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Libro

1. INTRODUZIONE  
Insieme di fogli, stampati o manoscritti, rilegati e provvisti di copertina. Per estensione vengono definiti libri anche gli antichi rotoli papiracei. Il termine può inoltre fare riferimento a opere specifiche (ad esempio, il Libro dei Morti, testo sacro degli antichi egizi), o a singole parti di un'opera (ad esempio, i libri dell'Eneide).

2. LIBRI MANOSCRITTI  
Fra i precursori del libro vi sono le tavolette d'argilla incise con uno stilo (vedi Strumenti di scrittura), usate da sumeri, babilonesi e altri antichi popoli della Mesopotamia. Si avvicinano maggiormente al nostro odierno concetto di libro i rotoli egizi ed ellenistici ricavati dalla lavorazione del papiro, pianta molto diffusa lungo il corso del Nilo. Se ne ottenevano strisce che venivano affiancate l'una all'altra formando lunghi rotoli avvolti intorno a un bastoncino, da srotolare poco per volta per leggerne il testo disposto in fitte colonne.

I rotoli erano di varia lunghezza; il più lungo fra quelli pervenutici, il papiro egiziano detto di Harris (British Museum, Londra), misura 40,5 m. A partire dal IV secolo a.C., in età ellenistica, i rotoli più grandi furono sovente suddivisi in altri più piccoli, di circa 10 metri. Alessandria con la sua biblioteca, Atene e successivamente Roma divennero grandi centri di produzione ed esportazione libraria, e la figura del copista cominciò ad avere una certa specificità; tuttavia, per gli alti costi di lavorazione i libri continuarono a essere acquistati soltanto da pochi benestanti o da centri scolastici e religiosi, cosicché l'istruzione rimase per secoli affidata alla ripetizione orale e alla memorizzazione.

Pur essendo un materiale relativamente poco costoso e di agevole lavorazione, il papiro era però friabile e particolarmente sensibile all'umidità, cosa che provocò la perdita irrimediabile di molti testi antichi. Maggiore resistenza offriva la pergamena (così chiamata dalla città di Pergamo, il cui re Eumene II ne introdusse l'uso nel II secolo a.C.), una pelle di pecora, capra o montone conciata e trattata fino a divenire liscia e lucida. Particolarmente usata dalle popolazioni mediorientali che non possedevano il papiro e generalmente apprezzata per la sua resistenza, a partire dal IV secolo d.C. la pergamena divenne il più diffuso supporto per la scrittura.

2.1. Dal rotolo al codice  
Intanto al rotolo, ingombrante e di scomoda consultazione, si andava via via sostituendo il codice (dal latino codex, "libro manoscritto"): già usato presso greci e romani per la contabilità o per gli esercizi scolastici, consisteva originariamente di due o più tavolette rettangolari in legno tenute insieme da anelli e ricoperte di cera, su cui si poteva riscrivere più volte con uno stilo dopo averne levigata la superficie. In seguito si cominciarono a produrre codici costituiti da vari fogli di pergamena piegati e tagliati in quattro, cuciti lungo il bordo esterno e rilegati fra tavole di legno. Molto diffusi in ambito liturgico, i codici consentivano una più facile consultazione rispetto ai rotoli. Fra gli esempi più rilevanti si ricorda il Codex rossanensis o Codex purpureus (VI secolo, Museo diocesano di Rossano, Cosenza), ricco di miniature bizantine.

2.2. Il libro nel Medioevo  
Nell'Alto Medioevo i libri consistevano solitamente in opere di carattere religioso e didattico e in testi di autori classici, laboriosamente ricopiati o anche solo riassunti dai monaci amanuensi negli scriptoria, ambienti annessi alle biblioteche. Sul finire dell'VIII secolo, con la rinascita culturale promossa da Carlo Magno, alla scrittura capitale di derivazione latina si sostituì la scrittura carolina, dalle forme più eleganti e arrotondate. Intorno al 1100 vennero invece introdotti i caratteri gotici, dalle linee angolose e dai caratteri molto fitti, disposti in colonne strette che rendevano faticosa la lettura.


Molti libri medievali erano arricchiti da preziosi fregi in oro e colori luminosi, che contrassegnavano le diverse sezioni del testo o ne decoravano i bordi; potevano essere ornamenti stilizzati di matrice celtica come quelli del Book of Kells (Trinity College, Dublino), o di altre analoghe copie dei Vangeli realizzate tra l'VIII e il IX secolo in Scozia e Irlanda, oppure delicate e minuziose scene di vita quotidiana come quelle delle Très riches heures du duc de Berry (Musée Condé, Chantilly), libro di preghiere realizzato nei Paesi Bassi dai fratelli Limbourg nel XV secolo. Le rilegature potevano essere in legno, rinforzate da borchie metalliche e chiuse con fibbie, oppure in pelle, spesso arricchite da decorazioni in oro, argento, smalti e pietre preziose, realizzate nel tardo Medioevo da artigiani e orafi specializzati. I manoscritti miniati continuavano però a essere pochi e costosi, accessibili solo a una minima parte della popolazione che poteva permettersi di acquistarli e che era in grado di leggerli.

2.3. Il libro in Oriente  
In Estremo Oriente i primi libri furono probabilmente tavolette di legno o bambù tenute insieme da cordicelle; un altro tipo era costituito da strisce di seta o carta, un impasto di fibre vegetali conosciuto dai cinesi già nel II secolo d.C. Anche in Oriente si passò gradualmente dal rotolo al libro, accostando più strisce di carta disposte a fisarmonica e rilegate in copertine di cartoncino o tessuto. Nella trascrizione dei testi si riservava particolare attenzione alla nobile arte della calligrafia.

3. LIBRI A STAMPA  
Il libro xilografico fu inventato in Cina nel VI secolo d.C.; il primo esemplare pervenutoci, posteriore all'868, è un'edizione cinese di un testo buddhista noto come Sutra del Diamante. Il Tripitaka, un altro insieme di testi buddhisti, che comprende oltre 130.000 pagine, fu stampato nel 972. La stampa da matrici in legno risultava molto più veloce ed efficace della trascrizione manuale, ma bisognava tenere conto dei lunghi tempi di incisione dei blocchi, che comunque potevano essere utilizzati per una sola opera. Nell'XI secolo furono di nuovo i cinesi a inventare la stampa a caratteri mobili, che in disposizioni diverse potevano essere riutilizzati più volte; il nuovo procedimento trovò però scarsa applicazione a causa dell'elevato numero di caratteri della scrittura cinese.

Probabilmente in seguito ai contatti con l'Oriente, la xilografia fu introdotta in Europa nel tardo Medioevo, per la riproduzione di opere di genere prevalentemente religioso che lasciavano molto più spazio alle illustrazioni che ai testi. Libri xilografici, o tabellari, continuarono tuttavia a essere prodotti anche dopo l'introduzione della stampa a caratteri mobili.

3.1. Età rinascimentale  
Nel XV secolo due innovazioni tecnologiche rivoluzionarono in Europa la produzione libraria: una fu l'uso della carta, che dalla Cina arrivò in Europa attraverso gli arabi; l'altra fu l'invenzione della stampa a caratteri mobili, cui gli europei pervennero autonomamente. Dopo vari tentativi, non documentabili con certezza, da parte di francesi, italiani e olandesi, si deve al tedesco Johann Gutenberg la pubblicazione del primo libro stampato col nuovo sistema, la Bibbia di Gutenberg (1456). Da allora questo mezzo di riproduzione libraria divenne più pratico e relativamente meno dispendioso; contemporaneamente crebbe il livello di istruzione, sia in conseguenza della fioritura culturale del Rinascimento, sia per effetto della riforma protestante, la quale fece sì che ogni credente potesse accedere a una lettura diretta della Bibbia. Alle nuove esigenze si rispose allora con un notevole aumento della produzione, sia in termini di quantità numerica di copie stampate, sia per quanto riguardava la scelta di opere disponibili.

Il Rinascimento italiano produsse nell'editoria risultati che fissarono nell'arte tipografica tradizioni tramandate fino a oggi, come l'uso delle copertine in cartoncino, spesso rilegate in pelle, l'impaginazione regolare e i nitidi caratteri romani e corsivi, questi ultimi noti nel mondo come italici. Per le illustrazioni si usavano incisioni. Agli stampatori italiani del Rinascimento si deve anche l'uso, tuttora vigente, di definire i formati "in folio", "in quarto", "in ottavo" e così via, a seconda del numero di pagine ricavate dalla piegatura del foglio di carta: così com'è (edizione "in folio"), oppure piegandolo in quattro, otto ecc. Si cominciò inoltre a titolare il libro e a farne precedere il contenuto da prefazioni o introduzioni, cui si aggiunsero indici dei contenuti e delle illustrazioni, note esplicative, bibliografia. Sempre più spesso si dedicò una pagina al nome dello stampatore, al luogo e alla data della stampa, nonché al "privilegio", cioè il diritto di stampa concesso dall'autorità legale.

3.2. Il libro in epoca moderna  
A partire dalla rivoluzione industriale, grazie a più efficienti sistemi di lavorazione della carta e a nuove tecniche di elaborazione di testi e illustrazioni, il libro ha raggiunto livelli qualitativi sempre migliori a fronte di costi decisamente più accessibili.


Nonostante i sempre più rapidi progressi raggiunti dall'attuale rivoluzione tecnologica, i cui effetti si risentono soprattutto nel campo della comunicazione e diffusione del sapere, ormai in gran parte affidate a supporti magnetici o a strumenti informatici, la funzione del libro quale testimone di memorie individuali o collettive, di esperienze umane e culturali di intere civiltà rimane tuttora insostituibile.

 

"libro". Enciclopedia Microsoft® Encarta® Online 2001
http://encarta.msn.it (5 lug. 2001)

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