Le Alture di Golem - 4


Le Alture di Golem - Capitolo IV


Indice

- Clean no Fear: il cavaliere senza macchia e senza paura
- Della vendetta e del perdono
- I lai del giovane Clean. Propositi di vendetta

CLEAN NO FEAR: IL CAVALIERE SENZA MACCHIA E SENZA PAURA

Alzh I, Vizir di Alzheimerstan, era inquieto.
Captava nell'aria sottili segnali di tensione, un senso di catastrofe incombente turbava la sua anima, come se il veleno di un malefico incantesimo si stesse diffondendo in tutto il Golem. Quanti segnali oscuri! Temeva che dall'Orlo dell'Abisso le forze nefaste della Bestia (Can Bat Beat Beast? si ripetè ricordando che il suo filtro era stato distrutto da Virus, il suo figliolo inetto e irresponsabile!) ricominciassero ad affacciarsi, con le loro micidiali Poesiole.
E i Superni Redattori insistevano - così si sussurrava - perché si continuasse con i Nonsense!!! Il G.G.G. era in pericolo?
E poi suo figlio, l'inetto e irresponsabile Virus, non era andato ad innamorarsi di quel Gran Pezzo dell'Ubalda, bella certo, ma in odore di "femme fatale", di divoratrice d'uomini, figuriamoci di ragazzi, per di più inetti e irresponsabili. E quel cretino le dedicava poesie appassionate, declamandole a gran voce - tra l'altro sguaiata, stonata e sgangherata - alle tre del mattino!
"Fortunatamente" - pensò Alzh - "è di nuovo tra noi Klausia, Regina di Cadonia! Anche se c'è un mistero in questa storia: un'assenza così lunga e poi ritorna nelle vesti della Dogaressa di Ca' dei Doni. Scrive una missiva e dàgli a parlare di Marzemini, sarde in saòr, molèche e angurie... E poi fa cenno a congiure, veleni, incomprensioni. O l'Immanuel le ha dato al cervello, o è davvero in pericolo. Qui ci vuole Clean No-Fear, il Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, Capo delle mie Guardie e vincitore del Body-Guard Award 1998."
"Clean!" - chiamò a gran voce e fu travolto da un marcantonio di 1 cubito e mezzo (equivalenti, nel S.M.D., a metri 1.91345627946 circa), del peso di 1 staia e mezzo (pari a 98.7853765 Kg circa) che lo schiacciò a terra gridando "State giù, Vizir, vi copro io!" e nel far ciò mulinava all'impazzata una daga lunga 0,9 cubiti (metri 1.081 circa) e pesante (ma che ci frega poi saperlo?). Alzh I riprese fiato e...
Dall'Epistolario di Clean No-Fear, Cavaliere senza macchia e senza paura alla Dogaressa di Ca' dei Doni.

"Alzheimerstan, addì 5 del mese terzo dell'anno ultimo del millennio secondo.

Signora,
è oggi dunque gran giorno, rallegrato ancor più dal Vostro riapparire tra noi (epifania solo epistolare, ahimè) che dal tiepido sole marzolino: dopo il cattivo tempo di ieri - infatti - gran vento di libeccio spazzò i nembi e oggi la Ligure Riviera sorride due volte!
Vero sì, è che verrà Aprile, che è il più crudele dei mesi3 ma per intanto l'inverno del nostro scontento cede il passo a questa dolce primavera di Pieve Ligure (GE).4
Lasciate ordunque ch'io Vi confessi, Signora, che non tutto compresi dell'epistola Vostra, dacché - nuovo come io son di queste Terre - poco conosco di Leghe Sante, di Grandi Evangelisti e così via dicendo. E di venefiche pozioni, poi...!
Appresi sol ora di festosi banchetti su bene acconci navigli ch'io credo sian nomati, nel canoro idioma della Vostra Laguna, "gòndole" o "gondòle", mentre da noi - rozzi contadini del mare - soglionsi appellar sciabecchi o gozzi o, se maggiori, leudi; e poco sono adatti a que' lieti convivii che sì Vi rallegraro nei dì trascorsi.
E se taluno, nell'indagar sulla Vostra eclisse, Vi fu scortese o men che discreto, il perdonerete ove appena Vi facciate certa che fu solo l'ammirazione grande e devota che Vi si porta a indurlo a tanto.
Ed altra e maravigliosa apocalisse ebbimo dallo scritto Vostro! Non Klausia di Cadonia Voi siete, ma Dogaressa di Ca' dei Doni. E mai nome fu più acconcio alla persona Vostra, che di dovizie di doni è ricolma! E ben si vede che dalla sapienza degli avi Vostri non potean che procedere la grazia e la finezza che V'adornano.
E s'alcuno fastidioso di bel nuovo avesse ad importunarVi, sicché più Serenissima non foste, siate immantinente ad indirizzarlo al Vostro Cavaliere, ch'io abbia a rammentargli quell'aria del Maestro Salisburghese che canta:
"Se vuol ballare Signor Contino, il chitarrino Le suonerò!".
E di qual nerboruto legno sia quell'istromento costrutto, ahilui!, s' accorgerà a suo danno.
Abbiatemi, Signora, servitore Vostro umilissimo e compiaceteVi di tenermi ancora e sempre tra' Vostri epigoni più devoti.
In fe'
Clean No-Fear
Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura
Body Guard Award 1998
Alzheimerstan"

(In minuta grafia trovasi scritto d'inviare al Cavalier dell'altro mare.)

D'in su la vetta della torre antica
nel stendere queste minute bozze
pensavo che qui mi si invita a nozze.

Parmi che diviam le consonanze
così ho raccolta Vostra protezione
e vorrei dirVi che ho in elezione

che io propendo, insomma, a quella forma
che per seconda mette quel maestro,
sperando che non siate sì maldestro

da far le capriole al posto d'altri
"l'arte schermendo, l'arte adoprando
di qua pungendo, di là scherzando".

Si volea che gli cantassi

"Batti batti o bel Marchetto
la tua povera Claudina
starò qui come agnellina
le tue botte ad aspettar"

Ma il buon nome mi fu offeso
e mi tocca profferire,
di concerto col mio Sire:

"La vendetta, oh la vendetta,
è un piacer serbato ai saggi
obliar l'onte gli oltraggi
è bassezza è ognor viltà."

DELLA VENDETTA E DEL PERDONO

Alla Dogaressa di Ca' dei Doni
Dove si ricorda che la miglior vendetta è il perdono

Un dì s'io non andrò sempre fuggendo
ritornerò su quella torre antica
per molcere il tuo cuor, mia dolce amica.

Ti basti pel momento di sapere
che tutto io son fuorché un giullare:
tutto so far ma non caprioleggiare.

Nel petto alberga un cuore di poeta:
muovemi come il sole e l'altre stelle
solo l'amore per le cose belle.

E se alcun al buon nome recò offesa
ricordati il proverbio e ciò che detta:
havvi il perdon quale miglior vendetta.

Ma se vendetta è l'ultimo tuo fine
fa' che il tuo cuor sia freddo come ghiaccio:
vendetta è un piatto che si serve diaccio.

P.S. "Cavalier de l'altro mare" mi è piaciuto proprio.
Dove si tratta di accenti e di belle dames sans merci.

Dal Vizir di Alzheimerstan al Sire di Biaghstan:

"Son le etère quella cosa
che si scrivon con l'accento
grave sì come un concento
di campane a mezzanott.

Mentre l'étere è una cosa
che se aspiri sei fregatto:
in un lampo sei assuefatto,
anzi peggio, sei drogatt.

Abusando delle etère
dopo avrai le ossa peste.
Se con l'étere fai feste
ti verrà la dipendenz.

Io non so se hai ben capito
dove sta la differenza.
Suggerisce la mia scienza:
lascia stare tutte e du'.

Sono entrambe delle cose
da tener per perniciose
sono assai pericolose
per salute e conto in banc."

Il Principe di Biaghstan aveva inserito le coordinate della magione di Pigiberus nel pilota automatico di Twingo, e attivato il sistema di navigazione satellitare. Per cui, rilassato sulla sella, si leggeva il messaggio della Doghessa appena ricevuto. Alla fine della lettura esclamò "Ellamadonna!", che in antico dialetto Longobardo voleva dire: "Porcavacca, questa si è davvero incazzata!".
Mentre rifletteva sui fatti arrivarono a un quadrivio, dove contemporaneamente stava sopraggiungendo dalla sinistra un bruto enorme con un nerboruto legno in una mano che gli intimò, minaccioso: "Fate luogo!". "Fate luogo voi, la diritta è mia" - fu la fiera risposta del Principe - "E chi siete voi che osate apostrofare in cotal modo il Prence di Biaghstan?".
"Io sono Clean No-Fear, Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, Body Guard Award 1998, e dei prenci me ne sbatto i coglioni!!" gli urlò il bruto, avvicinandosi mulinando il nerboruto legno.
Il Principe si chinò verso l'orecchio del destriero e gli disse "Vecchio mio, qui se non mi dai una mano ci ritroveremo in una merda cha al confronto quella in cui ero prima sembrerà un bagno di schiuma Badedas!". Il cavallo emise un nitrito che significava "D'accordo ma cazzo, te le vai proprio a cercare tutte le rogne tu!". Fece una rotazione di novanta gradi e quando il bruto fu a portata di culo, emisero contemporaneamente due peti olimpionici che, oltre a fargli diventare la chioma bionda e riccioluta, lo schiantarono contro un pino secolare che pensò tra sé e sé "Minchia, proprio a me dovevano venire a rompere le pigne?".
Il principe scese da cavallo e si avvicinò a quel povero rottame; si accorse che da una tasca gli spuntava un foglio e cominciò a leggerlo. Cominciava così:

"Signora,
è oggi dunque gran giorno, rallegrato ancor più dal Vostro riapparire..."

Alla fine della lettura il Principe era in preda a una crisi di riso tale che Twingo temette seriamente per lui; gli si avvicinò e non trovò niente di meglio da fare che tirargli una zoccolata in testa.
Quando riprese i sensi dopo circa mezz'ora il Principe gli disse: "Ti ringrazio, mio fedele amico, troppo mi esilarò quel testo: è evidente che l'aria dell'Alzheimerstan ha effetti deleteri sulle menti dei suoi infelici abitanti: pensa che ha addirittura definito essere questo l'ultimo anno del secondo millennio!! Orsù, non attardiamoci ulteriormente, Pigiberus ci attende."
La regina apostrofò la Peppina "Ma quali Re Magi d'Egitto? / è Re Stacummé: era scritto". Ubalda volle credere che l'uomo col cammello fosse Re Stacummé, uscito una mattina per andare a caricare il narghilé e mai più tornato. La Regina non aveva mai smesso di aspettarlo. Si affacciò alla finestra:

Di qui messere si domina la valle
popolata di buoi e di cavalle,
di poeti e scrittori in ogni calle.
Del passato non ha memoria il tempo,
Re Stacummé, e fuggisti come il lampo
ma al destino del nome non c'è scampo.

Il Tuareg si rivolse al capofila: "Ce l'ha con te?". "Cummé? Cutté!". Il Tuareg non ci capiva assolutamente niente, ebbe anche la tentazione di tornarsene per la sua strada, ma la bellezza di quella Regina alla finestra lo abbagliò, e scese da cammello. Ma chi era il Tuareg? Le alture di Golem.

I LAI DEL GIOVANE CLEAN. PROPOSITI DI VENDETTA.

Il giovane Clean No-Fear aprì un occhio, poi l'altro: dapprima vide confusamente, poi vide chiaro, si spaventò, si stupì, s'infuriò, pensò, prese una risoluzione.5 "'Orpo, che botta! E qual mefitico fetore ammorba l'aere..." 'Orpo, il gigantesco e fedele servitore nerovestito, si chinò premuroso su di lui. "Caspita, mio Signore Clean No-Fear, Cavaliere Senza Macchia e Senza Paura, Body Guard Aw..." Un calcio nei denti tiratogli da Clean interruppe la litania.
"Che botta avete preso" - continuò 'Orpo - "e qual mefitico fetore ammorba l'aere! E poi siete biondo e riccioluto, anziché nero corvino, che creava così bel contrasto con i Vostri fondi occhi blu-marin! Ma chi osò tanto? Comunque non state male biondo..." "Quel petomane e pettomane - basta vedere come sbava quando guarda quel Gran Pezzo dell'Ubalda in topless - di un Biaghstano ed il suo ronzino, che ha osato chiamare Bucintoro, recando grave offesa alla Dogaressa di Ca' dei Doni! Spero soltanto che:

"Stanco d'andar cacciando
le straniere bellezze forestiere
voglia ancora nel castello
ritentar la sua sorte"

così che con questo nocchiuto randello abbia a occludergli per sempre il mefitico orifizio! Ma come indurlo a venire nel mio castello? Qui occorre un piano..." Uno Steinway a coda da concerto apparve immediatamente, trascinato da 'Orpo, il fedele e gigantesco ecc.ecc. "Che cosa ci suonate di bello, mio Signore Clean No-Fear, Caval..." Una randellata nocchiuta e nerboruta nei denti lo fece desistere dal proseguire. "Forse" - proseguì Clean - "coll'arguzia, coll'astuzia, col giudizio, col criterio si potrebbe... Trovato!
Gli farò tendere una trappola dall'Ubalda, che se la toccano dov'è il suo debole6 le mille trappole prima di cedere farà scattar (qui Clean faceva confusione tra Figari, ma era ancora obnubilato dal fetore). Voglio vedere se non avrò la mia vendetta. E si allontanò per mandare un e-mail all'Ubalda, canticchiando:

"Non più andrai farfallone odoroso
notte e giorno d'intorno girando
delle belle turbando il riposo
Narcisetto, Adoncino d'odor..."

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1 Grazie Fucini
2 Grazie Pascoli
3 per graziosa concessione di Ser T.S. Eliot
4 per graziosa concessione di Ser W. Shakespeare
5 per graziosa concessione di A. Manzoni
6 si ignora quale sia in realtà il debole dell'Ubalda, visto che tutti la toccano dappertutto...

 


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