Anguille
La giornata scivola via come un'anguilla intinta nella vaselina. Chissà se qualcuno in questi tempi di deliri sessomorfici ha mai intinto un'anguilla nella vasella? E poi cosa ne avrà fatto? E, soprattutto, l'anguilla...era viva o morta?
Matteo Rolli dibatteva tra sé di questi problemi morali ed etici, mentre andava in bicicletta a trovare Giada, la sua fidanzata corrente. Non che fosse l'imminente incontro a dettargli tali pensieri - anche se a Matteo non sarebbe punto spiaciuto rendere partecipe la giovane pulzella di certe sue idee, peraltro ancora vaghe - ma tant'è...
Fatto: Matteo, 16 anni in piena esplosione dei sensi, aveva visto giusto la sera prima il film di un noto regista spagnolo, con una nota "attrice/conduttrice/ballerina" (e qui le virgolette vanno per il rispetto alle professioni), vera regina della prosciuttoneria italiana, reduce dalle fatiche di varietà tardoreazionari e decerebranti, nonchè eroina di spot pneumatici tanto quanto lei. Insomma, buona parte del film (una palla pazzesca, aveva pensato il rampollo della famiglia Rolli, che comunque non l'aveva trattenuto dallo sbavare copiosamente sulle italiche pneumaticità della prosciuttona) girava attorno a quella scena che aveva per protagonisti la suddetta "attrice", un attore generico e...l'anguilla, appunto, che aveva decisamente colpito la fervida e ormonale immaginazione del giovane.
Così, Matteo sgamba verso casa di Giada. E cerca di immaginarsi come doveva essere da fuori: curvo sui pedali della mountain bike, sudato (ma di quel sudore molto virile che unisce tra loro fotomodelli, eroi cinematografici e giovani sedicenni milanesi), i lisci capelli castani (quasi lunghi, ormai, dopo furibonde discussioni tra la mamma che vedeva l'unico figlio maschio con l'occhio che solo una madre con un unico figlio può avere, e il papà, fautore e propugnatore del taglio nazi-militareggiante) col ciuffo sull'occhio. Bello come un dio. Un dio un po' giovane, magari, ma pur sempre un dio. Muscoli adolescenziali guizzanti, riflessi felini pronti a schivare macchine, marciapiedi, vigili e pedoni distratti e attentanti all'incolumità propria e altrui.
Sgamba felice, pregustando l'incontro. Non che Giada gli piaccia poi tanto, insomma, è un po' troppo appiccicosa e infantile, ma ha due gambe che non finiscono più, due occhi verdi da gatta e, soprattutto, due tette da capogiro. Barricate dietro reggiseni in ghisa e più difficili da aprire della cassaforte di Fort Knox, certo. Ma magari, complice la giornata splendida, i fiori che le ha comprato per il loro "complimese" e il pezzetto di fumo - rubato alla sorella - che ha in fondo alla tasca destra dei jam militari, magarimagarimagari l'incontro odierno potrebbe anche non limitarsi ai soliti palpeggiamenti, sbaciucchii e rotolii sul roseo letto della rosea cameretta (che essendo - il letto - peraltro a una piazza singola non ci si può rotolare poi molto). Magarimagarimagari, potrebbe anche capitare che si finisca, una buona volta, sul letto a due piazze dei genitori e che si finisca col passare dallo sprimacciarsi a qualcosa di più serio, per il quale farsi venire il fiatone e la tachicardia abbia, infine, un senso.
Matteo sgamba verso casa di Giada con questi pensieri che gli ronzano ella testa come api tra i fiori: Schiva una carrozzina e una nonna vezzeggiante a destra, uno scooter scoreggiante a sinistra, e un vigile fischiante all'incrocio. Cosa avrà mai da fischiare. Se lo mettesse in culo quel cazzo di.... Non fa in tempo a finire di pensare "fischietto", che la macchina passata col rosso lo investe.
Non penserà più, Matteo.
E Giada?
Beh, Giada si farà sprimacciare da qualcun altro.
Con buona pace di tutte le anguille del mondo.
(Davide)