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I monasteri del Sinai
La meta d'obbligo di un viaggio nella penisola del Sinai è vecchia di una quindicina di secoli, ed è il monastero greco- ortodosso di Santa Caterina con ascesa ai 2.285 metri del Gebel Musa, il Monte Sinai della tradizione.
Santa Caterina
Prende il nome da una martire cristiana, decapitata nel terzo secolo, i cui resti, trasportati secondo la pia leggenda dagli angeli, furono trovati dai monaci in cima al monte che da allora si chiama Gebel Katerina. L'insediamento monastico, però, è stato creato qui in seguito al ritrovamento di un roveto, identificato come quello in cui Dio si rivelò a Mosè nel bagliore del fuoco.
I monaci che oggi vi risiedono appartenengono alla Chiesa ortodossa greca.
S. Caterina è un monumento singolare, che ha sempre attirato pellegrini anche dall'Occidente cattolico, non solo per la sua associazione agli episodi biblici, ma per essere rimasto un avamposto cristiano in terra islamica (il segreto: un accordo diretto con Maometto, riconosciuto e rinnovato dai successori del Profeta e da tutti i governanti musulmani nei secoli successivi).
Il monastero ha la struttura di una cittadella fortificata e custodisce icone e altre opere di arte sacra di eccezionale valore artistico e una biblioteca ricchissima di volumi rari e antichi.
Visibile in piccola parte nella chiesa, la collezione di icone è la più grande del mondo (2.000 opere, 150 delle quali, preziosissime, risalgono al quinto, sesto e settimo secolo) ed è particolarmente importante perché comprende opere del periodo iconoclasta, quando il monastero si rifiutò di partecipare alla campagna di distruzione delle immagini sacre che imperversava nell'area di influenza bizantina.
Situato a 1570 metri di altezza, in fondo ad una stretta vallata, reso ancora più minuscolo dalle alte montagne che vi incombono, il monastero di Santa Caterina appare subito in tutta la sua possente struttura fortificata, nelle mura in granito rosso che lo circondano. L'area che lo circoscrive è pressappoco un quadrangolo irregolare di circa 85 metri per 74. L'altezza delle mura varia dai 12 ai 15 metri e lo spessore arriva a 1 metro e 65: lungo il suo percorso vi si trovano incise numerose croci di Malta, risalenti al VI secolo.
Ad ogni angolo, orientato verso un punto cardinale, sorge una torre mentre un camminamento di guardia corre all'interno: l'angolo ad est è protetto dalla cosiddetta "torre di Kleber".
Sulla parete a nord-ovest si può vedere ancora oggi l'antico argano che consentiva sia l'accesso al convento sia l'approvvigionamento di cibo. Sotto questo "ascensore" si trova la porta per cui oggi i visitatori entrano nel convento.
La prima impressione, accedendo all'interno del monastero, è quella di entrare in un villaggio medioevale: le costruzioni stanno addossate le une alle altre, ognuna di forma, stile e proporzione diversa.
Oltre alla Basilica della Trasfigurazione, nel monastero si trovano anche venti cappelle, consacrate alla Vergine e ai Santi Patroni, e usate solo per celebrare le rispettive festività.
Vari pozzi provvedono a rifornire di acqua il convento. Il più importante, che si trova subito a destra dopo l'ingresso, è quello conosciuto come Bir Musa, o il pozzo di Mosè: la tradizione vuole che qui Mosè abbia incontrato le figlie di Jetro, fra cui la maggiore, Sefora, che in seguito divenne sua moglie.
La Basilica della Trasfigurazione, più che una basilica, è un vero e proprio museo, per la quantità e la preziosità delle opere d'arte che vi sono contenute. Vi si accede tramite una massiccia porta di ingresso del XII secolo: questa apre direttamente sul nartece dove è esposta una splendida collezione di icone che va dal V al VII secolo.
L'interno, lungo 40 metri e largo 20, ha tre navate divise da dodici colonne monolitiche di granito.
Sopra l'altare maggiore, si trova il più prezioso tesoro della Basilica, il grandioso mosaico della Trasfigurazione. Databile al VI secolo, è uno dei più bei mosaici giunti fino a noi per la delicata armonia dei colori. Simile nello stile al mosaico di Santa Sofia di Istanbul, rappresenta Cristo trasfigurato al centro, i due profeti Mosè a destra ed Elia a sinistra e ai suoi piedi gli apostoli Pietro,, Giacomo e Giovanni. Seguono altri trenta ritratti: quelli del Battista, della Vergine, degli Evangelisti, dei Profeti del Vecchio Testamento e degli Apostoli.
Le figure furono eseguite con i colori blu, rosso e verde, su un astratto sfondo color oro scuro.
Il Gebel Musa
Un po' isolato, a sud del monastero di S.Caterina, si alza, con i suoi 2285 metri, il Gebel Musa, o Monte di Mosè, quello che la tradizione identifica con il monte Horeb della Bibbia: qui il Dio di Israele avrebbe dato a Mosè le Tavole della Legge con i dieci comandamenti.
Considerato sacro dalle tre grandi religioni monoteistiche (l'ebraica, la cristiana e l'islamica), al Gebel Musa si accede dopo un'ascensione di circa tre ore. Alcuni sentieri portano alla vetta, il più conosciuto è il "Sikket Sayidna Musa", o sentiero del nostro Signore Mosè, che inizia subito dopo il convento.
Alle due del mattino, l'ora migliore per iniziare la scalata, i turisti si radunano dietro il monastero di S. Caterina: alcuni montano in sella ai cammelli che portano su per un primo tratto, gli altri procedono a piedi facendosi luce con le torce elettriche.
A metà cammino si incontra una sorgente dove si dice che il profeta facesse abbeverare il gregge.
Si giunge poi alla "porta delle confessioni", dove i pellegrini si confessavano da un eremita che viveva sempre in questo luogo. Solo dopo l'assoluzione, i fedeli potevano proseguire il loro cammino verso la vetta e giungere alla "porta della fede" dove lasciavano le scarpe e, scalzi come Mosè al cospetto di Dio, arrivavano alla sommità.
Qui Giustiniano aveva fatto erigere una piccola cappella, più volte andata distrutta: sui resti dell'ultima fu costruita, nel 1934, la chiesa che si vede attualmente.
Alle cinque del mattino, sulla vetta, lo spazio scarseggia: la maggior parte dei turisti preferisce attendere l'alba quassù, quando i primi raggi del sole illuminano le rocce intorno.
Lo spettacolo è davvero unico: chi ricorda di aver mai visto niente di simile?
Gli altri monasteri
Il monastero dei quaranta martiri
Con i suoi 2642 metri, il Gebel Katrin (Monte di Santa Caterina) è la montagna più alta di tutta la penisola del Sinai.
Deve il suo nome al fatto che, come tramanda la leggenda, qui gli angeli avrebbero trasportato il corpo della santa martirizzata ad Alessandria.
Per salire alla sua vetta sono necessarie almeno cinque ore di marcia. Lungo il cammino si incontra il monastero dei 40 Martiri (Deir al Arbain).
Sulla sommità si trova la cappella dedicata alla santa, costruita dal monaco Callisto: un drappo indica il luogo dove sarebbe stato ritrovato il corpo di Santa Caterina.
Per poter dare rifugio ai pellegrini e ai turisti che passano qui la notte, sono state predisposte due stanze adiacenti alla cappella.
Quando la giornata è limpida, la vista che si gode dalla vetta del Gebel Katrin è incomparabile: quasi tutta la penisola del Sinai dal golfo di Suez a quello di Aqaba, fino alle montagne africane ad ovest e a quelle della penisola arabica ad est.
L'eremo del Gebel El Deir
Si apre su una parete di questo monte, a circa 1800 metri di quota, di fronte alla mole imponente del Gebel Musa.
In questa cornice, fatta di nude rocce e immensi silenzi, sorge il minuscolo eremo, protetto da un alto muro, ancorato alle pareti di roccia.
Vi si entra per un portoncino che però resta chiuso a turisti e curiosi.
Qui l'unico rumore è quello del vento.
I pochi monaci che vi risiedono lasciano l'eremo solo la domenica per scendere al monastero di Santa Caterina e partecipare alle funzioni .
L'eremo è stato abitato per circa 1700 anni ed è ricco di preziose icone e altri oggetti d'arte.
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