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Dimenticare Darwin

 

Autore: Giuseppe Sermonti

Titolo: Dimenticare Darwin

Editore: Rusconi, Milano, 1999

Altro: pp. 158, £ 29.000


di Luigi Caratelli

 

 

 

 

Come sempre sarcastico, ma solo quanto basta. Giuseppe Sermonti si ripresenta al pubblico italiano con un nuovo lavoro sul tema dell’evoluzionismo. Nel 1980, scritto insieme al paleontologo Roberto Fondi, Sermonti pubblicò “Dopo Darwin”, un testo accurato e spietato contro il darwinismo della “mutazione e selezione”. A distanza di venti anni, le sue convinzioni sulla inattendibilità di gran parte della dottrina darwinista, sono raccolte in “Dimenticare Darwin”, che esce ancora per i caratteri della Rusconi.

In questo nuovo lavoro, fatto in ‘solitaria’, Sermonti stuzzica il pensiero e oppone alle tante ‘dimostrazioni mancanti’ della teoria evoluzionistica, la forza e la bellezza della natura che, con i suoi misteri e i suoi segreti, continua a rinviarci a sfere sublimi costringendoci ad andare ‘oltre’ Darwin: «Lo spazio contiene le forme inespresse che attirano a sé la vita – argomenta l’autore -, e una mente la sviluppa verso esiti innumerevoli e prescritti... la furba logica dell’adattamento ci deve ancora spiegare perché l’insetto-foglia volasse... prima delle foglie e perché il gene che sovraintende al tondo occhio celeste del gatto conosca lo sfaccettato occhio rosso del moscerino dell’aceto. Ci deve spiegare come l’uomo, la forma di animale più aurorale, possa essere apparso per ultimo, prima dello scimmione curvo, specializzato e senile».

Molto interessanti le pagine in cui Sermonti analizza e critica quella che sembrava la “risorsa prima dell’evoluzione”, cioè la riproduzione con mutazione. In realtà, dice lo scienziato, nella vita selvatica, la mutazione morfologica è la mosca bianca, ed i testi accademici al capitolo Mutazione mostrano solo la pecora nana, il bambino albino, la pianta atrofica. Mutazioni assistite, perché la natura non le avrebbe tollerate. Scrive Sermonti, alla pag. 11 del suo libro: «Dal punto di vista molecolare, cioè della variazione nel testo del DNA, la mutazione è il fenomeno degenerativo per eccellenza, l’errore di copiatura, l’entropia del patrimonio genetico... La cellula possiede meccanismi di riparo della mutazione, e l’organismo opera processi eliminatori dei mutanti che comprendono la selezione e la sessualità. Senza queste difese la mutazione distruggerebbe in breve tutti i testi genetici. In ogni caso il suo compito, poiché i biologi molecolari la pretendono cieca, è demolitivo. Fare di essa il motore del mondo, contando sul rarissimo evento di sbagli fortunati, è davvero una povera risorsa, tanto più che queste trasgressioni legittimate non sono mai state trovate».

Di questo tenore il resto delle 150 pagine che compongono il volume. Un lavoro che non può mancare nelle letture, non solo degli specialisti in materia, ma anche in quelle di qualsiasi lettore sprovvisto di conoscenze specifiche, grazie all'accessibilità e alla scorrevolezza della presentazione.

Per una completa panoramica dei soggetti trattati aggiungiamo che Sermonti, come suo solito, agli argomenti di carattere prettamente scientifico ama accostare sue considerazioni sul senso della vita. È così che accanto a capitoli riguardanti la storia e le scoperte della genetica, delle proteine e delle singolarità degli insetti, compaiono gustose disquisizioni sulla mente e sul senso dell’esistenza, le quali, anziché togliere qualcosa all’impianto scientifico della vita, ne arricchiscono la conoscenza invitando il lettore a considerare la “Mente” che si è divertita a ordinare il mondo in “fogge, colori e canti” come «risultato, festoso, di un’intima necessità di espressione, che prorompe nella sovrabbondante varietà dei viventi».

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