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assume il destino dell'Altro che è in noi, ombra sfuggita alla luce meridiana opacità superstite
se non lo conosciamo non uomo perché non cittadino intolleranti lo escludiamo Intruso, nemico noi alieni; se invece lo conosciamo estraneo eppure uomo lo assumiamo benevoli a patto che rinunci alla propria estraneità che diventi ad essa straniero finalmente identico noi assolti nell'atto d'omologare dal riconoscere l'Altro che lo straniero con-voca in noi
la sua estraneità, ora definita dal catalogo del legislatore, decifrata ora dal codice dello psichiatra e ora mimata da improbabili esegeti si rattrappisce in un'oggettività circoscritta e rappresentabile, si tumefà in una soggettività esuberante e satura
goffo e virtuoso lo straniero zittisce la parola orfana indementisce il gesto mutila il pensiero odia ed è odiato metafora crollata d'identità
i dati che lo nominano si accumulano in un'economia di parole, gesti, pensieri iscritti in una solitudine che si alimenta e vive dell'espulsione di ciò che non assimila
linguaggi di vi(le)-rile decisionismo confortano gli addetti ai lavori intenti a dissecare lo spazio dei loro specialismi
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