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Attraverso i secoli
Una fantastica scoperta
La civiltà egizia non fu sempre conosciuta come lo è ora.
Dopo la chiusura dei templi egiziani, avvenuta nel Il secolo d.C., nessuno più sapeva leggere i geroglifici e tutte le notizie riportate dai documenti erano ignorate.
Soltanto da un secolo e mezzo si è riscoperta questa civiltà, e soltanto da mezzo secolo circa noi siamo in grado di leggere bene i geroglifici. L'egittologia è, dunque, una scienza giovane; il merito di averla fondata spetta al francese Giovanni Francesco Champollion (1790-1832).
Al tempo della spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto (1798), un ufficiale francese aveva rinvenuto nel delta del Nilo, a Rosetta, un blocco di basalto su cui era inciso un testo, in tre diverse grafie, delle quali una risultava greca - ed era quindi leggibile -, mentre delle altre due, che rimanevano incomprensibili, l'una riproduceva i segni - che erano chiamati geroglifici, cioè sacri - scolpiti sui monumenti; l'altra, un corsivo usato anche nei documenti popolari, detto demotico .
Dalla lingua greca si deduceva che la stele di Rosetta conteneva un decreto di Tolomeo V Epifane, e probabilmente le versioni geroglifico e demotica riproducevano il testo greco. Champollion si dedicò appassionatamente alla decifrazione, scoprendo che la scrittura egiziana era contemporaneamente ideografica e fonetica, e giunse così alla comprensione dei geroglifici.
Da allora, tutti i documenti egiziani sono divenuti accessibili e si sono potute ricostruire la storia e la civiltà del paese.
L'ultimo pannello interno del terzo sacrario di Tutankhamen
Terra nera
E' probabile che nei tempi più antichi tutto il vasto altipiano sahariano fosse abitato; poi, col progressivo inaridimento del Sahara, le popolazioni si concentrarono lungo il corso del Nilo, e dovette sorgere il problema della ripartizione dell'acqua.
Soltanto una " piena " perfettamente regolata, infatti, può essere vantaggiosa, ma a tale scopo occorrono sbarramenti, dighe, canali di irrigazione, i quali esigendo una continua ed accurata manutenzione, creano il presupposto di un governo forte che sia in grado di garantirla.
L'acqua del Nilo, tuttavia, non ha determinato soltanto il sistema politico del paese, ma anche quello amministrativo, poiché sappiamo che le imposte da pagarsi annualmente erano calcolate in proporzione alla piena; quello linguistico, di cui è esempio il fatto che nella lingua egiziana ci sono più di 20 termini per indicare i diversi modi di scorrere dell'acqua del Nilo; infine quello religioso, del quale sono testimonianze la divinizzazione del fiume, in onore del quale si compongono inni, e il culto dei morti, ai quali si fa spesso l'offerta dell'acqua.
ta Keme (terra nera) è chiamato l'Egitto, in contrapposizione alla terra rossa, arida del deserto che si estende immediatamente ad est e ad ovest del Nilo.
Infatti, l'Egitto, se si esclude la zona dei Delta, è un paese lungo 2.000 chilometri ma largo solo pochi chilometri.
A causa di questa sua forma allungata a nastro, risulta estremamente difficile per il sovrano sorvegliare e governare le zone più lontane, e durante i periodi di debolezza del potere centrale i governatori delle province si costituiscono in potentati autonomi.
Il giudizio di Erodoto
Tutta la storia dell'Egitto è un alternarsi di periodi caratterizzati da una forte concentrazione del potere, e di periodi caratterizzati dalla frantumazione di tale potere; ciò non è altro, in ultima analisi, che l'espressione della tendenza alla centralizzazione politica, dovuta alla necessità di un organo superiore che controlli la manutenzione delle dighe e dei canali, e della tendenza al decentramento amministrativo, causato dalla sproporzione tra la lunghezza del paese e la sua larghezza.
Il mondo egiziano, dunque, nel suo apparente immobilismo, è invece gravido di fermenti e ricco di contrasti, assai bene avvertiti da Erodoto, che scrisse: " Gli Egiziani, che vivono in uno strano clima in riva a un fiume che ha un carattere del tutto diverso dagli altri fiumi, hanno adottato in quasi tutte le cose abitudini e costumi opposti a quelli degli altri uomini ".
Cenni storici
Sotto uno dei Tolomei, un prete egiziano, Manetone, compilò una storia del suo paese.
Quest'opera, però, che avrebbe potuto essere preziosa per la nostra conoscenza dell'Egitto, non ci è pervenuta; noi conosciamo, di Manetone, soltanto la suddivisione e la numerazione in 30 dinastie.
Per ragioni di comodità e di studio, noi conserviamo tale suddivisione, alla quale affianchiamo di solito quella in tre grandi ere, detti " imperi ":
Antico impero (2720-2270 a.C.) IV-VI dinastia; epoca delle piramidi.
Medio impero (2100-1700 a.C.) XI-XIII dinastia; epoca classica.
Nuovo impero (1550-1090 a.C.) XVIII-XX dinastia; l'Egitto è la prima potenza del mondo civile.
Segue poi un lungo periodo di decadenza e di dominazioni straniere, fino alla conquista dell'Egitto da parte di Ales- sandro Magno (332 a.C.).
L'antico impero
La storia vera e propria dell'Egitto ha inizio con l'unificazione del Paese per opera del re Menes.
Precedentemente, infatti, l'Alto Egitto costituiva il regno di Seth, mentre nel Delta vi erano altri raggruppamenti politici.
Più tardi, emersero due centri di notevole importanza: Buto, nel Nord, e Ieracompoli, nel Sud.
Il sovrano è la personificazione dei dio Hór. la religione, sentita come un fatto sociale, si assomma nella figura del re.
Anche le cariche amministrative e politiche sono contemporaneamente religiose: il funzionario è, spesso, un sacerdote.
Con la IV dinastia, ha inizio quel periodo storico che va sotto il nome di Antico impero, o impero menfita, così chia- mato dalla capitale Menfi, sul Delta.
E' l'epoca contrassegnata dalla costruzione delle grandi piramidi.
Cheope, Chefren, Mikerinos, se ci sono noti come i faraoni che hanno fatto erigere le più alte piramidi d'Egitto, non sono che nomi per noi, infatti, non ci è pervenuta nessuna notizia al riguardo.
Un nuovo mondo
Con la fine della sesta dinastia l'accentramento del potere nella persona del Faraone viene meno, messo in pericolo dalla necessità di affidare l'amministrazione delle province a funzionari locali i quali tendono ad emergere distruggendo l'autorità politica del sovrano.
Un nuovo mondo si profila entro i confini del vecchio, e si contrappone alle istituzioni e alle tradizioni.
Nascono una nuova cultura e una nuova concezione della realtà, che sono i frutti di un vasto fermento individualisti- co legato al tramonto della figura del re-dio.
La frattura sfocia in una insurrezione popolare, che culmina coi saccheggio dei magazzini della capitale.
Il Medio Impero
Verso il 2060 si ritrova l'Egitto unificato sotto il faraone Mentuhotep (XI dinastia). Da questa data comincia il Me- dio Impero.
Tramontata ormai la concezione della monarchia divina, abbondano i testi di propaganda politica, che nascono dal bisogno di spiegare all'opinione pubblica i programmi del governo.
" Ma un re verrà dall'Alto Egitto, Ameny sarà il suo nome. Sarà il figlio di una Nubiana, sarà un rampollo dell'Alto Egitto. Egli prenderà la bianca (corona dell'Alto Egitto), egli conquisterà la rossa (corona del Basso Egitto), egli riunirà le Due Possenti (le due corone). Siate liete, o genti del suo tempo! Il giusto tornerà al suo posto, e il torto sarà cacciato via. Sia lieto colui che vedrà e che sarà al seguito del re! ".
Oltre a questo re, la XII dinastia diede all'Egitto uno dei suoi più grandi faraoni: Sesostris III, "colui che massacra le tribù senza colpo ferire, che lancia la freccia senza tendere l'arco ".
Intrepido generale, condusse personalmente molte campagne, consolidando la conquista della Nubia fino all'altezza della seconda cateratta dei Nilo, e soprattutto sferrò l'attacco contro l'organizzazione feudale della grande nobiltà provinciale, ripristinando l'autorità della monarchia.
L'invasione degli Hyksos
Ma la sicurezza raggiunta è precaria; infatti nemici asiatici cominceranno a penetrare in Egitto, dal Delta, dando origine a una vera e propria invasione, quella degli Hyksos, nome che in egiziano significa principe dei paesi stranieri .
Si trattava, come abbiamo detto, di genti asiatiche, fra le quali erano numerosi anche i nomadi semiti.
Dopo aver invaso il Delta, fortificarono la città di Avaris, che elessero a loro capitale, e si spinsero di là fino a Menfi e in tutto l'Egitto.
Gli Hyksos disponevano di una tale potenza militare che non fu difficile travolgere gli Egiziani.
La loro superiorità era soprattutto dovuta all'impiego di cavalli, animali sconosciuti fino ad allora in Egitto, e dei carri da guerra, che consentivano grande rapidità di spostamento e creavano una nuova tecnica di battaglia.
Gli Egiziani conservarono sempre degli Hyksos un ricordo terrificante, anche se probabilmente esagerato da elementi leggendari. La riconquista dell'Egitto venne condotta dai principi tebani.
L'ultimo atto della riconquista fu l'assedio e l'espugnazione di Avaris, da parte del faraone Ahmose fondatore della XVIII dinastia, che inseguì poi gli invasori fino nella Palestina meridionale.
Il " nuovo impero "
Con questa dinastia inizia ufficialmente il nuovo impero, o impero tebano, dal nome della capitale, Tebe, patria di Ahmose.
Anche il clero tebano conquista nel governo una posizione preminente, e il culto locale del dio Amon diventa stata- le. Così la religione avrà una parte di primo piano nella politica, e lo stato si orienterà sempre più verso una forma di teocrazia, finché gli unici detentori di ogni potere saranno i sacerdoti di Amon.
La XVIII dinastia è caratterizzata da una politica imperialistica: le conquiste si spingono in Nubia, oltre la terza cateratta del Nilo; in Siria, fino all'Eufrate col re Thutmose I, che designa come erede al trono la figlia:
" Allora disse loro Sua Maestà: Questa mia figlia Khnemet-amon Hatscepsut (possa essa vivere!) io la pongo come mio sostituto. E' per vero colei che è sul mio trono... E' per vero colei che vi guida. Ascoltate le sue parole, adempite i suoi ordini. Chi adora il potere di lei, quegli vivrà; ma chi dirà cose cattive contro la maestà di lei, quegli morrà ".
Hatscepsut regnò per ventidue anni assumendo anche la reggenza in nome del nipote Thutmose III.
Promosse una politica di pace, incoraggiando spedizioni commerciali e incrementando l'edilizia: l'architetto Senmut costruì per la regina lo splendido tempio funebre di Deir-el-Bahri, che ancora oggi desta la nostra ammirazione.
Thutmose III, successo finalmente alla zia, dovette pagare il prezzo dei pacifismo di Hatscepsut: i popoli dell'Asia, fra cui i Mitanni, si erano coalizzati contro l'Egitto, e il re guidò ben diciassette spedizioni contro di essi.
Negli anni successivi, la situazione in Asia mutò per il sorgere della potenza degli Hittiti, e così Egiziani e Mitanni si allearono per fronteggiare il nuovo pericolo, e i faraoni sposarono spesso principesse di Mitanni. Ciò risulta dall'archivio reale di Tell-E1-Amarna, dove sono conservate migliaia di tavolette d'argilla, incise con caratteri cuneiformi (originariamente grafia degli Assiri-Babilonesi), divenuti in questo periodo il mezzo ufficiale di relazioni politico- diplomatiche.
Era avvenuta frattanto una profonda evoluzione spirituale: le classi colte si erano volte verso l'adorazione del disco solare Aton, anziché degli innumerevoli dèi tradizionali.
La " Valle dei Re "
Un faraone è universalmente celebre: Tutankhamon.
Il nome di questo faraone è connesso con una delle più sensazionali scoperte archeologiche di tutti i tempi: nel 1922 Howard Carter e Carnarvon, esplorando la Valle dei Re , luogo di sepoltura delle famiglie reali, si imbatterono nella tomba intatta di Tutankhamon, traboccante di tesori e oggetti preziosi da un punto di vista sia archeologico, sia artistico, sia intrinseco (v. capitolo a parte).
La scoperta interessò il mondo intero.
La XIX dinastia tentò di rinnovare il prestigio della monarchia e l'influenza egiziana in Asia.
I faraoni che più si distinsero in questo senso furono Sethi I e suo figlio Ramses II.
Ramses II curò una politica edilizia imponente: oltre a portare a termine la costruzione delle opere iniziate dal padre ( sala ipostila di Karnak), fece innalzare, nei pressi di Tebe, il Ramesseum, cioè il proprio tempio funerario, dedicato ad Amon, e in Nubia fece scavare nella viva roccia il santuario di Abu Simbel.
Quando tra il 1964 e il 1971 si costruì la diga di Assuan, si dovette risolvere il problema di salvare questo insigne monumento artistico che, dopo l'erezione della diga, avrebbe dovuto essere sommerso dalle acque del Nilo.
I grandiosi monumenti eretti in onore di Ramses II furono tagliati in oltre 1000 blocchi e trasportati 67 metri più in alto su una collina,al sicuro dalle acque,e poi ricostruiti.
La grande operazione fu voluta e finanziata dall'Unesco.
La decadenza
Dopo Ramses II, la storia dell'Egitto si avviò rapidamente verso un'epoca di decadenza: l'equilibrio politico, così faticosamente raggiunto da Ramses, sarà rotto dall'invasione di tribù nomadi provenienti dal Nord: i Popoli del Mare .
Il Mediterraneo, fino ad allora zona morta, diventerà via di passaggio e l'isolamento dell'Egitto avrà fine.
Ma per la prima volta nella sua storia l'Egitto sarà attaccato per mare sulla stessa costa egiziana.
Un re della XX dinastia, Ramses III, riuscì a contenere le invasioni dei Popoli del Mare, che si infiltrarono, da allora, pacificamente in Egitto, per lo più come soldati mercenari.
L'esercito andò acquistando sempre maggiore importanza, e ciò favorì le dittature militari e il frazionamento del paese.
Nel 671 a.C. gli Assiri iniziarono la prima delle tre conquiste che condussero in Egitto.
Successivamente, l'Egitto fu occupato dal re persiano Cambise (525 a.C.). " Il gran re di tutti i paesi stranieri, Cambise, venne in Egitto, e gli stranieri di tutte le terre straniere erano con lui. Essi calarono, mentre egli era grande principe dell'Egitto e gran re di tutti i paesi stranieri... ".
Quando Alessandro Magno, nella battaglia di Isso (333 a.C.) sconfisse il persiano Dario III, anche l'Egitto fu occupato dai Greci, ma la sua storia ebbe fine: l'Egitto classico era morto per sempre.
La fondazione di Alessandria
Alessandro Magno, entrato in Egitto, dichiarò di aver liberato il paese dai Persiani, assunse dai sacerdoti di Menfi la tradizionale titolatura regale, e fondò Alessandria (331 a.C.), destinata a divenire in breve la città più importante del paese dal punto di vista sia economico che culturale.
Dopo la morte di Alessandro, divenne satrapo dell'Egitto Tolomeo di Lago, che assunse più tardi il titolo di re, dando origine così alla nuova dinastia ellenistica dei Tolomei, che regnò sul paese fino alla conquista romana.
Naturalmente questi sovrani stranieri, benché si inserissero nella tradizione religiosa della monarchia di diritto divino, proclamandosi successori dei faraoni, sovrapposero la civiltà greco-macedone a quella locale, e favorirono nel paese l'immigrazione di Greci che formarono i quadri burocratici e militari, mentre gli Egiziani rimasero in sottordine e vennero sfruttati sul piano economico.
La celebre Biblioteca
Alessandria, la nuova capitale, divenne città cosmopolita, grande emporio marittimo e centro di commerci con l'Egeo; il successore di Tolomeo 1, Tolomeo II Filadelfo, vi fece costruire la celebre Biblioteca e il Museo, presso il quale insegnavano e vivevano, a spese dei re, i più grandi. studiosi del tempo. Fu così che la città divenne il più importante centro di cultura greca, tanto che la civiltà ellenistica prese anche il nome di alessandrina.
Nel II secolo a.C. cominciò la decadenza dei Tolomei, in coincidenza con la espansione nel Mediterraneo di Roma, che conduceva le guerre contro Cartagine e la Macedonia. Cominciarono così saltuari interventi romani nella politica interna ed estera dell'Egitto: universalmente noto è l'appoggio dato da Cesare a Cleopatra, figlia di Tolomeo XII Aulete, in lotta per il trono contro il fratello Tolomeo XIII.
La regina Cleopatra
Dopo la morte di Cesare, Antonio, che doveva riordinare le province dell'Oriente, sposò la regina Cleopatra e concluse con lei accordi che le avrebbero assicurato il dominio di alcune province orientali dell'impero romano.
Perciò Ottaviano convinse il Senato ad assegnargli il comando di una spedizione militare contro Antonio, e lo sconfisse ad Azio, nel 31 a.C., provocando il suicidio di Cleopatra, ultima discendente dei Tolomei.
Da allora l'Egitto divenne provincia romana, e dipese direttamente dall'imperatore fino alla riforma di Diocleziano, il quale, nel IV secolo d.C., diede all'impero una nuova organizzazione dividendolo in diocesi: quella dell'Egitto comprese la Tebaide, l'Egitto Erculeo e l'Egitto Giovio.
La diffusione del Cristianesimo
Nel corso del II secolo d.C., malgrado alcune rivolte, l'Egitto aveva goduto di una certa prosperità; ma nel III secolo iniziò una grave decadenza.
Il Cristianesimo, frattanto, si era diffuso; secondo la tradizione, vi era stato introdotto da San Marco.
I libri sacri furono adattati alla lingua degli indigeni e trascritti con l'alfabeto greco: ciò contribuì a formare la lingua copta. Ma la chiesa copta ebbe a sostenere lotte religiose contro la chiesa greca di Alessandria, che ebbe grandi vescovi, come Sant'Alessandro e Sant'Attanasio.
I cristiani furono perseguitati fin dai tempi di Settimio Severo, e poi sotto Decio e Diocleziano. Così, per sfuggire alle persecuzioni, molti di essi si ritirarono nel deserto (anacoreti), dove vennero anche fondati i primi monasteri cristiani.
La conquista araba
Circa dieci anni dopo la morte di Maometto, gli Arabi conquistarono l'Egitto (640 d.C.), che divenne così una provincia del Califfato. Sotto la dinastia degli Omayyadi il paese godette di una certa autonomia e fu partecipe dello splendore della civiltà islamica. La lingua ufficiale non fu più la greca, ma l'araba, così come la religione ufficiale non fu più la cristiana, ma la musulmana.
Con la dinastia Abbaside iniziò la decadenza dell'Egitto musulmano. Dopo alcuni tentativi di formare governi indipendenti da Bagdad, l'Egitto venne governato dalla dinastia dei Fatimiti, che si autonominarono califfi contrapponendosi a Bagdad (969-1171).
La fondazione del Cairo
Il califfo fatimita Al-Muizz fondò il Cairo (969), destinato a divenire la nuova capitale, mentre i più bei monumenti di questa città furono eretti piú tardi da Salah ad-Din, conosciuto in Occidente col nome di Saladino, che nel 1171 dichiarò decaduti i Fatimiti e riunì l'Egitto a Bagdad, ricevendo in premio i titoli di sultano e re d'Egitto e dando inizio alla dinastia ayyubide.
Cronache cristiane
Le cronache cristiane riportano il nome di questo sovrano, che combatte valorosamente contro i Crociati e strappò loro Gerusalemme. Altrettanto conosciuto in Occidente fu il famoso Soldano , un nipote del Saladino, noto per avere vinto e fatto prigioniero Luigi IX, che aveva capeggiato la VII crociata contro di lui, e per avere ricevuto alla sua corte San Francesco d'Assisi, che si era recato da lui per tentare la sua conversione.
Gli Ayyubidi si erano retti al potere con l'aiuto della casta militare dei Mamelucchi, per lo più Turchi, dalla quale nel 1250 uscì la nuova dinastia di sultani che si mantenne al potere fino al 1517, anno della conquista turca, quando il sultano Selim riuní l'Egitto all'impero ottomano. In tal modo il paese, per due secoli e mezzo, rimase un vasto feudo chiuso, governato da un pascià turco e da un consiglio di " bey " mamelucchi.
La battaglia delle Piramidi
Questo stato di cose durò fino al 1798, anno in cui i Francesi, in lotta contro l'Inghilterra, sbarcarono in Egitto al co- mando di Napoleone Bonaparte. Malgrado la vittoria iniziale contro i Mamelucchi (battaglia delle Piramidi), la spedizione napoleonica fu un insuccesso dal punto di vista militare; tuttavia, servì a risvegliare l'Egitto dal suo torpore e a trarlo fuori dal suo secolare isolamento.
Iniziava la storia dell'Egitto moderno, il cui fondatore è considerato Mohammed Ali, nominato nuovo pascià dell'Egitto dal sultano (1805-1848). Con cinica decisione, si liberò dei Mamelucchi, che intralciavano la sua politica anti-inglese, facendone massacrare i maggiori esponenti alla fine di un banchetto. Promosse grandi riforme in campo economico, potenziando la rete, dei canali d'irrigazione, confiscando territori, introducendo la coltura del cotone, impiantando industrie e valendosi dell'opera di tecnici stranieri: tutto ciò spezzò il feudalesimo agricolo del paese.
Il Canale di Suez
Ma se Mohammed Alì si mantenne politicamente indipendente, non così avvenne ai suoi successori Said (1854-1863) e Ismail (1863-1879). Anch'essi si preoccuparono del benessere della popolazione e vararono programmi di importanti lavori pubblici che prevedevano la costruzione di ponti, ferrovie, scuole e canali, fra cui il famoso Canale di Suez, che fu realizzato da de Lesseps su progetto di Negrelli. La loro amministrazione, tuttavia, fu talmente disastrosa che, a causa dei forti debiti contratti con le banche francesi ed inglesi, l'Egitto perdette la sua indipendenza e subì dapprima il controllo anglo-francese e poi l'occupazione inglese.
Ai giorni nostri
La presenza britannica nel Paese lo salvaguardò dall'invasione turco-tedesca nel corso della prima guerra mondiale, ma il controllo divenne più rigido essendo ormai l'Egitto considerato un protettorato inglese. Terminata la guerra, il movimento nazionalista WAFD, dopo vari tentativi andati a vuoto, riuscì a strappare agli Inglesi una dichiarazione di indipendenza (1922). Ne sortì una monarchia costituzionale che, nel periodo fra le due guerre mondiali, vide spesso in conflitto re Fàad (1922-1936) e suo figlio Faruk (1936-1952) coi loro primi ministri democraticamente eletti e il susseguirsi di una lunga serie di governi.
Tenutosi ai margini della seconda guerra mondiale, l'Egitto si trovò in condizioni floride alla fine del conflitto e desideroso di affermarsi a livello internazionale. Promosse la Lega Araba (1945) della quale assunse la presidenza e fu tra i membri fondatori delle Nazioni Unite. Quando l'ONU deliberò la spartizione della Palestina in due zone (1947), l'Egitto si trovò al fianco degli altri Stati arabi nell'attaccare il neonato Stato di Israele (1948). L'esercito egiziano subì un'umiliante sconfitta che gli ambienti militari attribuirono al corrotto governo di re Faruk, per altro regolarmente eletto. Si formò quindi un "club degli ufficiali liberi" che preparò accuratamente un colpo di Stato messo in opera senza spargimento di sangue il 23 luglio 1952. Tre giorni dopo re Faruk partiva verso l'esilio in Italia.
La Repubblica
Soppressa la costituzione e sciolti i partiti politici, il 18 giugno 1953 venne proclamata la Repubblica. Primo pre- sidente e capo del governo divenne il generale Muhammad Negib, il quale fu obbligato l'anno seguente a lasciare l'incarico, essendo inviso alla forte organizzazione dei "Fratelli Musulmani", movimento integralista sorto nel 1928. I suoi poteri passarono al Consiglio dei ministri che dall'aprile 1954 fu presieduto dal colonnello Gamal Abd El-Nasser (1918-1970).
Nasser si fece portavoce di parole d'ordine "socialiste" all'interno del Paese, mentre all'estero perseguì la leadership nel mondo arabo attraverso il nazionalismo panarabo in funzione prevalentemente anti-israeliana e un non allineamento filosovietico in funzione anti-occidentale e anti-saudita. Sotto la sua indiscussa leadership (nel 1956 assunse anche la carica di presidente della Repubblica) venne avviata una riforma agraria con la redistribuzione delle terre dei latifondi; si trattò il definitivo sgombero delle guarnigioni britanniche, si diede vita a un'unione (peraltro sterile) con Siria e Yemen fondando la Repubblica Araba Unita (1958-1961). Nasser fini con l'entrare in conflitto coi Paesi occidentali dopo che gli Usa rifiutarono ingenti forniture d'armi e, insieme con la Gran Bretagna, fecero bloccare i fondi della Banca internazionale per lo Sviluppo destinati alla costruzione della diga di Assuan. La nazionalizzazione del canale di Suez, operazione destinata secondo il rais a finanziare la costruzione della diga, sancì la rottura. Pragmaticamente Nasser, per quanto anticomunista e persecutore di attivisti comunisti in patria, si appoggiò all'Urss per ottenere ciò che l'Occidente non gli voleva dare. Contemporaneamente sistemò rapidamente il contenzioso con Gran Bretagna e Francia, allacciando rapporti commerciali con vari Paesi europei, Italia inclusa.
L'Egitto conosce, pur tra sperequazioni notevoli fra città e campagna e nonostante un apparato statale pletorico e facile alla corruzione, uno sviluppo che lo porta a inserirsi fra i primissimi Paesi africani. Inseguendo il sogno dell'unità araba, Nasser finisce col concludere la propria carriera politica con una dura sconfitta. La cosiddetta "guerra dei sei giorni" con Israele (1967) costò all'Egitto la perdita del Sinai e il rompersi di equilibri interni e internazionali faticosamente raggiunti.
Alla morte del rais (1970) toccherà ad Anwar Sadat raccoglierne la difficile eredità.
Sadat, a costo dell'isolamento nel mondo arabo e di feroci opposizioni interne da parte delle fazioni più intransigenti, aderisce alla mediazione americana e chiude il contenzioso con Israele (accordi di Camp David e trattato di pace di Washington, 1978 e 1979) recuperando il Sinai, ma anche e soprattutto riaprendo il Paese ai prestiti e agli investimenti occidentali. Questo "tradimento" del mondo arabo, unito al liberismo in economia che ha ulteriormente polarizzato una società già molto diseguale, causeranno malcontento popolare, l'isolamento di Sadat, le sue dure reazioni nei confronti dei copti e degli integralisti islamici e il suo assassinio (1981) ad opera di fanatici islamici.
Succede a Sadat il suo vice presidente Hosni Mubarak, uomo prudente che fino ad allora aveva fatto parlare poco di sé. Mubarak, senza smentire la politica filoamerícana del suo predecessore (gli Usa provvedono a tutti i bisogni fondamentali del Paese: armamento, deficit alimentare, debito estero), riesce a stemperare i conflitti interni. Tornano distesi i rapporti coi copti, si apre un dialogo con le forze di opposizione, si inaugura uno stile di governo più austero e pragmatico. In campo internazionale vanno riannodandosi i rapporti lacerati dopo Camp David.
Proprio i buoni rapporti con gli Usa permetteranno a Mubarak di giocare un ruolo autonomo nel mondo islamico scosso dal problema palestinese, dalla tragedia libanese, dalla guerra Iran-lrak, dalla guerra del petrolio. A dargli una mano interviene anche il crollo dell'impero sovietico che fa mancare ai suoi alleati medio-orientali una comoda rendita di posizione. L'Egitto sarà quindi pronto a rientrare efficacemente nello scacchiere medio-orientale e islamico allo scoppio della guerra del Golfo (1991).
I risultati: viene eliminato Saddam Hussein quale concorrente nella corsa alla leadership dei mondo arabo e fomentatore dei fondamentalisti islamici; si stringono più saldi rapporti con i ricchi Paesi petroliferi; si aprono nuovi sbocchi all'emigrazione di lavoratori egiziani che si candidano a sostituire i palestinesi diventati invisi agli emiri del Golfo; la disastrata economia egiziana riceve una provvidenziale boccata di ossigeno con la remissione da parte di Usa ed emiri di circa 15 miliardi di dollari.
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