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... e i principali musei egizi in Europa
Il British Museum di Londra
E' il piu' ricco museo del mondo per la varieta' delle sue collezioni. La sua prima sede fu nella Montague House nel 1759, mentre oggi occupa il palazzo neoclassico costruto da Robert Smirke, in Great Russel Street. Le collezioni piu' importanti sono quelle che riguardano l'arte antica, che sono divise in diverse sezioni: egizia, greca e romana, dell' Asia occidentale, orientale, etnografica, britannica e medievale.
Fra le opere piu' importanti ricordiamo la raccolta dei papiri egiziani, le sculture del Partenone e la versione originale della Magna Charta.
Una prima sezione è dedicata all'Antico Vicino Oriente, con bellissimi sigilli mesopotamici, pietre scolpite o intarsiate. Capolavori in miniatura persiani e assiri, ma anche splendidi e maestose sculture abbelliscono le numerose sale della sezione.
Anche il mondo islamico ha una parte tutta dedicata ad esso. Ci sono molti pezzi interessanti tra i quali spiccano alcuni recipienti in ceramica davvero appariscenti.
L'enorme museo è eccezionalmente ricco soprattutto per quanto riguarda l'arte e l'archeologia greca e romana.
La sezione più bella resta, comunque, quella egiziana che occupa la sala 25 del pianterreno e alcune sale del primo piano (sale 60-66), con una moltitudine di oggetti a disposizione del visitatore.
La sala 25 raccoglie oggetti e sculture delle varie dinastie, tra cui la testa colossale di Thutmosi III, statue di Amenofi III, il sarcofago e i rilievi di Merimes, statue di Ramsete II e infine la celebre Stele di Rosetta, risalente al periodo tolemaico (196 a. C. circa), portata alla luce alla fine del Settecento e chiave per la decifrazione della scrittura geroglifica.
Il Museo del Louvre di Parigi
Il Dipartimento delle Antichità egiziane presenta le vestigia delle civiltà che si sono succedute sulle rive del Nilo dall'epoca di Nagada, 4 000 anni anteriori la nostra era, fino all'epoca cristiana, verso il IX secolo d.C., con un'importante sezione copta.
Dopo più di tre anni di chiusura completa al pubblico, il dipartimento ha aperto le sue nuove sale nel dicembre 1997.
Presenta 5 000 opere su 4120 m².
Una grande parte di queste è stata restaurata.
Dopo avere creato a Torino il primo museo egizio al mondo, Jean Francois Champollion mise il suo sapere al servizio del Louvre.
Il 15 dicembre 1827, il museo egizio del Louvre fu inaugurato dal re Charles X.
Fra le migliaia di oggetti in mostra, impossibili da elencare , menzioniamo soltanto :
Lo "scriba accovacciato"
Trovato a Saqqara
4 o 5 dinastia, 2600-2350 a.C.
Calcare dipinto, occhi incrostati di cristallo di rocca nel rame
H 53,7 cm; L 44 cm; P 35 cm
Questa famosissima statua è stata trovata nel cimitero dell'Antico Impero a Sakkara, purtroppo in condizioni tali che l'identità del personaggio rappresentato ci rimane ignota.
Nessun dubbio che si trattava di un uomo importante, a giudicare dalla qualità eccezionale della sua statua, notevole per il trattamento ammirevole del viso e del corpo, e la cura portata all'incrostazione degli occhi in una cornice di rame. La posizione delle mani, pronte a scrivere, non deve ingannarci: non è un semplice impiegato di ufficio; difatti le più vecchie statue degli scribi sono delle effigi di principi con responsabilità politiche elevate. I colori originali, la vivacità dello sguardo e l'intelligenza della fisionomia sono le parti più caratterizzanti di quest' opera.
Mummia ricoperta delle sue "incartonature"
Epoca tolemaica, 2°- 3°sec. a.C.
Lino, tessuti di lino dipinti ("incartonature") L :1,67 m
All'epoca tolemaica, la posa delle bende sulle mummie assume grande importanza. Il corpo, dopo essere stato svuotato delle sue viscere ed inaridito nel natron, è cinto da una sapiente quadrettatura di lino. Poi la mummia è ricoperta da "incartonature", fatte con vecchio papiro o tessuti ingessati: maschera sul viso, astuccio sui piedi, grande collana sul petto. Sulle gambe sono rappresentate le abituali dee alate, i geni funerari, e la mummia sul letto di imbalsamazione.
Sedia
18 -19 dinastia, 1550-1186 a.C.
Legno dipinto ed incrostato, corregge di cuoio moderno; sedia una volta rivestita di corde
H 91 cm; L 47,5 cm; P 59 cm
Ignoriamo la provenienza di questa sedia che era già nella collezione del museo alla metà del XIX secolo. Nessun dubbio sul fatto che fu trovata in una tomba abbastanza ricca, a giudicare dalla la qualità della lavorazione: conviene notare l'incurvamento dei differenti pezzi dello schienale, la scultura dei piedi in zampe di leone, il gioco del materiale fatto di legni diversi.
Come sempre le varie parti sono assemblate con tenoni.
Se il motivo delle zampe anteriori e posteriori di felino risale al tempo delle Piramidi, il tipo dello schienale inclinato fu di moda durente il Nuovo Impero. L'impagliatura antica era in corda.
Le opere in mostra:
Ripartizione per epoca
La civiltà faraonica
La religione egiziana
Dalla fine della Preistoria fino al Medio Impero:
3800 - 1550 a. C.
Il Nuovo Impero:
1550 - 1069 a.C.
Le ultime dinastie faraoniche e l'epoca tolemaica:
1069-30 a.C.
L'Egitto romano
L'Egitto copto
Il Museo Egizio di Torino
Il Museo delle Antichità Egizie è una delle più importanti collezioni egizie e la sua storia segue le vicende della riscoperta della civiltà faraonica dal XVII secolo ai giorni nostri.
Nel '600 i Savoia acquisiscono dai Gonzaga di Mantova la "Mensa Isiaca", tavola di bronzo ageminato con raffigurazioni di cerimonie religiose in onore della dea Iside. La sua scoperta a Roma nel 1527 sollecita gli studi sulla civiltà egizia.
Nel '700 Carlo Emanuele III di Savoia invia il naturalista padovano Vitaliano Donati, in missione scientifica in Oriente e dalla spedizione nella Valle del Nilo pervengono a Torino la statua della dea Iside, scoperta a Coptos e le statue del faraone Ramesse II e della dea Sekhmet, riportate alla luce nel tempio della dea Mut a Karnak (Tebe).
La fine del '700 e l'inizio dell' 800 sono fondamentali per la formazione del Museo, la riscoperta dell' antico Egitto e la nascita dell'egittologia.
Nel 1799 la spedizione scientifica al seguito dell'armata napoleonica nella Valle del Nilo inizia una eccezionale documentazione dell'Egitto, pubblicata nei volumi della "Description de l'Egypte", che fanno conoscere alla cultura europea dell' Ottocento ambiente, vita, costumi, arte e storia dell' Egitto di età faraonica e di lingua e cultura araba.
Nel 1799 un ufficiale dell'esercito napoleonico scopre nella località di Rosetta, nel Delta orientale, una stele con scrittura geroglifica, demotica e greca, fondamentale per la decifrazione dei geroglifici (Pietra di Rosetta). Nel 1822 il francese Jean-François Champollion decifra i geroglifici, ponendo le basi dell'egittologia, la disciplina che studia le antichità dell'Egitto faraonico.
A seguito di tali avvenimenti, consoli delle varie nazioni d'Europa, viaggiatori ed avventurieri si dedicano alla raccolta di antichità nella Valle del Nilo e cospicue collezioni raggiungono l'Europa, divenendo i nuclei dei futuri grandi musei egizi.
Il Museo Egizio di Torino definisce la sua fisionomia in questo periodo ed è tra i primi ad affermarsi come grande raccolta di antichità egizie, cui si affiancano negli anni seguenti le collezioni egizie del Louvre di Parigi, del British Museum di Londra, di Berlino, di Leida, di Bruxelles, di Vienna.
Nel 1824 Carlo Felice di Savoia acquista la collezione di Bernardino Drovetti, piemontese originario di Barbania, che si era appassionato alla ricerca delle antichità egizie durante la sua permanenza in Egitto in qualità di Console Generale di Francia.
La costituiscono oltre 8000 oggetti con grandi statue, papiri, stele, sarcofagi e mummie, oggetti di bronzo, amuleti e monili e oggetti della vita quotidiana (vasellame, cibi, utensili, cofani e ceste, sgabelli, stoffe e oggetti di cosmesi con parti di parrucche, specchi, pettini, spilloni, vasetti per pomate e unguenti ecc.).
La collezione è caratterizzata da documenti eccezionali, espressione dell' arte, delle tradizioni religiose e funerarie e della vita quotidiana.
Simbolo della raccolta è la statua del faraone Ramesse II, considerata uno dei capolavori della scultura egizia dal decifratore dei geroglifici, Jean- François Champollion, che soggiornò a Torino per lo studio delle antichità acquisite dal Drovetti e che ne redasse il primo catalogo.
Altre importanti opere della statuaria monumentale egizia della collezione sono esposte nello Statuario ad illustrare l' alto livello artistico raggiunto dalla scultura egizia e la perizia degli artigiani nella lavorazione delle pietre d' Egitto (calcare, basanite, diorite, granito e arenaria).
La scultura più antica della collezione è la statua della principessa Redi, scolpita nella diorite al tempo della III dinastia (2800 a.C.circa).
Più numerose e documento eccezionale dell'arte egizia per un periodo di oltre quattrocento anni sono le statue dei faraoni, delle divinità e dei dignitari del Nuovo Regno dalla XVIII alla XX dinastia.
Ricordano la grandezza dei faraoni d' Egitto le statue di Thutmosi III e di Amenhotep II, i gruppi statuari di Tutankhamon e del dio Amon e di Horemheb e della regina Mutnegemet, la statua colossale del faraone Sethi II, il gruppo scultoreo di Ramesse II con il dio Amon e la dea Mut e di Ramesse II seduto su trono.
Testimoniano il rispetto ed il culto riservato agli dei protettori del paese le statue fatte scolpire in onore della dea Sekhmet, cui furono dedicate dallo stesso faraone oltre 600 sculture, collocate nel tempio della dea Mut a Karnak (Tebe).
Appartengono alla collezione Drovetti due statue monumentali di Sfinge, che accolgono il visitatore all'ingresso dello Statuario del Museo ed introducono al percorso sulla scultura egizia in pietra.
Raffinato esempio di statua commissionato da un dignitario a memoria del suo operato è la statua di Anen.
Documenti altrettanto importanti presenti nella collezione Drovetti sono i papiri con esemplari eccezionali, quali il Papiro Regio o "Canone reale", che riporta l' elenco dei faraoni d' Egitto dai primi re fino alla XVII dinastia, il "Papiro giudiziario" con gli atti del processo a carico dei congiurati che assassinarono Ramesse II, il Papiro delle Miniere con la mappa delle miniere d' oro dello Uadi Hammamat e il Papiro della tomba di Ramesse IV, ove è raffigurata la pianta della tomba del faraone nella Valle dei Re.
Di notevole interesse è anche il "Papiro satirico" con figure di anumali, che imitano le azioni dell'uomo; sullo stesso documento sono riportate anche scene erotiche.
Finalità funerarie avevano altri papiri con le redazioni del Libro dei Morti, rituale funerario depositato vicino o dentro il sarcofago dalla XVIII dinastia per aiutare il defunto a raggiungere la vita ultraterrena.
Integra il panorama delle tradizioni funerarie egizie un cospicuo repertorio di oggetti da deporre nelle sepolture: i vasi canopi per la conservazione delle viscere del defunto, gli amuleti per l' ornamento e la protezione della mummia e le statuette funerarie, che chiamiamo ushabty, destinate a sostituire il defunto nella coltivazione dei campi dell' aldilà, attività fondamentale per poter continuare a godere della produzione alimentare.
Importante è anche la sezione dei sarcofagi con esemplari di grande qualità in pietra, quale la cassa ed il coperchio del sarcofago del giudice Gemenefherbakh, esposti nella Sala II dello Statuario e una cospicua produzione in legno stuccato e dipinta, realizzata per i sacerdoti del tempio del dio Amon a Karnak dal tempo della XXI dinastia ai primi secoli d. C.. Risale al 124 a.C. il sarcofago con la mummia del bambino Petamenofi, morto durante il governo dell' Egitto da parte dell' imperatore romano Adriano.
Ulteriore testimonianza delle tradizioni funerarie sono le stele, provenienti dalle cappelle, con esempi di grande qualità, quali la stele del tesoriere Meru; la statuaria commemorativa del defunto e dei suoi familiari, scolpita in pietra, in legno e in alcuni casi in avorio come in una raffinata figura di scriba seduto; le tavole d' offerta per gli alimenti da fornire per la vita ultraterrana, i bassorilievi e le pitture riproduzione e proiezione della vita quotidiana nell'aldilà.
Altrettanto consistente è il numero delle immagini votive delle divinità, cui erano dedicati bronzetti, iscrizioni, statue e statuette e oggetti di culto, quali il piccolo tempietto in legno stuccato e dipinto dedicato nel 1200 a.C. circa dall' artigiano del villaggio di Deir el- Medina, Kasa al dio Khnum ed alle dee Satet ed Anuqet.
Interessante è la sezione delle mummie degli animali sacri, collegati al culto delle divinità: ibis e babbuini del dio Thot, coccodrilli del dio Sobek, falchi del dio Horo, tori del dio Hapi, pesci della dea Neith, gatte della dea Bastet.
I molteplici aspetti della vita quotidiana sono illustrati dalla suppellettile di tipo domestico, che comprende vasellame per la mensa e la conservazione degli alimenti, ceste e cofani per vestiario, letti e poggiatesta, lenzuola e tele, sandali, monili e cibi.
Altrettanto cospicua è la documentazione pertinente alle arti ed ai mestieri con attrezzi da lavoro, quali zappe, punteruoli, martelli, crogioli di fusione, colori e una classe particolare di oggetti, costituita da schegge di calcare e cocci, usati dagli scribi e dai disegnatori per esercizi, appunti ed abbozzi di disegno, in alcuni casi molto belli, quali l'ostracon della danzatrice.
L' eccezionale patrimonio di antichità egizie fornito dalla collezione Drovetti fu esposto nel Palazzo dell' Accademia delle Scienze e "meravigliosa assemblea di re e divinità" furono definite le sale, che ospitavano le grandi statue regali e le immagini dei re e dei dignitari.
Alla fine dell' '800 diviene direttore del Museo il biellese Ernesto Schiaparelli, che si pone come obiettivo l'incremento della raccolta, dapprima con acquisti (inverno 1900-1901), successivamente con scavi, condotti dal 1903 al 1920 e continuati dal successore, Giulio Farina, dal 1930 al 1937.
Acquisti e scavi procurano al Museo oltre 30.000 antichità, che integrano il quadro sulla civiltà egizia fornito dalla collezione Drovetti, i cui oggetti provengono per lo più nella zona di Tebe ed appartengono al periodo dal Nuovo Regno all' Epoca Tarda (dalla metà II millennio a.C. al I millennio a. C.), quando Tebe era stata capitale dell' Egitto e suo massimo centro religioso.
Con gli scavi il Museo acquisisce oggetti dalle località di Giza, Eliopoli, el-Ashmunein, Asjut, Hammamia, Qau el-Kebir, Deir el-Medina e Valle delle Regine, Gebelein, Assuan, pertinenti ad un arco cronologico molto esteso, dal periodo Predinastico, che precede la scrittura (IV millennio a.C.), alla formazione ed al consolidamento dello Stato egiziano durante l' Antico ed il Medio Regno (III e prima metà del II millennio a.C.), alla sua affermazione nel Nuovo Regno come potenza economica, politica e militare nel Vicino Oriente (seconda metà del II millennio a.C.) ed alla sua decadenza nell' Epoca Tarda (I millennio a.C.) fino alla conquista di Alessandro Magno (332 a.C.) ed alla successiva annessione all'Impero romano (31 a.C.).
Pervengono al Museo documenti eccezionali, tra cui il corredo inviolato della tomba dell'architetto Kha e della moglie Merit e le pitture della cappella di Maia da Deir el-Medina; i frammenti del coperchio del sarcofago e gli oggetti rimasti dellla tomba della regina Nefertari dalla Valle delle Regine; i frammenti di una tela dipinta del 3400 a.C., i corredi delle tombe degli "Ignoti" e di Ini e le pitture della cappella di Iti da Gebelein; il naos di Sethi I per il dio sole Ra ad Eliopoli.
Un ulteriore incremento ha fornito alla collezione una significativa testimonianza dell'architettura egiziana in Nubia.
Si tratta del tempietto rupestre, fatto scavare dal faraone Thutmosi III ad Ellesija nel 1430 a.C. circa e donato nel 1966 dall'Egitto all' Italia quale ringraziamento per le attività a favore dei monumenti nubiani, destinati ad essere sommersi dalle acque del bacino artificiale del lago Nasser.
Oltre tre secoli di storia hanno reso il Museo Egizio di Torino una delle collezioni egizie più importanti con documenti eccezionali per la ricerca egittologica e con antichità così numerose e varie da fornire un quadro della civiltà egizia dalle origini (IV millennio a.C.) al V- VI sec. d.C..
L'esposizione è articolata su tre piani e la visita ai settori più importanti della collezione non è inferiore a 2 ore. Un progetto di ampliamento degli spazi espositivi e di riordino della collezione è in corso per adeguare il Museo al pubblico futuro con maggiori servizi informativi e didattici.
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