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IL VECCHIO MARINAIO |
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Event Horizon Production |
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Terzo
lungometraggio per la Event Horizon Production, questa volta non più alle
prese con la pura fantascienza, ma con un film tratto da una novella di
Samuel Taylor Coleridge. Un film a metà tra l'horror, il drammatico e il
fantastico, con un unico comune denominatore: il mistero. Ed è proprio sul
mistero che il regista John Carpenter punta, poichè la storia resta
"reale" solo per metà film, per poi concentrarsi su un finale strano e
assurdo. Il soggetto di partenza è ottimo (vista anche la fonte), sia
narrativamente che visivamente; poi, quando si entra nel vivo, c'è qualche
momento di stanca. Il finale è un discorso a parte, perchè lascia molte
cose in sospeso e, in generale, non spiega nulla e risulta un po'
superficiale. La sceneggiatura, seppur di classe e notevolmente migliore
rispetto a "Sonnenlicht", risulta a tratti un po' confusa. In realtà, c'è
qualcosa di veramente innovativo nella scrittura dello sceneggiatore, ma
non sfruttato a fondo. Carpenter è poco incisivo nella prima parte, si
riprende nella seconda, ma alla fine non riesce a dare il meglio di se. Il
cast non sempre aiuta, poichè non tutti gli attori sono sempre in parte, a
cominciare da un Nicolas Cage a cui si chiede veramente troppo. Meglio il
comprimario Michael Clarke Duncan. In generale, un passo avanti rispetto a
"Sonnenlicht", ma non ancora il passo decisivo della Event Horizon. Le
basi sono state buttate...ora ci si aspetta il grande film. |
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Valutazione:
*** |
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DOPPIO COLPO |
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Nuoro's Production |
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Nuovo film per la
Nuoro's Production, chiamata a bissare i successi dell'ultima stagione. Il
compito è arduo, ma per fare questo, la produzione sarda si affida al
genio di Quentin Tarantino, che dopo la nomination ai Ck Awards per "Yerba
del Diablo" ha visto storcere il naso dei critici per "Casino Royale"; ma
questa volta non c'è nè droga nè James Bond: Tarantino torna alle radici,
e quindi alle vecchie rapine de "Le Iene". Il film è senz'altro godibile e
ben raccontato con una classica (almeno per Tarantino) costruzione
narrativa a incastro. Per i temi trattati, risulta paradossalmente
spensierato e divertente, anche se non troppo originale. Ed è proprio
l'originalità il limite principale del film, perchè tutto sembra già
visto. Ma poco importa se alla fine la pellicola va giù come un bicchier
d'acqua, soffermandosi solo esageratamente in alcuni punti. La rapina
"doppia" ci rimanda direttamente al primo film di Woody Allen, "Prendi i
soldi e scappa", anche se è difficile pensare ad un omaggio diretto.
Omaggio "telefonato" ed esilerante invece quello che riguarda i produttori
cinematikiani. Dopo un po' ci si accorge che questo film sarebbe stato più
adatto ad un Guy Ritchie, nonostante la buona prova di Quentin Tarantino;
il cast, ben scelto, vede un McGregor a suo agio nei panni di un
personaggio alter-ego del Renton di Trainspotting. Al contrario, Slater
sembra un po' spaesato. In generale un buon film, non ottimo, ma comunque
interessante. |
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Valutazione:
***1/2 |
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KRULL |
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Nuno Productions |
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E' bastato il terzo
film alla Nuno Productions per sfornare il capolavoro. Il film horror
migliore di Cinematik, che va a piazzarsi vicino a nomi come "Dante's
Triangle", "Le colpe degli altri" e "Seed of Evil", e proprio come
quest'ultimo, riesce a unire il teen-horror all'horror tradizionale,
ottenendo un ottimo risultato. "Krull" è adrenalinico, sorprendentemente
scorrevole e avvincente fin dalla prima scena. Il film parte sparato con
alcune scene cult e citazioni cinefile, poi diventa un susseguirsi di
azione disperata e colpi di scena, prendendo tre strade diverse che
inevitabilmente si riuniscono nel finale: in queste tre strade sono
rappresentate tutte le notizie che ci portano a conoscere il mondo dei
Krull. La loro vita, il loro mondo, la lotta contro gli umani, il rapporto
con la gente e la conseguente suggestione e sottomissione. La foresta di
Barlow diventa un "campo di battaglia" epico, in cui si consumano amori e
dolori. I Krull finiscono per diventare il pretesto per la sete di
omicidio della razza umana. Tanti personaggi costellano il film, tutti
azzeccati e interpretati da attori che si immedesimano alla perfezione.
Alcuni sono un po' esagerati (vedi Jenny/Sara Paxton), ma gli attori
rimediano a tutto. I giovani Desmond Harrington e Katie Holmes sovrastano
tutti, e dimostrano di possedere carattere e classe da vendere. Con tutto
questo, John Carpenter ci va a nozze: si esalta nell'azione, non è
perfetto, ma è comunque l'uomo giusto al posto giusto. Uno dei migliori
film di Cinematik e, ovviamente, della stagione. |
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Valutazione:
****1/2 |
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TEARS OF A CLOWN |
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Cadillac Ranch |
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Con un
nuovo soggetto originale, la Cadillac Ranch torna al cinema con un film
dalle forti tinte drammatiche. Anche se non si tratta di qualcosa di
completamente innovativo (basti pensare un po' a "La vita è bella"), e
priva di stereotipi del genere, la storia è comunque terribilmente
toccante. Dopo un inizio ben confezionato e girato con classe, il film si
attesta sui binari troppo sicuri e troppo battuti del melodramma. La
pellicola ha tutta l'aria di un prodotto confezionato a puntino per una
giuria di un qualsiasi festival o manifestazione; purtroppo questo abbassa
leggermente il livello, in quanto alla fine tutto scorre secondo un piano
già visto, senza innovazioni narrative. Ed è per questo che il bianco e
nero risulta superfluo, così come la storia della moglie di Jerry risulta
forzata. Ma non è tutto negativo, anzi... la storia è supportata da due
fattori fondamentali: la sceneggiatura e Jim Carrey. Cesare Carugi
porta a termine un altro lavoro perfetto, grazie ad una sceneggiatura ben
scritta che scorre senza problemi. E dopo il cast superbo di "Due facce",
la Cadillac Ranch fa il bis, scegliendo tutti bravi attori che si calano
perfettamente nelle loro parti. Tra questi, ovviamente, spicca un Jim
Carrey straordinario, che afferma ancora una volta le sue qualità
interpretando il solito personaggio tragicomico (vedi anche "The Truman
Show" e "Man on the moon"). Bravo anche Sinise, mentre l'unico che stona
nel coro sembra essere Robert Carlyle. Il regista Alan Parker sa
districarsi bene tra il presente e il passato, gioca elegantemente con le
scene e infila più tragicità possibile dove può: un lavoro onestamente
buono. |
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Valutazione:
***1/2 |
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UBIK |
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World Entertainment &
Arcadia Productions |
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Tornano insieme World
Entertainment e Arcadia Productions in un altro film di fantascienza,
diretto da un altro maestro del cinema, Steven Spielberg, e tratto da un
romanzo di un grande della letteratura fantascientifica, Philip K. Dick.
Come ci ha già abituati, Dick riesce a mostrare un futuro affascinante, ma
nello stesso tempo scioccante, che Spielberg, dopo "Minority Report",
rende ancora perfettamente sullo schermo. Il film parte veramente bene,
con un'ottima prima parte decisamente interessante; la storia sbanda nel
momento in cui cambia pagina (nelle scene in seguito dell'attentato), per
poi riprendersi in una parte finale strepitosa, visivamente affascinante,
anche se incomprensibile, che per contenuti si rifà anche un po' a Matrix.
La sceneggiatura ben scritta, ha il pregio di essere molto scorrevole, e
il difetto di non descrivere a fondo i rapporti che esistono tra i vari
personaggi (come il presunto amore tra Joe e Wendy, oppure il rapporto tra
Joe e Glen). Inoltre, gli sceneggiatori incappano in alcuni errori,
visibili soprattutto nella prima scena (nel moritorium), quando si
spiegano eccessivamente cose che invece si dovrebbero intuire dal film.
Ottimo il lavoro di Steven Spielberg alla regia; come in "A.I" e "Minority
Report", la prima parte del film ambientata nel 2045 è splendida, e anche
l'ultima parte non è da meno. Peccato per una parte centrale un po'
debole, in cui il regista predilige più l'aspetto visivo che quello
narrativo. Il cast è complessivamente buono: bravo Tom Hanks in una parte
non facile, seguito dagli ottimi Jim Broadbent e Samuel L. Jackson; Jack
Nicholson funziona a tratti, mentre Jennifer Connelly è decisamente fuori
ruolo. In generale, un film notevole, sopra la media, sicuramente il
miglior prodotto di fantascienza presentato in Cinematik e uno dei più bei
film della stagione. |
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Valutazione:
**** |
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NERO COME ME |
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Fantàsia Pictures |
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Un cinema dal
sapore indipendente, dai temi scomodi e importanti, con molti rischi, ma
anche con molte possibilità di raccontare storie interessanti e
necessarie. Sono questi gli argomenti del nuovo film della Fantàsia
Pictures. Un film lungo, forse eccessivamente lungo, che racconta la
piccola odissea di un uomo attraverso l' "America razzista", ma che alla
fine risulta anche un viaggio all'interno delle singole vite delle
persone, così uguali e così diverse tra loro. Buona l'idea del cambiamento
totale della vita di una persona; peccato che questo cambiamento sia poco
motivato, così che le vere intenzioni del protagonista risultano vaghe. I
momenti più toccanti sono rappresentati dalla solidarietà (mai banale)
delle persone; i momenti più crudeli sono quelli che vedono il trionfo
della cattiveria e dell'ignoranza. Dalle ultime parole del protagonista,
scopriamo di trovarci davanti ad un film di formazione, che però non ci
mostra il cambiamento finale. Il film scorre tranquillamente, sorretto da
un'altra solida (e solita) sceneggiatura di Davide Pezzi, anche se a volte
manca una svolta decisiva e le situazioni finiscono per ripetersi. Todd
Haynes, con la sua regia lenta e riflessiva, si limita a raccontare la
storia a modo suo, senza troppa poesia o crudeltà, cercando dove può di
limitare la retorica che rimane sempre dietro l'angolo pronta a comparire.
A Malkovich l'arduo compito di sorreggere il film come vero e proprio
unico protagonista: misurato, alla fine ne esce fuori un buon risultato
per uno dei personaggi più complessi apparsi in Cinematik. |
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Valutazione:
***1/2 |
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IL GIUDICE |
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Marco Communication |
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Dopo
i successi di critica e box-office de "L'avvocato di strada" e "Il
Partner", torna il legal thriller in Cinematik e lo fa passando sotto le
mani della Marco Communication. Steve Martini, autore del romanzo da cui è tratto il
film, sostituisce John Grisham, e ne ricalca la bravura. La trasposizione
di Marco Scardigno è assolutamente perfetta, una sceneggiatura con
pochissime imperfezioni che risulta probabilmente la migliore della
produzione. Il film scorre incredibilmente veloce, senza pause o
riflessioni, e questo è il maggiore pregio della pellicola. Il finale è
tirato via un po' frettolosamente, ma almeno evita di ingarbugliarsi in
un'aula di tribunale e di non uscirne più: un rischio in cui incappano
molti legal thriller. L'ambientazione maggiormente in interni in stile
Tv-Movie o Sit-Com rischia di rovinare il film, ma la regia "sapiente" di
David Mamet corre spedita come un treno. Mamet evita ogni artificio con la
macchina da presa per dedicarsi alla storia: risulta così una regia
appositamente misurata e intelligente. Grande importanza è data
all'interpretazione serrata degli attori, tutti perfettamente nelle loro
parti; i comprimari guidati da DeVito (magistrale nelle sue poche scene),
McGill e Liotta trionfano sui bravi protagonisti Cage e Arquette. In
definitiva, un prodotto godibile che alza notevolmente la media dei film
della Marco Communication. |
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Valutazione:
***1/2 |
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L'IMPORTANZA DI ESSERE
ERNESTO (Re-Release) |
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Magia Production |
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Secondo film della Magia Production, che
cambia totalmente genere, raggiungendo un risultato nettamente
migliore. Anche se il film non riesce a decollare quasi mai, stavolta il
set è leggermente più "serio". Una commedia di Oscar Wilde portata sullo
schermo da Oliver Parker, che ci riprova dopo vari film del genere non
proprio perfetti. Il risultato è di una regia che non si allontana dalla
staticità teatrale, facendo annoiare lo spettatore in certi punti;
era quasi meglio una riconferma del regista Giannini della "Vaca loca".
Alcuni attori non sono proprio nel loro ruolo preferito: Mentre Rupert
Everett se la cava piuttosto bene (è la sua classica commedia teatrale,
non inserirlo sarebbe stato uno scempio) così come Jude Law, la
Tripplehorn nel ruolo di una "bambina" non è il massimo. Comunque i
dialoghi sono più che buoni, e fanno quasi dimenticare che la storia è un
po' troppo "semplice". Il risultato finale è una sufficienza quasi
raggiunta, con la consapevolezza che la Magia Production ha fatto il
massimo per una semplice commedia come questa. |
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Valutazione:
**1/2 |