Lombardia altrove

Lombardia altrove


Correva sempre più forte e sempre più disperato.

Le urla degli inseguitori e i latrati dei cani si facevano sempre più vicini.

Fradicio di sudore, i piedi sanguinanti, cercava di porre la massima distanza possibile tra se e quel manipolo di giovinastri che lo volevano linciare.

Un'ora prima, quando aveva visto la ragazza stesa sul ciglio della strada di campagna, non aveva esitato ad avvicinarsi e chinarsi su di lei per vedere cosa le fosse accaduto, come aiutarla. Ma non aveva fatto i conti con i pregiudizi ed i fantasmi dei contadini............

Uno di loro, sbucando improvvisamente da dietro una siepe, aveva interpretato la scena in tutt'altra maniera: una aggressione bella e buona del solito extracomunitario a una delle loro ragazze.

Aveva urlato, quel figlio di brava donna, chiamato a raccolta gli altri paesani senza dargli il tempo di spiegarsi; e tutti insieme avevano organizzato la caccia allo stupratore. Basta con quei dannati stranieri che non sanno comportarsi da persone civili!

Così, ora lui scappava e, tra i morsi della fatica e della paura, pensava a tre anni prima, appena giunto in questo Paese, i suoi sogni per un futuro sereno, lontano dalla miseria - polvere e sassi - della sua terra. Ma se è difficile vincere la cronica povertà, è quasi impossibile sconfiggere l'intolleranza di chi giudica dal colore della pelle.

Il petto squassato e le gambe sempre più dure, era ormai arrivato allo stremo, la sua corsa stava per finire. Dietro a una piccola cunetta vide improvvisamente il fiume. Una piccola barca ancorata nell'ansa più vicina poteva ancora offrirgli l'ultima salvezza.

Si buttò giù dal pendio cercando di ingoiare l'aria e spingerla fino ai polmoni disseccati; ma la fatica gli aveva ormai ottenebrato i riflessi: inciampò goffamente su una radice che sporgeva dal terreno, ruzzolò rovinosamente tra la ghiaia e gli sterpi.

Le grida ed i richiami dei contadini si fecero sempre più vicini.

Li vide arrivare, felini e sinuosi, l'aspra parlata e i richiami gutturali, i capelli crespi e i colori di guerra sul viso, la pelle d'ebano commista alla note africana.

E Stefano Bossi di Vergiate - lombardo puro quasi svizzero - chiuse gli occhi su quei volti minacciosi.

Era il 12 giugno 2132, novantacinque anni dal termine della terza guerra mondiale, la guerra bionucleare che aveva isterilto l'Europa e desertificato la Grande Russia a causa del pur minimo spostamento dell' asse terrestre provocato dalle reazioni nucleari a catena che loro stessi avevano scatenato.

Ma il Sahara, dopo 17.000 anni era tornato a rivivere, la fascia magrebbina rigogliosa di vegetazione aveva cancellato la miseria e la morte per inedia, la Nuova Comunità Economica degli Stati Africani era ora in grado di controllare i mercati mondiali dei prodotti agricoli ed energetici, gli Stati Uniti d'America, isolati e docili, stavano al di là dell'Atlantico.

E nuovi poveri Europei premevano alle frontiere.............................

(Pier Giorgio)


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