
(Dal mensile nazionale La Nuova Ecologia n.11 del 1993
pag.36-43: testo integrale,
compresi i titoli)
TERRITORIO. Dalla Lombardia alla Sardegna proliferano,
un po' ovunque, i campi da gioco.
Un vero e proprio boom
del finto verde
che è anche l'ultimo grimaldello della
speculazione edilizia per scardinare vincoli e divieti.
Un accanimento davvero degno di miglior causa visto il già ragguardevole affollamento di greens nel nostro paese.
Un dato per tutti: se nella madre patria di questo sport, la Gran Bretagna, il rapporto tra numero di giocatori e numero di campi è di 1000 a uno, per salire negli Usa, dove abbondano gli impianti pubblici, a 1928 giocatori per campo in Italia contiamo appena 271 giocatori per campo.
Per l'esattezza, 44mila affiliati alla Federgolf per 162 campi.
Ultima versione, in doppiopetto verde, della speculazione edilizia, la golf-iinmobil-mania rappresenta il "grande ritorno" dell' urbanistica contrattata: tra imprenditori del mattone da una parte, e squattrinate amministrazioni locali dall'altra.
Della serie: come ti scavalco i vincoli urbanistici con la scusa di realizzare un "ecologicissimo’” campo da golf, che circonderò di ville, club house, pisci'ne, campi da tennis, maneggio. Tutti accessori che con la pratica di questo sport hanno ben poco da spartire.
Molto, invece, con la valorizzazione econornica di immobili destinati a seconde case "di prestigio", nel miglior stile dell"'esclusivismo da Carosello realizzato.
Mentre al Comune ospitante, in genere, toccano in cambio una palestra, la promessa della creazione di nuovi posti di lavoro, e di nuovo sviluppo turistico.
Solito cahier de doleance da ambientalisti invidiosi?Macche’: basta leggere gli articoli usciti in materia su alcune riviste specializzate.
”Quando paralano del settore golfistico-immobiliare gli addetti ai lavori lo chiamano “mattone verde”, scrive Investire dell’ ottobre 1992.”L’interesse degli operatori verso questo settore di mercato e’ via via cresciuto...anche perche’ la casa sul green si e’ rivelata molto spesso un eccellente investimento”, istiga all’ acquisto Capital dell’ aprile ’93.Ed esulta: gli immobili dell’ 88 si sono rivalutati del 18 %.
“Rispetto a cinque anni fa nel Lazio abbiamo il 30 per cento di campi in piu’ nati piu’ che altro per interessi di speculazione edilizia” conferma il presidente della Federgolf laziale, Filippo Pacelli, in un’ intervista rilasciata al Corriere della Sera. E poi ci sono i prezzi di vendita a parlare da soli. Nel complesso di Tolcinasco che la Edilnord di Berlusconi sta realizzando a Pieve Emanuele (MI), si arriva ai dieci milioni e passa al metro quadro ( con la quota di affiliazione al club fissata a settantacinque milioni).
Ma il fenomeno non riguarda solo l ’ Italia.
Dall’ Estremo Oriente, alla Florida, alla Spagna, al Nordafrica, la mania del golf dilaga ormai in tutto il mondo. Sulle Alpi, ai 150 greens esistenti potrebbero aggiungersene altrettanti entro il ’95.
In Giappone le liste d’attesa per iscriversi ai club sono talmente lunghe che le tessere di affiliazione vengono scambiate come azioni al mercato borsistico.
Ed è più economico volare in Tailandia e giocare alle porte di Bangkok che a casa propria.
Non a caso, per fare fronte all'invasione di giocatori e imprenditori giapponesi, la Tailandia vede spuntare sul proprio territorio un nuovo campo ogni dieci giorni.
Al punto che quest'anno, proprio su iniziativa di un ex golfista giapponese, è nata persino un'associazione internazionale contro I campi da golf (vedi box a pag. 41).
In testa alle preoccupazioni “classiche” degli ambientalisti l'eccessivo consumo d'acqua e l’impiego massiccio di pesticidi e diserbanti riversati sull'erba.
In Tailandia per esempio, un campo standard assorbe più di un miliardo di litri di acqua all'anno, ovvero quanto basta a dissetare un paese abitato di medie proporzioni, irrigandone anche i campi coltivati.
In Spagna il golf è una delle cause di prosciugamento della Coto Donana, una delle aree umide e delle riserve di wilderness piu’ ricche d’ Europa.
Quanto all’ Italia, secondo informazioni raccolte alla Federgolf, pur tenendo conto delle diverse regioni climatiche della penisola, mediamente il consumo d’acqua nella stagione estiva tocca i 70-80 metri cubi per ettaro.
Il che vuol dire, per un campo standard di 60 ettari a 18 buche( che richiede l’irrigazione dei soli 20 ettari legati ai percorsi di buca )l’utilizzazione di 1600 metri cubi di acqua al giorno.
Tra gli impianti di irrigazione piu’ recenti quello realizzato dalla Prato Verde Golf & Service per il Golf Club Le Robinie a Solbiate Olona (VA)e’ dotato di 175 chilometri di cavo elettrico e di cinque elettropompe che forniscono fino a 5mila litri d’acqua al minuto.
Per un consumo giornaliero di 2200 metri cubi d’ acqua.
Sono soprattutto i campi disegnati da golfisti americani, progettati alla stregua di supermercati standardizzati, a tenere alto il consumo d’acqua.
E quando non e’ l’acqua, sono le innaffiature a base di diserbanti e pesticidi a preoccupare gli ambientalisti.Stando ai risultatati di una recente ricerca giapponese- di cui riferisce il settimanale New Scientist- su un campo da golf in Giappone si impiegano mediamente una tonnellata e mezzo di prodotti chimici all’ anno, una quantita’ superiore di otto volte a quella utilizzata per icampi da riso.
Mentre negli Usa, il Journal of Pesticides Reform parla di 750 chili di pesticidi utilizzati ogni anno per un campo standard. E non e’ finita.Uno studio del britannico Sport Turf Research Institute lancia l’ allarme sul sovradosaggio a base di fosfati, al punto che, scrive, “il terreno in certi casi potrebbe essere direttamente venduto come concime chimico..”
Di parere piu’ ottimista il professor Alfredo Chiusoli, dell’ univerista’ di Bologna, consulente di molti enti locali: il consumo di chimica su un green e’ inferiore a quello di un campo di mais coltivatoad agricoltura intensiva, sostiene.
Una conclusione la cui filosofia pero’- aldila’ del dato quantitativo, giusto o sbagliato che sia- non convince.Nel caso delle aree destinate a parco perche’ l’ alternativa obbligata dovrebbe essere tra campo da golf o campo di mais ad agricoltura intensiva?
Il confronto andrebbe fatto semmai con l’ agricoltura biologica o a basso impatto chimico, le uniche da promuovere in aree protette.
In Italia, cio’ che continua a preoccupare maggiormente gli ambientalisti resta pero’., la privatizzazione e la manomissione di aree in gran parte destinate a parco, il loro travestimento paesistico all’ inglese, l’inondazione di cemento.
Spesso all’ interno degli ultimi polmoni verdi che consentono ancora di non dover rinunciare a respirare.”La nostra non e’ una lotta di classe contro il golf” speiga Walter Meles, del comitato contro il centro golfistico previsto a Besate (MI)dentro il Parco della Valle del Ticino.”Purche’ sia golf.Questa invece si chiama speculazione edilizia.Nell’ area del parco sono gia’ in funzione i campi di Pavia, Vigevano, Varese” prosegue.” E nel cassetto aspettano richieste per un’ altra decina di nuovi impianti.Perche’ non recuperano piuttosto le aree dismesse fuori Milano ?Cosa c’ entrano con la pianura padana una serie di collinette di sabbia, rivestite di erba nanizzata, alla Disneyland? Mettiamoci anche Bamby, ma che poi non vengano a parlarmi di vivere nel verde”..Anche il personale tecnico del Consorzio del Parco e’ d’accordo : le 100/110 unita’ abitative che intende realizzare la Professione servizi srl, societa’ con 20 milioni di capitale sociale versato, amministratore unico Graziano Capelli, padre del corridore automobilistico Ivan, “ non possono rientrare nelle pertinenze di un campo da golf”.
Un’ inezia comunque, se paragonate alla citta-satellite che la Victory - presidente il costrt Sebastiano Manzoni - intende "fondare" nel comune di Inverigo (MI) a' ridosso dell ’ omonimo orrido nel Par co del Lambro, dove le ex cave si sono trasformate in laghetti abitati dagli aironi.
Qui le abitazioni programmate sono infatti 550. Ma la musica in Lombardia è' cambiata.
Se nel gennaio '92 l’ ex vice presidente socialista della Regione 1’ inquisito Ugo Finetti,
allora anche consigliere comunale di Inverigo, su carta in-testata della Regione ne assicurava l'im-pegno
per un esito positivo dell' iter autorizzativo, oggi il progetto è stato bloccato dal vincolo di immodificabilita'
e inedificabilità, salvo restauro conservativo, posto dall'assessore regionale al Territorio,
il verde Fiorello Cortiana. "Un vincolo di una demenzialita' rara, si lascia sfuggire
la responsabile delle pubbliche relazioni della Victory, Paola Ardissone;
"che ferma tutto senza offrire alternative".
"Per sua natura un vincolo. non è mai propositivo", ribatte l'’assessso re Cortiana. "È a partire dalla sua esistenza che si sviluppano poi i progetti ~ compatibili".
Intanto ad Inverigo le carte da bollo continuano ad impilarsi a chili le une sulle altre.
Dopo aver vinto il processo contro il Comune, la Victory pretende ora un risarcimento di 80 miliardi.
Al quale sarebbe disposta a rinuciare in cambio dell’ autorizzazione a lottizzare. Oyvero: dall' urbanistica contrattata all'urbanistica ricattata- se ci si passa l'espressione - sia pur sulla base' 'di una legale sentenza.
Precipiterà Inverigo nell’ orrido della bancarotta?
"Siamo
d’accordo nel ricercare una mediazione con la proprieta’, purche’ si tenga conto che ci troviamo in un parco”, replica Daniele Rovetta, del comitato locale” Non si puo’ barattare il debito , ancora da quantificare, che il Comune ha nei confronti di un’ impresa provata con l’ assetto territoriale di un’ area protetta”.Ma gli animi sono divisi..Mobilitati dalla Victory, che pubblica un bimestrale distribuito gratuitamente agli abitanti del paese, oltre duemilaottocento cittadini hanno sottoscritto una petizione alla Regione perche’ cancelli il vincolo.
L’ Assessore Cortiana, pero’ e’ deciso a non mollare .Cosi’ come non e’ disposto a transigere nel caso del berlusconiano Golf Club di Tolcinasco, nel Parco agricolo Sud di Milano, contro il quale pende un esposto del Corpo Forestale dello Stato alla Procura milanese.L’ accusa’ aver cancellato rogge e fontanili, abbattuto piante secolari e averne piantate altre esotiche, contravvenendo alla delibera regionale.
Mentre la Lombardia punta i piedi , la giunta dell’ Emilia Romagna con l’imprenditoria turistica ci si e’ invece alleata nel nome del sacro turismo.Regalando per legge, dei finanziamenti ai costruttori fino a 4 miliardi.”
Un pessimo esempio di assistenzialismo ai ricchi, una sorta di Robin Hood al contrario” la definisce il consigliere regionale verde Paolo Galletti, che allora voto’ contro.Una legge nata dopo viaggi degli amministratori in Florida e Algarve a visitare impianti turistico-golfistici a spese dei contribuenti, sotto la supervisione dei funzionari della Golfinvest, ricorda il deputato verde Sauro Turroni.Anche in Emilia Romagna i comitati locali sono sul piede di guerra.
A partire da quello di Ozzano, sulle colline bolognesi, che si oppone alla realizzazione del Golf Club l’ Abbadessa, un fantomatico borgo “medioevale”
di 180 villette in una fetta di territorio da stralciare dal costituendo Parco dei Gessi..Mentre a Verrucchio, nel riminese un campo inaugurato da poco e’ sorto niente meno che su un’ area di interesse archeologico.Come il campo pratico di Castenaso, sempre nel bolognese, realizzato senza l’ o.k. del Comune
su terreni ricchi di reperti di epoca villanoviana.
Rilanciare il turismo internazionale, superare la limitante stagionalita’ di quello estivo-marino: era questo il fine dichiarato due anni fa dalla Giunta di sinistra emiliana a sostegno del circuito golfistico.” Un obiettivo senz’a ltro condivisibile “commenta senz’ altro Galletti.”Che nella nostra regione pero’ si potrebbe raggiungere piu’ ecologicamente puntando sulle citta’ d’arte e sul turismo naturalistico, dai Parchi sull’ Appennino, ai parchi fluviali di cui si discute da anni, al parco - per ora solo di carta- del Delta del Po. Senza trascurare il richiamo della tradizione gastronomica”.
Intanto , puntualmente, c'è chi sta già pensando al golf ecologico.
Un anno fa il Dipartimento agli Interni Usa ha firmato una convenzione con l'associazione golfistica più importante del paese per arrivare
campi” amici dell’ ambiente”.
Che avrebbero gia’ un padre: tale Jones Jr.,deciso a portare questo sport alle origini, quando nacque in Scozia nel quindicesimo secolo, lungo le coste, senza sfigurarne il territorio con le ruspe.In Giappone, poi sarebbero gia’ una quindicina(su oltre 1700) i greens non trattati con diserbanti e pesticidi.
La classica goccia nel classico mare.Inefficace, comunque, per quanto ci riguarda, a difenderci dalla speculazione edilizia.
(testo integrale, titoli compresi, della giornalista Silvia Zamboni)
pubblicato dal mensile nazionale La Nuova Ecologia
numero 11 del 1993 pag. 36-43