008 in Italia ma con le regole Statunitensi che non consentono l’applicazione di misure carcerarie alternative ne alcun tipo di beneficio (permessi, sconti di pena, sospensioni ecc.). Come ultima beffa la Baraldini ed il suo avvocato vengono a sapere solo arrivati in Italia dalla cartella clinica di Silvia che questa è malata di un tumore, cosa che non era stata comunicata dalle autorità carcerarie degli Stati Uniti.
L’accordo viene in ogni modo “violato” quando Silvia il 6 ottobre del 2000 viene operata fuori dal carcere (e senza ceppi ai piedi).
Si arriva cosi agli ultimi atti di questa vicenda vergognosa.
Viene sollevato un eccezione di incostituzionalità, sia l’Italia che gli Stati Uniti sono firmatari, tra l’altro, della convenzione di Strasburgo che permette ad un detenuto straniero di tornare nel suo paese di origine per finire di scontare la pena, con le leggi di quest’ultimo, quindi senza le limitazioni imposte dagli USA, anche se la Baraldini a sottoscritto un accordo che, tra l’altro, non è nemmeno stato ratificato dal parlamento Italiano.
Il governo Italiano, per bocca del ministro Fassino e mediante l’avvocatura di stato si oppone al “non rispetto” delle regole inumane imposte dagli Stati Uniti, di fatto ribadendo la sovranità limitata dell’Italia nei confronti degli USA, come nel caso della concessione delle basi aeree italiane per bombardare la Serbia, o come permettere l’approdo dei sommergibili nucleari USA alla Maddalena nonostante il parlamento abbia votato contro il nucleare.
L’opposizione di Fassino a concedere la sospensione della pena, soluzione adombrata anche dal tribunale di sorveglianza, crea un rimpallo tra i due organismi che sfocia nella non applicazione letterale della legge, alla faccia della separazione del potere giudiziario con quello politico, forse che il ministro difende la costituzione degli USA? La concessione alla Baraldini degli arresti domiciliari, sorta di compromesso all’italiana che formalmente non infrange l’accordo, ma, mediante un espediente, aggira la legge italiana che prevede la sospensione della pena per curarsi, è per ora l’ultimo atto scandaloso di questa vicenda che si protrae da venti anni.
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