
NAPOLEON BEAZLEY NON
C'E' PIU' LO HANNO UCCISO IL 28 MAGGIO 2002
Ma quanto vive un uomo?
Vive mille anni o uno solo? Per quanto tempo muore un uomo? Che vuol dire per
sempre? (Pablo Neruda)
ESECUZIONE ILLEGALE
IN
MEMORIA DI NAPOLEON BEAZELY
Napoleon Beazley non
aveva precedenti penali quando nel
DICHIARAZIONE FINALE
DI NAPOLEON BEAZLEY
L'atto che ho commesso per essere messo qui dentro
è stato mostruoso,
senza senso.
La persona che ha commesso quell’atto
non è più qui -- ci sono io invece.
Non lotterò, non griderò, non bestemmierò né farò minacce.
Capiate che non sono soltanto sofferente, sono rattristato da quello
che sta accadendo qui stasera.
Non sono solo rattristato, sono deluso che un sistema che si suppone
debba proteggere e sostenere ciò che è
giusto possa essere
così simile a me come quando ho fatto lo stesso
vergognoso errore.
Se qualcuno provasse a disfare tutto
qui per questa uccisione,
griderei un sonoro, " No." Direi di donar loro il regalo che
non mi darebbero... quello di dare a tutti una seconda possibilità.
Mi dispiace di essere qui. Mi dispiace che siate tutti qui.
Mi dispiace che John Luttig è morto. Mi dispiace che è stato
qualcosa in me che ha indotto tutto questo a
cominciare.
Stasera diciamo al mondo che non ci sono seconde possibilità
negli occhi
della giustizia... Stasera, diciamo ai nostri bambini che in
alcuni
casi, in alcuni momenti, uccidere è giusto.
Questo conflitto ci danneggia tutti, non ci
sono PARTI. La gente che
sostiene questo procedimento pensa che questa
sia giustizia. La gente
che pensa che io dovrei vivere pensa che quella
sia giustizia. E’ difficile
così come sembra, questo è un disaccordo di
ideali, con entrambi
le parti che ritengono che la loro sia la cosa
giusta. Ma chi
è che sbaglia
se alla fine siamo tutti vittime?
Nel mio cuore, devo credere che ci sia un compromesso pacifico
per i
nostri ideali. Non mi preoccupo che non ce ne siano per me,
ma che ce ne siano per coloro che verranno. Ci sono
tanti uomini come
me nel braccio della morte -- uomini buoni --
che provano le stesse
disorientate emozioni, ma che non
si sono riappacificati come ho fatto io.
Date a quegli uomini la possibilità di fare quello che è giusto.
Date loro la possibilità di riparare ai loro errori.
Molti di loro vogliono rimettere in ordine la confusione che li
abita,
ma non sanno da dove iniziare.
Il problema non sta nel fatto che non ci siano persone
disponibili per aiutarli,
ma nel sistema che dice loro che tanto questo non
ha comunque importanza.
Nessuno vince stasera.
Nessuno arriva ad una conclusione. Nessuno va via vittorioso.
ANIMALI IN GABBIA
Traduzione da uno scritto di Napoleon Beazley. Siete mai stati allo zoo? Gli studiosi affermano
che ciascun animale ha bisogno di una certa area o territorio per vivere in
salute. Gli stessi studiosi affermano anche che se l'animale non può usufruire
della quantità di spazio di cui necessita, ben presto impazzisce.
Lo zoo è un fenomeno artificiale creato dall'uomo perché è una
situazione innaturale nella quale gli animali sono forzati a vivere in spazi
chiusi ed aberranti per essere esibiti. Gli animali selvaggi hanno bisogno di
aree vaste chilometri per vivere sanamente e questo
non può essere certo possibile dentro una gabbia.
Chiusi dietro serrature e chiavi impazziscono. Combattono tra di
loro, diventano distruttivi ed a volte si suicidano, impazzire per loro è
inevitabile.
A causa di una specifica domanda di mercato, questi animali sono
drammaticamente trasferiti dal loro mondo selvaggio in una gabbia circondata da
turisti, visitatori e persone indifferenti al loro dramma.
Quando avevo 13 anni andai con la mia classe a fare una visita
allo zoo ed essendo da sempre amante degli animali ero veramente entusiasta di
sapere che avrei potuto vedere gli animali selvaggi che ammiravo. A differenza
di quanto mostrato nei documentari del National Geographic, durante la mia prima visita allo zoo, mi
accorsi che la vita selvaggia sembrava priva di vita. C'erano leoni che non
ruggivano e tigri insolitamente quiete, scimmie che giacevano nella loro stessa
urina ed elefanti depressi ed inerti che si adagiavano sui loro propri
escrementi. Ovunque mi girassi sembrava che ci fosse un turista, un mio
compagno di classe od un altro qualsiasi sciocco visitatore che per gioco
ridicolizzava quegli animali in gabbia. Dopo quel giorno non sono mai più
tornato allo zoo, almeno non come visitatore. Dentro di me nel cuore del mio
profondo essere mi doleva vedere quegli animali sofferenti ed umiliati e invece
di combattermi e soffire per questo decisi di vedere
la cosa da un altro punto di vista: li ignorai. Solo adesso capisco, come
quegli animali fecero quel giorno, che l'altro punto di vista non è una scelta
se sei tu ad essere dentro una gabbia.
Io vivo in un un’area speciale di Huntsville
(Texas) in un posto in quarantena dalla luce del giorno, dove gli uomini vivono
per morire. E' un posto dove non esiste giustizia ma solo tradimento. Questo è
anche un posto dove, a volte, la morte è il minore dei mali. Alcuni di voi
conoscono questo posto come Ellis One Unit. Alcuni lo conoscono come Braccio della Morte.
Comunque sia chiamato dai turisti per alcuni di noi è l'inferno, per altri è la
loro casa e per altri ancora è l'ultimo posto che vedranno prima di morire.
Ho vissuto in questo zoo, questa prigione, per mezza decade tra
le atrocità di esseri intrappolati e terrorizzati. Fortunatamente non potete
sentire quello che io sento né tantomeno vedere
quello che io vedo. Se avessi il potere di descrivervelo, dubito che capireste.
Le parole che potrei usare per descrivervi le situazioni non
renderebbero mai l'idea né vi farebbero capire lo stato d'animo di cosa vuole
dire vivere come sub umani dentro delle gabbie.
Aspettare sino a che l'ultimo documento è stato stilato, sino
all'ultimo inutile appello, sino a che l'ultimo saluto è stato dato e tutto ciò
che ti viene concesso in cambio è una quantità di pietà che passa per la cruna
di un'ago.
Gli uomini qui muoiono molto prima di accorgersene. Il tempo e
il logorio possono distruggere un animale in gabbia come un veleno iniettato in
vena. Dopo anni passati attraversando le paludi delle corti d'appello, vivendo
con promesse che mai diventeranno realtà, un uomo non ne può più. Si diventa
stanchi, non solo fisicamente ma anche moralmente. Si arriva ad un punto dove
si anela la fine poiché questo è l'ultimo desiderio che rimane. Senza rabbia,
né dolore, senza amore né odio. Semplicemente si desidera che tutto questo
finisca. La morte è qualcosa che si arriva a desiderare.
Credo che una visita al Braccio della Morte sia non molto
diversa da una visita allo zoo dove si trovano animali in gabbia. La
demenzialità/pazzia dietro le sbarre è la stessa. Le tigri vanno su e giù nella
loro gabbia, gli uomini misurano a passi la loro cella e quando si fermano
guardano la parete fissamente. Ognuno sente di essere stato denudato di tutto
ciò che gli era caro. Deteriorandosi lentamente diventa alienato e vive nella
disperazione del momento, sperando che le cose andranno meglio. Spesso arrivano
dei visitatori che ci vogliono guardare, vogliono vedere la cosiddetta feccia
dell'umanità, com’è che vivono gli assassini degenerati.
Un giorno una visitatrice stava a circa mezzo metro dalla mia
cella e chiese al secondino "Sono io che non lo vedo o il materasso
proprio non c'è? Sembra che ci sia solo una lastra d'acciaio sopra il
letto". Il secondino confermò debitamente l'osservazione: non c'era un
materasso a vista, ma prima che potesse dare una spiegazione io intervenni.
"Per favore non parlare con lui come se io non fossi qui, se hai una
domanda da fare su di me chiedi a me. Il materasso è sotto il letto e non lo
uso per dormirci. Io dormo sul pavimento di cemento, sull'asse d'acciaio o su
qualsiasi altra cosa scomoda. Non voglio stare comodo in un posto come questo,
mi impigrirebbe e mi farebbe dimenticare la realtà di questo posto e del perché
sono qui". La visitatrice sbiancò in viso mentre mi guardava ed il
secondino mi rimproverò perché secondo lui non avrei avuto il diritto di
parlare. La donna non era in collera per come l'avevo apostrofata ma sembrava
avesse un’espressione scioccata in viso e questa è una reazione che sia io che
voi possiamo capire bene, giusto? Voglio dire, non è cosa di tutti i giorni
andare allo zoo e sentire gli animali che ti parlano.
Il Braccio della Morte è esistito prima che io nascessi e
probabilmente esisterà anche dopo che io non ci sarò più a dispetto di queste
mura che soffocano le grida e contengono le lacrime e che a stento ne
comprendono la differenza. Ciò non risiede in uno Stato, in un Paese, ma
piuttosto nei cuori degli uomini e delle donne che soffrono di una malattia
chiamata ignoranza.
L'unico rimedio, cura e vaccino che abbiamo per questo è la
capacità del capire che proviene dalla tolleranza sociale, dalla compassione e
dall’accettazione. La follia media dell'individuo medio porta inavvertitamente
dolore al mondo intero. Non possiamo ignorare che esista l'ignoranza ed
aspettarci che la nostra vita esca indenne dalla nostra negligenza. Il giorno
che andai allo zoo e indifferente assistetti al tormento di quegli animali,
disonorai me stesso. Quando la mia memoria va a quei momenti e vedo i loro occhi,
capisco. Sino a che gli esseri umani e gli animali sopporteranno sofferenza ed
umiliazione e non un gesto di aiuto né una voce di dissenso sarà data
significherà tradire loro e me stesso. Il nostro silenzio, da sempre, aiuta il
tormentatore, non il tormentato. Proprio come la neutralità incoraggia
l'oppressore e mai l'oppresso.
Le nostre vite non appartengono solo a noi stessi ma anche a
coloro che ci amano e che hanno disperatamente bisogno di noi. Questo è il
motivo per il quale vi incoraggio a credere e supportare quello che in cuor
vostro credete sia giusto. Non siate come quel ragazzo di 13 anni che io ero e
voltate le spalle ad animali o persone che soffrono a causa dell'ignoranza di
una Nazione. Agendo in questo modo voltate le spalle al futuro della natura
umana. Tra mille anni da adesso non avrà importanza come era il vostro conto in
banca, che tipo di automobile guidavate o che tipo di casa abitavate, ma avrà
più importanza il fatto che il mondo sia un mondo migliore perché voi ci avete
vissuto. E così dopo aver letto questo, la prossima volta che andate allo zoo e
guardate gli animali negli occhi...ricordate queste parole, chiudete gli occhi
e ascoltate. Fidatevi, sarete sorpresi di scoprire quanto spesso gli animali in
gabbia parlano davvero.
TERRELL UNIT Napoleon
Beazley 999141 12002 FM 350 South
INTERVISTA CON NAPOLEON
"Napoleon Beazley,
secondo il potere a me attribuito, ti condanno alla pena di morte per mezzo di
iniezione letale." --- Giudice Cynthia Stevens Kent, 114° Corte
Distrettuale, Contea Smith Texas. Il 19 aprile 1994,
il leader della civica chiesa locale, Contea Tyler,
John Luttig, 63 anni, e sua moglie Bobbie, avevano
appena parcheggiato la loro Mercedes gialla dell’89
dentro il garage di casa, quando due uomini si avvicinarono. Uno dei due,
quello che imbracciava il fucile, sparò tre colpi e uccise Luttig. Secondo la
testimonianza dei due fratelli che si supponeva fossero coinvolti
nell’omicidio, si indicò come responsabile il diciassettenne Beazley. I giurati credettero
subito a questa versione. Testimoni dichiararono sotto giuramento che Beazley era il proprietario del fucile utilizzato per
l'omicidio. L'impronta di una mano ed impronte di scarpe insanguinate che
corrispondevano ad un paio delle sue, furono trovati sul luogo del delitto.
Nonostante la dichiarazione di innocenza istruita dalla Procura della difesa, i
giurati impiegarono meno di un'ora per decidere della sua colpevolezza, e non
molto più tempo per emettere il verdetto di condanna a morte.
In America la pena capitale si sta sempre più estendendo come
metodo per la soluzione di questioni spinose. Dicono che sia un mezzo che
"funziona" come deterrente del crimine, uno strumento di giustizia
che si è evoluto ad un punto tale da consentire di far fare carriera e di farsi
strada nella società. Ambiziosi avvocati dello Stato suggeriscono la condanna
alla pena di morte ad ogni processo che conceda loro l'opportunità di farlo,
non per amor di giustizia ma per amor di carriera. E’ un errore che il nostro
sistema giudiziario dipenda da persone di questo tipo. E' barbarismo
tautologico oppure è un circolo vizioso? E' la domanda che noi ci facciamo! E,
mentre cerchiamo di darci una risposta, in America, uomini e donne come Napoleon Beazley, stanno nel
braccio della morte aspettando fiduciosi gli esiti degli appelli, sperando in
un esito giusto della giustizia e trovandosi infine ancora una volta senza
speranza. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare Napoleon
Beazley nel braccio della morte ad Huntsville, Texas. Abbiamo trovato che è un ragazzo
educato, intelligente ed amabile, pieno di spirito. Giudicate voi stessi.
- Quanti anni hai?
22.
- Sei nel braccio della morte da più di 5 anni, vero?
No. Sono qui da 5 anni, ma sono in prigione da più di 5 anni.
- Quanti anni avevi quando ti hanno mandato nel braccio della
morte?
Non adulto abbastanza per comprare alcool, sigarette, e persino
vernice spray. Ma adulto abbastanza per morire. Avevo 18 anni.
- Quanto sono grandi le celle?
Circa
- Cos'altro c'è?
Solo un vaso toilette ed un lavandino. Questi oggetti occupano gran
parte della cella, sapete, e non rimane molto spazio per muoversi ...
- Quanto tempo passi in cella?
Abbiamo due ore di uscita ogni giorno della settimana e così
fanno circa 22 ore al giorno.
- Cosa fate quando uscite dalla cella? Dove vi fanno stare?
L'area ricreativa dove andiamo durante l'uscita è una stanza
dove c'è una TV e dei tavoli così chi vuole può giocare a scacchi, pulci o
domino. Il cortile dove ci fanno andare durante l'uscita ha un canestro ed uno
spazio dove giocare con la palla.
- Quanto è grande l'area?
La sala ha la dimensione media di un soggiorno,...umm, direi qualcosa come
- Com'è il cibo?
Io mangio di tutto. Qualcuno deve aver fatto un po’ di
confusione quando sono nato e mi ha dato lo stomaco di una capra. No, a parte
gli scherzi, il cibo non è cattivo e non è diverso da quello di una
caffetteria. Lo mangiano anche le guardie e quindi non può essere poi così
cattivo. Suppongo che la ragione principale per la quale in cibo non piaccia ai
miei compagni è perché lo devono mangiare qui dentro... E poi non sono tutti
come me, siamo tutti diversi, alcuni non mangiano di tutto. Ma tu pensi che le
persone che stanno qui abbiano problemi per il cibo che viene loro servito
tutti i giorni? (silenzio) Non ho intenzione di lamentarmi per com’è il cibo.
- Com'è un giorno medio qui nel braccio della morte?
In realtà non è diverso da un giorno medio fuori di qui. E' solo
un diverso stile di vita, come è diverso svegliarsi qua dentro, e come diverse
sono le priorità. Be, è una prigione. Gli uomini qui
si pugnalano tra loro, si violentano e si picchiano, oltre che a morire
"giustiziati". Pensa che l'ultima volta che qualcuno qui è stato
pugnalato, fu sei mesi fa (guarda l'orologio) secondo il mio orologio. Più di
30 persone, fuori di qui, sono state pugnalate nell'ultimo minuto. L'ultima
volta che qualcuno è stato violentato qui dentro, fu due anni fa (riguarda
l'orologio) e, secondo il mio orologio, fuori c’è un violentato ogni 5 secondi.
L'ultimo prigioniero ucciso o "giustiziato" qui fu un mese fa. (guarda
di nuovo il polso) Secondo il mio orologio, fuori c'è un omicidio ogni 7
secondi. A questi livelli qua dentro la vita non è molto diversa. Abbiamo a che
fare con le stesse cose. Stesse emozioni. Siamo semplicemente incarcerati.
- Cosa fate in giorno medio?
Dal di fuori immagino che le cose sembrino quasi una routine
anche se non è che io abbia molto da fare o qualche specifico programma. Non si
può fare molto in una cella 6 x 9 per 22 ore al giorno. Leggo molto, scrivo,
studio, disegno, penso e lavoro per i miei appelli. Tutto quello che faccio
dentro queste celle è volto all'ottenimento della libertà. Io chiamo questo
tempo training. E' come quando praticavo sport (baseball): ci allenavamo
quattro giorni prima della gara. Il giorno della gara giocavamo e tutti
venivano ad applaudirci. Vincevamo e tutti vedevano come avevamo giocato bene
quella notte, ma quello che non potevano vedere erano quei quattro giorni che
avevamo impiegato a prepararci per quella gara. E questo succedeva quando era
tempo di gare... ci preparavamo allenandoci. E' così anche qui, adesso. Quando
sono dentro la mia cella, mi alleno per qualsiasi cosa possa accadere, per il
giorno della partita.
- Cosa fai per "allenarti" così come dici?
E' difficile da dire esattamente. Io credo nel flusso cosmico
dell'energia. Se leggo un libro di legge per verificare alcune carte legali che
il mio avvocato ha stilato, questo mi aiuta ed aiuta la mia causa. Ma mentre
faccio questo, se qualcuno arriva e mi dice: hei, Napoleon, ho bisogno di parlarti... bé,
allora metto da parte il libro e mi metto ad ascoltare. Credo che la vita abbia
un serio effetto boomerang. Non puoi seminare violenza ed aspettarti di
raccogliere pace. O seminare vendetta ed aspettarti di raccogliere perdono. Ciò
sarebbe impossibile ed io sarei uno stupido se pensassi altrimenti. Non posso
voltare le spalle a chi ha bisogno di me ed aspettarmi di ottenere aiuto quando
io ne ho bisogno.
- Sembri fisicamente molto in forma. Ci sono dei pesi con i
quali ti alleni nella sala ricreativa?
No, non ci sono attrezzi di questo genere nel braccio della
morte perché potrebbero essere usai come arma. Mi tengo in forma facendo
flessioni ed esercizi vari.
- Avete computer, televisori...?
No, niente del genere. Niente computer, ma, se te ne puoi
permettere uno, puoi comprarti una macchina per scrivere. Nessun registratore,
ma se te ne puoi permettere uno, puoi comprarti una radio AM/FM. La televisione
si trova su un ripiano a cinque piedi dalla cella. La notte prima votiamo quale
programma vedere e le guardie selezionano il canale più votato. Io non guardo
molto
- Wrestling?
Oh, si vado matto per il wrestling e
sono un tifoso sfegatato di Steve Austin.
- Stai parlando sul serio?
Se Stone Cold
Stunner potesse essere qui affianco ad una delle
guardie... mi fareste ancora questa domanda? (ride)
- Si penso che sia piuttosto chiara come risposta. Ma dimmi, che
cosa pensavi e quali erano i tuoi sentimenti il tuo primo giorno qui?
Come ho già detto, è difficile spiegarlo. Non ero sicuro che
sarei finito in carcere. Non ero comunque preoccupato: pensavo di poter essere
capace di affrontare qualsiasi cosa mi fosse capitata. Ero comunque cosciente
di essere in prigione, di essere stato condannato a morte. Ero triste,
arrabbiato ed impaurito. Ma sapevo che quegli stati d'animo, quei sentimenti
non mi avrebbero fatto uscire dal braccio della morte e così la mia prima notte
qui mi dissi 'Hei, sei nel braccio della morte
adesso. Forse avresti potuto evitarlo o forse no, chi può dirlo? Ma tutto ciò
non ha importanza adesso, sei dove sei e come ci sei finito non ha importanza
se non il fatto che devi imparare da questo. Ciò che importa adesso è che devi
fare qualcosa per uscirne. Cambiare questo futuro che lo Stato ti ha
appioppato. Questo fu quello che pensai.
- Hai dei problemi con le guardie? Hai mai subito maltrattamenti
da parte loro?
Hei, le guardie sono guardie. Nel mondo non ci
sono pochi stronzi, e se potessero volare questo
posto sarebbe un aeroporto. Il fatto è che non mi metto nelle condizioni di
avere discussioni con loro o di contraddirli. C'è un vecchio detto che racconta
di un gatto che sedò una disputa tra due topi. Quello che significa per me è
che se due topi stanno litigando quando il gatto arriva la disputa finisce
subito, improvvisamente. Per qualsiasi cosa stessero litigando, diventa di
nessuna importanza appena arriva il gatto. Per me, questa è la vita qui. Se
passassi il mio tempo a litigare con i topi il gatto arriverebbe e mi
bastonerebbe perché mi sto concentrando su qualcos'altro. Concentrarsi e tenere
d'occhio quello che è veramente importante mi evita di discutere con le
guardie.
- E gli altri detenuti?
E' lo stesso. Naturalmente, quando arrivai qui cercarono di
approfittare di me. Essere un nuovo arrivato, giovane ed inesperto sul
funzionamento delle cose qui mi rese un bersaglio facile, ma provai loro molto
presto che potevo affrontare qualsiasi cosa. Durante i primi giorni qui gli
altri detenuti furono tutti molto amichevoli e mi aiutarono. Molti di loro si
avvicinarono e mi aiutarono in vario modo regalandomi molte cose delle quali
avevo bisogno (francobolli, dentifricio, ecc.). Successe una bella cosa durante
la prima uscita nella sala ricreativa, un tizio di nome Bruce
Callins mi prese in disparte e mi chiese
"Conosci la legge?" Io gli risposi "No" "Bene ti
consiglio di imparare. Hai un avvocato o qualcun altro di cui ti puoi fidare?
Se non ce l'hai ti consiglio di trovartene uno. Hai una famiglia o qualcuno che
ti voglia bene? Se non ce l'hai ti consiglio di trovartelo. Io sono qui da 16
anni e l'unica cosa che mi ha tenuto in vita è stato conoscere la legge, avere
un avvocato di cui potermi fidare ed una famiglia da amare". Capii più
tardi che quello era un profondo consiglio.
- Siete amici adesso?
No, Bruce è stato giustiziato nel
1997.
- Mi dispiace.
E' stato uno degli 85 che ho visto morire da quando sono qui.
Odio dirlo ma dopo un po' ti ci abitui. Alla fine diventi insensibile o
razionalizzi questa vita. E’ difficile dare un senso a ciò che non ne ha.
- Come fai ad andare avanti con questa vita nel braccio della
morte?
Dipende tutto dal tuo punto di vista, da come ti poni nei
confronti delle cose. Una volta lessi una storia su un giovane ragazzo. Si fece
una distorsione e si ferì il collo mentre saliva sull'autobus per andare a
scuola. Più tardi mentre giocava sul prato della scuola, si scontrò in corsa
con un altro ragazzo e perse due denti. A mezzogiorno cadde e si fratturò un
polso. All'ospedale suo padre notò che il ragazzo stringeva in mano una
banconota da un dollaro e gli chiese: "Cos'è che tieni in mano?"
"L'ho trovato quando sono caduto. Questo è il mio giorno fortunato"
Il buono o il cattivo di ogni situazione dipende dal nostro punto di vista.
Quando piove apprezziamo il sole che splende e vice versa. Entrambi dono vitali
per noi perché non potremmo vivere senza sole né senza pioggia. Non voglio
stare qui e non voglio morire qui, non è come stare sul campo da gioco, ma ho
un sacco di ragioni per sorridere nonostante le circostanze. Sono sano,
apprezzato, ho una enorme quantità di amici e una famiglia da amare. Anche se
tutto questo mi fosse tolto sorriderei lo stesso perché sono vivo. In qualunque
posto uno viva, una baracca, un palazzo, un fosso, o in una cella nel braccio
della morte, la vita è ciò che tu ci fai.
- Okay, ma descrivimi come è vivere nel braccio della morte.
Hei dovete capirlo, sarebbe come se 100 donne con
i propri figli venissero qui a descriverti come si fa ad avere un bambino.
Potrebbero raccontarlo o descriverlo in un milione di modi ma nessuno lo
capirebbe comunque. Sfortunatamente, stare nel braccio della morte è la stessa
cosa. Ci devi vivere per capire cosa vuol dire. A meno che tu non vada in un
campo di concentramento o in un campo di schiavi o qualcosa del genere.
Immaginatelo come essere chiusi nella stanza da bagno ogni giorno tutto il
giorno, ad eccezione delle due ore durante le quali ti fanno uscire e ti fanno
andare in soggiorno o nel cortile. Dopo che le due ore sono finite torni di
nuovo in bagno. Si passano 22 ore al giorno chiusi nel bagno, niente stereo,
niente computer. Puoi ricevere della posta se qualcuno ti scrive. Puoi avere
delle visite se c'è qualcuno che viene a trovarti. Oltre a questo puoi avere
dei libri e una radio e
- Hai paura?
Non c'è nessun pericolo qui a parte quello che la tua paura ti
fa temere. In altre circostanze puoi temere la morte, ma in questa circostanza
penso che tutto quello che mi deve fare paura sia la mia disattenzione. So che
morirò un giorno, sia che succeda qui o no. La morte
è inevitabile ed è solo una questione di quando e come. La morte non è il mio
avversario qui. Ma la prigione e la carcerazione lo sono, essere chiuso in
queste celle, disumanizzato e degradato. Questo è il
mio tormento. Come i suicidi rivoluzionari, la mia è una missione di
liberazione suicida. E questo non vuol dire che abbia il desiderio della morte.
Vuol dire che ho un forte desiderio di vivere la mia vita liberamente, e che
per me la vita senza questo è impossibile.
- Pensi alla possibilità di avere un nuovo processo?
In Texas uccidono parecchia gente e nessuno è sicuro, ma sento
che il mio è un caso che lascia poche vie d’uscita. Ho la sensazione che gli
sforzi fatti sino adesso abbiano allentato i nervi dello Stato che mi vuole
uccidere. Sapete che il potere politico chiede il mio sangue. I miei appelli
sono stati esauriti molto prima degli altri detenuti. Questa è la vita, ma,
come io mi dico "li stai rallentando". Per poter vincere e per
mettermi nella posizione di essere di nuovo libero, devo fare quello che sto
facendo adesso ed ancora di più. Sono pronto a farlo da solo, ma semplicemente
non posso farlo da solo. Devo cercare persone fuori da qui che mi possano
aiutare.
- Pensi che aboliranno la pena di morte?
Si e no. Si, nel senso che non verrà
più utilizzata come potere giudiziario, ma ci vorranno generazioni prima che
sia spiritualmente abolita. Io credo che nessuno, in realtà, senta inclinazione
o giustificazione nel punire qualcuno. Adesso tu potrai pensare che dico questo
perché mi trovo qui dentro, ma sbagli. Va bene io sono prevenuto, ma la pena di
morte è una farsa. Dicono che serva come deterrente, ma ciò non è assolutamente
vero. Da quando io sono qui 117 uomini sono arrivati. Essa non fa altro che
ripiantare il seme della violenza, come in una spirale perversa.
- Allora tu credi che la aboliranno, ma solo dopo che molti
detenuti verranno decimati?
Non necessariamente in quel senso. Quello che intendo è che la
pena di morte è una faccenda molto spinosa e complessa. Ciò lo dico per quelli
che non capiscono che in realtà è il limbo che supporta tutti i problemi della
società. Abolisci la pena di morte e poi? Avresti ancora persone fuori di qui
che commettono la pena capitale. Uccidi tutti i detenuti qui nel braccio della
morte e poi? Avremmo sempre qualcuno fuori di qui che continua a commettere la
pena capitale. Persino un viaggio lungo cento miglia comincia con un passo ed
abolire la pena di morte è un passo. Sarebbe comunque da somari credere che
l'abolizione della pena di morte risolva i problemi. Bisogna andare alla
radice, e la radice del problema è nel cuore della società .
- E, secondo te, quale è il problema nella società?
Lo stesso di sempre, la mancanza di comprensione. E' come la
matematica. 2+2 è un problema sino a che non scopri la soluzione...cinque
(ride). No, quattro. Seriamente. Come la popolazione dell'antica Cina, ad
esempio.
- No
I nemici corruppero le guardie e cominciarono a prendere a calci
nel sedere
- Ragazzo, è uno spreco tenerti qui dentro.
No, avanti, stai diventando tu imperscrutabile adesso. Avrei
preferito che la mia vita avesse preso un'altra direzione, ma ho comunque imparato
molto qui dentro. Ho incontrato persone che sono felice di avere incontrato, ho
visto cose che non avrei potuto vedere in nessun altro luogo. Adesso chi può
dire cosa sarei se non fosse successo quello che è successo? Noi tutti facciamo
quello che facciamo perché siamo dove siamo. L'esperienza non è qualcosa che è
legata al caso, ma quello che facciamo con quello che ci accade. Secondo questo
principio, questa esperienza mi ha reso l'uomo che oggi sono orgoglioso di
essere. Sarebbe stata una perdita di tempo venire qui e non cambiare, non
crescere.
- Che ne pensi di Bill Clinton?
No comment. La mia famiglia ha votato
per lui due volte Democratici. Off the record... non pubblicatelo questo,
ragazzi, ma non vi dice questo con quale testa pensa il nostro Presidente?
Si?(ride). Immagina che questo buco di Paese è guidato da un democratico... non
è pazzesco? (ride). Comunque, questa è la vita. Continua a immaginare.
Questo sito è di
proprietà di Giuseppina Pieragostini
Ultimo aggiornamento aprile 2005
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