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l'editoriale 2

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assume il destino
dell'Altro che è in noi,
ombra sfuggita alla luce meridiana
opacità superstite

se non lo conosciamo
non uomo perché non cittadino
intolleranti lo escludiamo
Intruso, nemico
noi alieni;
se invece lo conosciamo
estraneo eppure uomo
lo assumiamo benevoli
a patto che rinunci
alla propria estraneità
che diventi ad essa straniero
finalmente identico
noi assolti
nell'atto d'omologare
dal riconoscere l'Altro
che lo straniero con-voca in noi

la sua estraneità, ora
definita dal catalogo
del legislatore,
decifrata ora
dal codice dello psichiatra
e ora mimata
da improbabili esegeti
si rattrappisce in un'oggettività
circoscritta e rappresentabile,
si tumefà
in una soggettività esuberante e satura

goffo e virtuoso
lo straniero
zittisce la parola orfana
indementisce il gesto
mutila il pensiero
odia ed è odiato
metafora crollata d'identità

i dati che lo nominano
si accumulano
in un'economia
di parole, gesti, pensieri
iscritti in una solitudine
che si alimenta e vive
dell'espulsione
di ciò che non assimila

linguaggi di vi(le)-rile decisionismo
confortano gli addetti ai lavori
intenti a dissecare lo spazio
dei loro specialismi

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