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Tutti i testi degli album dei Cranberries:

Everybody else is doing it, so, why can't we?
No need to argue
B-Sides


To the faithful departed
Bury the hatchet




Everybody else is doing it, so, why can't we?
Island, marzo 1993    Produttore e tecnico del suono: Stephen Street
Sapere quello che c'è stato dietro alla nascita del primo disco dei Cranberries, può essere più dannoso che utile, perchè rischia di portare il nostro ascolto su una linea arbitraria di analisi tra le righe. Quando i quattro gnomi irlandesi, come li ha ribattezzati la velenosa stampa inglese, entrano nei prestigiosi studi Windmill Lane di Dublino, il loro morale non è certo dei migliori: da promettenti stelle del rock al dileggio critico di chi li considerava sorpassati ancor prima di esistere.La stranezza è che Dolores e compagni hanno vissuto il tutto come spettatori, più che da protagonisti: dalla sfrenata gara tra etichette discografiche per accaparrarsi quei quattro "campagnoli irlandesi", quel dietrofront della critica di fronte a mediocri isibizioni live e il deludente primo EP, "Uncertain".Quest'ultima era dovuta in gran parte alla produzione del "cattivo maestro" Pearse Gilmore, che ha fatto il più grande errore che un manager può fare: imporsi sulle melodie e sullo stile proprio del gruppo. Da qui un divorzio artistico non troppo consensuale, che però porterà i Cranberries da Stephen Street, produttore di grandi capacità. Ed eccolo, "Everybody else is doing it, so, why can't we?", il miglior disco dei Cranberries in quanto a immediatezza.C'è nel disco una serie di influssi abbastanza riconoscibili, ma sopratutto c'è quel patrimonio in parte incoscio, in parte esplicito che si potrebbe definire "retaggio celtico", comune a tutti i maggiori musicisti dell'Isola di Smeraldo.Di che cosa si tratta lo spiega la stessa Dolores in una vecchia intervista:"La nostra musica è come la sensazione di qualcosa che un tempo avevamo tutti e che abbiamo perduto." Il lavoro di composizione pesa soprattutto sulla spalle di quest'ultima, che si incarica di rielaborare melodicamente gli spunti strumentali dei compagni.Ancora liberi da preoccupazioni mondiali, i testi sono incentrati in gran parte sulla conflittualità in apparenza insanabile delle relazioni sentimentali,e, sia pure in misura minore, sui problemi creati dal rapporto con l'ambiente dell'industria discografica.Nonostante le improvvise asprezze vocali, nonostante la solidità della sezione ritmica sempre sottovalutata, traspare dal disco un sostanziale senso di fragilità, di adorabile titubanza che è racchiuso in canzoni piuttosto brevi, quadretti emotivi che sanno di temporali e di erba, dipinti dalla voce di Dolores O'Riordan e dalla chitarra precisa e poetica di Noel Hogan.Comunque, per il momento, il primo album era un traguardo raggiunto con grande sofferenza, e la domanda "perche non possiamo noi?", potrebbe costituire una polemica neppure troppo velata nei confronti di coloro che non avevano creduto al gruppo. Come dovranno ricredersi!



No Need To Argue
Island, settembre 1994    Produttore e tecnico del suono: Stephen Street
Passa un anno e mezzo prima che i Cranberries si rifacciano vivi con il secondo album, molto atteso.La ristampa in Inghilterra del primo album ha dato i suoi frutti, e ormai il gruppo è sulla cresta dell'onda.Soprattutto è un gruppo che non teme la prova del secondo album perchè spinto da una serie di motivazioni, prima tra tutte dimostrare ai vecchi detrattori(alla stampa britannica in primis) quanto si siano sbagliati su quei 'quattro campagnoli irlandesi'. Quello che si ascolta è un complesso in parte nuovo, soprattutto dal punto di vista emotivo.questo è davvero un album con forte spessore emotivo, che lascia libero sfogo alle emozioni e travolge con melodie che contraddistingueranno in futuro il marchio Cranberries.Il suono si fa più compatto e tonante di prima, con qualche concessione alla platealità stile U2. Tutti i suoni riconducibili al pop vengono eliminati, per decisione del gruppo, al quale stava stretto il vestito di 'pop-group'.Il discorso è ancora più evidente per la voce, che s'innamora perdutamente dei crescendo più clamorosi, deforma le vocali e si innalza come un canto angelico(è davvero brava, Dolores, dai!!!) D'altronde il blues insegna che il canto è la voce dell'anima, e Dolores è passata attraverso una serie di choc pubblici e privati che l'hanno portata a reagire vigorosamente.In questo album la vena creativa di compositrice di Dolores raggiunge apici impensabili nel primo album, tanto semplice quanto immediato.Insomma, No Need To Argue è un disco maturo e musicalmente elevato, e non c'è da stupirsi come un disco così 'cupo' abbia avuto un successo così eclatante. Davvero da non perdere.



To The Faithful Departed
Island, aprile 1996    Produttori: Bruce Fairbairn e Cranberries
"Quest'album è dedicato a tutti quelli che se ne sono andati prima di noi.Nessuno può sapere esattamente dove siano quelle persone ma ci piace credere che sia un posto migliore. Credo che sia umanamente impossibile ottenere una completa pace dello spirito in questa dimensione.C'è troppa sofferenza, troppo dolore, specialmente per i bambini:'i piccoli soffrono'.Che vengano a me perchè loro è il regno dei cieli.A tutti i cari estinti e a quelli che ci siamo lasciati alle spalle. C'è una luce che non muore mai." Sono queste le parole (scritte dalla stessa Dolores)che troviamo ad aprire il terzo album.La nuova direzione è un ottimo rock, che, per stessa ammissione della cantante, volevano un disco dal suono grezzo.Ma il suono non è mai carico e si sposa alla perfezioni con le intriganti armonie create dalla voce di Dolores, supportata dal perfetto tappeto sonoro di Noel, Mike e Fergal. Se la definizione di album 'teatrale' di adatta ai suoni, ancor di più il termine va applicato alla nostra bella Dolores, che nei suoi testi abbraccia grandi temi quali la sofferenza umana e la morte. Si è placata la rabbia dei vecchi tempi, e dopo aver viaggiato, dopo aver visto il mondo, ha portato nei testi delle sue canzoni ciò che più l'ha segnata. Alla resa dei conti, il disco alterna momenti di sincerità a naturale passione, capace di esprimere una varietà di sentimenti,a volte contrastanti, con lo stile unico dei Cranberries, mostrando un complesso in grado di evolversi un modo lento ma costante all'interno del proprio suono.



Bury The Hatchet
Island, 1999    Produttori: Benedict Fenner and Cranberries
E rieccoli, dopo ben tre anni di assenza, con Bury The Hatchet. La cosa che si può notare fin dal primo ascolto è come i Cranberries abbiano raggiunto una certa maturità compositiva, sia nei testi che nella musica. La condizione di moglie e mamma felice di Dolores influenza molto i testi dell'album, che sembra un caldo abbraccio alle vecchie melodie tipiche irlandesi (What's on my mind). Adesso Dolores è una donna a tutti gli effetti, gli altri componenti del gruppo si sono sposati, e il carattere 'famigliare' del disco è lampante. Come già detto c'è un ritorno alle antiche tradizioni(in senso musicale), comunque supportati da effetti a volte un pò troppo 'mielosi'. Oramai i Cranberries sono diventati un gruppo di importanza mondiale, ma il successo non ha dato alla testa ai nostri amici, che hanno preferito lavorare sodo per regalarci qualcosa di cui andare fieri. Nel complesso l'album rivela una rinascita compositiva, soprattutto se si ascoltano in "Bury The Hatchet - The Complete Sessions", i cinque (e dico cinque!!!) inediti, si può notare come i Cranberries esplorano soluzioni sonore nuove, temi diversi e contrastanti, mettendo sempre più in primo piano l'inimitabile voce di Dolores. Anche stavolta i Cranberries ci hanno stupito.







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