La pagina di difesa_diritti_umani


NAPOLEON BEAZLEY NON C'E' PIU' LO HANNO UCCISO IL 28 MAGGIO 2002

Ma quanto vive un uomo? Vive mille anni o uno solo? Per quanto tempo muore un uomo? Che vuol dire per sempre? (Pablo Neruda)

ESECUZIONE ILLEGALE

 

 

IN MEMORIA DI NAPOLEON BEAZELY

Napoleon Beazley non aveva precedenti penali quando nel 1994, a 17 anni, partecipò ad una rapina nel corso della quale fu ucciso il padre di un noto giudice. Al processo la giuria che lo condannò a morte era composta da bianchi. Per ottenere quella sentenza la pubblica accusa comprò con uno sconto di pena la testimonianza dei due complici che affermarono che Beazley era una persona fredda e senza scrupoli. La giuria si convinse così che egli sarebbe diventato un pericolo per la società se fosse stato lasciato in vita. Il comportamento di Napoleon Brazley in carcere è stato, a dispetto delle accuse, tanto ammirevole da essere uno dei pochi premiati con un lavoro nel nuovo braccio della morte chiamato Terrell Unit.

 

DICHIARAZIONE FINALE DI NAPOLEON BEAZLEY

 

L'atto che ho commesso per essere messo qui dentro è stato mostruoso,

senza senso.

La persona che ha commesso quell’atto non è più qui -- ci sono io invece.

 

Non lotterò, non griderò, non bestemmierò né farò minacce.

Capiate che non sono soltanto sofferente, sono rattristato da quello

che sta accadendo qui stasera.

Non sono solo rattristato, sono deluso che un sistema che si suppone

debba proteggere e sostenere ciò che è giusto possa essere

così simile a me come quando ho fatto lo stesso vergognoso errore.

 

Se qualcuno provasse a disfare tutto qui per questa uccisione,

griderei un sonoro, " No."  Direi di donar loro il regalo che

non mi  darebbero...  quello di dare a tutti una seconda possibilità.

 

Mi dispiace di essere qui. Mi dispiace che siate tutti qui.

Mi dispiace che John Luttig è morto.  Mi dispiace che è stato

qualcosa in me che ha indotto tutto questo a cominciare.

 

Stasera diciamo al mondo che non ci sono seconde possibilità negli occhi

della giustizia...  Stasera, diciamo ai nostri bambini che in alcuni

casi, in alcuni momenti, uccidere è giusto.

 

Questo conflitto ci danneggia tutti, non ci sono PARTI.  La gente che

sostiene questo procedimento pensa che questa sia giustizia. La gente

che pensa che io dovrei vivere pensa che quella sia giustizia. E’ difficile

così come sembra, questo è un disaccordo di ideali, con entrambi

le parti che ritengono che la loro sia la cosa giusta.  Ma chi è che sbaglia

se alla fine siamo tutti vittime?

 

Nel mio cuore, devo credere che ci sia un compromesso pacifico per i

nostri ideali.  Non mi preoccupo che non ce ne siano per me,

ma che ce ne siano per coloro che verranno. Ci sono tanti uomini come

me nel braccio della morte -- uomini buoni -- che provano le stesse

disorientate emozioni, ma che non si sono riappacificati come ho fatto io.

 

Date a quegli uomini la possibilità di fare quello che è giusto.

Date loro la possibilità di riparare ai loro errori.

Molti di loro vogliono rimettere in ordine la confusione che li abita,

ma non sanno da dove iniziare.

Il problema non sta nel fatto che non ci siano persone disponibili per aiutarli,

ma nel sistema che dice loro che tanto questo non ha comunque importanza.

 

Nessuno vince stasera.  Nessuno arriva ad una conclusione.  Nessuno va via vittorioso.

 

 

ANIMALI IN GABBIA

Traduzione da uno scritto di Napoleon Beazley. Siete mai stati allo zoo? Gli studiosi affermano che ciascun animale ha bisogno di una certa area o territorio per vivere in salute. Gli stessi studiosi affermano anche che se l'animale non può usufruire della quantità di spazio di cui necessita, ben presto impazzisce.

Lo zoo è un fenomeno artificiale creato dall'uomo perché è una situazione innaturale nella quale gli animali sono forzati a vivere in spazi chiusi ed aberranti per essere esibiti. Gli animali selvaggi hanno bisogno di aree vaste chilometri per vivere sanamente e questo non può essere certo possibile dentro una gabbia.

Chiusi dietro serrature e chiavi impazziscono. Combattono tra di loro, diventano distruttivi ed a volte si suicidano, impazzire per loro è inevitabile.

A causa di una specifica domanda di mercato, questi animali sono drammaticamente trasferiti dal loro mondo selvaggio in una gabbia circondata da turisti, visitatori e persone indifferenti al loro dramma.

Quando avevo 13 anni andai con la mia classe a fare una visita allo zoo ed essendo da sempre amante degli animali ero veramente entusiasta di sapere che avrei potuto vedere gli animali selvaggi che ammiravo. A differenza di quanto mostrato nei documentari del National Geographic, durante la mia prima visita allo zoo, mi accorsi che la vita selvaggia sembrava priva di vita. C'erano leoni che non ruggivano e tigri insolitamente quiete, scimmie che giacevano nella loro stessa urina ed elefanti depressi ed inerti che si adagiavano sui loro propri escrementi. Ovunque mi girassi sembrava che ci fosse un turista, un mio compagno di classe od un altro qualsiasi sciocco visitatore che per gioco ridicolizzava quegli animali in gabbia. Dopo quel giorno non sono mai più tornato allo zoo, almeno non come visitatore. Dentro di me nel cuore del mio profondo essere mi doleva vedere quegli animali sofferenti ed umiliati e invece di combattermi e soffire per questo decisi di vedere la cosa da un altro punto di vista: li ignorai. Solo adesso capisco, come quegli animali fecero quel giorno, che l'altro punto di vista non è una scelta se sei tu ad essere dentro una gabbia.

Io vivo in un un’area speciale di Huntsville (Texas) in un posto in quarantena dalla luce del giorno, dove gli uomini vivono per morire. E' un posto dove non esiste giustizia ma solo tradimento. Questo è anche un posto dove, a volte, la morte è il minore dei mali. Alcuni di voi conoscono questo posto come Ellis One Unit. Alcuni lo conoscono come Braccio della Morte. Comunque sia chiamato dai turisti per alcuni di noi è l'inferno, per altri è la loro casa e per altri ancora è l'ultimo posto che vedranno prima di morire.

Ho vissuto in questo zoo, questa prigione, per mezza decade tra le atrocità di esseri intrappolati e terrorizzati. Fortunatamente non potete sentire quello che io sento né tantomeno vedere quello che io vedo. Se avessi il potere di descrivervelo, dubito che capireste.

Le parole che potrei usare per descrivervi le situazioni non renderebbero mai l'idea né vi farebbero capire lo stato d'animo di cosa vuole dire vivere come sub umani dentro delle gabbie.

Aspettare sino a che l'ultimo documento è stato stilato, sino all'ultimo inutile appello, sino a che l'ultimo saluto è stato dato e tutto ciò che ti viene concesso in cambio è una quantità di pietà che passa per la cruna di un'ago.

Gli uomini qui muoiono molto prima di accorgersene. Il tempo e il logorio possono distruggere un animale in gabbia come un veleno iniettato in vena. Dopo anni passati attraversando le paludi delle corti d'appello, vivendo con promesse che mai diventeranno realtà, un uomo non ne può più. Si diventa stanchi, non solo fisicamente ma anche moralmente. Si arriva ad un punto dove si anela la fine poiché questo è l'ultimo desiderio che rimane. Senza rabbia, né dolore, senza amore né odio. Semplicemente si desidera che tutto questo finisca. La morte è qualcosa che si arriva a desiderare.

Credo che una visita al Braccio della Morte sia non molto diversa da una visita allo zoo dove si trovano animali in gabbia. La demenzialità/pazzia dietro le sbarre è la stessa. Le tigri vanno su e giù nella loro gabbia, gli uomini misurano a passi la loro cella e quando si fermano guardano la parete fissamente. Ognuno sente di essere stato denudato di tutto ciò che gli era caro. Deteriorandosi lentamente diventa alienato e vive nella disperazione del momento, sperando che le cose andranno meglio. Spesso arrivano dei visitatori che ci vogliono guardare, vogliono vedere la cosiddetta feccia dell'umanità, com’è che vivono gli assassini degenerati.

Un giorno una visitatrice stava a circa mezzo metro dalla mia cella e chiese al secondino "Sono io che non lo vedo o il materasso proprio non c'è? Sembra che ci sia solo una lastra d'acciaio sopra il letto". Il secondino confermò debitamente l'osservazione: non c'era un materasso a vista, ma prima che potesse dare una spiegazione io intervenni. "Per favore non parlare con lui come se io non fossi qui, se hai una domanda da fare su di me chiedi a me. Il materasso è sotto il letto e non lo uso per dormirci. Io dormo sul pavimento di cemento, sull'asse d'acciaio o su qualsiasi altra cosa scomoda. Non voglio stare comodo in un posto come questo, mi impigrirebbe e mi farebbe dimenticare la realtà di questo posto e del perché sono qui". La visitatrice sbiancò in viso mentre mi guardava ed il secondino mi rimproverò perché secondo lui non avrei avuto il diritto di parlare. La donna non era in collera per come l'avevo apostrofata ma sembrava avesse un’espressione scioccata in viso e questa è una reazione che sia io che voi possiamo capire bene, giusto? Voglio dire, non è cosa di tutti i giorni andare allo zoo e sentire gli animali che ti parlano.

Il Braccio della Morte è esistito prima che io nascessi e probabilmente esisterà anche dopo che io non ci sarò più a dispetto di queste mura che soffocano le grida e contengono le lacrime e che a stento ne comprendono la differenza. Ciò non risiede in uno Stato, in un Paese, ma piuttosto nei cuori degli uomini e delle donne che soffrono di una malattia chiamata ignoranza.

L'unico rimedio, cura e vaccino che abbiamo per questo è la capacità del capire che proviene dalla tolleranza sociale, dalla compassione e dall’accettazione. La follia media dell'individuo medio porta inavvertitamente dolore al mondo intero. Non possiamo ignorare che esista l'ignoranza ed aspettarci che la nostra vita esca indenne dalla nostra negligenza. Il giorno che andai allo zoo e indifferente assistetti al tormento di quegli animali, disonorai me stesso. Quando la mia memoria va a quei momenti e vedo i loro occhi, capisco. Sino a che gli esseri umani e gli animali sopporteranno sofferenza ed umiliazione e non un gesto di aiuto né una voce di dissenso sarà data significherà tradire loro e me stesso. Il nostro silenzio, da sempre, aiuta il tormentatore, non il tormentato. Proprio come la neutralità incoraggia l'oppressore e mai l'oppresso.

Le nostre vite non appartengono solo a noi stessi ma anche a coloro che ci amano e che hanno disperatamente bisogno di noi. Questo è il motivo per il quale vi incoraggio a credere e supportare quello che in cuor vostro credete sia giusto. Non siate come quel ragazzo di 13 anni che io ero e voltate le spalle ad animali o persone che soffrono a causa dell'ignoranza di una Nazione. Agendo in questo modo voltate le spalle al futuro della natura umana. Tra mille anni da adesso non avrà importanza come era il vostro conto in banca, che tipo di automobile guidavate o che tipo di casa abitavate, ma avrà più importanza il fatto che il mondo sia un mondo migliore perché voi ci avete vissuto. E così dopo aver letto questo, la prossima volta che andate allo zoo e guardate gli animali negli occhi...ricordate queste parole, chiudete gli occhi e ascoltate. Fidatevi, sarete sorpresi di scoprire quanto spesso gli animali in gabbia parlano davvero.

TERRELL UNIT Napoleon Beazley 999141 12002 FM 350 South Livingston,Texas 77351 - USA

INTERVISTA CON NAPOLEON

"Napoleon Beazley, secondo il potere a me attribuito, ti condanno alla pena di morte per mezzo di iniezione letale." --- Giudice Cynthia Stevens Kent, 114° Corte Distrettuale, Contea Smith Texas. Il 19 aprile 1994, il leader della civica chiesa locale, Contea Tyler, John Luttig, 63 anni, e sua moglie Bobbie, avevano appena parcheggiato la loro Mercedes gialla dell’89 dentro il garage di casa, quando due uomini si avvicinarono. Uno dei due, quello che imbracciava il fucile, sparò tre colpi e uccise Luttig. Secondo la testimonianza dei due fratelli che si supponeva fossero coinvolti nell’omicidio, si indicò come responsabile il diciassettenne Beazley. I giurati credettero subito a questa versione. Testimoni dichiararono sotto giuramento che Beazley era il proprietario del fucile utilizzato per l'omicidio. L'impronta di una mano ed impronte di scarpe insanguinate che corrispondevano ad un paio delle sue, furono trovati sul luogo del delitto. Nonostante la dichiarazione di innocenza istruita dalla Procura della difesa, i giurati impiegarono meno di un'ora per decidere della sua colpevolezza, e non molto più tempo per emettere il verdetto di condanna a morte.

In America la pena capitale si sta sempre più estendendo come metodo per la soluzione di questioni spinose. Dicono che sia un mezzo che "funziona" come deterrente del crimine, uno strumento di giustizia che si è evoluto ad un punto tale da consentire di far fare carriera e di farsi strada nella società. Ambiziosi avvocati dello Stato suggeriscono la condanna alla pena di morte ad ogni processo che conceda loro l'opportunità di farlo, non per amor di giustizia ma per amor di carriera. E’ un errore che il nostro sistema giudiziario dipenda da persone di questo tipo. E' barbarismo tautologico oppure è un circolo vizioso? E' la domanda che noi ci facciamo! E, mentre cerchiamo di darci una risposta, in America, uomini e donne come Napoleon Beazley, stanno nel braccio della morte aspettando fiduciosi gli esiti degli appelli, sperando in un esito giusto della giustizia e trovandosi infine ancora una volta senza speranza. Abbiamo avuto la possibilità di incontrare Napoleon Beazley nel braccio della morte ad Huntsville, Texas. Abbiamo trovato che è un ragazzo educato, intelligente ed amabile, pieno di spirito. Giudicate voi stessi.

- Quanti anni hai?

22.

- Sei nel braccio della morte da più di 5 anni, vero?

No. Sono qui da 5 anni, ma sono in prigione da più di 5 anni.

- Quanti anni avevi quando ti hanno mandato nel braccio della morte?

Non adulto abbastanza per comprare alcool, sigarette, e persino vernice spray. Ma adulto abbastanza per morire. Avevo 18 anni.

- Quanto sono grandi le celle?

Circa 6 piedi x 9. La dimensione standard di una stanza da bagno, considerato che invece della vasca da bagno c'è un'asse d'acciaio.

- Cos'altro c'è?

Solo un vaso toilette ed un lavandino. Questi oggetti occupano gran parte della cella, sapete, e non rimane molto spazio per muoversi ... 6 piedi per 9 (allarga le braccia per descrivere lo spazio), non è molto grande.

- Quanto tempo passi in cella?

Abbiamo due ore di uscita ogni giorno della settimana e così fanno circa 22 ore al giorno.

- Cosa fate quando uscite dalla cella? Dove vi fanno stare?

L'area ricreativa dove andiamo durante l'uscita è una stanza dove c'è una TV e dei tavoli così chi vuole può giocare a scacchi, pulci o domino. Il cortile dove ci fanno andare durante l'uscita ha un canestro ed uno spazio dove giocare con la palla.

- Quanto è grande l'area?

La sala ha la dimensione media di un soggiorno,...umm, direi qualcosa come 20 piedi per 30. L'area del cortile qualcosa come 40 piedi per 80. E’ coperta da una volta di rete metallica: sembra proprio una gigantesca gabbia per uccelli.

- Com'è il cibo?

Io mangio di tutto. Qualcuno deve aver fatto un po’ di confusione quando sono nato e mi ha dato lo stomaco di una capra. No, a parte gli scherzi, il cibo non è cattivo e non è diverso da quello di una caffetteria. Lo mangiano anche le guardie e quindi non può essere poi così cattivo. Suppongo che la ragione principale per la quale in cibo non piaccia ai miei compagni è perché lo devono mangiare qui dentro... E poi non sono tutti come me, siamo tutti diversi, alcuni non mangiano di tutto. Ma tu pensi che le persone che stanno qui abbiano problemi per il cibo che viene loro servito tutti i giorni? (silenzio) Non ho intenzione di lamentarmi per com’è il cibo.

- Com'è un giorno medio qui nel braccio della morte?

In realtà non è diverso da un giorno medio fuori di qui. E' solo un diverso stile di vita, come è diverso svegliarsi qua dentro, e come diverse sono le priorità. Be, è una prigione. Gli uomini qui si pugnalano tra loro, si violentano e si picchiano, oltre che a morire "giustiziati". Pensa che l'ultima volta che qualcuno qui è stato pugnalato, fu sei mesi fa (guarda l'orologio) secondo il mio orologio. Più di 30 persone, fuori di qui, sono state pugnalate nell'ultimo minuto. L'ultima volta che qualcuno è stato violentato qui dentro, fu due anni fa (riguarda l'orologio) e, secondo il mio orologio, fuori c’è un violentato ogni 5 secondi. L'ultimo prigioniero ucciso o "giustiziato" qui fu un mese fa. (guarda di nuovo il polso) Secondo il mio orologio, fuori c'è un omicidio ogni 7 secondi. A questi livelli qua dentro la vita non è molto diversa. Abbiamo a che fare con le stesse cose. Stesse emozioni. Siamo semplicemente incarcerati.

- Cosa fate in giorno medio?

Dal di fuori immagino che le cose sembrino quasi una routine anche se non è che io abbia molto da fare o qualche specifico programma. Non si può fare molto in una cella 6 x 9 per 22 ore al giorno. Leggo molto, scrivo, studio, disegno, penso e lavoro per i miei appelli. Tutto quello che faccio dentro queste celle è volto all'ottenimento della libertà. Io chiamo questo tempo training. E' come quando praticavo sport (baseball): ci allenavamo quattro giorni prima della gara. Il giorno della gara giocavamo e tutti venivano ad applaudirci. Vincevamo e tutti vedevano come avevamo giocato bene quella notte, ma quello che non potevano vedere erano quei quattro giorni che avevamo impiegato a prepararci per quella gara. E questo succedeva quando era tempo di gare... ci preparavamo allenandoci. E' così anche qui, adesso. Quando sono dentro la mia cella, mi alleno per qualsiasi cosa possa accadere, per il giorno della partita.

- Cosa fai per "allenarti" così come dici?

E' difficile da dire esattamente. Io credo nel flusso cosmico dell'energia. Se leggo un libro di legge per verificare alcune carte legali che il mio avvocato ha stilato, questo mi aiuta ed aiuta la mia causa. Ma mentre faccio questo, se qualcuno arriva e mi dice: hei, Napoleon, ho bisogno di parlarti... , allora metto da parte il libro e mi metto ad ascoltare. Credo che la vita abbia un serio effetto boomerang. Non puoi seminare violenza ed aspettarti di raccogliere pace. O seminare vendetta ed aspettarti di raccogliere perdono. Ciò sarebbe impossibile ed io sarei uno stupido se pensassi altrimenti. Non posso voltare le spalle a chi ha bisogno di me ed aspettarmi di ottenere aiuto quando io ne ho bisogno.

- Sembri fisicamente molto in forma. Ci sono dei pesi con i quali ti alleni nella sala ricreativa?

No, non ci sono attrezzi di questo genere nel braccio della morte perché potrebbero essere usai come arma. Mi tengo in forma facendo flessioni ed esercizi vari.

- Avete computer, televisori...?

No, niente del genere. Niente computer, ma, se te ne puoi permettere uno, puoi comprarti una macchina per scrivere. Nessun registratore, ma se te ne puoi permettere uno, puoi comprarti una radio AM/FM. La televisione si trova su un ripiano a cinque piedi dalla cella. La notte prima votiamo quale programma vedere e le guardie selezionano il canale più votato. Io non guardo molto la TV in ogni caso. La sola cosa che mi piace guardare è il W.W.F. Wrestling.

- Wrestling?

Oh, si vado matto per il wrestling e sono un tifoso sfegatato di Steve Austin.

- Stai parlando sul serio?

Se Stone Cold Stunner potesse essere qui affianco ad una delle guardie... mi fareste ancora questa domanda? (ride)

- Si penso che sia piuttosto chiara come risposta. Ma dimmi, che cosa pensavi e quali erano i tuoi sentimenti il tuo primo giorno qui?

Come ho già detto, è difficile spiegarlo. Non ero sicuro che sarei finito in carcere. Non ero comunque preoccupato: pensavo di poter essere capace di affrontare qualsiasi cosa mi fosse capitata. Ero comunque cosciente di essere in prigione, di essere stato condannato a morte. Ero triste, arrabbiato ed impaurito. Ma sapevo che quegli stati d'animo, quei sentimenti non mi avrebbero fatto uscire dal braccio della morte e così la mia prima notte qui mi dissi 'Hei, sei nel braccio della morte adesso. Forse avresti potuto evitarlo o forse no, chi può dirlo? Ma tutto ciò non ha importanza adesso, sei dove sei e come ci sei finito non ha importanza se non il fatto che devi imparare da questo. Ciò che importa adesso è che devi fare qualcosa per uscirne. Cambiare questo futuro che lo Stato ti ha appioppato. Questo fu quello che pensai.

- Hai dei problemi con le guardie? Hai mai subito maltrattamenti da parte loro?

Hei, le guardie sono guardie. Nel mondo non ci sono pochi stronzi, e se potessero volare questo posto sarebbe un aeroporto. Il fatto è che non mi metto nelle condizioni di avere discussioni con loro o di contraddirli. C'è un vecchio detto che racconta di un gatto che sedò una disputa tra due topi. Quello che significa per me è che se due topi stanno litigando quando il gatto arriva la disputa finisce subito, improvvisamente. Per qualsiasi cosa stessero litigando, diventa di nessuna importanza appena arriva il gatto. Per me, questa è la vita qui. Se passassi il mio tempo a litigare con i topi il gatto arriverebbe e mi bastonerebbe perché mi sto concentrando su qualcos'altro. Concentrarsi e tenere d'occhio quello che è veramente importante mi evita di discutere con le guardie.

- E gli altri detenuti?

E' lo stesso. Naturalmente, quando arrivai qui cercarono di approfittare di me. Essere un nuovo arrivato, giovane ed inesperto sul funzionamento delle cose qui mi rese un bersaglio facile, ma provai loro molto presto che potevo affrontare qualsiasi cosa. Durante i primi giorni qui gli altri detenuti furono tutti molto amichevoli e mi aiutarono. Molti di loro si avvicinarono e mi aiutarono in vario modo regalandomi molte cose delle quali avevo bisogno (francobolli, dentifricio, ecc.). Successe una bella cosa durante la prima uscita nella sala ricreativa, un tizio di nome Bruce Callins mi prese in disparte e mi chiese "Conosci la legge?" Io gli risposi "No" "Bene ti consiglio di imparare. Hai un avvocato o qualcun altro di cui ti puoi fidare? Se non ce l'hai ti consiglio di trovartene uno. Hai una famiglia o qualcuno che ti voglia bene? Se non ce l'hai ti consiglio di trovartelo. Io sono qui da 16 anni e l'unica cosa che mi ha tenuto in vita è stato conoscere la legge, avere un avvocato di cui potermi fidare ed una famiglia da amare". Capii più tardi che quello era un profondo consiglio.

- Siete amici adesso?

No, Bruce è stato giustiziato nel 1997.

- Mi dispiace.

E' stato uno degli 85 che ho visto morire da quando sono qui. Odio dirlo ma dopo un po' ti ci abitui. Alla fine diventi insensibile o razionalizzi questa vita. E’ difficile dare un senso a ciò che non ne ha.

- Come fai ad andare avanti con questa vita nel braccio della morte?

Dipende tutto dal tuo punto di vista, da come ti poni nei confronti delle cose. Una volta lessi una storia su un giovane ragazzo. Si fece una distorsione e si ferì il collo mentre saliva sull'autobus per andare a scuola. Più tardi mentre giocava sul prato della scuola, si scontrò in corsa con un altro ragazzo e perse due denti. A mezzogiorno cadde e si fratturò un polso. All'ospedale suo padre notò che il ragazzo stringeva in mano una banconota da un dollaro e gli chiese: "Cos'è che tieni in mano?" "L'ho trovato quando sono caduto. Questo è il mio giorno fortunato" Il buono o il cattivo di ogni situazione dipende dal nostro punto di vista. Quando piove apprezziamo il sole che splende e vice versa. Entrambi dono vitali per noi perché non potremmo vivere senza sole né senza pioggia. Non voglio stare qui e non voglio morire qui, non è come stare sul campo da gioco, ma ho un sacco di ragioni per sorridere nonostante le circostanze. Sono sano, apprezzato, ho una enorme quantità di amici e una famiglia da amare. Anche se tutto questo mi fosse tolto sorriderei lo stesso perché sono vivo. In qualunque posto uno viva, una baracca, un palazzo, un fosso, o in una cella nel braccio della morte, la vita è ciò che tu ci fai.

- Okay, ma descrivimi come è vivere nel braccio della morte.

Hei dovete capirlo, sarebbe come se 100 donne con i propri figli venissero qui a descriverti come si fa ad avere un bambino. Potrebbero raccontarlo o descriverlo in un milione di modi ma nessuno lo capirebbe comunque. Sfortunatamente, stare nel braccio della morte è la stessa cosa. Ci devi vivere per capire cosa vuol dire. A meno che tu non vada in un campo di concentramento o in un campo di schiavi o qualcosa del genere. Immaginatelo come essere chiusi nella stanza da bagno ogni giorno tutto il giorno, ad eccezione delle due ore durante le quali ti fanno uscire e ti fanno andare in soggiorno o nel cortile. Dopo che le due ore sono finite torni di nuovo in bagno. Si passano 22 ore al giorno chiusi nel bagno, niente stereo, niente computer. Puoi ricevere della posta se qualcuno ti scrive. Puoi avere delle visite se c'è qualcuno che viene a trovarti. Oltre a questo puoi avere dei libri e una radio e la TV. Oh si, devi anche essere consapevole che stai aspettando di morire. Se perdi l'appello... ti uccideranno... Credo che la più grande differenza tra essere in prigione ed essere nel braccio della morte sia affrontare la morte passivamente, essere incerto, avere paura.

- Hai paura?

Non c'è nessun pericolo qui a parte quello che la tua paura ti fa temere. In altre circostanze puoi temere la morte, ma in questa circostanza penso che tutto quello che mi deve fare paura sia la mia disattenzione. So che morirò un giorno, sia che succeda qui o no. La morte è inevitabile ed è solo una questione di quando e come. La morte non è il mio avversario qui. Ma la prigione e la carcerazione lo sono, essere chiuso in queste celle, disumanizzato e degradato. Questo è il mio tormento. Come i suicidi rivoluzionari, la mia è una missione di liberazione suicida. E questo non vuol dire che abbia il desiderio della morte. Vuol dire che ho un forte desiderio di vivere la mia vita liberamente, e che per me la vita senza questo è impossibile.

- Pensi alla possibilità di avere un nuovo processo?

In Texas uccidono parecchia gente e nessuno è sicuro, ma sento che il mio è un caso che lascia poche vie d’uscita. Ho la sensazione che gli sforzi fatti sino adesso abbiano allentato i nervi dello Stato che mi vuole uccidere. Sapete che il potere politico chiede il mio sangue. I miei appelli sono stati esauriti molto prima degli altri detenuti. Questa è la vita, ma, come io mi dico "li stai rallentando". Per poter vincere e per mettermi nella posizione di essere di nuovo libero, devo fare quello che sto facendo adesso ed ancora di più. Sono pronto a farlo da solo, ma semplicemente non posso farlo da solo. Devo cercare persone fuori da qui che mi possano aiutare.

- Pensi che aboliranno la pena di morte?

Si e no. Si, nel senso che non verrà più utilizzata come potere giudiziario, ma ci vorranno generazioni prima che sia spiritualmente abolita. Io credo che nessuno, in realtà, senta inclinazione o giustificazione nel punire qualcuno. Adesso tu potrai pensare che dico questo perché mi trovo qui dentro, ma sbagli. Va bene io sono prevenuto, ma la pena di morte è una farsa. Dicono che serva come deterrente, ma ciò non è assolutamente vero. Da quando io sono qui 117 uomini sono arrivati. Essa non fa altro che ripiantare il seme della violenza, come in una spirale perversa.

- Allora tu credi che la aboliranno, ma solo dopo che molti detenuti verranno decimati?

Non necessariamente in quel senso. Quello che intendo è che la pena di morte è una faccenda molto spinosa e complessa. Ciò lo dico per quelli che non capiscono che in realtà è il limbo che supporta tutti i problemi della società. Abolisci la pena di morte e poi? Avresti ancora persone fuori di qui che commettono la pena capitale. Uccidi tutti i detenuti qui nel braccio della morte e poi? Avremmo sempre qualcuno fuori di qui che continua a commettere la pena capitale. Persino un viaggio lungo cento miglia comincia con un passo ed abolire la pena di morte è un passo. Sarebbe comunque da somari credere che l'abolizione della pena di morte risolva i problemi. Bisogna andare alla radice, e la radice del problema è nel cuore della società .

- E, secondo te, quale è il problema nella società?

Lo stesso di sempre, la mancanza di comprensione. E' come la matematica. 2+2 è un problema sino a che non scopri la soluzione...cinque (ride). No, quattro. Seriamente. Come la popolazione dell'antica Cina, ad esempio. La Cina aveva bisogno di proteggersi dalle invasioni dei barbari che arrivavano dal Nord, e così venne costruita la Grande Muraglia Cinese... Pensa adesso che questo muro si estende per 1.500 miglia. Era troppo alta per essere scalata dai nemici, e troppo spessa per essere abbattuta, oltre che troppo lunga per essere aggirata. Ma pensa questo... durante il primo secolo dall'esistenza del muro la Cina fu invasa con successo non una, non due, ma per ben tre volte. Sapete come?

- No

I nemici corruppero le guardie e cominciarono a prendere a calci nel sedere la Cina. (ride) L'errore della Cina fu quello di sprecare tutto il loro denaro, tutta la loro energia e tutto il loro tempo costruendo un muro di sangue, ma non spesero lo stesso tempo, denaro ed energia per costruire il carattere dei suoi abitanti o, più esattamente, quello dei suoi guardiani. E così siamo noi. Siamo materialmente una delle nazioni più ricche e tecnologicamente più avanzate nella storia del mondo. E così la nostra qualità di vita è decaduta. Portiamo tutta la nostra attenzione sul come fare soldi e sviluppare tecnologia, dimenticandoci di focalizzarci sullo sviluppo della natura umana e sullo sviluppo del senso di umanità. Vista la mancanza del capire questo fatto, il risultato è che si generano questi problemi. Invece di affrontare il problema scegliamo di ignorarlo o di distruggerlo. E’ l’imperscrutabile metodo americano. Tutti dobbiamo affrontare una intrinseca realtà, io, tu e tutti gli altri. Le persone non potrebbero esistere se tutto quello che risulta essere spiacevole, invece di venir affrontato, viene eliminato.

- Ragazzo, è uno spreco tenerti qui dentro.

No, avanti, stai diventando tu imperscrutabile adesso. Avrei preferito che la mia vita avesse preso un'altra direzione, ma ho comunque imparato molto qui dentro. Ho incontrato persone che sono felice di avere incontrato, ho visto cose che non avrei potuto vedere in nessun altro luogo. Adesso chi può dire cosa sarei se non fosse successo quello che è successo? Noi tutti facciamo quello che facciamo perché siamo dove siamo. L'esperienza non è qualcosa che è legata al caso, ma quello che facciamo con quello che ci accade. Secondo questo principio, questa esperienza mi ha reso l'uomo che oggi sono orgoglioso di essere. Sarebbe stata una perdita di tempo venire qui e non cambiare, non crescere.

- Che ne pensi di Bill Clinton?

No comment. La mia famiglia ha votato per lui due volte Democratici. Off the record... non pubblicatelo questo, ragazzi, ma non vi dice questo con quale testa pensa il nostro Presidente? Si?(ride). Immagina che questo buco di Paese è guidato da un democratico... non è pazzesco? (ride). Comunque, questa è la vita. Continua a immaginare.

 

Questo sito è di proprietà di Giuseppina Pieragostini

Ultimo aggiornamento  aprile 2005


per saperne di più * more information

Uomo Morto Che Parla

Scritti di Dean Carter detenuto nel Braccio della Morte di San Quentin

Coalizione Canadese Contro La Pena Di Morte - Sezione danese

Pagina sull'attività della sezione - links

Coalizione Canadese Contro la Pena Di Morte

Iniziative a favore dei condannati a morte

Comunità S. Egidio

Campagna Internazionale Contro la Pena Di Morte - Moratoria 2000

La Fondazione Internazionale Bannister - Danimarca

Lista condannati a morte con pagine dedicate

 

 

Pittura immaginaria creativa

Il mio laboratorio di pittura

Presentazione

I miei quadri

 


Giuseppina Pieragostini

giuseppina5@inwind.it

Catalogo Lycos