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Abu Simbel
Nel capitolo "Attraverso i secoli" s'è detto che la XIX dinastia tentò di rinnovare il prestigio della monarchia e l'influenza egiziana in Asia.
I faraoni che più si distinsero in questo senso furono Sethi I e suo figlio Ramses II.
Ramses II curò una politica edilizia imponente: oltre a portare a termine la costruzione delle opere iniziate dal padre ( sala ipostila di Karnak), fece innalzare, nei pressi di Tebe, il Ramesseum, cioè il proprio tempio funerario, dedicato ad Amon, e in Nubia fece scavare nella viva roccia il santuario di Abu Simbel.
Quando tra il 1964 e il 1971 si costruì la diga di Assuan, si dovette risolvere il problema di salvare questo insigne monumento artistico che, dopo l'erezione della diga, avrebbe dovuto essere sommerso dalle acque del Nilo.
Costruita con l'ausilio di tecnici sovietici tra il 1960 e il 1971, la diga misura 111 metri d'altezza, 980 metri di larghezza alla base e 40 alla cima e si estende tra le due sponde del Nilo per ben 3,6 chilometri, lasciando passare ogni anno 80 miliardi di metri cubi d'acqua. Il bacino, battezzato Lago Nasser, si allunga all'orizzonte per circa 500 chilometri ed è largo in media 10 chilometri e profondo 200 metri.
Come ogni opera che reca cambiamenti di grande portata sull'ambiente circostante, la diga assieme agli indubbi benefici ha portato anche svantaggi. Va considerato che fino all'entrata in funzione dell'opera l'Egitto non era in grado di far fronte all'aumento della popolazione e alle necessità alimentari ed energetiche. Con questa nuova ed enorme disponibilità d'acqua si è provveduto a irrigare permanentemente quasi settecento milioni di acri di terreno, ora tra i più produttivi del Medio Oriente. L'energia prodotta dalla grandissima centrale che la diga alimenta ha inoltre permesso alle industrie del Paese di aumentare la produzione di oltre il 30% e contemporaneamente minimizzare i costi. L'industria ittica creatasi sulle acque del lago è in continuo sviluppo. La diga inoltre permette ai contadini di pianificare i propri raccolti senza dover fare affidamento sulla benevolenza del fiume.
L'altra faccia della medaglia è che, cambiando la percentuale di umidità della zona, la diga minaccia di polverizza- re la pietra calcarea con la quale sono costruiti gli antichi monumenti, sia a causa della stessa umidità sia per le incrostazioni saline.
Anche gli effetti sull'agricoltura non sono stati tutti positivi. La terra ha perduto il benefico effetto "pulente" delle inondazioni annuali e anche il prezioso strato di limo ora è definitivamente imprigionato dalle enormi mura della diga e non può più rinnovare la terra coltivata.
Questo ha reso necessario un uso massiccio di fertilizzanti chimici che, a loro volta, minacciano di inquinare le preziose falde sotterranee di acqua potabile.
Il mutamento nei sistemi di irrigazione ha portato anche a un aumento della salinità del suolo, che richiede enormi e costosi progetti di manutenzione per poter mantenere coltivabile la medesima superficie anno dopo anno.
L'aumento di acqua stagnante ha anche portato a un pericoloso incremento degli insetti nocivi.
Nelle fasi finali di costruzione della diga, gran parte del territorio dell'antica Nubia fu inondato. Per poter salvare sia i monumenti che i materiali di importanza archeologica, l'Unesco, il governo egiziano e numerose altre fondazioni con l'aiuto dei propri governi, organizzarono un piano di recupero che impegnò più di quaranta équipe di diversi Paesi.
Enormi quantità di materiale antropologico furono recuperate e classificate. I monumenti che fu impossibile rimuovere furono fotografati e analizzati nei particolari e il resto fu tagliato in cubi di pietra e trasportato pezzo per pezzo su terreni soprelevati o affidato alle Nazioni partecipanti alla missione.
Il più famoso di questi "trasferimenti" fu quello che ebbe come oggetto i templi di Abu Simbel.
I grandiosi monumenti eretti in onore di Ramses II furono tagliati in oltre 1000 blocchi e trasportati 67 metri più in alto su una collina,al sicuro dalle acque,e poi ricostruiti.
Il tempio di Ramses II
La scena che si presenta è di maestosa grandezza. Sulla sinistra, di fronte alla collina, si innalzano le immense statue di Ramses II seduto sul trono che introducono al tempio a lui dedicato. Le statue, alte più di 20 metri, mostrano il faraone adornato con le corone dell'Alto e del Basso Egitto e il simbolo del cobra, l'uréo attributo di Osiride. Sui lati di questi colossi (uno dei quali è gravemente danneggiato dalla vita in su) e tra le loro gambe, sono poste alcune statue della moglie del sovrano, Nefertari, e di altri membri della famiglia reale. Al di sopra dell'ingresso del tempio spicca l'altorilievo del dio falcone Horus, con ai lati i bassorilievi in cui si vede Ramses nell'atto di adorarlo.

Entrando nel tempio, che è dedicato oltre che alla deificazione di Ramses II anche alle divinità di Amon-Ra, Horus e Ptah, si incontra una grande sala adornata con otto colonne sulle quali sono raffigurati Ramses e Osiride. La maggior parte delle raffigurazioni murali rappresenta scene della battaglia di Kadesh, in cui Ramses sconfisse gli Ittiti e restaurò il suo potere nell'enorme territorio su cui regnava prima dell'invasione di questo popolo.
Molte scene mostrano il sovrano offrire i prigionieri di guerra in dono a diverse divinità, incluso se stesso. Perla tra le perle è il bassorilievo in cui è raffigurato il re sul suo carro da battaglia .
Spostandosi sul lato posteriore del tempio, si incontrano due sale più piccole che conducono al santuario dove sono conservate le statue delle quattro divinità cui è dedicato il tempio. La costruzione venne studiata in modo che i raggi del sole potessero entrare nel santuario e illuminare esattamente ciascuna statua a un'ora fissa di ogni solstizio.
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