Indice
- La rivolta delle creature
- Il messaggio felino
- Un nuovo personaggio
- Ubalda e le compagne
"Strani i casi della vita
dopo anni in una grotta
con il mondo essendo il lotta
mi decido a venir fuor
per tentare di salvare
vecchio amico incarcerato.
Ma lui, che maleducato,
scappa prima che io arriv.
Poi mi manda una regina
in missione delicata
ma la barca è affondata
e ora sono qui bloccat."
Improvvisamente arrivò un piccione viaggiatore
con un messaggio della regina Ubalda che invocava la
sua presenza a corte.
Il vecchio avrebbe voluto scriverle versi ispirati:
"O maestà dagli occhi equini
che congeli e dopo sbrini
il profumo dei tuoi crini
io vorrei ancor sniffar.
Ma ahimè son prigioniero
su di un isola isolata
che soltanto è abitata
da animali con i baff.
Io ti penso col pensiero
io ti amo con l'amiero
ti desir con il destriero
e vo fora di capocc."
Ma purtroppo non aveva penna e carta. Non sapendo come fare a comunicare alla regina la triste situazione in cui si trovava strappò una ciocca di peli di Marameo, il quale gridò "Miaaaao! Madonna maiala! Maestro mentecatto!!", e la legò alla zampa del piccione. Fece altrettanto con una decina di altri gatti e lasciò andare l'uccello, sperando che sua maestà di Celania capisse dove si trovava e venisse a recuperarlo.
"Galileo, accorrete! E' Maramao!" Esclamò la Dogaressa catturando al volo un piccione con un ciuffo di peli legato alla zampina con un lieve fuscello. "Parmi questo messaggio ad altri destinato (Ubalda di Celania? L'Attavanti?). Cercherò di risponder prima che qualcun s'accorga, e di occultar questo messaggio, carpito per un pelo". L'astronomo di corte convocato, calcolati i venti con l'ispettor della navigazione sulla gran pianta di Jacopo De' Barbari ed altri portolani, tracciò la rotta del piccion. Cadeva giusta giusta nella remota isola de' gatti nelle cui vicinanze le constava dovessero ancor trovarsi i fidi suoi ipponauti. Sentendosi un po' Jago nascose i cari pel nel fazzoletto a trina ed ordinò che si verificasse se ci fosser nuove in quell'Isola remota, dominio dei felini Felis Felix, cugini di Felis Leo. Partita la colomba dal verone suo, con l'ordine per l'ipponaviglio di attraccare ed esplorare la remota zona, Galileo le porse un nuovo perspicillo: un tubo scintillante prodigioso che il lontano vicino fea parere. Puntò l'occhio di lente e vide Maramao a mal partito, aggredito da un gruppo di facinorosi mici grossetani, difeso a malapena da una figura curva, come di persona molto avvezza agli studi, che le pareva invero assai prostrato. "Non vedo un Cassio! - disse Galileo, scrutando nel cannocchiale - ma questi parmi di conoscerlo fin dallo studio Padovano." "Sia segnalato all'ipponaviglio di trarre lestamente in salvo il micio e il vecchio! - Ordinò la Dogaressa - E presto, pria che giungan altre flotte di Repubbliche Marine a trafugarlo pria di noi: un uom di ingegno così raro va trattenuto con bassezze tali che nemmen Lady Macbetta."
"Indossata l'armatura
presa la brillante spada
e l'altre armi, se vi aggrada,
si lanciò nell'avventur.
D'esser sola e assai lontana
era tempo di finire
ora andava per gioire,
senza metter la sottana,
delle gioie del ciment.
La guerriera è ritornata
senza essere chiamata
è chiarissimo il suo intent
vuole vivere il moment
dei Gran Giochi di Golem."
Avvolta nel pesante mantello che ne nasconde le sembianze, Joneg "..prende opportuno il tempo e il destrier punge"3.Giunge al villaggio mentre infuria la polemica: c'è chi grida, chi risponde per le rime, chi inveisce, chi si offende...Il morbo (dell'incomprensione) infuria, il pan (per la merenda) ci manca sul ponte sventola bandiera bianca. Joneg "intenerissi e si condolse. Senza troppo indugiar ella si volse ad un uom che canuto avea da fianco. Deh ! Dimmi..."4 Il resoconto è confuso:
blasfemia, censura, errore, inquisizione!? Orrore! Dove è finita l'amena dialettica di Golem? Il sottile ed arguto esercizio di più menti illuminate?
Oh, Signori, Prenci e Dame ritornate a trastullarmi,
non è il caso - questo parmi -
di scannarvi nel certame
di guardarvi in cagnesco
( nel qual caso me ne esco )
per il fallo di un ditin .
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1 citazione poco dotta, ma efficace: "Desperado",
di Robert Rodriguez.
2 le battute di Georgiano in questo dialogo sono il
mio personalissimo omaggio al genio del grande Stanley
Kubrick (Arancia Meccanica).
3 Tratto da "Opere di Torquato Tasso", a
cura di B.T. Sozzi, Utet (Torino), 1964
4 Ibidem
"Aprendimos a quererte
desde la historica Altura
di Golèm, por tu calura.
Soy venido para verte"
Poi le lanciò un piccolo rotolo di pergamena, e ripartì al galoppo. Era una cartolina del car Duccio di Battirua, suo amico poeta e pittore, in vacanza in terre lontane. Ubalda si commosse. Mentre stava per richiudere la finestra, uno strano piccione con avviso di chiamata si introdusse nella sua stanza, fece cadere un biglietto sui gelsomini e volò via. Le portava un messaggio di Georgiano.
Intanto nei corridoi di Palazzo, Kook'alzh, amica fedele dell'Ubalda, aveva avuto sentore della (probabile) notte di passione di Georgiano con Ubalda. Si era preparata a lungo per l'incontro con il cavaliere, aveva immaginato - la poverina - di danzare con lui alla festa di Re Jetto e....da cosa nasce cosa. E ora? Come soltanto poteva pensare ad un uomo, prestante ed eroico finché si vuole, di cui la sua amica, tutta nuda e tutta calda, si era invaghita? Ma al di là della "sorellanza", lei non poteva certo competere con le doti dell'Ubalda. Proprio lei, che portava sempre i calzerotti della nonna. Li portava persino a letto! Aveva bisogno di aiuto, di conforto, di sostegno. Aveva bisogno di qualcuno che le infondesse fiducia. Decise di rivolgersi a Joneg, la sua gemella, che altre strade aveva preso, che altre scelte aveva fatto. Si accese l'ennesima sigaretta e dalla torre più elevata del palazzo mandò i suoi segnali di fumo, secondo il codice insegnatole dall'antico precettore, il leggendario Multi Filter, gran capo dei Tobaccos. Joneg li avrebbe visti? Lo scopriremo solo vivendo.
Mentre Kook'alzh era immersa in questi pensieri un altro personaggio si avvicinava a Celania, allo scopo di consolare la regina Ubalda: la Fata Colombinha. "Uffa - sbuffò la Fata - me lo ricordavo più vicino il regno di Celania. Bisogna proprio che faccia revisionare gli scarpini delle sette leghe. Ormai ne fanno solo tre e mezzo!" e con un profondo sospiro riprese il cammino. "A proposito di revisioni - pensava fra se - mi sa che devo proprio calibrare meglio i miei filtri. Dopo le ultime disavventure nel bosco con quel debosciato di Principe ho capito che forse ho esagerato un po' nella dose!" Detto questo si affrettò sulla strada di Celania confortata dalla certezza di trovarvi prima o poi riuniti tutti gli altri partecipanti. Aveva a dire il vero perso un po' il filo e non ricordava più se Re Becca avesse promesso di portare anche la prima moglie, se Re Moto fosse già stato avvertito, data la lontananza, e se Re Còndito avesse poi o meno fondato la sua nuova città, ma poco importava, dal momento che vide venirle incontro uno splendido abitante del deserto dal turbante turchino, mentre già si annunciava nell'aria il profumo di gelsomini in fiore: era arrivata a casa dell'Ubalda. Per farsi perdonare del ritardo, compose immediatamente i versi
Cara Ubalda, amica mia
non son stata all'osteria
e neanche là nel bosco,
sola con un tipo losco
Solo ho avuto assai da fare
sopra i monti e dentro il mare,
ma ora sono qui arrivata
incomincia la giocata?
E affrettò vieppiù il passo ...
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