Castel del Monte
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CASTEL DEL MONTE
 








di Aldo Tavolaro

Castel del Monte si impone subito come un’opera programmatica assoluta, un autentico manifesto di pietra, che rappresenta un discorso dottrinale compiuto, una costruzione concettuale il cui significato appare tuttavia occulto. Esso rappresenta perciò un’emittente che comunica a differenziati livelli fruitori: se ci si fermerà infatti a recepire - destinatario un pubblico profano - il suo esteriore assetto formale, ne deriverà un gradito giuoco di forme.

Se poi si procederà ad indagare le sottili regole associative e l’unitario castello geometrico e proporzionale che ne costituisce la griglia progettuale e la matrice generatrice dell’assetto armonico risultante, se ne dedurranno i principi geometrici proporzionali e le leggi associative che governano il sistema progettuale.
Ma, a monte di tutto ciò, esiste un linguaggio superiore che si appoggia su schemi concettuali appartenenti alla sfera cosmologica, il quale linguaggio, risulta il motore e la ragione ultima dell’opera, e che appare recepibile, come in ogni procedura esoterica che si rispetti, soltanto da pochi iniziati i quali in definitiva sono i destinatari privilegiati dell’opera, in altre parole “sibi et paucis”.

I tre livelli qui individuati corrispondono sostanzialmente agli stessi gradini della conoscenza della scolastica (“in exterioribus”, “in interioribus”, “in superioribus”). A questo punto parrà un atto di superbia il volersi collocare al terzo gradino per interpretare i significati nascosti dell’opera, e la consapevolezza di tanta avventatezza mi ha fatto sin qui tratteggiare soltanto parzialmente quanto, con un certo sgomento, ho intravisto nella sua complessità.

Nondimeno gli eventi han maturato la necessità di ulteriori messe a punto che sottopongono, sia ben chiaro, in tutta umiltà nella matematica certezza di non essere un privilegiato fruitore del linguaggio superiore, ma un occasionale passante.


Castel del Monte nella sua struttura verticale obbedisce, come abbiamo visto, a ben precise leggi della gnomonica che lo ingabbiano, potremo dire, con estrema precisione. Per quanto riguarda invece l’impianto orizzontale, pur essendo il castello orientato, scarta rispetto agli assi cardinali di 5°.

È opportuno premettere a questo riguardo che dei monumenti orientati dell’antichità soltanto la piramide di Cheope raggiunge la massima approssimazione all’esattezza mentre lo stesso astronomo Tyge Brahe nella seconda metà del 1500 non riuscì ad orientare esattamente il suo osservatorio astronomico di Uraniborg. Da ricordare che neppure l’osservatorio astronomico di Parigi, costruito circa 150 anni fa e tuttora in uso, risultò esattamente orientato.

Ma non consoliamoci di un mal comune, tanto più che 5° non sono trascurabili. Prendiamo quindi in considerazione che si tratti di un errore del costruttore. È ovvio che Castel del Monte è stato minuziosamente progettato sulla carta da astronomi e successivamente realizzato da maestranze che poco avevano a che fare con l’astronomia. Premetto ancora che non condivido l’ipotesi che segue, ma la illustro egualmente e la commento con obiettività.

Quindi lo scarto sul terreno di 5° gradi può essere un errore del costruttore e, ad avvalorare questa ipotesi c’è la strana leggenda, tramandata da molti autori, dell’architetto che si svenò nella famosa vasca ottagonale. La leggenda dice che Federico mandò un suo incaricato a Castel del Monte a vedere come procedessero i lavori. Costui, amante dei piaceri e delle donne, si fermò a lungo a Melfi e ritornato da Federico, dopo aver dato un’occhiata fugace a Castel del Monte, riferì al sovrano che il castello si era rivelato un insuccesso.

Federico irato ordinò di condurgli innanzi l’architetto il quale appresa la notizia si svenò nella vasca. Ora ditemi qual è quell’individuo che sapendo di non aver colpe e di aver operato correttamente si ammazza prima che gli siano mosse delle accuse delle quali può provare l’infondatezza?

Allora l’architetto sapeva di aver sbagliato qualcosa? Che cosa? Resta il seguito della leggenda che vede Federico a Castel del Monte soddisfatto dell’opera e, sdegnato nei confronti del suo inviato, precipita il mentitore di sua mano dall’alto di una torre.

Allora il castello era riuscito alla perfezione? E perché l’architetto si era svenato? Oppure Federico elimina il suo cortigiano, che era l’unico ad essersi accorto che l’opera non era esattamente riuscita nell’orientamento, affinché non rendesse noto ad altri il fallimento di una impresa tanto a cuore a Federico?

Ho già detto che ho illustrato ipotesi nei particolari, ma non la faccio mia per i motivi che seguono. Nel corso delle mie ricerche ho trovato molti monumenti cosiddetti orientati che scartano, nondimeno, di cinque gradi rispetto agli assi cardinali, ma qui ne cito due ai quali andrebbe dato un credito astronomico quanto a Castel del Monte.











Si tratta per primo del Palazzo della Ragione di Padova. Questo manufatto nell’osservanza dei mensionati canoni scolastici della conoscenza rispetta i tre gradini “in exterioribus”, “in interioribus” ed “in superioribus” e vediamo perché. I 313 affreschi del salone rappresentano allegorie dei pianeti, dei segni zodiacali, delle stagioni, ecc.; il quadrante solare collocato sulla facciata sud del palazzo segna le ore; il foro eliottrico praticato nella parte sud consente al Sole di indicare nell’interno del salone i giorni dell’anno e tutto ciò appare evidente a chiunque.

Non appare a tutti, bensì a pochi che la lunghezza del salone è un sottomultiplo decimale della lunghezza di un grado del parallelo su cui sorge Padova, che la larghezza e l’altezza sempre del salone sono in rapporto equinoziale e, infine, tutto il complesso nella sua longitudine è orientato est-ovest, però con uno scarto, guarda caso, di 5°.

Al Palazzo della Ragione di Padova non dimentichiamo che ci mise mano anche l’astronomo Pietro d’Abano che proprio a Padova fu accusato di magia ed eresia. Questi elementi astronomici non evidenti rientrano nelle categorie scolastiche superiori e uniti ai primi fanno classificare il Palazzo della Ragione di Padova tra quei monumenti che hanno avuto una particolare attenzione da parte di dotti versati nelle discipline astronomiche. E allora come mai anche questa costruzione orientata, ha 5° di scarto essa pure?

Un altro celebre monumento dell’antichità scarta di 5° rispetto ai punti cardinali ed è il Pantheon a Roma. Come è noto il Pantheon è circolare, è concepito come una sfera una metà della quale, la parte superiore, rappresenta la cupola del monumento, quella inferiore si traccia idealmente nel vuoto dell’aula.


Il cornicione che divide le due mezze sfere può identificarsi con l’equatore terrestre o, meglio, con quello celeste se consideriamo la sfera la allegoria del cielo. Il foro della sommità è il Sole che, infatti, agli equinozi proietta un raggio di luce che taglia il cornicione proprio come l’astro in quel giorno taglia l’equatore celeste.

Ora anche in questo bel giocattolo tanto preciso e così monumentale il portale d’ingresso e l’altare che gli sta subito di fronte (il primo a nord ed il secondo a sud) non sono sull’asse cardinale ma scartano di 5°. In questi monumenti che sembrano tutti calibrati secondo regole astronomiche sorprende rilevare che poi l’esatto orientamento non è rispettato e sempre per 5°.

Mi si chiederà: e allora? Allora credo che lo scarto sia voluto e che a sua volta abbia un significato che rientra nel gradino “in superioribus”.

L’astronomia di un tempo era anche astrologia e l’astrologia era scienza esoterica, gli antichi non erano come noi per il rigore scientifico, arido, asettico, ai calcoli astronomici e matematici mescolavano immaginazione e fantasia (e quanto ci hanno tramandato parla chiaro) ora per capire le loro opere è necessario scrollarci di dosso per un po’ il nostro rigorismo e guardare le cose con i loro occhi. Per loro era molto più importante inserire una allegoria anche a discapito dell’esatto orientamento.

Torniamo quindi a Castel del Monte e ricordiamo brevemente che le angolazioni delle culminazioni solari coincidenti con determinati elementi architettonici sono inequivocabilmente una allegoria del Sole nel suo corso annuo considerato mese per mese e perciò ogni 30° dei 360 dell’eclittica.

Poi abbiamo detto che le pareti del cortile sono diseguali tra loro e congiungendo quella est con quella ovest, mediante diagonali, otteniamo al centro due angoli opposti di 47° anziché di 45° come li otterremmo se operassimo su due lati di un ottagono regolare. Abbiamo anche detto che questi 47° sono il doppio dell’angolo di inclinazione dell’asse terrestre rispetto all’asse dell’eclittica e rappresentano l’angolo del cono della precessione degli equinozi.

Questo invisibile gioco di angoli al centro del cortile è chiaramente l’allegoria della Terra, in quanto tutte le allegorie, in Castel del Monte, sono fatte soltanto mediante angolazioni. E qual è l’elemento caratterizzante la Terra sia sul piano astronomico (sua posizione rispetto all’eclittica) sia sul piano del suo ritmo vitale (le stagioni) se non la sua inclinazione del suo asse che, peraltro, obbedisce alla precessione degli equinozi?

Quindi nell’altrimenti inspiegabile diseguaglianza dei lati del cortile io vedo l’inserimento di queste angolazioni che fanno palese riferimento alla Terra. Ma procediamo. La bisettrice dell’angolo di 47° si identifica con l’asse dell’eclittica per cui se tracciamo una linea perpendicolare a quest’asse, passante per il punto d’incrocio delle diagonali dei lati del cortile considerati, otteniamo il piano dell’eclittica. È questa linea che scarta il 5° rispetto alla direzione nord-sud.

Sinora abbiamo trovato le allegorie del Sole e della Terra, ma in quale momento della storia umana questi due corpi celesti sono rimasti disgiunti dalla Luna? Non è qui il caso di sottolineare l’importanza della Luna, sarebbe addirittura ridicolo, è invece il caso di dire che i 5° di scarto che il piano immaginario dell’eclittica presenta con l’asse nord-sud sono l’allegoria della Luna come è noto l’orbita lunare rispetto all’eclittica ha una obbliquità di 5°.

E se massima allegoria della Terra è l’obbliquità del suo equatore rispetto all’eclittica (che è lo stesso che dire del suo asse rispetto all’asse dell’eclittica) massima allegoria della Luna è l’obbliquità della sua orbita dalla quale discende tutto il ritmo delle eclissi di Sole e di Luna e di conseguenza il ciclo metonico, il Saros e quant’altro concerne la meccanica lunare.

Appare chiaro che tutte le allegorie son fatte in ragione di angolazioni riferite alle pietre del castello, rispetto ai punti cardinali e alle culminazioni solari, cioè secondo il piano verticale e quello orizzontale, ma in modo leggibile soltanto da pochi.

È scontato che a questo punto noi moderni, piuttosto sbrigativi e abituati a risultati concreti ci chiediamo perché tutto questo mistero e tutte queste complicazioni, ma la domanda va rivolta agli studiosi delle scienze esoteriche, misteriche, occulte, ermetiche, ecc., di cui la storia dell’uomo è stracolma e il Medio Evo in particolare.