Le Alture di Golem - 6


Le Alture di Golem - Capitolo VI


Indice

- La rivolta delle creature
- Il messaggio felino
- Un nuovo personaggio
- Ubalda e le compagne

LA RIVOLTA DELLE CREATURE

Tutto si era finalmente acquietato. Una pace serena si era diffusa nello studio-torre e finalmente Pigiberus poteva dare inizio alla II Meditazione.
Gran parte della mattinata se ne era volata via con le turbolenze della doppia e tripla personalità che giorno dopo giorno premevano verso il proprio Domus per ottenere lo status di "persona" vera e propria. Lo preoccupava soprattutto Vanessa Lomaire, la sua seconda personalità che si era manifestata due settimane prima, del tutto spontaneamente, dopo che per giorni il villaggio globale di Golem era stato attraversato da due intellettuali rimatrici, due Erinni scatenate, che chiedevano il bando di alcuni abitanti del Golem. Erano allora apparse alcune lievi figure femminili per controbilanciare il peso del cerebro messo in posa e tra queste Vanessa Lomaire. Ma ora anche Milena Miles urlava i suoi diritti e si preparava per la sua uscita al 1100o contributo.
A questo stava meditando Pigiberus quando prima ancora di vederlo, prima ancora di sentirne il trillio o lo zampettare nel vetro, capì che era arrivato Cellulare, il fido messaggero del Principe di Biaghstan. Lo aveva capito dall'aria che si era ammorbata tutto di un tratto, dai fiori recisi che si erano rattrappiti , dai pesci dell'acquario che si erano rifugiati dentro l'anfora sommersa. E infatti lo vide becchettare sul vetro e ciò stava a significare che Fluvio, Principe di Biaghstan stava arrivando al suo studio. Pigiberus sentì battere alla porta. Guardò dallo spioncino per accertarsi che fosse il principe, e grande fu la sua sorpresa quando invece di vedere la faccia da culo di Fluvio, quella bruttezza vomitevole che lo contraddistingueva dopo la maledizione della vecchia megera, vide un bellissimo giovane - biondo il capello e ceruleo l'occhio- un bellissimo giovin signore accompagnato da un fiero gio che portava sullo scudo le insegne delle terre di Barbaria. "Chi sei?" gli urlò da dietro la porta. "Sono il Prence di Biaghstan, non mi riconosci o sei diventato deficiente del tutto" gli rispose quel bellissimo giovine. Pigiberus non riusciva a capacitarsi. In effetti questo giovine gli ricordava le sembianze del principe quando ancora si chiamava Fulvio ma questo era molto più bello e odorava di fresco e pulito. Aprì infine la porta e, bloccando l'abbraccio del giovine, gli disse: "Se sei davvero Fluvio risolverai facilmente questa crittografia. Il mio vecchio amico Fluvio ci avrebbe messo non più di 3 minuti. Poi guardò il compare che stava con lui "Provate anche voi, signore di Barbaria. Se lo risolvete avrete lenite le pene d'amore che intravedo nei vostri occhi. "CRITTTOGRAFIA : CADONIC 10,5 " Fluvio si concentrò e lo stesso fece il signore di Barbaria.
Mentre cogitabondo meditava la soluzione della crittografia proposta da Pigiberus, improvvisamente il Principe realizzò di essere stato appellato Fluvio: urlò quindi "Vil marrano, non sai tu forse che ho proibito di rivolgersi a me con lo spregevol nome? Ti condanno quindi alla pena prevista! Georgiano, procedi!" Il Cavaliere diede di piglio alla spada, e approfittando del fatto che Pigiberus era rimasto a bocca aperta per lo stupore, ne afferrò la lingua, estraendola per quanto era possibile, accingendosi a mozzarla. "Pedono Pence, ignoao la lee, saanno te anni he no leo a gaetta ufiiale!" riuscì in qualche modo a farfugliare lo sventurato Pigiberus. Il Principe comprese il dramma dell'amico e, magnanimo disse:"Per questa volta passi, ma che non si ripeta! Georgiano, sospendi l'esecuzione". E tornò a cogitare sulla crittografia. La sua mente s'arrovellava, gli sembrava di intuire occultati riferimenti alla Dogaressa, ma questo non lo portava a niente, sino a che, quasi allo scadere dei tre minuti regolamentari, venne folgorato da un'intuizione. "Trovato! - esclamò - BELLISSIMI TRACI !". Un largo sorriso si stampò sul volto di Pigiberus, che lo abbracciò dicendo: "Entra pure, amico mio, vedrai quale accoglienza ti ho approntato.

IL MESSAGGIO FELINO

Erano ormai passati alcuni giorni e la speranza che qualcuno venisse a liberarlo da quell'isola su cui l'incompetenza marinara del nocchiero l'aveva relegato stava svanendo. Aveva assai meditato e ormai gli argomenti di meditazione gli venivano meno, dopo aver esaurito le riflessioni sulla natura del pluriverso e sulla vuotezza del suo stomaco. Anche i dialoghi con Maramao si facevano ripetitivi: era tutto un parlare di mongolfiere, manghi, metafisica medievale e meteorologia.
Il vecchio eremita Venantius passeggiava per l'isola circondato da felini che si strusciavano sulle sue caviglie e borbottava tra se e se:

"Strani i casi della vita
dopo anni in una grotta
con il mondo essendo il lotta
mi decido a venir fuor

per tentare di salvare
vecchio amico incarcerato.
Ma lui, che maleducato,
scappa prima che io arriv.

Poi mi manda una regina
in missione delicata
ma la barca è affondata
e ora sono qui bloccat."

Improvvisamente arrivò un piccione viaggiatore con un messaggio della regina Ubalda che invocava la sua presenza a corte.
Il vecchio avrebbe voluto scriverle versi ispirati:

"O maestà dagli occhi equini
che congeli e dopo sbrini
il profumo dei tuoi crini
io vorrei ancor sniffar.

Ma ahimè son prigioniero
su di un isola isolata
che soltanto è abitata
da animali con i baff.

Io ti penso col pensiero
io ti amo con l'amiero
ti desir con il destriero
e vo fora di capocc."

Ma purtroppo non aveva penna e carta. Non sapendo come fare a comunicare alla regina la triste situazione in cui si trovava strappò una ciocca di peli di Marameo, il quale gridò "Miaaaao! Madonna maiala! Maestro mentecatto!!", e la legò alla zampa del piccione. Fece altrettanto con una decina di altri gatti e lasciò andare l'uccello, sperando che sua maestà di Celania capisse dove si trovava e venisse a recuperarlo.

"Galileo, accorrete! E' Maramao!" Esclamò la Dogaressa catturando al volo un piccione con un ciuffo di peli legato alla zampina con un lieve fuscello. "Parmi questo messaggio ad altri destinato (Ubalda di Celania? L'Attavanti?). Cercherò di risponder prima che qualcun s'accorga, e di occultar questo messaggio, carpito per un pelo". L'astronomo di corte convocato, calcolati i venti con l'ispettor della navigazione sulla gran pianta di Jacopo De' Barbari ed altri portolani, tracciò la rotta del piccion. Cadeva giusta giusta nella remota isola de' gatti nelle cui vicinanze le constava dovessero ancor trovarsi i fidi suoi ipponauti. Sentendosi un po' Jago nascose i cari pel nel fazzoletto a trina ed ordinò che si verificasse se ci fosser nuove in quell'Isola remota, dominio dei felini Felis Felix, cugini di Felis Leo. Partita la colomba dal verone suo, con l'ordine per l'ipponaviglio di attraccare ed esplorare la remota zona, Galileo le porse un nuovo perspicillo: un tubo scintillante prodigioso che il lontano vicino fea parere. Puntò l'occhio di lente e vide Maramao a mal partito, aggredito da un gruppo di facinorosi mici grossetani, difeso a malapena da una figura curva, come di persona molto avvezza agli studi, che le pareva invero assai prostrato. "Non vedo un Cassio! - disse Galileo, scrutando nel cannocchiale - ma questi parmi di conoscerlo fin dallo studio Padovano." "Sia segnalato all'ipponaviglio di trarre lestamente in salvo il micio e il vecchio! - Ordinò la Dogaressa - E presto, pria che giungan altre flotte di Repubbliche Marine a trafugarlo pria di noi: un uom di ingegno così raro va trattenuto con bassezze tali che nemmen Lady Macbetta."

UN NUOVO PERSONAGGIO

Dall'alto delle rupi in cui aveva trovato rifugio e dimora guardava le piane e le alture di Golem Joneg, la guerriera. Con le braccia conserte lasciava vagare il suo sguardo sui boschi a nord-est, sui campi ricchi e illuminati dal sole, sulle acque remote e scintillanti, sulle regge ed i palazzi lontani, minuscoli per la distanza, che punteggiavano il paesaggio. Da giorni ormai pensava di partecipare, a sua volta, ai grandi eventi di cui aveva avuto notizia. Esaltata e timorosa ad un tempo. Temeva una trappola, quella di essere coinvolta in imprese superiori alle sue forze.
Al diavolo il timore e al diavolo le conseguenze! Decise di gettarsi nella mischia...

"Indossata l'armatura
presa la brillante spada
e l'altre armi, se vi aggrada,
si lanciò nell'avventur.

D'esser sola e assai lontana
era tempo di finire
ora andava per gioire,
senza metter la sottana,
delle gioie del ciment.

La guerriera è ritornata
senza essere chiamata
è chiarissimo il suo intent
vuole vivere il moment
dei Gran Giochi di Golem."

Avvolta nel pesante mantello che ne nasconde le sembianze, Joneg "..prende opportuno il tempo e il destrier punge"3.Giunge al villaggio mentre infuria la polemica: c'è chi grida, chi risponde per le rime, chi inveisce, chi si offende...Il morbo (dell'incomprensione) infuria, il pan (per la merenda) ci manca sul ponte sventola bandiera bianca. Joneg "intenerissi e si condolse. Senza troppo indugiar ella si volse ad un uom che canuto avea da fianco. Deh ! Dimmi..."4 Il resoconto è confuso:

blasfemia, censura, errore, inquisizione!? Orrore! Dove è finita l'amena dialettica di Golem? Il sottile ed arguto esercizio di più menti illuminate?

Oh, Signori, Prenci e Dame ritornate a trastullarmi,
non è il caso - questo parmi -
di scannarvi nel certame
di guardarvi in cagnesco
( nel qual caso me ne esco )
per il fallo di un ditin .

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1 citazione poco dotta, ma efficace: "Desperado", di Robert Rodriguez.
2 le battute di Georgiano in questo dialogo sono il mio personalissimo omaggio al genio del grande Stanley Kubrick (Arancia Meccanica).
3 Tratto da "Opere di Torquato Tasso", a cura di B.T. Sozzi, Utet (Torino), 1964
4 Ibidem

UBALDA E LE COMPAGNE

La regina si era ritirata nelle sue stanze, unica compagnia i gelsomini di Georgiano. La compagnia dei Gelsomini, però, un buon titolo per il suo prossimo romanzo. Erano giorni e giorni che non usciva dalle sue stanze. Un vento di scirocco, foriero di depressione, spirava senza posa sul regno di Celania. La Peppina si affannava tra le cuccume. Ubalda non poteva sapere che Venantius era naufragato, non aveva notizie di Georgiano - la fata Colombinha dov'era? - messaggi pressoché incomprensibili venivano recapitati ai destinatari sbagliati - una lettera del Vizir di Alzheimerstan (Ubalda si ricordò che non aveva da tempo notizie dell'amica Kook'Alzh, cui era profondamente legata) piena di incisi incomprensibili, capitata per errore nelle sue mani, non fece che aumentare la confusione e il senso di smarrimento che ormai l'attanagliava. Grande disordine sotto il cielo delle Alture. La situazione non era eccellente. I Grandi Giochi di Golem, la festa di Re Jetto ... non se ne parlava più? Perché Re Jetto non l'aveva invitata? E dov'era Venantius? E dov'era il cavaliere Georgiano?
In questi pensieri era immerso il gran pezzo della Ubalda, mentre la Peppina giungeva, trafelata, ad annunciare:
"C'è el Che!!"
"Chi c'èèèè??"
"C'è el Che!"
Ubalda sapeva bene che la Peppina non aveva il senso della storia e del tempo, ma volle ugualmente affacciarsi alla finestra, pensando: "chi c'è c'è, chi non c'è non c'è". Un uomo barbuto, bellissimo, era lì ai piedi della finestra, in sella al suo cavallo. Alzò verso di lei il capo coperto da un basco:

"Aprendimos a quererte
desde la historica Altura
di Golèm, por tu calura.
Soy venido para verte"

Poi le lanciò un piccolo rotolo di pergamena, e ripartì al galoppo. Era una cartolina del car Duccio di Battirua, suo amico poeta e pittore, in vacanza in terre lontane. Ubalda si commosse. Mentre stava per richiudere la finestra, uno strano piccione con avviso di chiamata si introdusse nella sua stanza, fece cadere un biglietto sui gelsomini e volò via. Le portava un messaggio di Georgiano.

Intanto nei corridoi di Palazzo, Kook'alzh, amica fedele dell'Ubalda, aveva avuto sentore della (probabile) notte di passione di Georgiano con Ubalda. Si era preparata a lungo per l'incontro con il cavaliere, aveva immaginato - la poverina - di danzare con lui alla festa di Re Jetto e....da cosa nasce cosa. E ora? Come soltanto poteva pensare ad un uomo, prestante ed eroico finché si vuole, di cui la sua amica, tutta nuda e tutta calda, si era invaghita? Ma al di là della "sorellanza", lei non poteva certo competere con le doti dell'Ubalda. Proprio lei, che portava sempre i calzerotti della nonna. Li portava persino a letto! Aveva bisogno di aiuto, di conforto, di sostegno. Aveva bisogno di qualcuno che le infondesse fiducia. Decise di rivolgersi a Joneg, la sua gemella, che altre strade aveva preso, che altre scelte aveva fatto. Si accese l'ennesima sigaretta e dalla torre più elevata del palazzo mandò i suoi segnali di fumo, secondo il codice insegnatole dall'antico precettore, il leggendario Multi Filter, gran capo dei Tobaccos. Joneg li avrebbe visti? Lo scopriremo solo vivendo.

Mentre Kook'alzh era immersa in questi pensieri un altro personaggio si avvicinava a Celania, allo scopo di consolare la regina Ubalda: la Fata Colombinha. "Uffa - sbuffò la Fata - me lo ricordavo più vicino il regno di Celania. Bisogna proprio che faccia revisionare gli scarpini delle sette leghe. Ormai ne fanno solo tre e mezzo!" e con un profondo sospiro riprese il cammino. "A proposito di revisioni - pensava fra se - mi sa che devo proprio calibrare meglio i miei filtri. Dopo le ultime disavventure nel bosco con quel debosciato di Principe ho capito che forse ho esagerato un po' nella dose!" Detto questo si affrettò sulla strada di Celania confortata dalla certezza di trovarvi prima o poi riuniti tutti gli altri partecipanti. Aveva a dire il vero perso un po' il filo e non ricordava più se Re Becca avesse promesso di portare anche la prima moglie, se Re Moto fosse già stato avvertito, data la lontananza, e se Re Còndito avesse poi o meno fondato la sua nuova città, ma poco importava, dal momento che vide venirle incontro uno splendido abitante del deserto dal turbante turchino, mentre già si annunciava nell'aria il profumo di gelsomini in fiore: era arrivata a casa dell'Ubalda. Per farsi perdonare del ritardo, compose immediatamente i versi

Cara Ubalda, amica mia
non son stata all'osteria
e neanche là nel bosco,
sola con un tipo losco

Solo ho avuto assai da fare
sopra i monti e dentro il mare,
ma ora sono qui arrivata
incomincia la giocata?

E affrettò vieppiù il passo ...


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