Saharawi - Storia

UN POPOLO DIMENTICATO NEL DESERTO

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 Il nuovo servizio di informazioni sul popolo Saharawi si trova in fondo alla pagina

 

Alcune foto scattate nel deserto

STORIA DEL POPOLO SAHARAWI


      Il Sahara occidentale è un territorio che si affaccia sull’Oceano Atlantico ed è confinante con Marocco, Algeria e Mauritania. Zona fertile, tra i maggiori produttori di fosfati al mondo, è la patria del popolo Saharawi. Durante il periodo del colonialismo questa terra viene assoggettata alla Spagna, ma il suo popolo non ha mai rinunciato al proprio diritto di libertà. La prima forma di resistenza organizzata nasce nel 1973 con il nome di FRONTE POLISARIO (Frente Popular para la Liberaciòn de Saguia el-Hamra de Rio de Oro), il cui manifesto prevede la lotta fino all’indipendenza e al riconoscimento della sovranità sulla propria terra. Già prima dell’occupazione spagnola, altri paesi, quali Marocco e Mauritania, avevano mostrato il loro interesse verso questo particolare territorio, ma per la prima volta nel 1974 si accordarono segretamente su una possibile spartizione di zone e risorse naturali. E’ nel 1975 che una commissione ONU riconosce il diritto del popolo Saharawi all’autodeterminazione e all’indipendenza, anno in cui la Spagna si ritira definitivamente dal territorio, che viene immediatamente occupato dal Marocco e dalla Mauritania, lasciando il Polisario a dover affrontare una sanguinosa guerra su due fronti. Una parte del popolo, per sfuggire al genocidio che lo ha decimato, si rifugia presso Tindouf, città del deserto algerino che tuttora protegge e ospita i profughi Saharawi. Il Marocco tenta di mascherare l’invasione dandole il nome di Marcia Verde, un insediamento di coloni marocchini nel Sahara occidentale. L’anno dopo l’ONU condanna l’accaduto, ma senza intervenire concretamente. Viene proclamata lo stesso anno, 1976, la nascita della RASD (Repubblica Araba Saharawi Democratica), riconosciuta da 74 paesi. Nel 1978, in seguito ad un golpe militare interno, la Mauritania rinuncia al conflitto e il nuovo governo stipula un accordo di pace col Polisario; il Marocco approfitta della situazione e raddoppia i suoi sforzi bellici arrivando ad occupare anche la parte meridionale del Sahara occidentale. Nello stesso periodo la Spagna riconosce l’autorità del Polisario. Nel 1982 la Rasd diventa il 51^ stato membro dell’OUA (Organizzazione dell’Unità Africana) e il Marocco, per protesta, se ne dissocia. Nel 1985 il Marocco ufficialmente si mostra disponibile ad un referendum per l’autodeterminazione dei Saharawi, anche se poi ne impedirà il regolare svolgimento. Intanto, lungo i confini del Sahara occidentale, il Marocco ha quasi ultimato la costruzione di un muro lungo 2700 km a difesa dei territori che aveva occupato. Nel 1988 una tra le moltissime risoluzioni ONU, mai rispettate dal Marocco, stabilisce l’adozione di un piano di pace. L’anno dopo anche il parlamento dell’Unione Europea adotta una risoluzione a favore dell’autodeterminazione. Il 30 Agosto dello stesso anno nasce l’operazione MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale), che, tra gli altri, ha lo scopo di: “verificare il cessate il fuoco, controllare la riduzione delle truppe marocchine presenti sul territorio, assicurare il rilascio di tutti i prigionieri politici o detenuti del Sahara Occidentale, mettere in pratica un piano per il rimpatrio dei profughi - e infine - organizzare un referendum assicurandone il libero svolgimento e rendendone noti i risultati”. Il 28 giugno 1991 Marocco e Fronte Polisario accettano una tregua e fissano il referendum per gennaio 1992, da eseguirsi secondo le liste del censimento spagnolo del 1974. Il 4 ottobre, il Marocco, tramite l’organizzazione di una seconda Marcia Verde, conduce nei territori dei Saharawi 155000 coloni marocchini, portando il rapporto marocchini/saharawi a 7/1, riducendo ad una farsa l’eventuale referendum. Nel 2000, una volta terminata la lista degli aventi diritto al voto, il re marocchino Mohamed VI non consente il regolare svolgimento del Piano di Pace dell’ONU.
Attualmente i Saharawi sono circa 200.000 e vivono profughi in tendopoli immerse nel deserto Algerino. Essi sono di religione islamica, ma risentono di una forte interpretazione progressista che non impone alle donne il velo e consente loro gli stessi diritti delle donne occidentali. Ciò che più colpisce di questo popolo, è la sua forza d’animo, basata su principi di libertà, giustizia e rispetto anche nei confronti dei propri nemici. Ne è testimonianza il fatto che, nella lunga storia del popolo Saharawi, mai si è verificato un episodio di terrorismo. Inoltre il Polisario afferma che quando il popolo potrà finalmente tornare nella propria terra, avrà il massimo rispetto dei coloni marocchini ormai insediati nella zona e li lascerà vivere liberi. Il Polisario “invia” in paesi amici, (Spagna, Italia, Cuba), come propri ambasciatori, delegazioni di bambini, per far sì che sempre più persone conoscano questa storia e i Saharawi non siano più un popolo dimenticato nel deserto.

 

         NOVITA' SUL POPOLO SAHARAWI

Questa parte del sito sarà una finestra aperta sulla situazione politica del popolo Saharawi, fornirà informazioni aggiornate sul cammino verso il referendum e più in generale su tutta l'area del Sahara Occidentale.

Addio al forte di Villa Cisneros

 

http://sahara_Opinions.site.voila.fr/fotosD/fotosdakla2.htm

 

 

Non abbiamo potuto fare di più. Nonostante i comunicati, le azioni di protesta, campagna di email per chiedere il fine di questo sproposito, finalmente le autorità marocchini di occupazione hanno abbattuto il forte di Villa Cisneros.

 

 

Dal mese di luglio, quando ci sono arrivate le notizie dell'inizio della distruzione del forte, le lettere di avviso venivano delle zone occupate. Non si tratta di una sollecitudine che sia stata fatta da la Spagna, gli stessi sahrawi facevano una chiamata disperata in difesa del suo patrimonio culturale. L'invasione marocchina sta tentando un'immersione culturale, si cerca di eliminare qualsiasi segno di distinzione tra sahrawi e marocchini. La persecuzione dell'idioma spagnolo, la distruzione di edifici e qualsiasi impronta del passato coloniale, o gli intenti di denominare i sahrawi come “tribù de berberi o tuareg”, solo bisogna ricordare il nefasto festival di Tan Tan, vergognosamente sovvenzionato per l'UNESCO, tutto questo forma parte di una chiara intenzione di eliminare l'identità sahrawi.

 

 

Ieri abbiamo ricevuto la notizia attraverso una lettera di Med Elmami Aamar Salem, Segretario Generale del COMITATO DI AZIONE CONTRO LA TORTURA, Dakhla, Sahara Occidentale. Le parole erano molto chiari:

 

“Addio al forte, non abbiamo lesinato nessun sforzo per impedire la sparizione della prima fabbrica costruita in nostro paese. Resterà nel nostro ricordo per sempre. Evviva il  Sahara libero”.

 

I sahrawi ora non hanno più il forte di Villa Cisneros, simbolo di tempi più felici in quelli che non erano sotto la crudele occupazione marocchina. Ci sono molti i colpevoli che hanno alimentato questa distruzione con il suo silenzio complice. Tuttavia la voce dei sahrawi segue reclamando la responsabilità degli organismi che protegge i diritti del patrimonio culturale dell'umanità. Il governo marocchino può avere spazio che con l'eliminazione del forte quello che ha conseguito è garantire ancora più i desideri di lotta del popolo sahrawi.

 

I sahrawi portano 30 anni inghiottendosi l'amaro tè dell'occupazione. Ora va essendo ora di risposte per questo popolo.

 

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POEMARIO POR UN SAHARA LIBRE
Radio Guiniguada 105.9 FM. Canarias
Jueves de 17 a 18h (hora canaria)
Escuchalo en Internet: www.radioguiniguada.com
descargas: www.profesionalespcm.org/sonoro/RadioGuiniguada.html
Bahia M.H.Awah y Conx

 

DISTRUZIONE DEL forte DI villa de cisneros

AFAPREDESA E UJS

comunicato de azione urgenti di protesta

Le autorità di occupazione marocchina iniziarono
l'ultima fase della distruzione del forte di Villa
Cisneros (Dakhla Sahara Occidentale ), a partire del
13 di dicembre di 2004. Con questo vile atto, il
Marocco non tiene conto degli ripetuti appelli della
società civile sahrawi e spagnola che si sono fatti
dal passato 2 di luglio di 2004, quando si iniziò la
distruzione del forte di Villa Cisneros (Dakhla Sahara
Occidentale ). Entra ricordare che la costruzione di
questo gioiello del patrimonio culturale sahrawi
rimonta all'anno 1884, sebbene Emilio Bonelli,
militare ed arabista di prestigio inviato per il
governo di Cánovas dopo gli accordi di Berlino,
stabilisce in Río de Oro, la fabbrica di Villa
Cisneros (forte di Villa Cisneros ), quasi simultaneo
con il di Medina Gatell (Capo Bianco ) e porto Badía
(baia di Cintra ).
Con questa nuova demolizione, il Marocco continua nei
suoi tentativi deliberati di cancellare parte
irrecuperabile della storia ed il patrimonio nazionale
sahrawi. La fabbrica di Villa Cisneros forma parte del
patrimonio culturale sahrawi, per quella che deve
essere preservato di tutto attacco che lo distrugga in
parte o totalmente. Questa condotta selvaggia va
contro lo spirito e la lettera della dichiarazione
dell'UNESCO che concerne la distruzione intenzionata
del patrimonio culturale adottato per unanimità per la
conferenza de generale dell'UNESCO durante il suo 32
periodo di sessioni ( Parigi, settembre? ottobre 2003).
L'Associazione di Familiari di Prigionieri e Scomparsi
Sahrawi ( AFAPREDESA ) e l'Unione di Giuriste Sahrawis
( UJS ) condannano energicamente questa azione
intrapresa, e lanciano un appello urgente alla
comunità internazionale, agli organismi
internazionali, ed in particolare all'UNESCO, al
MINURSO ed al signore Álvaro Soto, rappresentante
speciale del Segretario Generale di Nazioni Unite per
il Sahara Occidentale, per intervenire davanti alle
autorità di occupazione marocchina per interrompere la
distruzione della fabbrica così come ad astenersi si
di qualsiasi azione che mette in pericolo il
patrimonio sahrawi, che costituisce un bene comune
dell'umanità nel suo congiunto.
AFAPREDESA e UJS lanciano un appello urgente a tutte
le organizzazione, alle associazioni ed a le persone
amanti della cultura e della sua preservazione,
affinché protestano contro questa nuova condotta
irresponsabile marocchina inviando protesto ai
seguenti organismi.
 

PROTOTIPO DI LETTERA DI PROTESTA

Nonostante gli appelli lanciati affinché il regno del
Marocco si ritratti della decisione di distruggere il
Forte di Villa Cisneros ( Dakhla Sahara Occidentale ),
un patrimonio culturale sahrawi, le autorità di
occupazione marocchina iniziarono l'ultima fase della
distruzione del forte di Villa Cisneros ( Dakhla
Sahara Occidentale ), a partire del 13 di dicembre di
2004. Con questo vile atto, il Marocco non tiene conto
degli appelli ripetuti della società civile sahrawi e
spagnola che si sono fatti dal passato 2 di luglio di
2004, quando si inizio la distruzione del forte di
Villa Cisneros (Dakhla - Sahara Occidentale). Entra
ricordare che la costruzione di questo gioiello del
patrimonio culturale sahrawi rimonta all'anno 1884,
sebbene Emilio Bonelli, militare ed arabista di
prestigio inviato per il governo di Cánovas, dopo gli
accordi di Berlino, stabilisce in Río de Oro, la
fabbrica di Villa Cisneros ( o forte di Villa Cisneros
), quasi simultaneo con il di Medina Gatell ( Capo
Bianco ) e porto Badía ( Badia di Cintra ).


Con questa nuova demolizione Marocco continua con i
suoi tentativi deliberati di cancellare parte
irrecuperabile della storia ed il patrimonio nazionale
sahrawi. La fabbrica di Villa Cisneros forma parte del
patrimonio culturale sahrawi. Deve essere dunque
preservato di tutto attacco che cerche a distruggerlo,
in parte o totalmente. Questa condotta selvaggia
contro lo spirito e la lettera della dichiarazione
dell'UNESCO che concerne la distruzione intenzionata
del patrimonio culturale adottato per unanimità per la
conferenza de generale dell'UNESCO durante il suo 32
periodo di sessioni ( Parigi, settembre/ottobre 2003).
Condannammo energicamente questa azione intrapresa, e
sollecitiamoli vostro intervento per mettere termine
ai modo di agire dell'occupante marocchino contrario
allo spirito ed alla lettera dei principi basilari
dell'UNESCO esigendo gli la restaurazione quanto prima
dei beni culturali del popolo sahrawi.
Attentamente,

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