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Corsica 2003
Bastia e’ una delle più belle città della Corsica. Ma richiede certamente più attenzione e più immaginazione rispetto agli altri luoghi dell'isola sufficienti ad essi stessi. Città italiana per le sue origini, ne conserva il cuore e la Citadelle. Tra il vecchio quartiere di Terra Vecchia, fondato nel 1380, e quello di Terra Nova, cominciato un secolo più tardi, si insedia la dominazione genovese. Malgrado ciò, Bastia mantiene qualche accento napoletano con le sue case piene di crepe, i suoi balconi in ferro battuto e le sue facciate dove galleggiano allegramente delle ghirlande dalle linee multicolore. Si può visitare Bastia da turista : la piazza Saint-Nicolas sulla quale si bighellonerà prima di sedersi nella terrazza di un caffè, il Giardino Romieu dal quale si accede alla Citadelle, il Museo etnografico ed il museo del Mare, le chiese e le cappelle dai generosi decori. Bastia conta molte curiosità religiose, tra cui un'Assunzione in argento cesellato opera d'un artista sienese del XVII secolo, ed il le Cristo Nero della chiesa Sainte-Croix, trovato a galla sulla acque tra quattro luci meravigliose. Viene festeggiato il 3 marzo, festa dell'Intervento della Santa Croce, e la statua è portata in testa d'una processione attraverso le vie della città. Ma la beltà di Bastia, città misteriosa per coloro che non ci vivono, non è nei marmi o negli ori delle chiese. Essa si trova nelle case dalle persiane chiuse e dalle gelosie introverse. Bisogna darsi la pena di camminare e di soffermarsi nelle viuzze per scoprirla. [...]Una musica aleggia tra le case, dolce come una sera d'estate quando la musica tarda a sentirsi all'orizzonte. Allora Bastia scuote il suo modernismo e ritrova la sua grandezza d'un tempo, quando le famiglie patrizie vivevano nell'onorabile ricchezza procurata dal commercio cosmopolita. [...]La musica si estende nelle viuzze incassate ed invade la città. Bastia : città di cultura, centro di nazioni, dal destino legato a quello di un'Italia sfavillante di ricchezza. [...]Dalla piazza Saint-Nicolas che guarda il mare, salendo le viuzze dai colori e dai profumi mediterranei. Ai piedi della montagna di Cardu, della quale si percepisce la cima, esiste un passo dove si sbaraglia il Libecciu. Questo vento piomba sulla città come un rapace e si impossessa di tutto ciò che trova. Il soffio va a morire in alto nel celo e Bastia ritrova la sua calma apparente.




Porto Vecchio restò per molto tempo la non amata delle città fondate dai Genovesi. L'Office de Saint Georges la costruì nel 1539 al fine di chiudere la sua linea di difesa penisolare. Malgrado un panorama splendido, il luogo resta malsano, circondato da paludi esalanti cattivi odori ed i loro sciami d'anofele. Il paludismo decima una prima parte di coloni, poi una seconda, impiantata nel 1546. L'occupante l'assegnò a residenza dei Corsi che aveva in passato spogliato delle loro terre. Immaginiamo la gioiosa festa diquesti nuovi abitanti, designati volontari. Nel 1564, Sampiero Corso s'impadronì della città e si alleò con i Barbari. I Genovesi chiamarono in aiuto gli Spagnoli che, in autunno ripresero Porto Vecchio. La città non conobbe guerre di sviluppo fino al risanamento delle paludi fatto dalle truppe americane nel 1944. Sorpassato dalla sua brillante concorrente Bonifaziu (Bonifacio), restò pe molto una sosta per i pastori, ed il luogo di produzione del sale e del sughero