Addio, Louis


Addio, Louis.


Marcus Saint Ambrose riuscì a rilassarsi solo quando mise piede al circolo. Lì, in quell'ambiente asettico ed efficiente, si sentiva perfettamente a suo agio. Quelle grandi stanze dipinte in colori chiari, illuminate con luci alogene, senza immagini forti che potessero turbare la sensibilità dei frequentatori, lo facevano sentire come nel suo laboratorio. Lì i fumatori non erano tollerati, e gli unici stimolanti che giravano, come nel resto del villaggio, erano certe droghe sintetiche che favorivano la concentrazione ed il lavoro intellettuale. Qualcuno aveva osservato una volta che sembrava un ambulatorio di lusso, ma lui non aveva trovato la cosa divertente. Ed da allora aveva evitato la compagnia dell'incauto interlocutore. Si diresse verso il suo tavolo preferito, passando davanti alle immagini dei grandi del passato. Albert Einstein lo guardò da una grande foto in bianco e nero, con la sua solita espressione un po' svampita. Se avessero spostato il ritratto del grande vecchio in una posizione più defilata, forse il locale avrebbe acquistato in classe. Einstein era ormai come una divinità di un culto senza seguaci. Una religione fuori tempo, inadatta al mondo contemporaneo. Cercò di guardare altrove. Quello sguardo lo aveva sempre irritato. Vi ritrovava tutto quell'atteggiamento eccentrico e anticonformista che aveva creato il personaggio, ma che lui disapprovava senza mezzi termini. Sì, il vecchio aveva fatto grandi cose, ma non era necessario mettersi a fare il buffone per diventare un personaggio. Insomma, mostrarsi così sciatto e stravagante, atteggiarsi ad oppositore per il puro gusto di farlo era diseducativo. Ma una volta era permesso. Allora c'era un pregiudizio favorevole agli intellettuali in genere, ed agli scienziati in particolare. Li si considerava alla stregua di grandi artisti, di cui bisogna pur tollerare qualche capriccio. Ora invece la Commissione avrebbe avuto mano pesante anche con Einstein. I tempi erano cambiati, e la ricerca scientifica non era più tanto una questione di creatività, ma di efficienza e capacità manageriali. Altri tempi, ripetè a se stesso. Si sedette in fondo al locale, giusto davanti alla foto di Von Braun. Quello sì che era stato un uomo. Uno con le palle. Lucido e visionario, era stato capace di ideare un progetto di ricerca che aveva avuto la determinazione di portare a termine in circostanze eccezionali. Un progetto più che trentennale. Einstein non se lo sarebbe neanche sognato di fare quello che aveva fatto von Braun. Guardò di nuovo con reverenza l'icona del padre della missilistica, poi girò lo sguardo sui presenti. La solita gente, osservò con piacere. Senza presunzione, gente di qualità. Il fior fiore dei Bottom Labs, come venivano affettuosamente chiamati. Un posto dove il più cretino aveva preso un Ph. D. col massimo dei voti a Princeton. E dove i più in gamba stavano preparando le tecnologie del futuro. Era ovvio che un posto del genere fosse supercontrollato. C'era un servizio di sicurezza che avrebbe fatto invidia a Fort Knox. Perchè c'erano fior di governi che avrebbero fatto carte false pur di mettere le mani sul più scarso dei progetti che venivano sviluppati ai Bottom Labs.
Vide che stava arrivando Louis Capano. Lo salutò con piacere: Louis era una vecchia conoscenza, uno che ai suoi tempi si era fatto onore. Ora però aveva perso lo smalto dei giorni migliori. Certo, meritava rispetto. Ai tempi della rivoluzione del '99 era stato in prima linea, ed aveva dato un contributo fondamentale a distruggere il vecchio sistema di potere. Lo accolse con un allegro "Ciao, Rambo", ricordando il nome di battaglia di Louis. Capano gli rispose cortesemente, ma senza allegria. Si vedeva che soffriva il confronto. Doveva essere duro vivere lì, giorno per giorno, accanto alle menti migliori del genere umano, avendo fatto dell'eccellenza la propria ragione di vita, e vedere le proprie capacità scemare senza speranza. Ebbe un fuggevole attimo di comprensione, che allontanò con fastidio. La sua attenzione fu catturata da due gambe favolose inguainate in un inverosimile paio di calze iridescenti. Ad ogni passo i colori delle calze danzavano sinuosamente disegnando figure che colpirono dolorosamente la sua sensibilità. Il suo Eccitation Index andò alle stelle, mentre il suo Impact Factor rischiò di sfondargli i pantaloni. Fece uno sforzo belluino per controllarsi, nella speranza che nessuno avesse notato la sua reazione. Per queste cose si rischiava molto. Il Senatore aveva una quantità di seguaci, che non aspettavano altro che una manifestazione di debolezza. Tornò a rivolgersi a Capano. Notò che le mani gli tremavano leggermente. A causa dell'età? Forse. Avrebbero dovuto riconsiderare l'opportunità di continuare ad tenere Capano al villaggio. Dopotutto, anche l'età era un parametro oggettivo. Un'idea cominciò a formarsi lentamente nel suo cervello. Fece qualche timido tentativo per opporglisi, ma fin dall'inizio seppe che era fatica sprecata. La sorte di Capano era segnata. Il Senatore avrebbe sicuramente apprezzato. Chissà, in un futuro neanche tanto lontano qualche referee anonimo avrebbe potuto preferire un suo progetto a quelli di altri. Aprì lentamente la valvola del suo microiniettore, che usava per somministrarsi in maniera assolutamente indolore le sostanze di cui aveva bisogno. Regolò il commutatore su una sostanza che nessun laboratorio di analisi avrebbe mai scoperto (che diamine, se era uno dei migliori chimici dei Bottom Labs qualche motivo c'era). Si avvicinò a Capano con un ghigno, come per fare un'osservazione a proposito della splendida femmina che lo aveva sconvolto. La sua mano si appoggiò sulla gamba di Louis, e mentre il microiniettore faceva il suo dovere, Marcus mormorò all'orecchio del vecchio amico: "Addio, Louis".

(Marco)


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